Lezioni agli stranieri su come bagnarsi in sicurezza, altrimenti ce li ritroviamo annegati. Il Pd propone di mandarli a scuola dai bagnini perché non conoscono le insidie acquatiche.
«Osservando con attenzione gli ultimi tre casi di bagni mortali avvenuti nel fiume Elsa dal 2021 a oggi, un dato salta all’occhio. Le vittime sono tutte persone di origine straniera, nordafricana o balcanica. È un aspetto, questo, che credo dovremmo tenere in grande considerazione per poter garantire che tragedie del genere non abbiano a ripetersi», ha dichiarato Francesco Cavalieri, capogruppo dem in Consiglio comunale a Colle Val d’Elsa, provincia di Siena.
Nel luglio del 2021 era morto un diciasettenne marocchino. «Si sarebbe tuffato vestito, togliendosi solo le scarpe, forse per rinfrescarsi in una giornata di grande caldo», riferiva la cronaca locale della Nazione. Tre anni dopo, ad agosto, nello stesso fiume annegava una ghanese di 31 anni.
Una settimana fa è toccato a un albanese di 33 anni, entrato in acqua per fare il bagno e riemerso solo in serata, quando il suo corpo senza vita è stato recuperato dai sommozzatori dei vigili del fuoco. Tragedie, come purtroppo accadono in molte parti d’Italia, complice il caldo e l’imprudenza. Non si pensa mai abbastanza alla pericolosità di fiumi, laghi, dello stesso mare, anche se si è esperti nuotatori. Figuriamoci se si tratta di stranieri, che forse l’acqua l’hanno vista solo nel pozzo del villaggio o dalle barche che li hanno scaricati sulle nostre coste.
Il problema è reale, l’aspetto curioso della proposta lanciata dal Pd è che si debbano fare corsi non inclusivi, ma che tengano conto delle diversità etniche. Secondo i dem, occorre richiamare l’attenzione sul comportamento corretto da tenere in acqua, sull’acqua e attorno all’acqua. Magari con delle regole scritte in diverse lingue, meno che in italiano? Bisognerà prestare attenzione a non corredare i flyer con figure femminili in costume, per non offendere i musulmani?
Sul territorio della Val d’Elsa «la tradizione dei bagni nel fiume è talmente radicata da aver sviluppato nelle persone una naturale conoscenza dei comportamenti da tenere e su come scegliere i luoghi in cui fare il bagno», ha sottolineato il sindaco. Per poi aggiungere: «La stessa esperienza non è invece patrimonio di chi arriva nella nostra città da Paesi esteri. Per questo credo che la pubblica amministrazione debba studiare attentamente il fenomeno così da individuare le corrette azioni da mettere in atto per evitare nel futuro altre tragedie simili».
Quindi il Pd ammette che stranieri e italiani non sono uguali quanto a cultura ed educazione, manda i primi a scuola di sicurezza in acqua e sulle consuetudini di balneazione, chiede a noi di vigilare sul loro sguazzare in fiumi, canali, bacini artificiali. «Sicuramente non si può immaginare che sia sufficiente la presenza di alcuni volontari lungo il Sentier Elsa per prevenire gli incidenti e salvare la vita ai bagnanti», sostiene Cavalieri.
Certo che no, impegniamoci tutti a pigliare per la collottola gli stranieri che vogliono immergersi nel «mare dei colligiani» o in località balneari improvvisate (magari dove c’è un cartello «vietato bagnarsi»), e ricordiamo loro che «non s’ha da fare», se non conoscono le regole. Quelle di balneazione vanno impartite, i dettami dell’integrazione sarebbero invece forzature. Rappresentano una «violenza» nei confronti della cultura d’origine degli stranieri e per la sinistra calpestano la dignità di chi vuole vivere in Italia, ma a modo suo.
Se in Italia, dai quasi 1.400 annegamenti l’anno dei primi anni Settanta, si è scesi ai circa 400 della fine degli anni Novanta e «da lì sono rimasti pressoché stabili», come informa l’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e incidenti in acque di balneazione dell’Istituto superiore della sanità, «tra le cause che hanno prodotto questa drastica riduzione va annoverato senza dubbio l’apprendimento del nuoto e l’educazione alla sicurezza in acqua della popolazione italiana».
Invece, ricorda sempre lo stesso rapporto, abbiamo a che fare con popolazioni «la cui cultura, anche se residenti in Italia, non prevede ancora la norma di portare i propri figli a scuola di nuoto, il che spiega come le vittime siano anche di seconda generazione». Precisava: «Provengono da Paesi a basso reddito portandosi dietro il loro retaggio culturale».
Tra il 2016 e il 2021, il numero delle vittime di annegamento di non nuotatori è stato di 156, dei quali 92 (62%) erano immigrati. Dato solo riferito ai morti in mare. «Considerando anche le acque interne – e soprattutto i fiumi e i corsi d’acqua dove gli immigrati totalizzano un’alta percentuale di annegamenti – questa percentuale sarebbe assai più alta», precisa il rapporto. «Credo fermamente che il Comune debba affrontare con grande serietà questo fenomeno», si è augurato Cavalieri. Per «mitigare i rischi», mandiamo dunque gli immigrati a scuola di balneazione, volenti o nolenti.
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