La sovrappopolazione non è un problema: senza più nascite l’economia si blocca

I dirigenti dei Giochi 2026 godranno di agevolazioni fiscali grazie a un emendamento di Spadafora: infilata nel Milleproroghe la norma che era stata esclusa dalla manovra. Marcello Veneziani, intellettuale finissimo che io apprezzo e stimo, scrive sabato 29 gennaio sulla Verità che la sovrappopolazione è il maggior problema dell’umanità che non viene affrontato nella indifferenza generale. Conseguentemente, meravigliandosi che la gente non si mobiliti con cortei in strada e chi governa il mondo non faccia protocolli adeguati, propone la immediata limitazione delle nascite per salvare l’umanità. In realtà son più di 50 anni che chi aveva le redini del potere mondiale si è preoccupato anche troppo, e male, di interrompere la natalità, riuscendo però a mettere in crisi irreversibile il mondo occidentale ed a rendere effettivo oggi il maggior conflitto che dovremo affrontare in questo momento di auspicabile ripresa economica post Covid. Parlo del rapporto tra crescita economica necessaria, natalità (soprattutto in Occidente) e tutela promessa dell’ambiente. Se qualcuno troverà una soluzione a questi tre elementi integrati fra loro , vincerà due premi Nobel, quello per l’Economia e quello per la Pace. Coraggio!
È vero che la grande incognita che sembrerebbe oggi esser ignorata è la demografia, ma ciò avviene perché non si vuole affrontarla come si dovrebbe, cioè seriamente. Scopriamo di essere 8 miliardi. Perbacco! Permettetemi di esporre numeri arrotondati, per semplificare. Nel 1970 eravamo (circa) 4 miliardi, 1 miliardo nel mondo cosiddetto occidentale (Usa-Europa) e 3 miliardi nel resto. Nel 2021 siamo (circa) 8 miliardi, sempre 1 miliardo nel mondo occidentale e 7 miliardi nel resto. Nel 1970 pertanto il mondo occidentale aveva (sempre valori arrotondati) il 25% della popolazione e il 90% del Pil mondiale. Nel 2021 l’Occidente ha circa il 12,5% della popolazione e il 45% del Pil (solo come esempio, tra le due date la crescita del Pil occidentale è stata circa il 12%, quella asiatica circa 100%).
La crescita della popolazione è quindi stata così preoccupante ? L’Onu riconosce che tra il 1900 e il 2000 la popolazione mondiale era cresciuta quattro volte, ma il Pil mondiale ben 40 volte. Riferendosi alla distribuzione, sempre l’Onu spiega che negli anni Settanta il Pil dei paesi ricchi era 26 volte quello dei paesi poveri, ma nel 2000 scende a 5-7 volte (secondo le aree geografiche ). Ciò grazie all’ingresso sul mercato (dovuto alla globalizzazione) di più realtà povere, soprattutto Cina, India, America latina, parte dell’Africa. Sempre l’Onu spiega che la crescita della popolazione nei paesi poveri non è stata grazie alla eccessiva fertilità, quanto al crollo della mortalità, soprattutto infantile . Secondo stime un po’ complesse da valutare, dal 1970 al 2010 la fertilità globale passa da un 5% (circa) a un 2% (circa). Nei paesi ricchi il numero di figli a coppia passa da 2,5 a 1,2. Nei paesi poveri passa da 6-7 a 3-4. Ma nei paesi ricchi il numero dei «pensionati» passa dal 10% al 30% circa della popolazione. Insomma crollano le nascite ma la scienza allunga la vita: bel problema da risolvere .
A fine anni Sessanta, inizio Settanta, le teorie neomalthusiane che risorgono negli Usa, soprattutto presso l’ università di Stanford, con il professor Paul Ehrlich (Population bomb), riuscirono a far crollare le nascite, ma solo in Occidente dove la popolazione colta leggeva libri e ascoltava la tv. Così, senza nascite, si realizza che il Pil non cresce come si vorrebbe, ed è perciò necessario crescere il consumismo individuale per compensare questa mancata crescita. Ma il consumismo in crescita vuole potere di acquisto in crescita, che si ottiene delocalizzando in Asia quante più produzioni possibili a basso costo ed importandole e rivendendole a basso prezzo. Questo fenomeno genera le fondamenta del successivo problema ambientale, poiché in Occidente per compensare il crollo della natalità si incoraggia iperconsumismo inquinante e in Oriente si concentrano produzioni a basso costo, alto inquinamento e scarsa attenzione al problema ambientale. Cosicché anche il problema ambientale deve molto al crollo nascite.
Se oggi il mondo interrompesse ancor più le nascite dovrebbe prevedere di tirare la cinghia in un momento post Covid dove la ripresa economica è indispensabile, se non altro per pagare i debiti fatti. Se oggi in Occidente si forzasse una politica neo-neo-malthusiana, mancherebbero ancor più le risorse da investire nelle varie transizioni energetiche, digitali ed in tecnologia e ricerca. Si dovrebbero aumentare ancor più le tasse per fare redistribuzione forzata di solidarietà ed integrazione forzata di popolazioni migranti. I valori mobiliari ed immobiliari crollerebbero, le banche ne soffrirebbero, non si potrebbe aiutare i paesi più deboli e più poveri.
La denatalità auspicata con una certa superficialità ideologica, quella che nega le leggi naturali relative al valore della dignità della vita, quella che considera l’uomo cancro della natura e un accidente della evoluzione, quella sì, dovrebbe preoccupare e far riflettere. E certo non solo dal punto di vista economico. Ma riflettere con considerazioni di ordine morale, oggi è «vietato». Contentiamoci di quelle economiche.







