Fuoco alle polveri. Non passano nemmeno 24 ore dal primo evento sul territorio organizzato dal campo largo che già esplode il tutti contro tutti. A boicottare l’iniziativa in piazza ci sono i disoccupati e quelli di Potere al popolo che sui social dicono di aver contato appena 300 persone sotto al palco, nonostante ci fossero tutti i leader di partito. Un flop, sotto ogni punto di vista.
Ma all’indomani di questa sorta di congresso di piazza del campo largo, sono soprattutto gli interventi dei leader a spaccare una eventuale alleanza a sinistra. Evidenziando che è proprio sui temi che si dividono (oltre che sulla leadership). Eppure il 5 stelle Roberto Fico, presidente della regione Campania non ha dubbi: «arriveremo al governo». Anche se dovessero «mangiare polvere».
«Spostare sempre più a sinistra la coalizione non funziona: ci sarà sempre qualcuno più a sinistra, come dimostra Potere al popolo», commenta Matteo Renzi, l’altro ex premier (oltre a Giuseppe Conte), leader di Italia viva e grande escluso dalle cene del campo largo. Ed è per questo che non risparmia stoccate: «Come diceva Nenni: a forza di fare i puri si trova sempre quello più puro che ti epura. Il centrosinistra unito può vincere, il campo largo di ieri no. Mettiamoci al lavoro e andiamo a vincere nel 2027».
Ad aprire a Renzi ci pensa il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi per il quale il comizio di ieri «è stata una prima presentazione di quello che è il lavoro che ci aspetta». E sul leader di Italia viva risponde: «Ci deve stare sicuramente, ci debbono stare all’interno i riformisti, i cattolici in un sistema essenzialmente bipolare ci vuole una coalizione ampia, coesa ma ampia».
Scettico anche Ernesto Maria Ruffini, leader del movimento Più Uno: «L’alternativa di governo del Paese non si esaurisce né in una foto, né in una manifestazione, né in singoli provvedimenti che adesso alcuni componenti del campo largo stanno portando avanti. Bisogna capire qual è la visione del Paese, che non è una cosa fumosa, ma è una cosa concreta».
Ma nel centro riformista c’è altrettanto caos. Sui social scoppia una rissa tra Carlo Calenda, leader di Azione e Riccardo Magi (+Europa). «Alla voce “il più puro che ti epura”. Poche persone in piazza, contestazioni di tutti i generi e Riccardo Magi imbucato sotto il palco per far vedere che esiste. Davvero chiedo agli amici di Più Europa se questa deve essere la vostra fine o non è invece più dignitoso fare una battaglia liberale, riformista ed europeista al centro». A stretto giro arriva la replica di Magi: «Buongiorno fenomeno! Spieghiamo le cose per bene. Tu, in base alla legge, dovresti raccogliere le firme per presentarti alle prossime elezioni. Allora hai inciuciato con il centrodestra in commissione per farti fare un emendamento per avere l’esenzione. È uscita fuori una schifezza persino incostituzionale secondo molti ma siete stati accontentati e ora puoi tirare il petto in fuori». Un battibecco che poi finisce persino sul personale. E questo dovrebbe poter essere il grande polo centrista in Italia.
Più a centrosinistra c’è Pina Picierno che, appena uscita dal Pd proprio per questi motivi, si rivolta contro le parole del leader del Movimento 5 stelle Conte sulla Russia (la minaccia russa sarebbe una costruzione politica per giustificare il riarmo): «Non è una sorpresa il putinismo di Conte, ma è una assoluta novità il fatto che queste affermazioni vengano fatte da un palco ufficiale del campo largo senza che questo generi una presa di distanza degli altri leader presenti. In tutta Europa affermazioni del genere causerebbero la reazione immediata dei leader democratici che ricorderebbero immediatamente che per l’intelligence di mezzo mondo la Russia rappresenta una minaccia strategica concreta e di lungo periodo. A Napoli invece, ancora una volta, Schlein ha fatto finta di niente, e come sempre si finge morta». Sembra rubargli le parole di bocca l’eurodeputato del Pd, Giorgio Gori, che sul Conte filorusso esclama: «Come possiamo far finta di niente?».
Anche gli attivisti di Potere al popolo tornano sulla manifestazione di mercoledì 8: «Il comizio di ieri non l’abbiamo fatto fallire noi, hanno fatto tutto da soli, c’erano circa 400 persone in piazza, un flop senza mezzi termini il lancio della campagna elettorale del centrosinistra» ha detto Matteo Giardiello che aggiunge: «Non poteva esserci altra reazione, il campo largo a Napoli non funziona, se questo è il modello di governo, si facciano due domande. Alternativa alla destra deve esserci, ma con un programma chiaro: sì al salario minimo, stop alle armi, no alla Nato». E mentre a sinistra si scannano Alessandro Onorato il leader di Progetto civico Italia e assessore ai Grandi eventi e Sport di Roma lancia la figura del sindaco di Napoli e presidente dell’Anci Manfredi: «Credo che possa essere il garante, il federatore non tanto del centro, ma di tutte quelle realtà politiche – civiche, europeisti, liberali – che non si riconoscono nei tre principali partiti del centrosinistra, che si possono unire con un progetto chiaro e netto con una figura autorevole abituata a risolvere le questioni». Allo stesso tempo fa fuori Calenda: «Il voto a Calenda è un voto occulto a Meloni». E se si guarda al centro c’è anche Forza Italia che è pronta a raccogliere ciò che si sfalda. «Noi apriamo il nostro tesseramento a tutti coloro che vogliono costruire una grande opportunità politica al centro. La fotografia della riunione di ieri di quello che doveva essere il campo largo è la fotografia di un campo stretto» ha detto Tajani.
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