comune manciano pale eoliche
Nel riquadro il sindaco di Manciano Mirco Morini

Caro direttore Belpietro, le scrivo dopo la trasmissione Quattro di sera di martedì.

Lo faccio innanzitutto per dirle una cosa molto semplice: la stimo. La seguo da tanti anni e continuerò a farlo, perché considero il suo punto di vista una voce autorevole e un riferimento nel dibattito pubblico nazionale. Proprio per questo mi è dispiaciuto non aver avuto la possibilità di spiegare fino in fondo la posizione del Comune di Manciano, che credo sia stata fraintesa.

Ci tengo anche a precisare un aspetto. Sono sindaco di Manciano da due mandati, eletto con una lista civica, e non ho mai avuto una tessera di partito. Le nostre scelte non sono guidate da appartenenze politiche, ma esclusivamente dall’interesse della comunità che rappresentiamo.

Noi non siamo contrari alle energie rinnovabili. Sarebbe una posizione miope e fuori dal tempo. Siamo invece contrari a quei progetti che rischiano di trasformare un territorio unico in un’area di produzione energetica industriale, senza portare benefici concreti alla comunità che lo vive ogni giorno.

Manciano ha già dato il proprio contributo alla transizione energetica. Sul nostro territorio sono stati autorizzati tre impianti fotovoltaici e agrivoltaici che produrranno complessivamente oltre 250 megawatt di energia, ai quali si aggiungono impianti di accumulo Bess. Si tratta di una produzione più che sufficiente a coprire il fabbisogno della nostra comunità e anche di altri territori, considerando che contiamo circa 7.000 abitanti e non ospitiamo realtà industriali energivore.

Quello che contestiamo è un modello che prevede impianti giganteschi, con pale eoliche alte oltre 200 metri, destinate a produrre energia per altri territori, lasciando qui soltanto un impatto devastante sul paesaggio. Impianti che, tra l’altro, non genererebbero una reale ricaduta occupazionale né nuove opportunità economiche per la nostra comunità.

Per me questa non è una battaglia politica. È una battaglia d’amore.

Sono nato qui, vivo qui e ogni giorno ho l’onore di amministrare questa comunità. Per me Manciano è il luogo più bello del mondo. Lo è per i suoi paesaggi, per la sua storia, per Saturnia, per Montemerano, per Montauto, dove si trova il cielo più buio e meno inquinato della penisola italiana, come certificato da studi scientifici internazionali. Lo è per i suoi agricoltori, per gli imprenditori che hanno scelto di investire nel turismo, che rappresenta la principale risorsa economica del territorio, e nella qualità anziché nella quantità.

Quando difendo questo territorio non penso al consenso o alle appartenenze politiche. Penso ai miei due nipoti. Mi domando quale paesaggio vedranno crescendo e quale eredità lasceremo loro. Vorrei che potessero vivere in un territorio bello quanto quello che ho avuto la fortuna di ricevere io. Perché il paesaggio, una volta compromesso, difficilmente torna quello di prima.

Credo profondamente nella transizione ecologica e sono convinto che l’Italia debba contribuire agli obiettivi europei. Credo però che sarebbe stato opportuno coinvolgere maggiormente i sindaci e le amministrazioni locali nella pianificazione, perché sono loro a conoscere davvero le caratteristiche, le fragilità e le vocazioni dei territori.

Allo stesso tempo, credo che il nostro Paese non possa rinunciare alla sua più grande ricchezza: il paesaggio. Ogni territorio ha una propria identità e una propria vocazione, che meritano di essere rispettate. L’Europa dovrebbe tenerne conto, perché l’Italia non è un grande spazio uniforme da riempire indistintamente di impianti, ma un mosaico di luoghi diversi, ciascuno con una storia, un’identità e un valore che appartengono a tutti.

Mi avrebbe fatto piacere poterle dire queste cose durante la trasmissione. Per questo ho sentito il desiderio di scriverle.

La ringrazio per il lavoro che continua a svolgere e spero che un giorno possa venire a conoscere di persona il nostro territorio. Sono convinto che, vedendolo con i suoi occhi, capirebbe ancora meglio perché tanti cittadini lo difendono con tanta convinzione. Perché questa non è una battaglia contro qualcuno: è una battaglia per lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti un territorio che conservi la stessa bellezza che abbiamo avuto la fortuna di ereditare.

Con stima.

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