Il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez
Il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez (Ansa)

Il governo più longevo e più inquisito è quello che tanto piace al nostro «campo largo» ovvero quello di Pedro Sánchez, da otto anni a Palazzo della Moncloa di Madrid. Il premier spagnolo, infatti, si trova ad affrontare una delle fasi politiche più complesse dall’inizio del suo mandato.

Secondo un conteggio del quotidiano El Mundo, sono 126 le persone indagate tra dirigenti del partito socialista, ex ministri, collaboratori, funzionari pubblici e figure vicine al presidente coinvolte, a vario titolo, in procedimenti penali o indagini che ruotano attorno all’universo del Partito socialista operaio spagnolo (Psoe). Il giornale spiega che i casi giudiziari «si estendono a tutti i livelli dello Stato» e il numero degli imputati «è superiore a quello dei deputati socialisti al Congresso».

Di fatto, il governo continua a reggersi grazie al sostegno della coalizione di sinistra Sumar e all’appoggio parlamentare dei partiti nazionalisti catalani e baschi, che per ora non hanno alcun interesse ad aprire una crisi di governo. Il partito popolare e Vox chiedono, invece, elezioni anticipate, ma non hanno i numeri per far cadere l’esecutivo. Il Psoe sta, inoltre, registrando un calo di consensi ma il fronte pro Sánchez potrebbe incrinarsi soltanto se venisse provato un finanziamento illecito del partito. Contemporaneamente, il governo è oggetto di critiche da parte delle opposizioni per diversi dossier interni, tra cui la gestione dei flussi migratori. Il premier ha annunciato una maxi sanatoria di immigrati irregolari, ben 1.174.978, presenti sul territorio spagnolo, benché avesse promesso di regolarizzarne più o meno mezzo milione.

Gli ultimi Sánchez boys indagati sono Belén Gualda e Bartolomé Lora, presidente e vicepresidente della Sepi (Sociedad estatal de participaciones industriales), una holding statale e fondo sovrano il cui scopo è la gestione di partecipazioni societarie statali, e la direttrice generale della Guardia civil, Mercedes Gonzalez, accusata assieme al direttore operativo aggiunto dello stesso corpo, Manuel Llamas, di ostruzione alla giustizia per aver cercato di manovrare i subordinati che stanno indagando sul «circolo magico» del premier. Ma nella lunga lista degli indagati ci sono almeno 26 alte cariche pubbliche, ancora in ruolo o «dimissionate». Come l’ex ministro dei Trasporti ed ex braccio destro del premier, José Luis Ábalos, e il suo assistente Koldo Garcia, condannati rispettivamente a 24 e 19 anni di carcere nel «caso mascherine» per i reati di criminalità organizzata, corruzione, traffico di influenze e appropriazione indebita.

Ma anche l’ex premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero, mentore di Sánchez, che governò la Spagna tra il 2004 e il 2011, è il protagonista dello scandalo Plus Ultra, la compagnia aerea low-cost salvata con fondi pubblici, oltre 2 milioni di euro, durante la pandemia e dietro cui sarebbe ruotata una galassia di tangenti e riciclaggio che arriva fino al Venezuela. Potenzialmente più devastanti sono le indagini ancora in corso su Santos Cerdán, ex segretario organizzativo del Psoe, figura chiave attorno a cui ruotano molti degli scandali che oggi assediano il premier socialista. I due erano amici però ,da quando sono emerse le registrazioni che hanno inchiodato Cerdán sul «caso mascherine», il premier ha preso le distanze.

E se Sánchez non risulta formalmente indagato in nessuna delle inchieste, il fronte più delicato riguarda la sua famiglia. La moglie del premier, Begoña Gómez, è stata rinviata a giudizio per 4 reati tra cui corruzione, appropriazione indebita e traffico di influenze. È stata privata del passaporto e obbligata ogni due settimane a recarsi in tribunale per firmare un registro che certifichi la sua permanenza in Spagna.

Anche il fratello del premier, David Sánchez, musicista, è sotto processo con l’accusa di traffico di influenze e presunte irregolarità nell’assegnazione di un incarico pubblico presso la Diputación di Badajoz.

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