Chi rischia grosso col voto
Giuseppe Conte (Imagoeconomica)

Giorgia Meloni, la Lega e Fi devono confermare i numeri delle Politiche. Ma i pericoli sono per la sinistra: Elly Schlein ha il fiato di Paolo Gentiloni sul collo, però un Pd sopra il 21 le farebbe zittire i volponi dem. Giuseppe Conte si gioca tutto. E Matteo Renzi e Carlo Calenda possono farsi male a vicenda.

Secondo il Corriere della Sera, da domani inizierà la stagione della caccia alla volpe e la preda più ambita sarà Giorgia Meloni, la quale non solo dovrà riuscire a confermare in Europa il risultato ottenuto da Fratelli d’Italia il 25 settembre di due anni fa, ma avrà anche il compito di mantenere la coalizione unita, intorno al 44%, percentuale che alle ultime politiche le consentì di conquistare il governo del Paese. Non intendo fare pronostici, ma è assai probabile che l’asticella indicata dal quotidiano di via Solferino venga raggiunta. Tuttavia, se per Giorgia il giornale più diffuso parla di caccia alla volpe, degli altri leader che si deve dire?

Già, perché checché ne pensi il Corriere, con il voto delle Europee a rischiare di più non è il presidente del Consiglio, che in Parlamento continua a godere di un’ampia maggioranza, ma i suoi avversari, in particolare Giuseppe Conte, il quale se non riuscisse a mantenere le percentuali ottenute nel 2022 avrebbe un bel problema, con tutti quelli che lui ha escluso grazie alla clausola che impedisce agli onorevoli pentastellati un terzo mandato. Sono tanti i grillini rimasti fuori dal Parlamento a causa dell’unico principio ancora in piedi dei tanti fissati quando il Movimento venne fondato. Mentre la restituzione di parte dello stipendio è finita in cavalleria e pure la consultazione online per decidere le candidature è stata archiviata, l’ultimo baluardo è sopravvissuto all’istituzionalizzazione del gruppo che doveva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Risultato, se Conte due anni fa ha approfittato di quella clausola per far fuori chiunque potesse insidiare la sua leadership, ora se le elezioni europee non dovessero andare bene, la vecchia guardia sarà pronta a fargliela pagare. Qual è l’asticella che l’ex premier deve superare? C’è chi sostiene che i grillini dovrebbero almeno confermare il voto delle Politiche, ma diciamo che la soglia psicologica impone di non scendere sotto il 14%. Se così non fosse, per l’avvocato di Volturara Appula sarebbero guai, perché oltre ad avere qualche difficoltà interna vedrebbe sfumare l’ambiziosissimo progetto di guidare la sinistra al prossimo giro, prenotando la poltrona di Palazzo Chigi.

Se Conte si gioca molto o tutto, anche Elly Schlein è – restando alla metafora del Corriere della Sera – una volpe a cui molti danno la caccia. Oltre al leader pentastellato, ad averla messa nel mirino sono tanti dei suoi compagni, in particolare una parte di coloro che hanno contribuito alla sua ascesa, vale a dire Dario Franceschini e gli eredi di quella tradizione cattocomunista che purtroppo ancora ci perseguita. La sinistra dc rimprovera alla segretaria del Pd di non farsi manovrare come i suoi esponenti vorrebbero. Quando l’appoggiarono, riuscendo a sconfiggere Stefano Bonaccini, i Franceschini boys pensavano di avere un burattino nelle loro mani da poter usare a piacimento. Invece la giovane arrivata al vertice al Nazareno senza che nessuno se ne accorgesse ha l’abitudine di fare quello che le pare, nominando i suoi fedelissimi e non quelli di Romano Prodi e compagni. Risultato, da mesi il gruppo dirigente che l’ha sponsorizzata lavora a un piano per la sua sostituzione. Il progetto prevede che in caso di insuccesso alle Europee, la Schlein sia costretta a cedere il passo a Paolo Gentiloni, fresco disoccupato dopo aver fatto il commissario europeo. «Er moviola» (questo il soprannome dell’ex premier per caso) sarebbe anche il candidato in pectore del centrosinistra qualora ci fossero nuove elezioni e magari un futuro presidente del Consiglio se per caso una crisi di governo si dovesse risolvere senza passare dal voto. A scompaginare i giochi della sinistra dem c’è però un dettaglio, ed è costituito dal fatto che, a differenza di tutti i pronostici, a cominciare da quello di Nicola Zingaretti, Elly Schlein non pare messa così male come vorrebbero i suoi. Mentre l’ex governatore del Lazio parlava fino a qualche mese fa di un Pd al 17%, ora c’è chi lo immagina sopra il 21%. Un risultato che salverebbe la giovane segretaria, ma affosserebbe tutti i calcoli dei vecchi volponi. I quali, caccia o non caccia, per rimanere sempre alla metafora del Corriere, sono gli unici che rischiano di finire in pellicceria.

Magari le mie sensazioni saranno sbagliate, ma domani potremmo scoprire che il vero problema non ce l’ha il centrodestra, ma il centrosinistra, che frantumato in molti partiti (da Avs con Ilaria Salis a Stati Uniti d’Europa con Matteo Renzi ed Emma Bonino, per finire ad Azione di Carlo Calenda) rischia di disperdere una quantità di voti, senza riuscire ad affermare una sola leadership, non dico per la Ue, ma neppure per l’Italia. Del resto, restando all’idea della volpe, ci si dimentica che quel tipo di caccia si basa sull’inseguimento. La volpe corre e gli altri provano a prenderla. Ma non sempre ci riescono.

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