I disoccupati rifilano sberle al campo largo
Da sinistra, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Elly Schlein e Nicola Fratoianni (Ansa)

La location, Piazza del Gesù, un gioiellino architettonico nel cuore del centro storico di Napoli, è stata scelta accuratamente con un obiettivo preciso: essere in piazza e dare l’idea che la piazza sia piena, comunque vada.

Eppure, niente da fare: le immagini sono impietose, la piazza, piccolina, è semivuota e a farla da padroni sono manifestanti di Potere al popolo e disoccupati organizzati, che monopolizzano e interrompono la tanto strombazzata manifestazione nazionale del centrosinistra, dal titolo «Al lavoro per cambiare l’Italia», andata in programma ieri sera a Napoli, ma naufragata tra grida di contestazione ai protagonisti, spintoni, tafferugli.

Un disastro, questa iniziativa, con protagonisti i leader di Partito democratico, Movimento 5 stelle e Avs, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, insieme ai «padroni di casa», il sindaco Gaetano Manfredi e il presidente della Regione Campania, Roberto Fico. Il nucleo del centrosinistra che si prepara ad affrontare la campagna elettorale per le politiche 2027, anzi il nucleino, considerato che ancora nessuno sa quali partiti(ni) si affiancheranno a Pd, M5s e Avs.

La questione è nota: senza una «gamba» centrista non si va da nessuna parte, ma mentre si discute (e si litiga) su chi può e chi non può salire sul carro dei probabili sconfitti, tra i dem non manca chi, poche ore prima della kermesse, già si dissocia: «Hai voglia ad andare a Napoli», scrive sui social il senatore Pd Filippo Sensi, «se poi a Strasburgo i 5 stelle sull’Ucraina votano contro assieme alla Lega e Vannacci. Risparmiatevi le foto, c’è ancora molto da fare».

Maiuscolo il «molto», maiuscoli i problemi che flagellano il centrosinistra: tra gli esponenti politici presenti in piazza c’è chi, con encomiabile sincerità, affida alla Verità una riflessione amara quanto realistica: «Non ci sono proprio le condizioni per essere competitivi», sospira il nostro interlocutore, «il Pd ha paura delle primarie perché Conte rischia di vincerle, questa è la verità, e intanto non si coinvolgono mondi riformisti, cattolici, moderati, che non si sentono rappresentati dai tre partiti. La sensazione è che, al momento, nel Paese le condizioni per vincere non ci sono».

Scoramento e pessimismo: l’entusiasmo della vittoria del «No» al referendum è evaporato in fretta anche qui, a Napoli e in Campania, dove pure la consultazione aveva fatto registrare il record di voti contrari (il 72% a Napoli e provincia, il 65% nella regione), qui dove il centrodestra alle regionali e alle amministrative è crollato, qui dove, insomma, si dovrebbe respirare ottimismo.

Macché: i capetti dei partiti di centrosinistra, con pochi voti e molti appetiti, si stanno già scannando tra loro per i posti sicuri nei listini, mentre chiunque abbia un po’ di consenso personale (Vincenzo De Luca su tutti) viene tenuto alla larg. Il sindaaco Manfredi, da parte sua, continua a «dare una mano» ma, fiutato il vento contrario (altro che non politico, si muove bene eccome, l’ex rettore e ministro), si è defilato da ogni ipotesi di un impegno diretto alle prossime elezioni.

E Fico? Si finge morto (in termini politici) dopo aver stravinto le regionali, evita come la peste ogni impegno nazionale e, del resto, è la dimostrazione vivente dell’assioma che tormenta Elly Schlein e il suo cerchio tragico: «Se il candidato è del M5s, lo votano anche gli elettori del Pd, ma se il candidato è del Pd, gli elettori del M5s scappano, vedi Venezia». Un pochino di vivacità la regalano i disoccupati del «Movimento 7 novembre», che provano a occupare il palco della manifestazione al grido di «lavoro, lavoro!», ma vengono respinti dalle forze dell’ordine.

Loro non si arrendono, continuano a urlare dal lato del palco, una delegazione incontra Conte e Fico: La giornalista Serena Bortone introduce i protagonisti. Il primo è Manfredi: appena il sindaco prende la parola, scatta un’altra protesta, ed è la fine. Bandiere di Potere al popolo si alzano tra quelle del centrosinistra, urla «Vergogna, vergogna!» interrompono il sindaco, che conclude in pochi secondi e se ne va.

Tocca a Fico: anche lui sommerso dalle urla, dai fischi, dalle proteste, ha però il guizzo dell’ex rivoluzionario: grida più dei manifestanti, li rintuzza e riesce a chiudere un discorso più articolato. Ma non c’è niente da fare: scoppiano tafferugli tra attivisti di Potere al popolo e il pubblico, Giuseppe Conte sale sul palco e prende la parola: «Perché non venite a parlare con noi da questo lato?», dice Conte rivolto ai facinorosi, «non fate i fenomeni, se oggi voi siete qui è perché con noi potete parlare, noi non facciamo i decreti per impedirvi di parlare». «Buffone! Traditore!», rispondono loro.

Dopo una lunga pausa, Bonelli sale sul palco e accusa Potere al popolo: «Questa provocazione aiuta le destre a restare al governo! Vergognatevi!». La manifestazione prosegue ma ormai il fallimento è conclamato: sarà per la prossima volta. Se ci sarà.

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