Lo confesso, uso l’aria condizionata e di notte dormo che è una meraviglia. Attendo gli strali del ministro dell’ambiente francese e di tutti coloro che invocano la messa al bando dell’aria condizionata perché sarebbe un attacco frontale alle azioni contro il cambiamento climatico.
È evidente che l’aumento esponenziale dell’uso del condizionatore abbia generato un aumento delle temperature nelle città, così come è evidente che aver asfaltato mezzo mondo ha generato lo stesso effetto di riscaldamento globale.
Questi due fattori, aria condizionata e consumo di suolo, sono probabilmente responsabili del riscaldamento molto di più delle emissioni di anidride carbonica, ma la narrazione ha un’unica trama che non si può scalfire, e cioè che le emissioni di CO2 siano la minaccia esistenziale del genere umano, e quindi via con misure che causano la chiusura delle industrie e il peggioramento della vita dei cittadini per il bene supremo.
A livello globale, secondo i dati Iea, il condizionamento delle abitazioni pesa per circa il 10% del consumo totale di elettricità, a cui va aggiunto un ulteriore 15% per gli edifici commerciali, dove spesso, soprattutto in Asia e negli Stati Uniti, la temperatura viene tenuta a livelli eccessivamente bassi. Il consumo di energia per climatizzare gli ambienti è previsto triplicare entro il 2050 a livello globale, ovviamente per l’aumento della domanda nei Paesi in via di sviluppo, che non ci pensano a rinunciare al refrigerio per gli inviti del ministro francese o della Commissione europea, che vuole affossare l’economia europea sull’altare di una transizione energetica irrealizzabile, oltre che inutile.
Siamo il continente che sta tagliando il ramo su cui è seduto per contrastare il riscaldamento globale e il risultato è disastroso, a fronte di un resto del mondo che beatamente vede nello sviluppo economico e nel benessere il raggiungimento di uno dei tre pillars della sostenibilità, e cioè quello economico.
Ovviamente il miglioramento economico porta con sé anche un miglioramento sociale, basti pensare al miglioramento delle strutture sanitarie in molti paesi in via di sviluppo. Se in questi giorni i talebani green al governo europeo dovessero vietare l’aria condizionata, avremmo una ecatombe negli ospedali e nelle rsa, ma questo non sarebbe un grande problema, perché andrebbe a ridurre l’incidenza della popolazione sull’impronta ambientale e questo sarebbe presentato come un grande risultato raggiunto.
In altre parole, a chi invoca una transizione dura e pura verso la neutralità carbonica, obiettivo che la finanza, così come le grandi multinazionali, hanno velocemente abbandonato, dopo le idiozie che hanno accompagnato le follie pandemiche, della salute e del benessere dei cittadini interessa poco o niente. Dai loro rifugi al fresco in qualche isola sperduta o in località montane esclusive, definiscono, senza possibilità di contradditorio la direzione che l’Europa deve seguire per contrastare il riscaldamento. Il deserto così, non sarà solo fisico, ma anche economico e sociale.
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