- Ecco la mail con cui Mediterranea dettava all’Italia le condizioni per sbarcare i profughi a La Valletta. Oltre a rifornimenti e immunità, richiesto l’uso della Marina come taxi. Incredibile gaffe dei medico di bordo: «Il gommone? Era in buone condizioni».
- Ok di Malta alla Alan Kurdi. «Ma i 65 naufraghi verranno redistribuiti». Attacchi a Matteo Salvini dal Blog delle stelle e dal grillino Manlio Di Stefano: «Si crede Maradona però gioca come un Higuaín fuori forma».
Lo speciale comprende due articoli.
Le Ong fanno le pentole ma non i coperchi: e a volte basta poco – una piccola mail – per far crollare miseramente il castello di carte che i loro capetti e portavoce cercano di costruire in tv con performance strappalacrime. A scrivere la mail sono i vertici dell’Ong Mediterranea e della nave Alex: il deputato in carica (avete capito bene: un attuale membro della Camera dei Deputati) nonché coordinatore della missione Erasmo Palazzotto, Leu, cioè la sinistra già di rito boldriniano, e il comandante skipper Tommaso Stella, ieri celebrato dal Corriere della Sera con una prosa degna dei media di regime cubani quando si occupavano di Fidel Castro (testuale: «È stato lui ad abbracciare per primo i neonati e le donne incinte e a issarli con i suoi muscoli sempre molto allenati sullo scafo»).
I due, che adesso – a quanto pare – sono indagati (tre accuse: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, disobbedienza, resistenza o violenza a nave da guerra), avevano scritto alle autorità italiane e maltesi con il piglio con cui si prenota un taxi o si noleggia un’auto, dettando condizioni, tempi, dettagli. Primo, l’orario di partenza: «Entro e non oltre le 22 odierne». Secondo, il numero dei passeggeri a bordo: «18 complessivi: 1 comandante + 10 equipaggio + 7 naufraghi salvati». Terzo, modalità: «L’operazione di trasferimento su unità delle forze armate di Malta avvenga tassativamente a 15 miglia nautiche di distanza dalle coste dell’isola, in acque internazionali, e che vi sia la precisa garanzia che nessuna azione coercitiva sarà assunta nei confronti della nave da parte delle autorità maltesi e italiane». Eccoci al dunque: il punto centrale era una sorta di impropria garanzia di immunità/impunità per il comandante e il suo staff, evidentemente ben consapevoli di aver violato una serie di norme. A conferma, arriva la quarta condizione: che la Alex faccia ritorno nel suo porto di origine, a Licata. E infine, quinto: acqua, cibo, carburante. Dopo questo elenco di condizioni, il prevedibile ricatto: «In assenza di garanzie scritte rispetto ai punti sopraccitati, saremo costretti a rinnovare la richiesta di sbarco a Lampedusa come unica opzione percorribile».
Inevitabile la reazione del Viminale. Fonti del ministero dell’Interno hanno così commentato la pretesa di Palazzotto e compagni: «La barca della Ong si è sempre rifiutata di entrare in acque maltesi e pretendeva di essere accompagnata dalle autorità italiane fino a 15 miglia nautiche da La Valletta, per poi allontanarsi immediatamente ed evitare i controlli e la legge di un Paese membro dell’Ue. È per questo che le operazioni si erano bloccate, costringendo gli immigrati a inutili ore di attesa. Dal punto di vista del Viminale, era irrinunciabile l’arrivo di Alex sull’isola. Diversamente, le nostre Forze armate si sarebbero trasformate in tassisti del mare a servizio della Ong, un film già visto prima del 2017 e che aveva consentito il moltiplicarsi degli sbarchi in Italia. Invece i signori della Ong di sinistra hanno preferito perdere tempo in mezzo al Mediterraneo per pretendere “nessuna attività coercitiva”. Cioè l’impunità. Il capitano della Alex ha quindi invocato lo “stato di necessità” per forzare i confini nazionali confidando in un orientamento benevolo della magistratura».
E in effetti è difficile non convenire con il Viminale. Ma davvero un’Ong può trattare i mezzi dello Stato come un taxi? E che precedente sarebbe stato, trovandoci solo all’inizio dell’estate, se il Viminale avesse dato via libera? Per i prossimi due-tre mesi, le autorità navali e di pubblica sicurezza si sarebbero trasformate in una via di mezzo tra una compagnia di taxi (senza tassametro) e una ditta di autonoleggio.
A peggiorare la posizione di Alex e Mediterranea, è arrivata un’altra figuraccia. In un servizio trasmesso da SkyTg24 il 5 luglio, Giulia Berberi, medico di bordo (non certo sospettabile di simpatie salviniane), dichiara testualmente, con riferimento alla cosiddetta operazione di soccorso: «Noi li abbiamo trovati su un gommone che in realtà era in buona condizioni. Il problema è stato che ci trovavamo in zona libica e i libici stavano arrivando a prenderli, e quindi li abbiamo caricati…». Inevitabile il commento su Twitter di Matteo Salvini: «Smascherati. Il gommone soccorso non aveva nessun problema».
Incuranti di questa serie di topiche, il solito Palazzotto e l’onnipresente (e onnidichiarante) Alessandra Sciurba si sono presentati in conferenza stampa a Lampedusa. Per fare una cosa nuova? No: per attaccare Salvini («Voleva il nostro scalpo»). Poi il solito disco rotto («C’è stata una chiara volontà politica di non darci altra possibilità»), e qualche momento surreale, quando i due si sono preventivamente sostituiti alla Corte costituzionale («Ci siamo chiesti se siamo ancora in uno Stato di diritto. Abbiamo violato un decreto incostituzionale e lo abbiamo fatto per stato di necessità. Ci sono governi che non si danno più un limite nella legittimità dei valori costituzionali»). E la prevedibile conclusione della Sciurba, tra promessa e minaccia: «Noi dobbiamo tornare in mare immediatamente. Non abbiamo alcuna intenzione di fermarci».
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