«Fare il bagno nella vasca è di destra, far la doccia invece è di sinistra» ironizzava Giorgio Gaber.
«Non è più un giochino politico. Sull’ambiente abbiamo visioni del mondo opposte e confliggenti».
Nicola Procaccini è il presidente dei conservatori di Ecr nel Parlamento europeo.
«Lì ho visto, ho sentito e ho capito».
Nonché responsabile Ambiente di Fratelli d’Italia.
«L’ecologia, diceva Roger Scruton, è la quintessenza della causa conservatrice. È l’amore per la propria casa da difendere, curare e tramandare».
Sembra ostaggio dei progressisti, però.
«È diventata un surrogato del comunismo. Gli inconsolabili nipotini ne hanno trovata un’altra con lo stesso tratto distintivo: l’odio verso la libertà e la crescita».
Nel nome della natura?
«Vogliono imporle dei limiti, perché ormai la considerano fascista».
Dopo ampie riflessioni, ha scritto L’ecologia dei conservatori.
«Non bisogna lasciare il campo a questa idea di ambientalismo inverata a sinistra. È un falso storico. Una deviazione. Hanno riciclato le loro idee fondando un’ideologia, come s’è visto a Bruxelles».
Il libro comincia con il racconto di una sfibrante discussione in aula.
«Nella scorsa legislatura, Frans Timmermans è stato il padre padrone della Commissione europea. Il suo Green deal è una piattaforma politica: ci trovi lo stigma contro l’economia, la famiglia, i confini. Socialismo sotto mentite spoglie. E i frutti avvelenati stanno maturando nel tempo, vedi la direttiva sulle case green».
I ventisette Paesi hanno ricevuto una procedura di infrazione.
«Quando la realtà non piace, si combatte per inventarne una alternativa».
Tappati in casa con il condizionatore acceso, si avverte però un brivido.
«Il cambiamento climatico è la normalità. Il nostro pianeta esiste da quattro miliardi e mezzo di anni. Le fasi calde si alternano alle ere glaciali».
Copernicus certifica allarmanti primati.
«Se la gente non è terrorizzata dalla fine del mondo, non ingoia la transizione verde. Serve a giustificare la trasformazione del sistema: nel secolo scorso in nome dei poveri, adesso del clima».
Lo scorso giugno, assicura il programma di osservazione dell’Ue, è stato il più caldo di sempre.
«Una delle frasi che mi fa impazzire. “Di sempre” significa da quando esistono le rilevazioni: un battito di ciglia, praticamente. Oppure: “La terra ha la febbre e bisogna curarla”. C’è scritto anche nel libro di scuola di mia figlia. Come se fosse un corpo con una temperatura media di 36,7 gradi. Altra narrazione vigliacca».
L’uomo non c’entra nulla?
«Esiste un contributo antropico, ovvio. Ma quantificare quanto sia determinante è complesso. Non abbiamo la manopola: alza di un grado o abbassa di due».
Ignazio La Russa, alla presentazione del suo libro, ha minimizzato: «Vuol dire che ci adatteremo alle temperature caraibiche».
«Era una battuta di buon senso. C’è chi pretende di condizionare e chi punta sull’adattamento».
Angelo Bonelli, leader dei Verdi italiani, niente auto e fuggevoli docce, assalta: «Questa destra è negazionista e climafreghista».
«La narrazione apocalittica serve alle sinistre. È il collante tra moderati ed estremisti che ha creato nuove dipendenze».
Energetiche?
«Ridurre l’impatto dell’uomo è giusto, ma la decarbonizzazione non può avvenire a scapito di tutto. Le fonti fossili sono ancora necessarie. Far finta del contrario significa vivere in un’utopia».
Tra benzina e bollette, lo strazio continua.
«Per inseguire il Green deal abbiamo rinunciato a estrarre petrolio e gas dai nostri giacimenti smantellando le raffinerie, salvo poi dipendere dall’estero. Treni o navi, però, non vanno ad aria».
La sinistra tifa rinnovabili, ma le regioni guidate dal campo largo frenano.
«È il paradosso della sindrome Nimby: adesso sono persino contro eolico e fotovoltaico. In Sardegna il 99% del territorio è “area non idonea”. Lo stesso vale per i No Tav in Val di Susa: mettono a ferro e fuoco i cantieri di una ferrovia, l’infrastruttura sostenibile per eccellenza».
Elly Schlein sogna il modello spagnolo di Pedro Sánchez.
«Gran parte dipende da quel nucleare che la sinistra italiana rifiuta. Inoltre, è tra i Paesi europei che hanno aumentato di più l’importazione di gas liquido dalla Russia. Denunciano il regime di Putin, ma poi lo finanziano».
L’Europa balbetta?
«La bussola dev’essere la sovranità energetica e la neutralità tecnologica. Nel breve periodo: gas, petrolio e rinnovabili. Nel medio: fissione nucleare. Nel lungo: la fusione, che cambierà il mondo».
«Il Green deal sarà il nostro uomo sulla luna» annunciava nel 2019 Ursula von der Leyen.
«Più che un allunaggio, sembra l’Apollo 13. È stato il più grave errore geopolitico della storia europea».
L’iperuranico proponimento vacilla.
«La crisi economica ha imposto pragmatismo. L’industria tedesca, a partire da quella automobilistica, ha conosciuto una recessione devastante. Berlino e Bruxelles sono state costrette a svegliarsi».
Il Ppe resta alleato dei socialisti, comunque.
«Prima era costretto a fare da ruota di scorta. Oggi sia il Parlamento che il Consiglio europeo sono ormai guidati dal centrodestra. La “maggioranza Ursula”, di fatto, non esiste più».
L’estrema destra, intanto, avanza.
«Sui singoli temi ci sono convergenze, ma in generale ho forti perplessità. Come si può far finta di non vedere la minaccia dall’asse tra Cina, Russia, Iran e Corea del Nord? Consegnarsi alla tecnologia di Pechino o al gas di Mosca è un grave errore».
Attacca ferocemente i popolari.
«Fa facile propaganda, ma manca di lucidità. Senza il Ppe, non c’è maggioranza alternativa alla sinistra. Insieme, seppur faticosamente, stiamo cambiando l’Europa».
Del gruppo, oltre ai tedeschi di AfD, fa parte anche Futuro nazionale. Si discute di una possibile alleanza con Fratelli d’Italia alle prossime elezioni.
«Desterebbe più di qualche preoccupazione internazionale. E verrebbe meno quella credibilità che l’Italia s’è conquistata in questi anni. Giorgia Meloni ha dimostrato di non essere imprevedibile come molti si aspettavano, ma una leader autorevole che punta sull’unità dell’Occidente».
Il partito del generale continua a crescere nei sondaggi.
«Sull’indirizzo del governo non dobbiamo avere ambiguità: se per tenere tutti dentro ci mostriamo ondivaghi, si torna all’Italietta senza rotta».
Nella prefazione al suo libro, la premier scrive: «Non esiste un ecologista più convinto di un conservatore».
«Ama la natura perché è la casa dei suoi padri. La affronta con realismo e senza paura».
È stato anche suo portavoce, ai tempi del governo Berlusconi.
«Giorgia fa una vitaccia. Ha uno spirito di sacrificio che la porta all’estremo. Glielo dico sempre: “Hai la sindrome della notte prima degli esami”».
Ovvero?
«Affronta ogni cosa con un’ansia pazzesca. Questo però non la paralizza, anzi. Studia come una matta per arrivare al momento della verità con una preparazione a prova di bomba. È competitiva da morire, ma non agogna il potere. Questo la rende diversa dagli altri».
Vi conoscete fin da ragazzi.
«La prima volta che ci siamo incrociati avevo quindici anni. Era già una fuoriclasse della politica. Come quei calciatori che crescono nelle favelas di Rio de Janeiro, campioni fin da ragazzini».
Gli anni della Garbatella.
«Un talento purissimo. L’abbiamo dovuto accettare tutti. Anche con un certo fastidio, onestamente»
La sfidò per la presidenza di Azione giovani, il vivaio di An.
«Era l’11 settembre 2001. Ci trovammo a casa di Rampelli. Si discuteva animatamente su chi, tra me e lei, doveva rappresentare il gruppo dei Gabbiani. E arrivarono le immagini da New York».
Come finì quella votazione?
«Scelsero lei».
Ci rimase male?
«Giorgia capì. E mi chiese di salire sul palco per presentare la sua candidatura contro Fidanza».
Da temibile avversario a sfegatato sostenitore.
«Non ce n’era già per nessuno».
Prima di diventare europarlamentare, ha fatto per otto anni il sindaco di Terracina.
«Mi ha allenato a superare i pregiudizi».
Adesso è il custode dell’ortodossia meloniana a Bruxelles.
«Lei dà la linea politica. Poi con i popolari, da Manfred Weber a Roberta Metsola, mi trovo a discutere io. Ogni tanto Giorgia mi dice che sono diventato troppo democristiano».
Cosa le risponde?
«Che un po’ di sano pragmatismo serve a tutti».
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