True
2019-07-08
Trattano i nostri militari come loro maggiordomi
Ansa
Le Ong fanno le pentole ma non i coperchi: e a volte basta poco - una piccola mail - per far crollare miseramente il castello di carte che i loro capetti e portavoce cercano di costruire in tv con performance strappalacrime. A scrivere la mail sono i vertici dell'Ong Mediterranea e della nave Alex: il deputato in carica (avete capito bene: un attuale membro della Camera dei Deputati) nonché coordinatore della missione Erasmo Palazzotto, Leu, cioè la sinistra già di rito boldriniano, e il comandante skipper Tommaso Stella, ieri celebrato dal Corriere della Sera con una prosa degna dei media di regime cubani quando si occupavano di Fidel Castro (testuale: «È stato lui ad abbracciare per primo i neonati e le donne incinte e a issarli con i suoi muscoli sempre molto allenati sullo scafo»).
I due, che adesso - a quanto pare - sono indagati (tre accuse: favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, disobbedienza, resistenza o violenza a nave da guerra), avevano scritto alle autorità italiane e maltesi con il piglio con cui si prenota un taxi o si noleggia un'auto, dettando condizioni, tempi, dettagli. Primo, l'orario di partenza: «Entro e non oltre le 22 odierne». Secondo, il numero dei passeggeri a bordo: «18 complessivi: 1 comandante + 10 equipaggio + 7 naufraghi salvati». Terzo, modalità: «L'operazione di trasferimento su unità delle forze armate di Malta avvenga tassativamente a 15 miglia nautiche di distanza dalle coste dell'isola, in acque internazionali, e che vi sia la precisa garanzia che nessuna azione coercitiva sarà assunta nei confronti della nave da parte delle autorità maltesi e italiane». Eccoci al dunque: il punto centrale era una sorta di impropria garanzia di immunità/impunità per il comandante e il suo staff, evidentemente ben consapevoli di aver violato una serie di norme. A conferma, arriva la quarta condizione: che la Alex faccia ritorno nel suo porto di origine, a Licata. E infine, quinto: acqua, cibo, carburante. Dopo questo elenco di condizioni, il prevedibile ricatto: «In assenza di garanzie scritte rispetto ai punti sopraccitati, saremo costretti a rinnovare la richiesta di sbarco a Lampedusa come unica opzione percorribile».
Inevitabile la reazione del Viminale. Fonti del ministero dell'Interno hanno così commentato la pretesa di Palazzotto e compagni: «La barca della Ong si è sempre rifiutata di entrare in acque maltesi e pretendeva di essere accompagnata dalle autorità italiane fino a 15 miglia nautiche da La Valletta, per poi allontanarsi immediatamente ed evitare i controlli e la legge di un Paese membro dell'Ue. È per questo che le operazioni si erano bloccate, costringendo gli immigrati a inutili ore di attesa. Dal punto di vista del Viminale, era irrinunciabile l'arrivo di Alex sull'isola. Diversamente, le nostre Forze armate si sarebbero trasformate in tassisti del mare a servizio della Ong, un film già visto prima del 2017 e che aveva consentito il moltiplicarsi degli sbarchi in Italia. Invece i signori della Ong di sinistra hanno preferito perdere tempo in mezzo al Mediterraneo per pretendere “nessuna attività coercitiva". Cioè l'impunità. Il capitano della Alex ha quindi invocato lo “stato di necessità" per forzare i confini nazionali confidando in un orientamento benevolo della magistratura».
E in effetti è difficile non convenire con il Viminale. Ma davvero un'Ong può trattare i mezzi dello Stato come un taxi? E che precedente sarebbe stato, trovandoci solo all'inizio dell'estate, se il Viminale avesse dato via libera? Per i prossimi due-tre mesi, le autorità navali e di pubblica sicurezza si sarebbero trasformate in una via di mezzo tra una compagnia di taxi (senza tassametro) e una ditta di autonoleggio.
A peggiorare la posizione di Alex e Mediterranea, è arrivata un'altra figuraccia. In un servizio trasmesso da SkyTg24 il 5 luglio, Giulia Berberi, medico di bordo (non certo sospettabile di simpatie salviniane), dichiara testualmente, con riferimento alla cosiddetta operazione di soccorso: «Noi li abbiamo trovati su un gommone che in realtà era in buona condizioni. Il problema è stato che ci trovavamo in zona libica e i libici stavano arrivando a prenderli, e quindi li abbiamo caricati…». Inevitabile il commento su Twitter di Matteo Salvini: «Smascherati. Il gommone soccorso non aveva nessun problema».
Incuranti di questa serie di topiche, il solito Palazzotto e l'onnipresente (e onnidichiarante) Alessandra Sciurba si sono presentati in conferenza stampa a Lampedusa. Per fare una cosa nuova? No: per attaccare Salvini («Voleva il nostro scalpo»). Poi il solito disco rotto («C'è stata una chiara volontà politica di non darci altra possibilità»), e qualche momento surreale, quando i due si sono preventivamente sostituiti alla Corte costituzionale («Ci siamo chiesti se siamo ancora in uno Stato di diritto. Abbiamo violato un decreto incostituzionale e lo abbiamo fatto per stato di necessità. Ci sono governi che non si danno più un limite nella legittimità dei valori costituzionali»). E la prevedibile conclusione della Sciurba, tra promessa e minaccia: «Noi dobbiamo tornare in mare immediatamente. Non abbiamo alcuna intenzione di fermarci».
Ok di Malta alla Alan Kurdi. «Ma i 65 naufraghi verranno redistribuiti»
Dopo un primo divieto, nel tardo pomeriggio di ieri il governo di Malta ha dato l'ok allo sbarco dei 65 migranti a bordo della Alan Kurdi, la nave della Ong tedesca Sea Eye. Fino a metà pomeriggio le autorità maltesi avevano negato l'accesso alle acque territoriali, autorizzando solo il trasbordo a terra di tre persone, fra cui due minori, che avevano accusato malori, e incaricando le forze armate di «intraprendere le azioni appropriate se la nave fosse entrata entro le 12 miglia dall'arcipelago».
Il via libera è arrivato dopo che l'Ong con un tweet aveva denunciato che la situazione a bordo era al limite del collasso e dopo la certezza che «i naufraghi saranno ricollocati tutti in altri Paesi europei», come ha fatto sapere il premier Joseph Muscat. «A seguito di trattative con la Commissione europea e con il governo tedesco, nessuno rimarrà a Malta». Inoltre, «Stati Ue accoglieranno anche metà dei 58 migranti soccorsi in un altro intervento dalle forze armate maltesi».
Sabato anche la Alan Kurdi aveva chiesto di sbarcare a Lampedusa ma poi ha deciso di far rotta su La Valletta perché, come spiegato in un tweet, «non possiamo aspettare che lo stato di emergenza prevalga a bordo. Resta da vedere se i governi europei sostengano la posizione dell'Italia. La gente non è una merce di scambio». Solita demagogia da Ong, considerato che la Alan Kurdi già ad aprile scorso, con naufraghi raccolti in acque libiche, fece rotta su Malta che però la lasciò «a mollo» ben undici giorni prima dello sbarco dopo l'accordo di redistribuzione.
Nel frattempo ieri è stato sequestrato Alex, il veliero della Ong italiana Mediterranea, e il capitano Tommaso Stella è stato indagato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Sarebbe indagato dalla Procura di Agrigento anche il capo missione di Mediterranea e deputato di Leu, Erasmo Palazzotto, in quanto più alto in grado nella missione.
Intanto ieri il ministro dell'Interno Matteo Salvini è stato attaccato da un alleato di governo, il sottosegretario agli Esteri grillino Manlio Di Stefano, che ha scritto su Facebook: «Nelle ultime 48 ore abbiamo assistito alla fiera dell'ipocrisia. Tutto il mondo concentrato sui 54 migranti della Mediterranea, mentre nella notte ne erano già sbarcati più di 70 a Lampedusa con piccole imbarcazioni». Poi l'affondo contro Salvini che aveva lamentato di essere stato lasciato solo a gestire la crisi: «Il problema è sempre lo stesso, se vuoi fare tutto da solo e non passi mai la palla, se tieni lo sguardo fisso a terra senza accorgerti mai dei tuoi compagni, in porta non ci arrivi mai. Se ti senti Maradona e poi giochi come un Higuaín fuori forma è un serio problema, perché di mezzo c'è il Paese. Non si può dire che è sempre colpa degli altri».
A queste parole si è aggiunto un post del Blog delle stelle , «Il Truman show dei migranti», i cui si legge: «Nell'ultimo mese sono arrivati in Italia più di 300 irregolari e nessuno ne parla [...] Questo è un gioco al massacro molto pericoloso perché, mentre tutti parlano delle Ong, sul nostro territorio arrivano decine e decine di piccole imbarcazioni indisturbate».
Dopo il caso Rackete, e con la Alex e la Alan Kurdi all'orizzonte, il responsabile del Viminale aveva attaccato ancora una volta il ministro della Difesa Elisabetta Trenta: «Discuteremo della presenza di navi militari italiane nel Mediterraneo: domando ai vertici delle forze armate se la difesa dei confini italiani è un dovere o è un di più. Ogni tanto mi sento un po' solo». Poi, chiedendo l'intervento della Difesa e del Mef che hanno la responsabilità della Marina e della Gdf aveva aggiunto: «Vorrei che fossero al mio fianco. Posso indicare un porto sicuro, ma non dipendono da me le forze armate». Ma la Difesa ha smentito: «Da giorni abbiamo offerto supporto al Viminale sulla situazione di queste ore e il Viminale lo ha respinto, in più di un'occasione. Questi sono i fatti» .
Un altro attacco a Salvini è arrivato dalla Francia, che respinge i migranti a Ventimiglia. Le Journal du Dimanche ha pubblicato la lettera di 62 deputati d'Oltralpe, in gran parte della maggioranza, a sostegno delle Ong.
Continua a leggereRiduci
Ecco la mail con cui Mediterranea dettava all'Italia le condizioni per sbarcare i profughi a La Valletta. Oltre a rifornimenti e immunità, richiesto l'uso della Marina come taxi. Incredibile gaffe dei medico di bordo: «Il gommone? Era in buone condizioni». Ok di Malta alla Alan Kurdi. «Ma i 65 naufraghi verranno redistribuiti». Attacchi a Matteo Salvini dal Blog delle stelle e dal grillino Manlio Di Stefano: «Si crede Maradona però gioca come un Higuaín fuori forma». Lo speciale comprende due articoli. Le Ong fanno le pentole ma non i coperchi: e a volte basta poco - una piccola mail - per far crollare miseramente il castello di carte che i loro capetti e portavoce cercano di costruire in tv con performance strappalacrime. A scrivere la mail sono i vertici dell'Ong Mediterranea e della nave Alex: il deputato in carica (avete capito bene: un attuale membro della Camera dei Deputati) nonché coordinatore della missione Erasmo Palazzotto, Leu, cioè la sinistra già di rito boldriniano, e il comandante skipper Tommaso Stella, ieri celebrato dal Corriere della Sera con una prosa degna dei media di regime cubani quando si occupavano di Fidel Castro (testuale: «È stato lui ad abbracciare per primo i neonati e le donne incinte e a issarli con i suoi muscoli sempre molto allenati sullo scafo»). I due, che adesso - a quanto pare - sono indagati (tre accuse: favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, disobbedienza, resistenza o violenza a nave da guerra), avevano scritto alle autorità italiane e maltesi con il piglio con cui si prenota un taxi o si noleggia un'auto, dettando condizioni, tempi, dettagli. Primo, l'orario di partenza: «Entro e non oltre le 22 odierne». Secondo, il numero dei passeggeri a bordo: «18 complessivi: 1 comandante + 10 equipaggio + 7 naufraghi salvati». Terzo, modalità: «L'operazione di trasferimento su unità delle forze armate di Malta avvenga tassativamente a 15 miglia nautiche di distanza dalle coste dell'isola, in acque internazionali, e che vi sia la precisa garanzia che nessuna azione coercitiva sarà assunta nei confronti della nave da parte delle autorità maltesi e italiane». Eccoci al dunque: il punto centrale era una sorta di impropria garanzia di immunità/impunità per il comandante e il suo staff, evidentemente ben consapevoli di aver violato una serie di norme. A conferma, arriva la quarta condizione: che la Alex faccia ritorno nel suo porto di origine, a Licata. E infine, quinto: acqua, cibo, carburante. Dopo questo elenco di condizioni, il prevedibile ricatto: «In assenza di garanzie scritte rispetto ai punti sopraccitati, saremo costretti a rinnovare la richiesta di sbarco a Lampedusa come unica opzione percorribile». Inevitabile la reazione del Viminale. Fonti del ministero dell'Interno hanno così commentato la pretesa di Palazzotto e compagni: «La barca della Ong si è sempre rifiutata di entrare in acque maltesi e pretendeva di essere accompagnata dalle autorità italiane fino a 15 miglia nautiche da La Valletta, per poi allontanarsi immediatamente ed evitare i controlli e la legge di un Paese membro dell'Ue. È per questo che le operazioni si erano bloccate, costringendo gli immigrati a inutili ore di attesa. Dal punto di vista del Viminale, era irrinunciabile l'arrivo di Alex sull'isola. Diversamente, le nostre Forze armate si sarebbero trasformate in tassisti del mare a servizio della Ong, un film già visto prima del 2017 e che aveva consentito il moltiplicarsi degli sbarchi in Italia. Invece i signori della Ong di sinistra hanno preferito perdere tempo in mezzo al Mediterraneo per pretendere “nessuna attività coercitiva". Cioè l'impunità. Il capitano della Alex ha quindi invocato lo “stato di necessità" per forzare i confini nazionali confidando in un orientamento benevolo della magistratura». E in effetti è difficile non convenire con il Viminale. Ma davvero un'Ong può trattare i mezzi dello Stato come un taxi? E che precedente sarebbe stato, trovandoci solo all'inizio dell'estate, se il Viminale avesse dato via libera? Per i prossimi due-tre mesi, le autorità navali e di pubblica sicurezza si sarebbero trasformate in una via di mezzo tra una compagnia di taxi (senza tassametro) e una ditta di autonoleggio. A peggiorare la posizione di Alex e Mediterranea, è arrivata un'altra figuraccia. In un servizio trasmesso da SkyTg24 il 5 luglio, Giulia Berberi, medico di bordo (non certo sospettabile di simpatie salviniane), dichiara testualmente, con riferimento alla cosiddetta operazione di soccorso: «Noi li abbiamo trovati su un gommone che in realtà era in buona condizioni. Il problema è stato che ci trovavamo in zona libica e i libici stavano arrivando a prenderli, e quindi li abbiamo caricati…». Inevitabile il commento su Twitter di Matteo Salvini: «Smascherati. Il gommone soccorso non aveva nessun problema». Incuranti di questa serie di topiche, il solito Palazzotto e l'onnipresente (e onnidichiarante) Alessandra Sciurba si sono presentati in conferenza stampa a Lampedusa. Per fare una cosa nuova? No: per attaccare Salvini («Voleva il nostro scalpo»). Poi il solito disco rotto («C'è stata una chiara volontà politica di non darci altra possibilità»), e qualche momento surreale, quando i due si sono preventivamente sostituiti alla Corte costituzionale («Ci siamo chiesti se siamo ancora in uno Stato di diritto. Abbiamo violato un decreto incostituzionale e lo abbiamo fatto per stato di necessità. Ci sono governi che non si danno più un limite nella legittimità dei valori costituzionali»). E la prevedibile conclusione della Sciurba, tra promessa e minaccia: «Noi dobbiamo tornare in mare immediatamente. Non abbiamo alcuna intenzione di fermarci». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/le-ong-pretendono-di-dare-ordini-ai-militari-2639116255.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ok-di-malta-alla-alan-kurdi-ma-i-65-naufraghi-verranno-redistribuiti" data-post-id="2639116255" data-published-at="1777571438" data-use-pagination="False"> Ok di Malta alla Alan Kurdi. «Ma i 65 naufraghi verranno redistribuiti» Dopo un primo divieto, nel tardo pomeriggio di ieri il governo di Malta ha dato l'ok allo sbarco dei 65 migranti a bordo della Alan Kurdi, la nave della Ong tedesca Sea Eye. Fino a metà pomeriggio le autorità maltesi avevano negato l'accesso alle acque territoriali, autorizzando solo il trasbordo a terra di tre persone, fra cui due minori, che avevano accusato malori, e incaricando le forze armate di «intraprendere le azioni appropriate se la nave fosse entrata entro le 12 miglia dall'arcipelago». Il via libera è arrivato dopo che l'Ong con un tweet aveva denunciato che la situazione a bordo era al limite del collasso e dopo la certezza che «i naufraghi saranno ricollocati tutti in altri Paesi europei», come ha fatto sapere il premier Joseph Muscat. «A seguito di trattative con la Commissione europea e con il governo tedesco, nessuno rimarrà a Malta». Inoltre, «Stati Ue accoglieranno anche metà dei 58 migranti soccorsi in un altro intervento dalle forze armate maltesi». Sabato anche la Alan Kurdi aveva chiesto di sbarcare a Lampedusa ma poi ha deciso di far rotta su La Valletta perché, come spiegato in un tweet, «non possiamo aspettare che lo stato di emergenza prevalga a bordo. Resta da vedere se i governi europei sostengano la posizione dell'Italia. La gente non è una merce di scambio». Solita demagogia da Ong, considerato che la Alan Kurdi già ad aprile scorso, con naufraghi raccolti in acque libiche, fece rotta su Malta che però la lasciò «a mollo» ben undici giorni prima dello sbarco dopo l'accordo di redistribuzione. Nel frattempo ieri è stato sequestrato Alex, il veliero della Ong italiana Mediterranea, e il capitano Tommaso Stella è stato indagato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Sarebbe indagato dalla Procura di Agrigento anche il capo missione di Mediterranea e deputato di Leu, Erasmo Palazzotto, in quanto più alto in grado nella missione. Intanto ieri il ministro dell'Interno Matteo Salvini è stato attaccato da un alleato di governo, il sottosegretario agli Esteri grillino Manlio Di Stefano, che ha scritto su Facebook: «Nelle ultime 48 ore abbiamo assistito alla fiera dell'ipocrisia. Tutto il mondo concentrato sui 54 migranti della Mediterranea, mentre nella notte ne erano già sbarcati più di 70 a Lampedusa con piccole imbarcazioni». Poi l'affondo contro Salvini che aveva lamentato di essere stato lasciato solo a gestire la crisi: «Il problema è sempre lo stesso, se vuoi fare tutto da solo e non passi mai la palla, se tieni lo sguardo fisso a terra senza accorgerti mai dei tuoi compagni, in porta non ci arrivi mai. Se ti senti Maradona e poi giochi come un Higuaín fuori forma è un serio problema, perché di mezzo c'è il Paese. Non si può dire che è sempre colpa degli altri». A queste parole si è aggiunto un post del Blog delle stelle , «Il Truman show dei migranti», i cui si legge: «Nell'ultimo mese sono arrivati in Italia più di 300 irregolari e nessuno ne parla [...] Questo è un gioco al massacro molto pericoloso perché, mentre tutti parlano delle Ong, sul nostro territorio arrivano decine e decine di piccole imbarcazioni indisturbate». Dopo il caso Rackete, e con la Alex e la Alan Kurdi all'orizzonte, il responsabile del Viminale aveva attaccato ancora una volta il ministro della Difesa Elisabetta Trenta: «Discuteremo della presenza di navi militari italiane nel Mediterraneo: domando ai vertici delle forze armate se la difesa dei confini italiani è un dovere o è un di più. Ogni tanto mi sento un po' solo». Poi, chiedendo l'intervento della Difesa e del Mef che hanno la responsabilità della Marina e della Gdf aveva aggiunto: «Vorrei che fossero al mio fianco. Posso indicare un porto sicuro, ma non dipendono da me le forze armate». Ma la Difesa ha smentito: «Da giorni abbiamo offerto supporto al Viminale sulla situazione di queste ore e il Viminale lo ha respinto, in più di un'occasione. Questi sono i fatti» . Un altro attacco a Salvini è arrivato dalla Francia, che respinge i migranti a Ventimiglia. Le Journal du Dimanche ha pubblicato la lettera di 62 deputati d'Oltralpe, in gran parte della maggioranza, a sostegno delle Ong.
Stalin (Ansa)
Secondo l’interpretazione dello storico Alain Besançon, il comunismo non può essere ridotto a semplice alleato contingente del nazismo, ma ne rappresenta piuttosto una sorta di «gemello eterozigote»: due sistemi diversi nelle forme e nelle giustificazioni ideologiche, ma accomunati da una radice totalitaria e da una simile concezione del potere assoluto. Come gli Horcrux custodiscono frammenti di un’anima corrotta, così alcune ideologie del Novecento hanno disseminato nel tempo e nello spazio elementi persistenti di violenza, repressione e negazione dell’individuo e antisemitismo camuffato da compassione selettiva. Anche quando una di queste forme storiche è crollata, i suoi presupposti o le sue conseguenze hanno continuato a riemergere in contesti diversi, trasformandosi e adattandosi.
L’analogia non va presa alla lettera, ma aiuta a visualizzare la capacità di certe strutture ideologiche di sopravvivere alla propria apparente sconfitta. In questa prospettiva, il rapporto tra nazismo e comunismo non è solo quello di due finti nemici storici, ma di due veri alleati: i due sistemi che si sono spartiti la Polonia come un panino, che hanno condannato a morte tutti gli ebrei che erano scappati in Unione Sovietica, che hanno permesso al Terzo Reich le guerre lampo grazie alle forniture di materie prime che arrivavano sottocosto da Stalin. Pur contrapponendosi, hanno condiviso tratti profondi: il controllo totale della società, la soppressione del dissenso, l’uso sistematico della paura. Definirli «gemelli» significa riconoscere che entrambi hanno incarnato, in modi diversi, una stessa deriva del pensiero politico moderno. Così, come nel mondo narrativo gli Horcrux rendono difficile la sconfitta definitiva del male, nella storia reale certe idee e pratiche continuano a lasciare tracce, richiedendo uno sforzo costante di comprensione critica e vigilanza per impedirne il ritorno sotto nuove forme.
Una delle forme di ritorno del nazifascismo è l’antifascismo. La liberazione celebrata il 25 aprile fu un’occupazione militare in conseguenza a una guerra persa. La guerra la fece, la cominciò, la dichiarò l’Italia che con poche eccezioni era entusiasticamente fascista. Il fascismo permetteva di dividere tra noi, buoni, e loro, cattivi. Permetteva di insultare, permetteva di disprezzare. Era pura e gratuita arroganza. Permetteva di uccidere impunemente, per esempio Matteotti. Il 25 aprile pomeriggio tutti furono antifascisti. L’antifascismo era semplicemente arroganza, divideva tra noi e loro, noi e buoni e loro cattivi, permetteva impunemente di uccidere, per esempio il filosofo Gentile. Il fascismo fu un fenomeno ripugnante. L’antifascismo ha ancora una dignità o è ormai un fenomeno ripugnante? I conti mai fatti con il sangue dei vinti, l’incapacità a condannare il comunismo, firmatario del patto Ribbentrop-Molotov, dittatura atroce e senza giustificazioni, le distanze mai prese dal terrorismo rosso, l’affetto mai rinnegato per il terrorismo palestinese rendono l’antifascismo uno dei contenitori grazie al quale l’anima frammentata del mostro traversa i decenni, speriamo non i secoli. Che i morti seppelliscano i morti. I sette fratelli Govoni massacrati nella seconda strage di Cento possono seppellire i sette fratelli Cervi?
La Costituzione nata con l’antifascismo non è anticomunista. Non ha evitato scempi come per esempio via Lenin, via Che Guevara, via Mao. La Costituzione nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità di protezione delle libertà elementari dell’individuo, come si è visto nella dittatura pandemica, durante la quale sono stati violati anche i trattati di Norimberga, Helsinki e Oviedo. La nostra Corte costituzionale ha evidenziato come la Costituzione non sia stata violata in queste imposizioni gravissime: la nostra Costituzione è deficitaria, non protegge nemmeno la libertà dell’individuo a non essere costretto ad ammalarsi per fare da cavia e da fornitore di denaro alle grandi case farmaceutiche. La Costituzione è nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità nella protezione del rispetto della fede religiosa dell’individuo, costringendo persone credenti o semplicemente etiche, a pagare con le loro tasse, l’aborto volontario, imposizione che queste persone, io per prima, trovano ripugnante. La nostra Costituzione permette che tre cittadini al giorno vengano incarcerati innocenti perché la loro innocenza sia forse riconosciuta dopo mesi, se non dopo anni, e che nessuno paghi per questi errori tragici. Questa è un’eredità diretta dal fascismo. Il momento è venuto di liberarci del fascismo e di tutti i suoi retaggi.
Continua a leggereRiduci
Smontato il giallo internazionale dietro la clemenza concessa a Nicole Minetti: la procedura è partita dal Colle, non da Mosca o chissà dove. Senza prove di corruzione in Uruguay o di festini fantasma, siamo davanti a una campagna di fango basata su presunte fonti anonime e illazioni, come nel caso di Ranucci che accusa Nordio di essere stato nel ranch di Cipriani. In più viene chiarito un fatto: dopo la sentenza della Consulta del 2006, il potere di concedere la grazia è esclusivamente nelle mani del presidente della Repubblica. Il Ministero della Giustizia ha solo un ruolo istruttorio e di verifica formale.
Ecco #DimmiLaVerità del 30 aprile 2026. Il nostro esperto di politica Usa Stefano Graziosi ci spiega che per Trump i sondaggi interni sono disastrosi.
Silvia Salis (Ansa)
C’è chi sceglie di raggiungere la montagna insieme ai partigiani e chi, invece, preferisce raggiungere il lago, per combattere una guerra disperata sotto le bandiere della Repubblica sociale italiana. Ognuno arriva alla propria conclusione dopo enormi sofferenze. Lo stesso fanno gli Alpini. Chi va da una parte e chi dall’altra.
Portava però la penna nera Nuto Revelli che, dopo l’Armistizio di Cassibile, è tra i fondatori delle formazioni di Giustizia e Libertà, diventando poi un testimone chiave della lotta partigiana. Lo stesso fa Mario Rigoni Stern, tornato miracolosamente vivo dalla campagna di Russia per poi combattere sull’Altipiano di Asiago. E pure Enrico Martini Mauri, una delle 62 medaglie d’oro, e attivo in Piemonte. Scrive di lui l’Anpi: «Di sentimenti monarchici, con la mentalità del militare, Mauri (che, grazie ai rapporti preferenziali instaurati con la missione inglese del maggiore «Temple», riceve lanci regolari di armi, munizioni e vettovagliamento), tende a tenere sotto il suo controllo tutta la zona». È un militare di professione. Sa fare la guerra. Difende la sua terra, anche scontrandosi con i partigiani della Brigata Garibaldi. A Genova, attorno al partigiano cattolico e medaglia d’oro Aldo Gastaldi (morto in uno strano incidente a guerra finita a cui Giampaolo Pansa dedicò il libro Uccidete il comandante bianco) si radunano moltissimi alpini. Sanno muoversi e combattere in montagna, del resto. Sono il corpo più adatto per la guerriglia. Sono valorosi e lo dimostreranno in battaglia.
A distanza di 80 anni le Penne nere stanno per tornare a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza. Città che si è liberata da sola, prima ancora che arrivassero gli alleati, anche grazie al contributo di quei combattenti che provenivano dalle truppe alpine che oggi pare disprezzare. L’adunata annuale delle Penne nere è stata anticipata dalle solite polemiche. Le femministe di Non una di meno che vedono negli Alpini l’ultimo baluardo del patriarcato e la candidata di Alleanza verdi e sinistra che chiede che le Penne nere vadano altrove. Ma c’è anche chi, come l’alpino e consigliere comunale a Genova, Sergio Gambino, ha firmato un ordine del giorno per chiedere ufficialmente che, dopo le denigrazioni, la città valorizzasse gli Alpini. Una richiesta semplice in cui si domandava al sindaco Silvia Salis di «ribadire pubblicamente il valore sociale e culturale dell’Adunata, respingendo ogni tentativo di strumentalizzazione ideologica volta a dividere la cittadinanza». Ma soprattutto si chiedeva di «prendere pubblicamente le distanze, manifestando solidarietà agli Alpini, da quanto di grave è stato affermato sulle pagine social di Non una di meno».
La risposta che è arrivata dalla giunta della Salis, però, è stata un secco no. Questa la cronaca politica. Che è cronaca, quindi destinata a passare. A differenza delle 62 medaglie d’oro degli Alpini.
Continua a leggereRiduci