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2019-08-02
«La triste verità è che vogliono eliminare i docenti fedeli a Wojtyla»
Ansa
La triste storia di «ristrutturazione» dell'Istituto voluto nel 1981 da Giovanni Paolo II per approfondire gli studi su matrimonio e famiglia mostra ogni giorno di più che le cose sono tutt'altro che pacifiche e chiare, nonostante i comunicati stampa del Gran cancelliere monsignor Vincenzo Paglia. La lettera degli studenti, inviata a Paglia e al preside Pierangelo Sequeri con una serie di domande e richieste di chiarimento, lettera che gli studenti hanno pubblicato online, ha mostrato che le distorsioni non erano della solita cattiva stampa, ma nei fatti.
Che le cose stiano così è ora alla piena luce del sole, soprattutto dopo le interviste che il vicepreside dell'Istituto, padre Jose Granados, ha rilasciato il 31 luglio alla Catholic news agency e in lingua spagnola a Religion confindencial. Le sue parole si commentano da sole. Come avevamo scritto sulla Verità fin dall'inizio di questa brutta storia ecclesiale, serpeggia il fondato dubbio che l'intento profondo della «ristrutturazione» in corso sia quello di archiviare il magistero di Giovanni Paolo II e l'enciclica di Paolo VI Humanae vitae sulla contraccezione e l'amore umano.
Di fronte alla soppressione della cattedra di teologia morale fondamentale, e all'allontanamento conseguente del professor Livio Melina, già preside dell'Istituto e primo successore di Carlo Caffarra proprio su quella cattedra, Granados ha dichiarato che la cosa è «particolarmente preoccupante». Perché «è una cattedra decisiva. Se i fondamenti della morale rimangono sconosciuti, se questi non sono ben collocati, la morale del matrimonio rimane nell'aria. Il modo in cui si intende [l'enciclica di Giovanni Paolo II del 1993] Veritatis splendor modellerà il modo di vedere particolari questioni morali, come la moralità della contraccezione o gli atti sessuali al di fuori del matrimonio». Il professore ha notato che la cattedra di quella materia per 38 anni non ha sollevato alcuna obiezione, ora, prosegue il vicepreside, «il motivo addotto [per la sua soppressione, ndr] può essere spiegato, quindi, solo come una cortina fumogena. La vera e triste ragione? Non è che Melina… è rimasto fedele all'Humanae vitae e alla Veritatis splendor, e la cattedra viene eliminata per eliminare Melina?».
Allo stesso modo Granados parla dell'allontanamento dell'altro professore ordinario, padre Jose Noriega. Per lui la motivazione ufficiale è che avendo già l'incarico di superiore generale di una congregazione religiosa non può essere docente stabile. «Se il problema è l'incompatibilità», dichiara Granados alla Cna, «e il suo lavoro è apprezzato, perché non concedono ora qualcosa previsto dal regolamento della curia, un congedo di sei mesi, eliminando quindi il problema? Se non si fa così, quale altra spiegazione rimane, se non che è una scusa per poter licenziare la cattedra di amore e matrimonio, e liberarsi del responsabile delle pubblicazioni dell'Istituto? È forse perché Noriega è positivamente favorevole alla Humanae vitae e alla Veritatis splendor?».
Perché, dice ancora il vicepreside, non si è data possibilità ai due professori di difendersi? Secondo Granados si tratta di un «abuso» che mette a rischio «la libertà accademica di tutti gli insegnanti» perché tutti «potremmo essere espulsi, non perché neghiamo la dottrina della fede, in quel caso sarebbe cosa giusta, ma per aver seguito linee teologiche che le autorità universitarie non amano. Da questo punto di vista tutti noi che abbiamo una cattedra universitaria possiamo dire: “Io sono Melina e Noriega"».
Padre Antonio Spadaro, il direttore della rivista La Civiltà cattolica, uno dei più ascoltati consiglieri di papa Francesco, ha twittato che questo rinnovamento era «atteso» (da chi?) e non c'è alcuna epurazione. Lo chiamano sviluppo nella continuità, in questo caso però assomiglia molto alla quadratura del cerchio.
Nessuno fa luce sulle accuse di abusi rivolte al numero tre del Vaticano
Fare domande, capire i retroscena, raccontare i fatti. Proprio in questi giorni dalle sacre stanze è arrivata l'ennesima predica contro il giornalismo «distorto, fazioso e in malafede» a proposito delle faccende che riguardano la «ristrutturazione» del fu Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia. Peccato che il pulpito da cui è partita la predica si sia rivelato non proprio illibato, vista la querelle sulla lettera degli studenti che non doveva esserci poi invece è comparsa online con tanto di date di invio. Ma ultimamente su questa materia al di là del Tevere scivolano in modo un po' maldestro, come fu con la vicenda della lettera del Papa emerito raccontata a puntate dall'allora super segretario per le comunicazioni don Dario Edoardo Viganò.
Quella missiva fu utilizzata come apripista per una raccolta di libri che dovevano sostenere la teologia di papa Francesco, peccato che inizialmente non si divulgò la parte in cui Benedetto XVI rimandava al mittente la richiesta di sostegno e in un certo senso anche il contenuto di quella raccolta «teologica».
Poi c'è il caso Viganò, questa volta ci riferiamo a Carlo Maria, l'ex nunzio negli Usa, che con il suo memoriale che La Verità pubblicò quasi un anno fa il 26 agosto 2018, ha rappresentato un altro esempio di comunicazione vaticana non proprio chiara. Il Papa ha scelto di non rispondere, chiedendo ai giornalisti di interpretare e comprendere, con il risultato che di fronte alle terribili circostanze riportate dall'ex nunzio il tutto è stato archiviato dai portavoce più o meno ufficiali nella categorie «follia» e «macchinazione politico-mediatica». Prove concrete? Poche, praticamente nulle.
Invece, durante quest'anno sono emerse numerose conferme al memoriale Viganò, l'ultima delle quali è il dossier reso pubblico da monsignor Anthony Figueiredo, segretario dell'ex cardinale Theodore McCarrick. Ma l'interpretazione della macchinazione politico-mediatica resiste e nessuno dei documenti richiamati da Viganò è stato reso pubblico, né si è al corrente che si stia lavorando al proposito. L'unica cosa certa è che McCarrick è stato ridotto allo stato laicale senza possibilità di impugnare la sentenza e far valere, eventualmente, le sue ragioni.
Inoltre, circa un mese fa l'ex nunzio è tornato a parlare in una lunga intervista concessa al Washington post, a cui è seguita una ulteriore aggiunta pubblicata da Lifesitenews di alcuni elementi che il Post aveva scelto di non pubblicare perché non confermati. Tra questi anche le accuse all'attuale numero tre del Vaticano, il venezuelano monsignor Edgar Peña Parra, sostituto alla Segreteria di Stato.
Storie pesanti di accuse di abusi che risalgono al 2000 a Maracaibo, quando un giornalista, Gaston Guisandes Lopéz, scrisse due articoli in cui parlava di una lobby gay di preti, comprendente sedici sacerdoti, fra cui Peña Parra. Il giornalista chiese di farsi ricevere due volte dall'allora nunzio monsignor André Dupuy che non gli concesse mai udienza, ma, racconta Viganò, lo stesso Dupuy «fece un rapporto alla Segreteria di Stato raccontando che il giornalista aveva accusato mons. Peña Parra di due crimini molto gravi, descrivendo le circostanze».
Proprio ieri i giornalisti Marco Tosatti e lo spagnolo Gabriel Ariza hanno scritto di aver contattato Gaston Lopéz, il quale «ha confermato personalmente a Gabriel Ariza tutti i fatti raccontati da Viganò, articoli e denuncia al nunzio compresi». Noi siamo in attesa di ricevere ulteriori elementi provando a fare domande e raccontare i fatti.
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José Granados, vicepreside dell'Istituto pro famiglia intitolato al Papa polacco, contro le recenti rimozioni: «È preoccupante».Un giornalista venezuelano conferma le voci su monsignor Peña Parra. Roma taceLo speciale contiene due articoliLa triste storia di «ristrutturazione» dell'Istituto voluto nel 1981 da Giovanni Paolo II per approfondire gli studi su matrimonio e famiglia mostra ogni giorno di più che le cose sono tutt'altro che pacifiche e chiare, nonostante i comunicati stampa del Gran cancelliere monsignor Vincenzo Paglia. La lettera degli studenti, inviata a Paglia e al preside Pierangelo Sequeri con una serie di domande e richieste di chiarimento, lettera che gli studenti hanno pubblicato online, ha mostrato che le distorsioni non erano della solita cattiva stampa, ma nei fatti.Che le cose stiano così è ora alla piena luce del sole, soprattutto dopo le interviste che il vicepreside dell'Istituto, padre Jose Granados, ha rilasciato il 31 luglio alla Catholic news agency e in lingua spagnola a Religion confindencial. Le sue parole si commentano da sole. Come avevamo scritto sulla Verità fin dall'inizio di questa brutta storia ecclesiale, serpeggia il fondato dubbio che l'intento profondo della «ristrutturazione» in corso sia quello di archiviare il magistero di Giovanni Paolo II e l'enciclica di Paolo VI Humanae vitae sulla contraccezione e l'amore umano. Di fronte alla soppressione della cattedra di teologia morale fondamentale, e all'allontanamento conseguente del professor Livio Melina, già preside dell'Istituto e primo successore di Carlo Caffarra proprio su quella cattedra, Granados ha dichiarato che la cosa è «particolarmente preoccupante». Perché «è una cattedra decisiva. Se i fondamenti della morale rimangono sconosciuti, se questi non sono ben collocati, la morale del matrimonio rimane nell'aria. Il modo in cui si intende [l'enciclica di Giovanni Paolo II del 1993] Veritatis splendor modellerà il modo di vedere particolari questioni morali, come la moralità della contraccezione o gli atti sessuali al di fuori del matrimonio». Il professore ha notato che la cattedra di quella materia per 38 anni non ha sollevato alcuna obiezione, ora, prosegue il vicepreside, «il motivo addotto [per la sua soppressione, ndr] può essere spiegato, quindi, solo come una cortina fumogena. La vera e triste ragione? Non è che Melina… è rimasto fedele all'Humanae vitae e alla Veritatis splendor, e la cattedra viene eliminata per eliminare Melina?».Allo stesso modo Granados parla dell'allontanamento dell'altro professore ordinario, padre Jose Noriega. Per lui la motivazione ufficiale è che avendo già l'incarico di superiore generale di una congregazione religiosa non può essere docente stabile. «Se il problema è l'incompatibilità», dichiara Granados alla Cna, «e il suo lavoro è apprezzato, perché non concedono ora qualcosa previsto dal regolamento della curia, un congedo di sei mesi, eliminando quindi il problema? Se non si fa così, quale altra spiegazione rimane, se non che è una scusa per poter licenziare la cattedra di amore e matrimonio, e liberarsi del responsabile delle pubblicazioni dell'Istituto? È forse perché Noriega è positivamente favorevole alla Humanae vitae e alla Veritatis splendor?».Perché, dice ancora il vicepreside, non si è data possibilità ai due professori di difendersi? Secondo Granados si tratta di un «abuso» che mette a rischio «la libertà accademica di tutti gli insegnanti» perché tutti «potremmo essere espulsi, non perché neghiamo la dottrina della fede, in quel caso sarebbe cosa giusta, ma per aver seguito linee teologiche che le autorità universitarie non amano. Da questo punto di vista tutti noi che abbiamo una cattedra universitaria possiamo dire: “Io sono Melina e Noriega"».Padre Antonio Spadaro, il direttore della rivista La Civiltà cattolica, uno dei più ascoltati consiglieri di papa Francesco, ha twittato che questo rinnovamento era «atteso» (da chi?) e non c'è alcuna epurazione. 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Peccato che il pulpito da cui è partita la predica si sia rivelato non proprio illibato, vista la querelle sulla lettera degli studenti che non doveva esserci poi invece è comparsa online con tanto di date di invio. Ma ultimamente su questa materia al di là del Tevere scivolano in modo un po' maldestro, come fu con la vicenda della lettera del Papa emerito raccontata a puntate dall'allora super segretario per le comunicazioni don Dario Edoardo Viganò. Quella missiva fu utilizzata come apripista per una raccolta di libri che dovevano sostenere la teologia di papa Francesco, peccato che inizialmente non si divulgò la parte in cui Benedetto XVI rimandava al mittente la richiesta di sostegno e in un certo senso anche il contenuto di quella raccolta «teologica». Poi c'è il caso Viganò, questa volta ci riferiamo a Carlo Maria, l'ex nunzio negli Usa, che con il suo memoriale che La Verità pubblicò quasi un anno fa il 26 agosto 2018, ha rappresentato un altro esempio di comunicazione vaticana non proprio chiara. Il Papa ha scelto di non rispondere, chiedendo ai giornalisti di interpretare e comprendere, con il risultato che di fronte alle terribili circostanze riportate dall'ex nunzio il tutto è stato archiviato dai portavoce più o meno ufficiali nella categorie «follia» e «macchinazione politico-mediatica». Prove concrete? Poche, praticamente nulle. Invece, durante quest'anno sono emerse numerose conferme al memoriale Viganò, l'ultima delle quali è il dossier reso pubblico da monsignor Anthony Figueiredo, segretario dell'ex cardinale Theodore McCarrick. Ma l'interpretazione della macchinazione politico-mediatica resiste e nessuno dei documenti richiamati da Viganò è stato reso pubblico, né si è al corrente che si stia lavorando al proposito. L'unica cosa certa è che McCarrick è stato ridotto allo stato laicale senza possibilità di impugnare la sentenza e far valere, eventualmente, le sue ragioni. Inoltre, circa un mese fa l'ex nunzio è tornato a parlare in una lunga intervista concessa al Washington post, a cui è seguita una ulteriore aggiunta pubblicata da Lifesitenews di alcuni elementi che il Post aveva scelto di non pubblicare perché non confermati. Tra questi anche le accuse all'attuale numero tre del Vaticano, il venezuelano monsignor Edgar Peña Parra, sostituto alla Segreteria di Stato. Storie pesanti di accuse di abusi che risalgono al 2000 a Maracaibo, quando un giornalista, Gaston Guisandes Lopéz, scrisse due articoli in cui parlava di una lobby gay di preti, comprendente sedici sacerdoti, fra cui Peña Parra. Il giornalista chiese di farsi ricevere due volte dall'allora nunzio monsignor André Dupuy che non gli concesse mai udienza, ma, racconta Viganò, lo stesso Dupuy «fece un rapporto alla Segreteria di Stato raccontando che il giornalista aveva accusato mons. Peña Parra di due crimini molto gravi, descrivendo le circostanze». Proprio ieri i giornalisti Marco Tosatti e lo spagnolo Gabriel Ariza hanno scritto di aver contattato Gaston Lopéz, il quale «ha confermato personalmente a Gabriel Ariza tutti i fatti raccontati da Viganò, articoli e denuncia al nunzio compresi». Noi siamo in attesa di ricevere ulteriori elementi provando a fare domande e raccontare i fatti.
Ford Puma Gen-E
Il modello è equipaggiato con una serie avanzata di Adas (Advanced driver assistance systems) abbastanza affidabile: pre-collision assist per intervenire in situazioni critiche; lane keeping system per mantenere la traiettoria; cruise control adattivo con riconoscimento dei segnali stradali; camera a 360°. Il motore promette, secondo la Casa, 523 km di autonomia nel ciclo urbano e 376 km in quello combinato. Dalle prove fatte, se nel ciclo urbano più o meno ci siamo, per quello misto il valore è leggermente inferiore al dichiarato. Onesta la velocità di ricarica: il produttore dichiara dal 10 all’80% in soli 23 minuti, a patto che si utilizzi una stazione di ricarica da 100 kW.
I PRO
Innanzitutto, la linea: la Puma è un’auto che piace agli italiani: lo scorso anno ha venduto, in tutte le sue motorizzazioni, oltre 25.000 esemplari. Non ci sono parti in plastica non verniciata all’esterno e questo, se da un lato rende più filante la linea, dall’altro espone le zone più critiche, come passaruota e fascioni anteriori e posteriori, a rischio di grattata. L’abitacolo è fatto bene: comodi ed esteticamente belli i sedili, gradevole il rivestimento in finta pelle di parte del cruscotto. Molto luminose le luci a led per illuminare l’abitacolo. Sorprende la capacità di carico: tra bagagliaio, profondissimo box immediatamente sotto (basta alzare il pianale per accedervi) e box ricavato nella parte anteriore, si raggiungono oltre 550 litri di spazio. Abbattendo i sedili posteriori (nella configurazione 60-40) si possono superare i 1.300 litri. Comodo e completo il grande quadro strumenti digitale da 12,8 pollici dietro al volante: tutte le informazioni sono al posto giusto e facilmente adocchiabili. Buona l’abitabilità: gli ingegneri Ford hanno saputo realizzare un piccolo capolavoro sfruttando ogni centimetro di spazio per rendere gradevole il soggiorno a bordo. Fanno egregiamente il loro lavoro i fari a led. Comodo il tunnel centrale a due piani, con tanti spazi dove riporre oggetti pure voluminosi e l’ormai immancabile piastra per la ricarica wireless dello smartphone.
I CONTRO
I tasti fisici sono ridotti al lumicino: ce ne sono soltanto quattro, il più utilizzabile è quello delle frecce d’emergenza. Per il resto, ci si deve affidare al grande display touch da 12 pollici centrale che non è immediatamente intuitivo: per trovare i vari comandi, ci si deve distrarre un po’ troppo dalla guida. Scomoda anche la manopola per la gestione delle luci: troppo nascosta dietro al volante e alla leva dei tergicristalli. Se si è un po’ alti, vedere che comando è impostato è un’impresa. Croccanti, come dicono gli esperti di auto, alcune plastiche all’interno. Divertente, ma forse troppo a rischio «deposito di polvere» la grande soundbar integrata sopra il cruscotto del sistema audio firmato da Bang & Olufsen da 575 watt. Altra pecca, l’utilizzo del nero lucido sul tunnel centrale: troppo a rischio graffio.
CONCLUSIONI
Le conclusioni si traggono sempre guardando il prezzo. La Puma Gen-E parte, con il modello base, da 27.250 euro (prezzo in promozione, il listino schizza a 33.250 euro) con già una buona dotazione di serie (fari proiettori e luci diurne a led, cerchi in lega da 17 pollici, gigabox posteriore, climatizzatore automatico). Per il modello definito «Premium» si spendono 2.000 euro in più. Grazie al cumulo tra incentivo statale (fino a 11.000 euro con rottamazione e Isee basso) e lo sconto Ford, il prezzo d’attacco può scendere sotto i 18.000 euro. Una quota che rende l’acquisto molto, molto interessante.
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Cassa Depositi e Prestiti archivia il 2025 con risultati senza precedenti, consolidando il suo ruolo di pilastro strategico per l’economia italiana. Nel primo anno del Piano Strategico 2025-2027, la Cassa ha raggiunto l’utile netto più alto della sua storia, toccando quota 3,4 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente.
Un dato che non è solo un record finanziario, ma il motore di una potenza di fuoco che ha permesso di impegnare risorse per circa 29,5 miliardi di euro, attivando investimenti complessivi per oltre 73 miliardi grazie a un effetto leva di 2,5 volte.
«Il primo anno del nuovo Piano si chiude con un risultato storico che conferma l’efficacia della nostra strategia», ha sottolineato l’amministratore delegato Dario Scannapieco, in conferenza stampa durante la presentazione dei dati 2025 a Roma.
«Euphoria» (Sky)
Dopo quattro anni torna Euphoria con otto nuovi episodi su Sky. La terza stagione segue Rue cinque anni dopo, tra dipendenze e tentativi di rinascita, mentre i personaggi affrontano il passaggio all’età adulta e la possibilità di un futuro diverso.
Dopo quattro anni di silenzio, il gran ritorno. Euphoria, venticinque nomination agli Emmy e nove vittorie, è pronta a debuttare su Sky, con otto episodi inediti. La terza stagione dello show, incensato unanimemente per la capacità di esporre la realtà dei giovani, quella scomoda e poco patinata, sarà disponibile a partire dalla prima serata di lunedì 13 aprile. Giorno storico che, per chi abbia seguito lo show fin dal principio, legandosi a personaggi che poco hanno di iperbolico o cinematografico.
Rue Bennett, personaggio che ha eletto Zendaya icona globale, è un'adolescente tossica. Sulla carta, dovrebbe rappresentare un'eccezione, diversa dalla miriade di adolescenti che cerca di imbroccare la strada giusta per il mondo dei grandi. Eppure, nelle sue fragilità, opportunamente romanzate per tener viva la narrazione televisiva, riesce a ricalcare le difficoltà dei ragazzi di oggi: la fatica nel costruire un'identità propria, estranea alle pressioni della società e al bisogno quasi epidermico di sentirsi parte di un tutto, le insicurezze, la scarsa fiducia nel domani. Rue Bennett è una tossicodipendente dei sobborghi californiani, figlia di una madre che non ha granché da offrirle. Ed è, però, quel che tanti, tantissimi adolescenti sono.
Euphoria l'ha trovata così, la sua forza: ricalcando con mano pesante la vita vera, le difficoltà comuni a tanti, quelle che, spesso, vengono derubricate a facezie. Ha individuato i problemi dei giovani e, su questi, ha costruito un impianto narrativo che potesse farli sentire visti, ascoltati, capiti. Dunque, mai soli. Anche in età semi-adulta.La terza stagione dello show, difatti, prosegue oltre l'adolescenza, e Rue la trova in Messico, cinque anni più tardi rispetto ai fatti narrati nelle prime stagioni. Cresciuta, ma non cambiata, ha ancora problemi di droga e dipendenza. Ha debiti e una vita segnata dall'improvvisazione, quella che di romantico ha poco. I suoi amici sono cresciuti. Qualcuno sembra avercela fatta, qualcun altro no. Uno è a un passo dalle nozze, un altro iscritto ad una scuola d'arte. Sono distanti, ma chiamati, tutti, a confrontarsi con la fede: non quella religiosa, ma quella che porta a credere che un domani migliore sia cosa possibile e che le risorse per attuarlo siano intrinseche all'essere umano. Anche a Rue, chiamata a scegliere fra paura e coraggio.
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