Il Pd schifa il green perché è ebreo

Il progetto di un impianto fotovoltaico a Ribolla, frazione di Roccastrada, in provincia di Grosseto, causa un cortocircuito nel Partito democratico della Toscana. E per motivi che esulano da ambiente o economia, ma sono legati alla geopolitica.

Il progetto di Ribolla e la proprietà dell’impianto

L’amministrazione regionale del governatore Eugenio Giani ha dato finora parere favorevole, ma vertici locali del Pd, come il sindaco di Roccastrada, che è anche presidente provinciale, Francesco Limatola, nonché l’Unione dei Comuni delle colline metallifere, si oppongono poiché intravedono dietro il progetto una multinazionale israeliana coinvolta nell’espansione delle colonie ebraiche in Cisgiordania e in impianti solari nei territori occupati del Golan siriano.

Il parco fotovoltaico di Ribolla dovrebbe estendersi su un’area di 35 ettari, con 36.828 pannelli solari in grado di generare una potenza elettrica di 19 Megawatt.

Ufficialmente, l’azienda costruttrice è l’italiana Spv energy 3 srl, ma, come riportano la stampa toscana e il quotidiano Il Manifesto, l’attivista pro-Pal Annibale Quaresima ha scoperto da una visura camerale che la ditta è proprietà del colosso israeliano Shikun & binui ltd, mediante una succursale con sede ad Amsterdam.

Quaresima ha spiegato al Manifesto: «Da tempo indago l’operato delle imprese israeliane qui in Toscana. Quando ho visto questa azienda, costituita nel 2023, mi sembrava non tornasse qualcosa. Ho acquistato la visura camerale e scoperto che dietro c’era Shikun & binui».

Chi è Shikun & binui e le proteste dei collettivi

La Shikun & binui, fondata fin dal 1924, quando lo Stato ebraico non esisteva e la Palestina era sotto mandato britannico, s’è ramificata in vari settori, dalla costruzione di immobili e infrastrutture agli impianti energetici.

Il ramo energetico, Shikun & binui energy, realizza e gestisce impianti fotovoltaici, termosolari e a gas in Israele, Stati Uniti, Italia e Romania. L’attività dell’impresa nei territori occupati ha portato Quaresima e il suo collettivo «Diritti in Palestina» a presentare una petizione contro il progetto.

La spaccatura nel PD e le decisioni della Regione Toscana

Ma se sindaci ed esponenti Pd del Grossetano, e in genere gran parte della sinistra locale, protestano, la Regione Toscana, pure a guida Pd, ha già dato il via libera nel maggio 2026 con la valutazione di impatto ambientale, mentre anche la sovrintendenza al paesaggio ha dato l’assenso. Manca solo l’autorizzazione unica energetica. Ne è nato un caso che spacca la sinistra toscana.

Di fronte alle polemiche, il presidente regionale Giani ha deciso di temporeggiare: «Al momento è tutto fermo. Stiamo lavorando a una legge sulle aree idonee per le rinnovabili, la nostra giunta ha presentato una proposta che verrà discussa a settembre, dopodiché valuteremo i singoli progetti. Non conosco la proprietà e non ho visionato la visura camerale, sarà fatto in sede di valutazione sulla base dell’aderenza o meno alla linea socio-economica e valoriale della Toscana espressa nella nostra proposta di legge».

Anche l’assessore regionale all’Ambiente David Barontini, attende «per approfondire la questione».

Il sindaco Limatola, invece, ha ribadito alla stampa toscana: «No a speculazioni travestite da investimenti green, a maggior ragione se trovassero conferma le notizie su collegamenti societari con soggetti che operano nei territori occupati».

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