AAA offresi sindaco per campagna pubblicitaria. Si garantisce bella presenza, buona stampa e appoggio incondizionato del Pd. Prezzi minimi, visibilità massima. Astenersi perditempo.
Adesso è il Comune di Bologna ad andare alla ricerca di sponsorizzazioni per il suo primo cittadino: evidentemente il modello Silvia Salis ha fatto scuola. La sindaca della Lanterna organizza il viaggio a New York con tanto di inserzione pubblicitaria al seguito? Sotto la Garisenda non vogliono essere da meno. E così pubblicano un avviso da piazzisti municipali: si cercano sponsor per attività istituzionali, di rappresentanza, relazioni nazionali e internazionali, partecipazione civica e valorizzazione della città. Avanti: che aspettate, cari imprenditori? La pubblicità è l’anima del commercio, ma anche un po’ del municipio. Bastano 5.000 euro per avere il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, come testimonial. Dalla città ai 30 all’ora alla città a 30 denari, in fondo il passo è breve.
C’era una volta il Postalmarket. Adesso c’è il Sindacalmarket, catalogo dei primi cittadini in offerta speciale. E la cosa singolare è, che per il momento, le uniche pagine a essere riempite sono quelle di sinistra.
Ha fatto molto discutere, nei giorni scorsi, la doppia iniziativa della genovese Silvia Salis, prima le foto su Chi nell’hotel di lusso da 650 euro al giorno e poi il viaggio a New York con la pubblicità annessa di Ita Airways (25.000 euro il costo della sponsorizzazione). Ora arriva il bando bolognese per «sostenere mediante sponsorizzazione le iniziative del sindaco», compresi «eventi celebrativi, commemorativi e culturali», «iniziative di promozione della città a livello nazionale e internazionale» (altro viaggetto a New York in vista?) e «iniziative speciali individuate nel corso dell’anno».
Chi sarà il prossimo? In attesa di un altro candidato per il catalogo Sindacalmaket, consigliamo alle nuove leve Pd un bel corso di specializzazione. Avanti di questo passo, infatti, per diventare primi cittadini con la sinistra, ci vuole come minimo il master in Publitalia.
Che poi è singolare, a pensarci. Questi giovani rampanti di sinistra, come Lepore, sono cresciuti a pane e moralismo, si sono riempiti la bocca di conflitti d’interesse, hanno condannato ogni amministratore di centrodestra che ha messo al centro della propria attività l’impresa e l’economia, e adesso sono lì, a mettersi in vendita, a esporsi nella vetrina istituzionale, andando a caccia del miglior offerente cui vendere un pezzo di sé stessi e delle istituzioni che rappresentano. E, per altro, pure a buon prezzo. Perché, diciamolo, se proprio uno deve accettare che l’attività del sindaco sia messa all’asta, la base di partenza a 5.000 euro sembra un filino bassa. Urge master, come dicevamo. Altrimenti più che vendere, si finisce con lo svendere. E trattandosi di istituzioni, non è bello.
Lepore, in effetti, di esperienza commerciale ne ha ben poca, essendo cresciuto a pane e politica. Classe 1980, bolognese, nei Ds dall’età di 19 anni, poi naturalmente nel Pd (ala sinistra), entrato nel consiglio comunale nel 2011, diventato subito assessore, e infine sindaco nel 2021. Di lui si ricorda soprattutto la sua capacità di bloccare la città, fra 30 all’ora e cantieri, mentre non è riuscito a prevenire l’alluvione, impegnato com’era nelle sue battaglie ideologiche contro i «fascisti alle porte» e per il politicamente corretto. Memorabile il manuale municipale che mise al bando le espressioni «fratellanza» e «paternità dell’opera» colpevoli di eccesso di maschilismo. Mentre Lepore si dedicava a queste idiozie, peraltro, Bologna ha scalato le classifiche delle città più pericolose d’Italia (ora è al quarto posto) e lui è precipitato in quelle dei sindaci più apprezzati (ora è al 64esimo posto su 91). Dalla sua elezione il consenso è crollato di oltre dieci punti. Sarà per questo che oggi si accontenta di 5.000 euro di sponsorizzazione?
Suvvia, sindaco, non si butti così giù. Certo: come testimonial è un po’ acciaccato rispetto alla sua collega Silvia Salis che sta volando sulle ali dell’entusiasmo di palazzo e dei soffietti giornalistici. Però se proprio deve mettere in vendita un pezzo della sua città e della sua carica istituzionale deve fare in modo di valorizzarsi un po’ di più. Ricorda il New York Times? Appena lei diventò sindaco, fece visita a Bologna e la liquidò con parole poco lusinghiere come un «mangificio di mortadella». Ecco: non vorremmo che gli inviati del prestigioso quotidiano, tornando a farle visita, rischino di trovarla a fare l’uomo sandwich con la fascia tricolore addosso. Se qualche sponsor glielo chiede, dica di no per favore.
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