Serve l’aria condizionata per tutti: la scienza smentisce i tabù verdi
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Per affrontare la presunta emergenza legata alle ondate di calore, ho pubblicamente auspicato – su questo foglio e in un intervento in tv – una maggiore diffusione della climatizzazione degli ambienti chiusi.

Non l’avessi mai fatto: i cosiddetti leoni da tastiera mi si sono scatenati in rete contro. Probabilmente si facevano forti di alcune tranchant affermazioni degli «esperti», come quella dello «scienziato» che, usando lo spazio che il Corriere della Sera gli concedeva, scriveva, lapidario: «la soluzione non può essere aria condizionata per tutti».

Lapidario e sorprendente, ché a me invece veniva spontaneo dedurre che se il problema è l’esposizione al caldo una buona soluzione dell’asserito problema è far in modo di stare un po’ più al fresco.

Siccome per deformazione professionale tendo a dubitare di tutto, anche di me stesso, mi son chiesto se per caso ci fossero in letteratura studi sulla correlazione tra la diffusione della climatizzazione estiva e gli effetti delle ondate di calore. Ebbene, ci sono, anche se non moltissimi. Ne cito due.

C’è quello americano del 2016, firmato da Alan Barreca e altri 4 suoi colleghi, Il notevole calo, negli Usa, dei decessi legati al caldo, pubblicato sul Journal of Political Economy. Secondo questo lavoro, da quando, nel 1960, ha cominciato a diffondersi negli Usa l’uso degli impianti di aria condizionata, la mortalità in eccesso dovuta al caldo estivo è diminuita fino a ridursi di tre quarti.

E c’è, magistrale, del 2020, quello in collaborazione tra 12 ricercatori di vari Paesi (Regno Unito, Giappone, Canada, Usa, Spagna e Svizzera), con primo autore Francesco Sera della Scuola di Igiene e Medicina Tropicale di Londra: Aria condizionata e mortalità legata al caldo, pubblicato su Epidemiology.

Lo studio analizza, nel corso degli anni 1979-2009, la situazione di oltre 300 località sparse nel mondo, e trova che ove maggiore è la presenza degli impianti di aria condizionata, minore è il rischio di registrare morti legati al caldo. Infine, mi servo anche del lavoro spagnolo di Joan Ballester e collaboratori, pubblicato nel 2023 su Nature medicine che pur non considerando rimedi, fornisce però l’eccesso di decessi legati alle ondate di calore dell’estate 2022 in Europa.

Usando gli strumenti offerti dalla IA, possiamo elaborare una rappresentazione grafica dei risultati dei sopra citati lavori, in modo da evidenziare le eventuali variazioni di mortalità sia nel tempo, con l’aumento della penetrazione degli impianti di climatizzazione, sia allo stato attuale. Il risultato non lascia molti dubbi: un contributo essenziale alla soluzione del problema è – ci perdoni il Corriere – aria condizionata per tutti.

Naturalmente, questi impianti risolvono il problema quando esso emerge in luoghi chiusi, come nelle case private ove ci sono persone particolarmente sensibili, soprattutto se non adeguatamente assistite, come accade per molti anziani soli. O, sempre con gli anziani come vittima, nelle Rsa, troppe delle quali sono prive di climatizzazione. Lo stesso vale negli esercizi pubblici e, in genere, in tutti i locali chiusi, soprattutto se poco arieggiati.

Purtroppo, eventi fatali accadono anche fuori dagli edifici, per lo più per comportamenti irresponsabili. Le cronache ce ne raccontano di ogni tipo: esposizione prolungata al sole durante certi lavori. E anche, in vacanza, o fermi in spiaggia o in corsa, a piedi o in bicicletta, sotto il sole cocente. E ancora: mancanza di adeguata idratazione; casi di chi ha lasciato bambini in auto, chiusa, e parcheggiata al sole. Comunque sia, escludendo questi eventi, che sarebbero perfettamente evitabili, la climatizzazione è certamente il metodo più efficace per affrontare la calura.

Perché in Europa non è così diffusa e altrove la penetrazione di quegli impianti supera il 90%? Credo che la motivazione sia principalmente economica. Tutto sommato, in molti Paesi europei il caldo è limitato a un paio di settimane l’anno, un tempo sufficientemente breve da indurre la speranza di farla franca, se così posso dire, senza quegli impianti: ma è un azzardo che sconsiglierei.

L’altra ragione, sempre economica, è l’elevato costo dell’energia elettrica – consumata in abbondanza dai climatizzatori che scoraggia le famiglie meno abbienti a dotarsene. E questo è colpa della politica energetica a guida verde della Ue, incaponitasi con una transizione energetica di cui non c’è alcun bisogno e di cui, a dispetto delle ingenti risorse di denaro pubblico impegnato, non si vede neanche l’ombra.

Il 13 maggio 2012, in una sala del Parlamento di Bruxelles, presentavo una conferenza che così titolavo: Soaring energy bills: a failure of the Eu energy policy. La relazione concludeva con queste parole: «Nel perseguire la politica energetica verde, i leaders della Ue stanno scavando la nostra fossa». Allora mi risero tutti in faccia, ma sembra che oggi stiano tutti a piangere per i costi dell’energia in Ue.

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