giuseppe conte elly schlein
Giuseppe Conte ed Elly Schlein (Ansa)

Un incontro per «difendere la democrazia». Non sono i soliti dem a organizzarlo, questa volta sono i cattolici a riunirsi all’Istituto Sturzo per parlare di legge elettorale. «No a forzature» l’appello di Azione cattolica, Fondazione La Pira, la Compagnia delle opere, l’Ordine francescano d’Italia, Acli, Comunità di Sant’Egidio, Agesci, Movimento cristiano lavoratori, e Focolari.

Cattocomunisti (li chiamavano) e oggi chiedono più rappresentanza. A rispondere, la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, e l’alleato Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle. Entrambi si presenteranno in via delle Coppelle, a Roma, per un intervento.

La domanda è: chi serve a chi? Difficile trovare una sintesi tra i cattolici e leader che salgono abitualmente sui carri dei Gay pride come la dem. Ridare voce a chi l’ha persa, è il mantra che ripetono dall’Istituto Sturzo: «Occuparsi delle sorti della democrazia vuol dire interessarci del bene comune di tutti, in particolare dei più fragili». Agostino Giovagnoli, dello «Sturzo», tra gli organizzatori dell’incontro, a Repubblica ha confessato: «C’è preoccupazione, certo. Ma nel senso che l’associazionismo cattolico avverte i segni di un malessere profondo che ha anzitutto gravi cause economiche e sociali. Senza pluralismo sociale non c’è neanche vero pluralismo politico e dunque non c’è democrazia».

Gli organizzatori fanno sapere che si parlerà di legge elettorale, di norme calate dall’alto, di politiche sociali, ma la sostanza è un’altra. I cattocomunisti, o pseudo tali, non li rappresenta più nessuno. Un grido d’aiuto, quindi, al quale rispondono i due leader principali del centrosinistra, quasi per andare a vedere che succede, anche perché si tratta certamente di un bacino di voti non di poco conto. Giovagnoli si dice preoccupato soprattutto per via della legge elettorale: «Non lascia sereni il fatto che da anni la produzione compulsiva di leggi elettorali proceda a colpi di maggioranza e impedisca al cittadino di esprimere le sue scelte al di là di liste imposte, svuoti il Parlamento della sua funzione di luogo di confronto e deliberazione», commenta. «La riforma oggi in discussione sembra aggiungere una spropositata concentrazione di potere nelle mani della minoranza che vincerà le elezioni».

Conte e Schlein si confronteranno con le associazioni ma anche con personaggi importanti di quel mondo. Giorgio Vittadini è uno di questi. Il presidente della Fondazione per la sussidiarietà e leader storico di Comunione e liberazione quest’anno accoglierà papa Leone XIV al Meeting di Rimini. Vittadini si è espresso chiaramente contro «l’ulteriore rafforzamento dell’esecutivo» e ha rilanciato, invece, il ruolo «del Parlamento» e del «legame tra elettori ed eletti». Insomma, è chiaro che, nonostante quello che dice Schlein, la modifica della legge elettorale interessa molti. Da lì passeranno numerosi riposizionamenti per cercare di tenere sempre occupato il proprio posto in poltrona. E per farlo si è disposti a tutto, anche a dover chiedere attenzione a un leader che passa un fine settimana sì e l’altro pure a ballare e cantare sui carri Lgbt, accanto ai quali sfilano Madonne trans, cartelli con su scritto «Via frocis», crocifissioni sodomitiche e le immacolate contraccezioni del collettivo «Non una di meno».

Da non perdere

Sinistra a pezzi

La Regione simbolo del Pd indagata per le alluvioni

Ricordate l’alluvione in Emilia-Romagna del maggio 2023? E avete memoria di quella dell’anno successivo, quando alcuni fiumi strariparono mandando sott’acqua decine di paesi tra Bologna e Ravenna? Beh, se avete presente che cosa accadde, ovvero i 17 morti e i 10 miliardi di danni che si contarono dopo il disastro, probabilmente vi torneranno in mente anche le polemiche, perché fin da subito ci fu chi strumentalizzò i drammatici eventi per attaccare i cosiddetti «negazionisti del cambiamento climatico».

Il M5s boicotta Bignami per salvare Conte
Sinistra a pezzi

Il M5s boicotta Bignami per salvare Conte

Orazio Schillaci spiega i 100 milioni a Jc Electronics: «Si rischiava un esborso peggiore per errori dei giallorossi». Le opposizioni strepitano lo stesso, poi però ostacolano l’audizione del capogruppo di Fdi alla Camera, dimessosi apposta, al solo scopo di schermare Giuseppe Conte.