Dal campo largo al campo di calcio. Ieri mattina le agenzie di stampa hanno diffuso un flash da collezione: «Mondiali 2026: eurodeputati M5s-Pd-Avs scrivono a Malagò: Figc chieda indagine etica Fifa». Per la serie, le grandi battaglie dell’opposizione che si candida a guidare una nazione del G7.
Se fosse stato il primo aprile, questo lancio avrebbe concluso la sua parabola nel cestino. Certo, Donald Trump che rimette le squalifiche calcistiche, e lo svizzero Gianni Infantino che esegue, non sono stati un bello spettacolo. Ma dal campo largo, i suoi stessi elettori forse si aspettano qualcosa di più legato alla quotidianità.
Eppure, solo 24 ore fa erano arrivati segnali di serietà assoluta. A Napoli per una manifestazione congiunta, ecco una nuova foto dei leader. Da sinistra a destra, in piedi e abbracciati, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Roberto Fjco e Gaetano Manfredi. «Ci occupiamo noi dei problemi degli Italiani», ha garantito il segretario del Pd, con relativa promessa corale di dare vita a un’alleanza solida, che si concentri «sui problemi concreti degli italiani, come il lavoro, la sanità e le famiglie», attaccando allo stresso tempo le politiche del governo guidato da Giorgia Meloni.
Nel giro di un giorno, e i gruppi congiunti a Strasburgo di Avs, Pd e M5s hanno deciso di fare giustizia sul caso di Folarin Balogun, il calciatore Usa che è stato «graziato» dopo lo scomposto intervento di Trump. Per una volta che Trump ha fatto qualcosa per un black, ha combinato un pasticcio e la sinistra italiana è stata costretta a intervenire. Per altro, sono riusciti anche ad arrivare in ritardo.
Tre giorni fa, si erano mossi oltre trenta eurodeputati di vari Paesi e partiti, con una lettera ideata da Barry Andrews Mep (Renew), Lara Wolters (S&D, socialisti e democratici) e Niels Fuglsang (S&D). Hanno chiesto un’indagine sulla Fifa «per accertare se il presidente Gianni Infantino sia stato coinvolto nella decisione di sospendere la squalifica automatica di una giornata imposta a seguito del cartellino rosso mostrato al giocatore della nazionale maschile statunitense Folarin Balogun, e se le pressioni dell’amministrazione Usa abbiano influito su tale decisione».
I firmatari sostengono che «il codice etico» della Fifa richiede piena «neutralità politica» delle varie decisioni, oltre al dovere di non fare entrare ragioni familiari o di nazionalità nella gestione delle competizioni. E già che c’erano, hanno chiesto anche un’indagine su quel comico Premio della Pace della Fifa che lo stesso Infantino, in versione gemello di Mark Rutte, aveva consegnato al mite Donald nelle settimane precedente.
Il problema, al di là dei codici etici e delle norme statutarie, è che il ridicolo è sempre in agguato ed è un ottimo killer della credibilità. Vale per Infantino e i suoi premi, per l’olandese che guida la Nato, per gli indimenticabili Mondiali in Qatar con pubblico finto e temperature da arresto cardiaco, per Trump che entra metaforicamente nella sala Var di questi Mondiali.
E vale anche per questo campo largo, diviso su tutto, a cominciare dalla tassazione patrimoniale o dal peso da dare alle proteste di piazza. Ma il peggio, come insegnano le esperienze precedenti dei governi di Romano Prodi o di un Massimo D’Alema, di solito arriva a urne chiuse. Una serie di istanze estremiste in materia di vincoli ecologici, politiche sanitarie, servitù Ue, accoglienza dei cosiddetti migranti e Grande fratello fiscale, una volta arrivati al potere escono gioiosamente come lo yogurt da un vasetto rovesciato sul tavolo.
A Napoli, una piazza orfana del reddito di cittadinanza ha sentito i leader del campo largo promettere lavoro e Conte, l’Avvocato del popolo che come idee economiche non sfigurerebbe da nessuna parte (basta fare il premier), annunciare solennemente il salario minimo come primo atto post vittoria. Certo, sono stati contestati dai soliti Disoccupati organizzati della città, però almeno si sono confrontati con la vita vera. Ma non manca l’ottimismo: almeno sull’esigenza di moralizzare la Fifa sono tutti d’accordo. Occhio a Renzi, però.
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