Stimolato da un articolo del Corriere della Sera secondo cui lo scorso 22 giugno Bordeaux risultava essere una delle città più calde del mondo, mi son messo a guardare i dati storici delle temperature registrate dalla stazione meteo della città francese. Nell’articolo del 30 giugno analizzavo le temperature massime lì registrate nel corso degli ultimi 50 anni.
Per quella stazione, i dati confermano un aumento delle temperature registrate che, per il periodo considerato, si attesta, in media, a 0.09 gradi per anno, come ben si vedeva nella figura riportata nell’articolo (nel corpo del quale avevo erroneamente scritto 0.04 anziché 0.09: ringrazio i blogger della pagina di divulgazione scientifica Chi ha paura del buio? per avermi segnalato il refuso). Nel corso degli ultimi 50 anni a Bordeaux è aumentato anche il numero di giorni più caldi, cosicché il riscaldamento è indubbio, anche se l’origine è controversa. Il punto importante da comprendere è che le fatali conseguenze in qualche modo legate al caldo non hanno nulla a che vedere col riscaldamento globale, e ciò indipendentemente dal fatto che esso sia o no di origine antropica. La sua entità è di appena 1.3 gradi nel corso degli ultimi 175 anni (berkeleyearth.org) e, con o senza di esso, le presunte conseguenze sanitarie lamentate non si sarebbero evitate: per evitarle sarebbe necessario diminuire di dieci gradi o più le temperature ritenute fatali.
La cosa può farsi solo includendo tra le nostre strutture essenziali anche gli impianti di climatizzazione estiva, ma mi si dice che sta emergendo nel mondo la stravagante idea secondo cui questi impianti andrebbero addirittura proibiti. Si sono espressi in questo senso, ad esempio, importanti esponenti dei partiti di sinistra francese, come Jean-Luc Mélenchon e Ségolène Royal (entrambi aspiranti alla presidenza della Repubblica), o Anne Hidalgo e Emmanuel Grégoire (precedente e attuale sindaco di Parigi), tutti convinti che bisogna rendere l’intero pianeta più freddo, come chiedono gli Accordi di Parigi del 2015. L’idea non è solo stravagante, è esiziale: prima di giungere alle temperature che l’ultima settimana di giugno avrebbero causato 1.000 morti in più, la Francia passa per le temperature che la gratificano con 40.000 morti in meno, ché tanta è la differenza, in Francia, tra i morti nei tre mesi invernali e quelli nei tre mesi estivi.
Piuttosto, vediamo cosa succede in inverno: c’è, e in che misura è, ’sto riscaldamento globale? Ormai ci siamo affezionati alla stazione di Bordeaux-Merignac e in figura riportiamo, per gli ultimi 50 anni, sia la sequenza delle temperature minime sia il numero di giorni con temperature da gelo. Come si vede, le temperature minime, pur oscillando intorno a 6 gradi sotto lo zero, tendono ad aumentare al ritmo di 0.04 gradi per anno: i cittadini di Bordeaux neanche se ne accorgono, abituati a variazioni che nel corso dell’anno sono di 50 gradi (da -10 a +40).
Anche i giorni sotto lo zero sono nel tempo diminuiti, da circa 40 l’anno a circa 20 l’anno. In totale, negli ultimi 50 anni, ci sono stati circa 1.300 di questi giorni. Senza il riscaldamento globale, i giorni da gelo sarebbero stati circa 1.900, cioè circa 600 di più. Sono stime, ma non bisogna lasciarsi ingannare quando si forniscono numeri che sembrano grandi: di fatto sono, in media, appena una dozzina di giorni di freddo in più l’anno, nulla di allarmante. Ma, alla fine, meglio non averceli, cosicché: viva il riscaldamento globale! Come vediamo – qualunque sia la causa – esso fa bene al pianeta e all’uomo e proporsi di ridurlo è, fatemelo dire, da cretini. Quanto alla causa, alcuni sostengono essere la CO2 antropica. Ma questo è impossibile. La CO2 è, sì, un gas-serra, ma la concentrazione naturale, da sola, esaurisce già tutto il potenziale-serra di questo gas e averne aggiunto altro non può essere stato la causa del riscaldamento globale, che è reale ed è in atto dal 1690, quando la causa certamente non poteva essere l’attività umana. Si favoleggia di riscaldamento accelerato e di aumento di eventi meteorologici severi, ma entrambe le cose sono, appunto, favole e, anzi, gli eventi meteorologici severi sono diminuiti. In realtà, maggiore CO2 in atmosfera fa bene al pianeta e all’umanità: la vegetazione è più rigogliosa e i raccolti più ricchi e proporsi di ridurre le emissioni di CO2 allora – concedetemi anche questa – è da doppi cretini, ché la CO2 è come una vitamina per il pianeta.
Rimane da chiedersi come sia stato possibile questo allarme, che dura da almeno trent’anni. La colpa è della climatologia, una scienza ormai completamente screditata. Rispettabile branca della geologia e della geofisica, alcuni suoi affiliati hanno saputo vendere quel riscaldamento globale di 1.3 gradi in 175 anni come emergenza planetaria, il che li ha beneficiati con ricchi fondi di ricerca e rapide quanto improbabili carriere accademiche. Per dire: alcuni, cui nessuno avrebbe affidato neanche la compilazione di un cruciverba, sono diventati professori universitari solo curando blog allarmistici per anni. Ove c’è un’emergenza, poi, non mancano gli sciacalli e così è stato anche con l’emergenza climatica: chi l’ha usata per promuovere la fallimentare transizione energetica e chi per rapide carriere politiche auto-proponendosi difensore di codesta emergenza.
Per farla breve, un bubbone malefico che si è ingigantito, quello sì, senza sosta. Il presidente Donald Trump sta cercando di estirparlo: non possiamo che augurargli pieno successo.
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