caldo rifugi climatici
View of Turin metro tracks

Chi vuole raggiungere uno dei tanti rifugi climatici che Torino, come numerosi altri Comuni, ha messo a sistema come antidoto alla bolla di calore, deve però superare prima l’afa soffocante della metropolitana. È una sorta di prova di forza quella che i torinesi sono chiamati a superare prima di raggiungere l’agognata isola climatizzata in uno degli uffici pubblici, biblioteche o musei riconvertiti a rifugi climatici. Un percorso di «guerra climatica» a quanto pare inevitabile.

Ma andiamo con ordine. Mentre l’amministrazione rinnovava il Piano estate con 19 centri provvisti di aria condizionata, ecco che piomba a rovinare l’entusiasmo, un reportage pubblicato dalla Stampa che denuncia la situazione insostenibile sulla linea 1 della metropolitana: 35 gradi a bordo dei treni con i passeggeri boccheggianti armati di ventaglio o delle mini ventole portatili a batteria. Scoppiata la bomba, come se fosse necessario un’inchiesta giornalistica per evidenziare ciò che da giorni è una realtà a conoscenza di tutti, arriva a stretto giro la risposta di Gtt, il gruppo dei trasporti torinese di proprietà interamente pubblica dell’amministrazione guidata dal Pd. Ebbene, per la prima volta dopo vent’anni, Gtt annuncia uno studio di fattibilità per introdurre sistemi di raffreddamento alternativi che però avverte, sono costosi e richiedono tempi lunghi. Gtt ha messo subito in chiaro che l’inserimento di un tradizionale impianto di climatizzazione non è possibile. I treni non sono stati progettati per ospitarlo sicché si richiederebbe una loro trasformazione come pure delle stazioni, con costi enormi, interruzioni dei trasporti per i lavori. La linea è stata inaugurata nel 2006 e concepita ancora prima, in un’epoca in cui le estati in città erano più sopportabili. Insomma non si può fare. Gtt però dice, come riporta La Stampa, che sta guardando a soluzioni alternative in modo da rinfrescare la metropolitana senza stravolgere l’infrastruttura. L’azienda avverte che il progetto sarà comunque oneroso e non potrà vedere la luce dall’oggi al domani. C’è il rischio quindi che i torinesi siano chiamati a contribuire con le imposte ai lavori per consegnare l’opera ai loro nipoti.

Al momento quindi i passeggeri dovranno accontentarsi di quello che c’è; ovvero un sistema di areazione con il quale l’aria dell’esterno viene immessa nell’interno delle gallerie con grandi ventilatori e che garantiscono cinque ricambi completi ogni ora, abbassando la temperatura di sei gradi rispetto all’esterno. Questa aria, dalla gallerie viene poi immessa nei vagoni. Si tratta però di un ricambio di aria, non di un sistema condizionamento. Accade che fino alle 9 del mattino, il sistema lavori a pieni giri sfruttando le ore più fresche della giornata, poi però, nelle ore più calde la ventilazione viene ridotta per evitare di trasportare all’interno l’afa esterna. Ecco che la temperatura nei treni può salire anche a 35 gradi come riportato da La Stampa, mettendo a dura prova la calma dei passeggeri. Per i torinesi raggiungere un rifugio climatico che non è dietro casa, significa passare sotto le forche caudine dei treni arroventati della metro.

E dalla cabina di regia del ministero della Salute arriva anche la notizia che proprio a Torino, l’impatto del caldo record di maggio e giugno sulla mortalità è stato statisticamente significativo. Nel resto dell’Italia è stato in generale contenuto e limitato ai grandi anziani. «L’analisi dei dati di sorveglianza della mortalità giornaliera over 65 ha evidenziato, per il periodo 25 maggio-30 giugno, sul totale delle città considerate, che l’eccesso di mortalità medio è stato contenuto (3%), anche in relazione a quanto osservato in altri Paesi europei. Nella seconda e più intensa ondata di calore (18-30 giugno), i dati presentati hanno confermato, come già comunicato in precedenza, un eccesso statisticamente significativo della mortalità nella popolazione over 65 a Torino» è quanto ha comunicato il ministero della Salute, al termine della terza riunione della Cabina di regia interistituzionale prevista nell’ambito del Piano operativo nazionale sugli effetti del caldo. «L’analisi illustrata nel corso della Cabina di regia dal dipartimento di Epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio ha evidenziato, poi, un ulteriore elemento: l’eccesso di mortalità registrato in Italia nel periodo di riferimento è limitato agli over 85, i cosiddetti grandi anziani». A contattare di più il ministero sono soprattutto gli over 65 da Lazio, Lombardia e Piemonte. I sistemi di allerta sul caldo hanno previsto, in Italia, condizioni di rischio di livello 2 e 3 (bollini arancioni e rossi) dal 18 giugno fino a fine mese, con una media di dieci giorni al Nord, dieci giorni al Centro e quattro giorni al Sud. A Torino in particolare, i giorni con livelli di allerta 2 e 3 nel periodo di riferimento sono stati 23: il 63% del totale. Quindi una situazione estremamente preoccupante che richiede qualcosa di più dei rifugi climatici.

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