Un tempo nelle biblioteche si andava per leggere, nei musei per godere delle bellezze del passato e negli uffici circoscrizionali dei quartieri per sbrigare le pratiche burocratiche.
Chi ha mantenuto queste normali abitudini si troverà ora a dover condividere gli spazi con quanti, mappa alla mano, sono stati indirizzati lì dal sindaco, semplicemente per trovare un po’ di refrigerio alla calura e approfittare dell’aria condizionata e dei distributori di acqua. Dopo aver tagliato in modo dissennato gli alberi e ridotto le aree verdi, unico deterrente reale all’aumento delle temperature, le amministrazioni cercano di correre ai ripari e per recuperare qualche consenso dai cittadini imbestialiti, ecco «l’ideona»: i rifugi climatici. Nelle città osservate da Legambiente (Napoli, Milano, Roma, Terni, Bari, Torino, Firenze, Bologna) risultano almeno 280 luoghi censiti o assimilabili a rifugi climatici.
Niente di nuovo sia ben chiaro, non immaginatevi bunker sotterranei tipo quelli di guerra. I sindaci hanno definito specie di mappe in cui sono elencati i parchi ombreggiati con acqua fresca, biblioteche, musei, centri civici, edifici con impianti di climatizzazione o di ventilazione che vengono indicati come luoghi di refrigerio.
Facciamo un esempio: Firenze ne ha tracciati ben 53. Per fare l’elenco l’amministrazione ci ha messo un anno, andando pure a cercare esempi in altre città europee. Sul sito del Comune di Firenze si legge: «Il lavoro di mappatura è iniziato l’anno scorso con la definizione dei criteri di idoneità degli spazi, sulla base dell’analisi quelli utilizzati in altre città europee, che ha portato alla definizione di una prima lista di rifugi climatici dove ci si può sostare e trovare sollievo durante le onde di calore, offrendo un ambiente fresco e protetto ai cittadini». Questo è parte del Piano del verde e degli spazi aperti che prevede l’aumento delle aree ombreggiate, la depavimentazione dei parchi e dei giardini e l’inserimento di asfalti con capacità di riflettere la luce senza assorbirla. Insomma si smantella quello fatto magari solo pochi anni fa quando ancora non c’era la contezza che siamo un Paese mediterraneo dove l’estate fa caldo. Quindi altri lavori, altri appalti, altri soldi da stanziare. E quando si tratta di batter cassa, lo schieramento è trasversale. I sindaci hanno già chiesto «sostegni economici per interventi sempre più integrati tra servizi territoriali e di prossimità, servizi sociali con attenzione ai più vulnerabili e servizi sanitari». Secondo Legambiente i rifugi climatici «sono in numero insignificante, rispetto alle necessità e l’Italia paga la mancanza di una strategia nazionale e dei necessari finanziamenti».
Intanto cresce il numero dei sindaci che affiancano ai tradizionali Piani caldo, servizi sempre più articolati anti calura. In alcuni Comuni tra un anno si vota e ogni occasione è buon per far salire i consensi. A Roma è stato presentato un Bilancio arboreo da brivido: tra il novembre 2021 e il dicembre 2025, gli abbattimenti sono stati 29.842 (di cui 706 schianti) mentre le piantagioni effettuate sarebbero pari a 67.640. Alberi monumentali sono stati sostituiti da rachitici tronchi che chissà se sopravviveranno all’estate e soprattutto in quanto tempo saranno in grado di restituire quell’ombra scomparsa. Curaa, Cittadini uniti per Roma i suoi alberi e abitanti, ha elencato il verde della Capitale raso al suolo: dai cipressi del «bosco sacro» del Mausoleo di Augusto, alle paulonie di Piazza della Chiesa Nuova, al bosco dei lecci di Castel Sant’Angelo, al dimezzamento dei pini ai Fori Imperiali. Ecco però che spunta dal cilindro capitolino il progetto dell’Albero bioclimatico, una struttura da collocare davanti alla stazione di Roma Termini, con una soluzione di raffrescamento evaporativo capace di abbassare la temperatura dell’aria in uscita di circa 10 °C. Poi il dietrofront per «i costi elevati, non sostenibili per un investimento pubblico di questo tipo», e l’intenzione di «orientare le proprie risorse verso interventi di verde urbano concreto e duraturo». Per cui si torna alle piantumazioni. In attesa che gli alberi crescano, gli over 70 possono accedere gratuitamente a 17 piscine comunali nell’ambito del Piano caldo cittadino. Bologna punta sui portici nell’ambito del progetto «Linee d’ombra» oltre che su una rete di rifugi climatici distribuiti nei quartieri. Milano ha mappato 116 «Spazi freschi» tra parchi, biblioteche e Case di quartiere mentre a Verona, con il progetto «Oasi climatiche», oltre cento biblioteche, musei, centri civici e aree verdi sono proposti come punti di refrigerio, affiancati da nuovi erogatori di acqua potabile. Anche Venezia utilizza biblioteche e musei civici climatizzati come rifugi dal caldo. A Genova i «rifugi freschi» sono ospitati in biblioteche, musei e sedi municipali, che si aggiungono alle aree verdi mentre Torino ha rinnovato il Piano estate con 19 centri climatizzati aperti gratuitamente, Brescia ha messo a disposizione centri climatizzati e Perugia ha fatto una rete di biblioteche, cinema e altri spazi pubblici climatizzati. Insomma niente di nuovo ma col maquillage della novità, tanto da giustificare la richiesta di fondi.
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