Con il magnum al croccantino, a grande richiesta torna un must dell’estate progressista in canottiera: il bavaglio democratico. Fallito il green pass antifa, andati in vacanza sulle barche di papà gli eroi della Flotilla, cosa rimane a far pulsare i cuori inquieti, preoccupati dalla «destraccia»? Rimane Roberto Vannacci che domani si presenta a Genova senza il diritto di parola.
Lo hanno deciso i custodi della Costituzione un tanto al chilo, pronti a rigettare il presunto fascismo con il più fascista dei metodi, quello della delegittimazione dell’avversario. Il generale tiene un comizio alle 18 nel quartiere di Albaro? Cgil, Fiom, Anpi e Pd si oppongono organizzando in tutta fretta in via Cesarea un presidio pubblico dall’inedito titolo «Restiamo umani».
Se non stupisce l’urgenza del sindacato rosso e dell’Anpi, pare curiosa l’adesione del Partito democratico, i rappresentanti del quale siedono in parlamento accanto a quelli di Futuro nazionale. E per sei volte in pochi mesi hanno votato proprio con la destra vannacciana contro il governo di Giorgia Meloni. Compari a Montecitorio, impresentabili in piazza. Il gruppo dem di Genova spiega il doppiopesismo in una nota: «L’iniziativa nasce come momento di mobilitazione democratica e antifascista, per riaffermare i valori della Costituzione, della solidarietà e dell’accoglienza contro ogni forma di politica basata sulla paura, sulla divisione e sull’esclusione. Il Pd di Genova ritiene fondamentale essere presente e dare il proprio contributo in questo momento, per testimoniare con convinzione un’idea di città e di società fondata sui valori di uguaglianza, rispetto delle differenze e coesione sociale, in netta contrapposizione ai messaggi divisivi che alimentano paura e contrapposizione tra le persone».
Pura demagogia, visto che i pilastri di Fn sono noti: ordine, sicurezza, lotta all’immigrazione clandestina, rispetto dell’identità italiana e di quella Costituzione spesso piegata dalla sinistra ai propri interessi. Una Carta che nell’articolo 21 garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, non solo a Cgil, Anpi e Pd. Per provare a farlo senza l’assalto dei centri sociali, Vannacci a Genova è stato costretto a cambiare sede un paio di volte. Alla fine si è deciso per piazza Leopardi, in accordo con la questura «con l’obiettivo di garantire le migliori condizioni per la tutela dell’ordine pubblico, della sicurezza dei cittadini e del regolare svolgimento della manifestazione», ha spiegato Francesco Maresca, consigliere comunale di Fn.
Sarà comunque un pomeriggio difficile perché molte sigle antagoniste stanno lavorando sotto traccia e l’associazione «Genova antifascista» non è intenzionata a rinunciare a una seconda contro-manifestazione proprio nelle vicinanze del comizio, con concreto rischio di tafferugli. Sono negli occhi di tutti gli scontri di lunedì scorso a Sestri Ponente a margine del corteo per la Sicurezza del gruppo Facebook «Genova Insicura» e per contro del presidio di Avs e Anpi in piazza Baracca. La contrapposizione è forte, la più piccola fiamma può scatenare l’incendio. Proprio per questo la sindaca Vuitton Silvia Salis starà alla larga, impegnata a partecipare al più modaiolo (e a lei più consono) «Ulisse Fest»; quest’anno propone un tema che sembra un progetto politico, «Elogio della fuga».
Difficile restare umani quando ogni occasione è buona per scatenare l’allarme democratico, unico collante dell’opposizione senza un’idea di Paese, di futuro, di protezione dei cittadini. Se ne sono accorti i leader Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni a Napoli, interrotti, fischiati e insultati («Vergogna», «Buffoni») da disoccupati e ultrà della rivoluzione permanente come Potere al popolo. Alla fine hanno incassato la solidarietà della premier e hanno invocato «il diritto democratico di esprimere le proprie idee». Quello che a Genova vorrebbero impedire a Vannacci domani. Beata coerenza.
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