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Ansa

A Bologna la sinistra non perde mai occasione di scatenare qualche disordine di piazza. Che si tratti di Gaza, del riarmo o di un corteo di Casa Pound, ogni pretesto è buono per scontrarsi con la polizia e devastare le vie del centro. Proprio per questo il sindaco Matteo Lepore dovrebbe evitare di surriscaldare gli animi, fornendo agli sfascisti rossi dei pretesti per mettere a ferro e fuoco la città che gli elettori gli hanno affidato.

L’esponente del Pd, a cui piace coccolare i militanti dei centri sociali (nel capoluogo emiliano-romagnolo sono una trentina, tutti foraggiati dal Comune), infatti non poteva non sapere che la convocazione di un presidio in piazza per la morte di un immigrato nelle mani della polizia sarebbe finita in guerriglia. Altro che volontà di incanalare la protesta. Chi indice una manifestazione reclamando verità e giustizia e non attende gli accertamenti disposti dalla Procura sta puntando il dito contro le forze dell’ordine, trasformandole in bersaglio dei violenti. E le conseguenze non possono che essere quelle che abbiamo visto: sassaiole, auto incendiate, vetrine devastate. Se poi, come pare ormai accertato, il corteo non era neppure autorizzato ma improvvisato, vale a dire che chi avrebbe dovuto garantire l’ordine pubblico non era stato messo in condizione di predisporre i servizi di sicurezza, la responsabilità del sindaco è doppia, perché un uomo delle istituzioni non dovrebbe consegnare la città nelle mani di chi è abituato a provocare disordini.

Né vale la giustificazione addotta da Lepore, il quale, per allontanare da sé qualsiasi vicinanza con i violenti, dopo gli scontri ha voluto separare le piazze, sostenendo che quella da lui invocata era quella pacifica. Ma quello del primo cittadino di Bologna è un modo ipocrita per disconoscere i facinorosi e i teppisti, perché se conosci la città sai che è popolata da squadracce rosse, che non perdono occasione per trasformare le vie del centro in un campo di battaglia.

La guerriglia urbana per Fakir era ampiamente prevedibile, perché le circostanze della morte dell’uomo richiamavano tutti gli elementi che di solito eccitano le masse di rivoltosi. Dai frequentatori dei centri sociali l’immigrato è visto come il simbolo dello sfruttamento delle multinazionali e del capitalismo. La polizia invece è ritenuta il braccio armato del potere e dunque chiunque indossi una divisa è da combattere con ogni mezzo, anche quelli violenti. Se poi c’è qualcuno che getta benzina sul fuoco e chiama la piazza per chiedere verità e giustizia, il disordine è garantito. E così è stato. Inutile dire che ci sono manifestanti pacifici, quelli che avrebbero accolto l’appello del sindaco, e altri che invece andavano in cerca dello scontro. Perché gli uni, anche involontariamente, sono funzionali agli altri. Più gente si raduna, più è facile usarla per creare il caos ed è esattamente quanto accaduto. Se poi, come ha fatto Lepore, si fanno continui riferimenti alla reazione di una città democratica, come se si fosse in presenza, per la morte di Fakir, di uno scivolamento verso un regime non democratico, è ovvio che gli animi si scaldano e i facinorosi ne approfittano.

Tuttavia, il sindaco di Bologna oltre alle colpe evidenti, come quella di non aver chiesto l’autorizzazione per la manifestazione, ne ha ai nostri occhi una ancor più grave ed è quella di non riconoscere l’errore ma di rilanciare. Infatti, nel tentativo di giustificare le proprie azioni, dopo le violenze Lepore ha detto che se le istituzioni non faranno il proprio dovere ci saranno altri scontri, quasi a mettere le mani avanti. In veneto si dice «xe peso el tacón del buso», cioè è peggio la toppa del buco. Infatti, visto che la Procura sta indagando sulla morte di Fakir e nessuno – a cominciare dal presidente del Consiglio – ha detto che la morte di una persona nelle mani della polizia sia un evento trascurabile, che senso ha lasciar intendere che le istituzioni potrebbero non andare fino in fondo? Lo capisce anche uno sprovveduto che una frase del genere allude a un tentativo di insabbiare tutto. Aizzando dunque gli sfascisti rossi, i quali grazie a Lepore hanno un ottimo motivo per continuare a mettere a ferro e fuoco la città.

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