Salvini nelle mani dei giudici

La maggioranza, al solito, tenta di far fuori il nemico attraverso i magistrati. Ma è la fiera dell’ipocrisia: lo spediscono a processo per sequestro di persona Giuseppe Conte (che condivise le sue scelte), i 5 stelle (che sulla Diciotti dissero no) e il presunto garantista Matteo Renzi.

Oggi il Senato è chiamato a decidere se consegnare Matteo Salvini ai giudici oppure no. A dire il vero la sentenza è scontata, perché dall’aria che tira nella maggioranza è quasi certo che Palazzo Madama dirà sì alla richiesta del Tribunale dei ministri di Catania. Le toghe siciliane vogliono processare l’ex ministro dell’Interno con l’accusa di aver sequestrato un centinaio di migranti, impedendo per qualche giorno l’attracco della nave Gregoretti. Ma se i magistrati non vedono l’ora di avere tra le mani Salvini, i giallorossi non vedono l’ora di levarsi dai piedi il capo leghista. Visto che non riescono a batterlo nelle urne (anche la tanto dibattuta sconfitta alle elezioni emiliane, detta da una che se ne intende come la sondaggista Alessandra Ghisleri in realtà si trasforma in una vittoria), Conte e compagni si augurano che a piegarlo ci pensino i giudici.

Fin qui è tutto chiaro. Che una maggioranza di sinistra tifi affinché le Procure facciano fuori un concorrente, diciamo che fa parte della tradizione. Negli ultimi 28 anni, cioè da Mani pulite in poi, è sempre stato così. Nonostante il Pci si fosse riempito le tasche di rubli, beneficiando dei finanziamenti di Mosca, quando si scoprì che il Psi e la Dc si davano da fare con le tangenti, si professarono mammolette e, anzi, impartirono a socialisti e democristiani lezioni di correttezza, manco fossero stati asceti della politica. La doppia morale avrebbe dovuto premiarli, perché senza avversari erano convinti di vincere a mani basse le elezioni. Ma poi arrivò un terzo incomodo di nome Silvio Berlusconi e dunque si augurarono che anche lui finisse in manette. La guerra è andata avanti giusto un quarto di secolo, ma quando i compagni erano pronti a coglierne i frutti e speravano di non incontrare ostacoli per i prossimi decenni, ecco spuntare Salvini con la sua Lega e così si è tornati da capo.

Nel caso che riguarda l’ex ministro dell’Interno, anche un bambino capirebbe che non si tratta di cose da giudici. La decisione se fermare o meno una nave è politica, così come lo è la gestione dell’immigrazione. Ma siccome una certa sinistra vorrebbe infilare i giudici anche sotto il letto, figuratevi se non li infila alla Camera e al Senato. Dunque, ciò che avrebbe dovuto rimanere una questione parlamentare e di governo, si trasformerà in una faccenda di tribunali. Che Salvini non debba discolparsi da accuse di furto, tangenti o altri abusi di cui abitualmente sono chiamati a rispondere gli onorevoli dovrebbe indurre la politica a dare un altolà alla magistratura, ma siccome alla politica, intesa come maggioranza, oggi fa comodo che la questione sia rimessa ai giudici, finirà come abbiamo detto all’inizio, cioè con un sì all’autorizzazione a procedere. Dunque, il capo leghista sarà processato.

Che tutto ciò presenti molte contraddizioni non fa fare ai giallorossi neppure un plissé. Di certo non si scompone Giuseppe Conte, che fino a ieri era orgogliosamente populista e sovranista, ma da quando Salvini ha provato a sfiduciarlo, ossia a togliergli la poltrona, è diventato all’improvviso progressista, dichiarando di aver votato sempre a sinistra. Che da presidente del Consiglio abbia avallato ogni decisione del suo ministro dell’Interno non gli pare in contraddizione con il fatto di scaricare ora sulle spalle del leader leghista tutte le responsabilità.

Ma Conte non è il solo a contorcersi su questa faccenda. Anche i 5 stelle fanno la loro parte. Quando lo scorso anno si affrontò un caso analogo a quello della Gregoretti e il Tribunale chiese di processare Salvini, i grillini risposero con un no, perché all’epoca il vicepremier era un alleato e mandarlo davanti a un plotone d’esecuzione della magistratura equivaleva a far cadere il governo. Ora però che Salvini sta all’opposizione, il salvacondotto giudiziario non c’è più e, anzi, non far parte del governo è ritenuta un’aggravante, cioè un motivo in più per concedere subito l’autorizzazione a procedere e spedire l’ex alleato dietro le sbarre.

La giravolta più clamorosa però è quella di Matteo Renzi, in quanto il fondatore di Italia viva da tempo ha indossato i panni del garantista opponendosi, un po’ per maniera e un po’ per convenienza, alle invasioni di campo della magistratura. Non fu forse l’ex segretario del Pd a pronunciare un accorato intervento in difesa della democrazia e dei partiti? Non è forse lui ad aver ingaggiato una battaglia sulla prescrizione dicendosi pronto a far saltare il governo pur di non scardinare alcuni principi garantisti? Sì, ma se c’è di mezzo Salvini, cioè un avversario, i principi possono andare a farsi benedire. Ecco, forse, visto da chi è popolato il Parlamento, al capo leghista resta solo quello: impugnare il rosario e sperare in bene.

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