Il dibattito sul disegno di legge che modifica la legge 157 del 1992 sulla tutela della fauna selvatica e sull’attività venatoria continua a dividere politica, associazioni ambientaliste e mondo della caccia. Mentre al Senato prosegue l’esame del provvedimento, la Cabina di regia del mondo venatorio interviene per contestare quelle che definisce «ricostruzioni false o gravemente fuorvianti» diffuse nelle ultime settimane.
L’organismo, che riunisce le principali associazioni venatorie nazionali e il Comitato nazionale caccia e natura (CNCN), sostiene che l’obiettivo della riforma sia aggiornare una normativa approvata più di trent’anni fa, ritenuta non più adeguata all’attuale gestione della fauna selvatica e ai cambiamenti intervenuti sul territorio, nelle competenze delle Regioni e nella distribuzione delle specie.
Secondo la Cabina di regia, il confronto pubblico si sarebbe concentrato su aspetti che il testo non prevede. Tra questi, la possibilità di cacciare nei parchi, nelle città o sulle spiagge, la riduzione delle aree protette, l’indebolimento del ruolo dell’Ispra, la liberalizzazione dell’attività venatoria e persino l’apertura della caccia al lupo.
L’organismo respinge punto per punto queste accuse. Sul tema delle spiagge ricorda che la caccia lungo le coste è già consentita, dove previsto, durante la stagione venatoria e che la disciplina resta affidata alle Regioni. Sottolinea inoltre che nessun cacciatore potrà esercitare l’attività durante la stagione balneare.
Analoga la posizione sulle aree protette. La riforma, sostiene la Cabina di regia, non consentirebbe la caccia nei parchi nazionali e regionali, nelle oasi di protezione, nelle zone di ripopolamento o nei centri abitati, che continuerebbero a restare esclusi dall’attività venatoria. Eventuali interventi di controllo della fauna nelle aree protette, precisa, rappresentano una fattispecie distinta dalla caccia ordinaria e sono già disciplinati da norme specifiche.
Tra i punti contestati c’è anche la presunta riduzione delle tutele ambientali. Secondo le associazioni venatorie il disegno di legge non impone alcuna diminuzione delle aree protette e mantiene invariato il principio secondo cui la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato. Resterebbero inoltre validi i limiti imposti dalla normativa nazionale ed europea, così come i calendari venatori e le specie autorizzate.
La Cabina di regia respinge anche le critiche relative a foreste demaniali, valichi montani e terreni innevati, sostenendo che l’eventuale inserimento di queste aree nella pianificazione venatoria non eliminerebbe divieti, periodi consentiti, distanze di sicurezza e controlli.
Un altro capitolo riguarda l’Ispra. Secondo il mondo venatorio il ruolo dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale non verrebbe cancellato, ma inserito in un sistema consultivo più ampio, nel quale parteciperebbero anche Regioni, istituzioni e rappresentanze dei diversi soggetti coinvolti.
La Cabina di regia smentisce inoltre che la Commissione europea abbia bocciato il disegno di legge, sostenendo che non esista alcun atto formale in tal senso e che i contatti con Bruxelles rientrino nelle ordinarie interlocuzioni tra istituzioni europee e Stati membri durante l’esame di un provvedimento.
Tra le contestazioni affrontate compare anche il tema del bracconaggio. Le associazioni spiegano che il testo prevede un inasprimento delle sanzioni e nuove misure contro chi esercita la caccia illegalmente, ribadendo che il bracconiere resta «il primo avversario dei cacciatori regolari».
Nessuna apertura, secondo la Cabina di regia, neppure alla caccia del lupo, che continuerebbe a essere sottoposto al regime di tutela previsto dalla normativa italiana ed europea. Analogamente, l’eventuale inserimento di oche e piccioni inselvatichiti tra le specie gestibili non comporterebbe una liberalizzazione automatica, ma lascerebbe alle Regioni la facoltà di decidere sulla base di valutazioni scientifiche.
Il documento affronta anche il tema dei visori notturni e dei dispositivi optoelettronici, il cui utilizzo sarebbe limitato alla caccia di selezione agli ungulati e finalizzato, secondo i promotori della riforma, a migliorare sicurezza e precisione degli interventi.
Resterebbero inoltre invariati, secondo la Cabina di regia, i vincoli sui calendari venatori, le giornate di silenzio venatorio e i controlli sulle aziende faunistico-venatorie, mentre i cacciatori provenienti da altri Paesi dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo continuerebbero a essere obbligati al rispetto della normativa italiana.
Nel documento le associazioni chiedono infine che il confronto torni a svolgersi nelle sedi parlamentari, sostenendo che la gestione della fauna selvatica debba basarsi su dati, pianificazione e valutazioni scientifiche, anziché su contrapposizioni ideologiche. Per questo giudicano significativo che il governo abbia scelto la strada del disegno di legge, ritenendola più idonea a consentire approfondimenti, confronto e possibili modifiche del testo durante l’iter parlamentare.