«L’estate 2025 entra negli annali come la più calda mai registrata in Europa», titolava lo scorso anno Quotidiano Sanità.

Era in buona compagnia, non passava giorno senza che i media riportassero previsioni su aumenti vertiginosi delle temperature e bollettini di decessi per la canicola. Accade anche in queste settimane: è la tendenza degli ultimi anni quella di asfissiare i cittadini con notizie sul caldo killer provocato dal disastro ambientale.

Eppure, ancora una volta sono i numeri a smentire allarmismi ingiustificati. «Dei 651.830 morti in Italia nel 2025, 349.167 erano persone decedute nei mesi di autunno-inverno, 302.663 in quelli primaverili ed estivi. Quindi, il periodo “freddo” ha comportato circa 50.000 morti in più, con maggiore incidenza di mortalità rispetto all’estate di circa il 15%», precisa lo scienziato dei dati Marco Roccetti, professore ordinario di Human Data Science all’università di Bologna Alma Mater.

I dati sono quelli dell’Istat, perciò incontestabili. Non è statisticamente come dire che individualmente abbiamo circa il 15% di probabilità in più di morire d’inverno, piuttosto che d’estate, ma poco ci manca. Il periodo più mortale comprendeva i mesi di gennaio, febbraio, marzo, ottobre, novembre e dicembre 2025, «con media decessi di circa 58.200, mai nessun mese molto sotto 54.000», sottolinea il professore.

Il periodo con meno morti è stato da aprile a settembre, «media circa 50.400, solo in aprile e agosto sopra 51.000 ma senza raggiungere 52.000». Per quanto riguarda i mesi «incriminati» per eccesso di caldo, ovvero giugno, luglio e agosto 2025, i morti sono stati rispettivamente 50.455; 50.922; 51.243. Nel 2024 furono 48.057; 53.736; 55.950. «Possiamo dire che a giugno 2025, quando ci fu la famosa ondata di calore, morirono circa 5% persone in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, ma luglio e agosto registrarono una mortalità inferiore, circa l’8% in meno rispetto al 2024», sottolinea Roccetti.

Quanto si muoia più per il freddo, che non per caldo, lo dimostrano i dati Istat sulla mortalità 2025 nelle Regioni italiane. Alcuni esempi. In Sicilia, ad agosto ci furono 4.056 morti, a gennaio erano stati 5.386; in Calabria, nei rispettivi mesi, 1.577 e 2.107. Nel Lazio, ad agosto 2025 i morti furono 4.773, a gennaio erano stati 6.127.

Durante «l’infernale» giugno 2025, in Emilia-Romagna si registrarono 3.864 decessi, mentre a gennaio i morti erano stati 5.057. In Veneto, a giugno morirono 3.985 persone, a gennaio i decessi risultavano 5.056. Nel Nord Italia, i morti ad agosto furono 24.163; a gennaio erano stati 31.081. Nel centro Italia, agosto 2025 registrò 10.537 decessi contro i 13.301 di gennaio. Nel Mezzogiorno, i dati indicano 16.543 morti a agosto e 22.134 a gennaio.

Il freddo miete più vittime, ma si preferisce ignorare i numeri reali pur di sostenere la letalità dell’emergenza climatica. «Le stime che attribuiscono 4.597 decessi al caldo durante l’estate 2025 in Italia devono farci riflettere. Al di là delle inevitabili differenze metodologiche tra gli studi epidemiologici e i sistemi di sorveglianza in tempo reale, il messaggio è inequivocabile: il caldo estremo rappresenta ormai una delle principali minacce per la salute pubblica nel nostro Paese», ha dichiarato Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva alla Statale di Milano.

Ancora una volta, è l’esperto in statistica a fare chiarezza. «In Italia, escludendo il periodo Covid, negli ultimi 10-12 anni muoiono “stabilmente” circa 650.000 persone l’anno. I decessi attribuibili “al caldo” sarebbero 4.600, quindi lo 0.7% della mortalità complessiva. Non è cifra trascurabile, per esempio equivale al numero dei suicidi, ma se il numero dei decessi è stabile, non si può pensare che altre cause di morte siano scomparse», afferma Roccetti.

Magari è difficile farlo capire agli epidemiologi, ma se il totale dei decessi non cambia da più di un decennio significa che, per assecondare il diktat del cambiamento climatico come priorità, si preferisce una statistica raccontata. La qualifica del rischio viene distribuita, in un gioco a somma zero. «Per dare importanza a una causa, il caldo, se ne “deprime” un’altra, secondo me il generico arresto cardiaco», conclude il professore.

La Verità ha più volte riportato il parere di cardiologi sull’importanza di non esporsi a temperature elevate, soprattutto quando si soffre di ipertensione, obesità o diabete. Fare attività fisica nelle ore più calde è altamente rischioso, eppure molti ignorano precauzioni dettate dal buon senso e magari fanno il bagno in mare all’una del pomeriggio, come la sessantenne morta in Sardegna non si sa se per un colpo di calore o per altre cause.

Alla vigilia di meritate ferie per molti italiani, Pregliasco è tornato a parlare anche di Covid per tenere alta l’allerta. «I numeri restano molto contenuti: l’incidenza nazionale è ancora inferiore a 0,5 casi ogni 100.000 abitanti, con circa 330 ricoverati in area medica e una quindicina di pazienti in terapia intensiva in tutta Italia. Tuttavia, l’Rt è tornato sopra 1, attestandosi intorno a 1,5, segnale di una ripresa della trasmissione che merita attenzione e monitoraggio», ha dichiarato il virologo. Un’uscita altamente infelice, quanto inopportuna. Usando la definizione di malattia rara usata in epidemiologia, 5 casi su 10.000 significa che il Covid è attualmente rarissimo.

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