Un incontro per «difendere la democrazia». Non sono i soliti dem a organizzarlo, questa volta sono i cattolici a riunirsi all’Istituto Sturzo per parlare di legge elettorale. «No a forzature» l’appello di Azione cattolica, Fondazione La Pira, la Compagnia delle opere, l’Ordine francescano d’Italia, Acli, Comunità di Sant’Egidio, Agesci, Movimento cristiano lavoratori, e Focolari.
Cattocomunisti (li chiamavano) e oggi chiedono più rappresentanza. A rispondere, la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, e l’alleato Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle. Entrambi si presenteranno in via delle Coppelle, a Roma, per un intervento.
La domanda è: chi serve a chi? Difficile trovare una sintesi tra i cattolici e leader che salgono abitualmente sui carri dei Gay pride come la dem. Ridare voce a chi l’ha persa, è il mantra che ripetono dall’Istituto Sturzo: «Occuparsi delle sorti della democrazia vuol dire interessarci del bene comune di tutti, in particolare dei più fragili». Agostino Giovagnoli, dello «Sturzo», tra gli organizzatori dell’incontro, a Repubblica ha confessato: «C’è preoccupazione, certo. Ma nel senso che l’associazionismo cattolico avverte i segni di un malessere profondo che ha anzitutto gravi cause economiche e sociali. Senza pluralismo sociale non c’è neanche vero pluralismo politico e dunque non c’è democrazia».
Gli organizzatori fanno sapere che si parlerà di legge elettorale, di norme calate dall’alto, di politiche sociali, ma la sostanza è un’altra. I cattocomunisti, o pseudo tali, non li rappresenta più nessuno. Un grido d’aiuto, quindi, al quale rispondono i due leader principali del centrosinistra, quasi per andare a vedere che succede, anche perché si tratta certamente di un bacino di voti non di poco conto. Giovagnoli si dice preoccupato soprattutto per via della legge elettorale: «Non lascia sereni il fatto che da anni la produzione compulsiva di leggi elettorali proceda a colpi di maggioranza e impedisca al cittadino di esprimere le sue scelte al di là di liste imposte, svuoti il Parlamento della sua funzione di luogo di confronto e deliberazione», commenta. «La riforma oggi in discussione sembra aggiungere una spropositata concentrazione di potere nelle mani della minoranza che vincerà le elezioni».
Conte e Schlein si confronteranno con le associazioni ma anche con personaggi importanti di quel mondo. Giorgio Vittadini è uno di questi. Il presidente della Fondazione per la sussidiarietà e leader storico di Comunione e liberazione quest’anno accoglierà papa Leone XIV al Meeting di Rimini. Vittadini si è espresso chiaramente contro «l’ulteriore rafforzamento dell’esecutivo» e ha rilanciato, invece, il ruolo «del Parlamento» e del «legame tra elettori ed eletti». Insomma, è chiaro che, nonostante quello che dice Schlein, la modifica della legge elettorale interessa molti. Da lì passeranno numerosi riposizionamenti per cercare di tenere sempre occupato il proprio posto in poltrona. E per farlo si è disposti a tutto, anche a dover chiedere attenzione a un leader che passa un fine settimana sì e l’altro pure a ballare e cantare sui carri Lgbt, accanto ai quali sfilano Madonne trans, cartelli con su scritto «Via frocis», crocifissioni sodomitiche e le immacolate contraccezioni del collettivo «Non una di meno».
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