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La sanatoria non va ma viene prorogata. E vogliono smontare i decreti sicurezza

La sanatoria non va ma viene prorogata. E vogliono smontare i decreti sicurezza
Aboubakar Soumahoro (Twitter)
  • Il sindacalista dell'Usb che da sempre si batte per i lavoratori stranieri protesta e si incatena davanti a Villa Pamphili.
  • Vittorio Colao plaude al green deal e dimentica i campi. Prezzi alimentari fuori controllo.

Lo speciale contiene due articoli.


Più che da sorridere, ormai, viene da compatirli. Per dimostrare di essere buoni e moralmente superiori ai perfidi sovranisti, gli illustri rappresentanti del governo hanno insistito oltre ogni logica per approvare una sanatoria dei clandestini. Ma ora i primi a lamentarsi del provvedimento sono proprio quelli che avrebbero dovuto beneficiarne. Ieri Aboubakar Soumahoro, il sindacalista dell'Usb che da sempre si batte per i braccianti agricoli stranieri, ha inscenato una rumorosa protesta a Roma (subito raggiunto dalle sardine). «Oggi inizio lo sciopero della fame e mi incateno qui a Villa Pamphili dove si stanno tenendo gli Stati generali, finché il governo non ascolterà il grido di dolore di noi invisibili e di tutti gli esclusi», ha scritto su Facebook, allegando una foto in cui appare in catene. «Rimarrò qui», ha aggiunto, «finché il governo non ci darà risposte chiare su tre punti: riforma della filiera agricola; varo di un piano nazionale emergenza lavoro; cambio delle politiche migratorie».

Soumahoro aveva espresso dubbi sulla regolarizzazione fin dall'inizio. «I nostri sportelli dicono che il 90% dei braccianti saranno esclusi dalla regolarizzazione», spiegò ai primi di giugno. «La nostra richiesta è di subordinare la sanatoria all'emergenza sanitaria, svincolandola dal contratto di lavoro». Ovviamente, il suo obiettivo era un provvedimento ancora meno rigido rispetto a quello licenziato dal governo. Ma almeno su un punto il sindacalista aveva ragione: aveva capito che la sanatoria non sarebbe servita ai braccianti. E infatti i dati forniti dal Viminale - nonostante le grottesche intemerate di Teresa Bellanova e Luciana Lamorgese - confermano il fiasco.

Nel primo report ufficiale del ministero dell'Interno si legge che finora sono state presentate poco meno di 32.000 domande di regolarizzazione, circa 2.100 al giorno. Di questo, 23.950 sono già state processate, le altre 7.762 sono in lavorazione. A questi ritmi, al 15 luglio si conterebbero circa 63.000 richieste. Sommiamo pure le 32.000 già ricevute e otteniamo 95.000 domande totali. Meno della metà delle 220.000 previste dall'esecutivo (già molto ridotte rispetto alle 600.000 inizialmente preventivate). Dunque il governo che fa? Cambia la data di scadenza della sanatoria: non più il 15 luglio ma il 15 agosto. Alla faccia dei frutti che marciscono sugli alberi... Già questo basterebbe a sommergere di ridicolo l'esecutivo, purtroppo però l'elenco delle assurdità ancora non è finito.

Il Viminale spiega che quasi il 90% delle domande pervenute è stato presentato da colf e badanti, e non dai braccianti agricoli. Dunque Soumahoro era nel giusto quando lanciava l'allarme.

Insomma, ci troviamo di fronte a un provvedimento che era stato venduto come l'unico modo possibile per salvare l'agricoltura, eppure non serve né ai braccianti agricoli né agli imprenditori. Di più: la misura avrebbe dovuto marcare la distanza morale e ideologica dell'esecutivo dal precedente governo gialloblù. Eppure la sinistra di nuovo strepita.

Il nuovo grido di battaglia è: la sanatoria non basta. E infatti da un po' di giorni il grande tema all'ordine del giorno è la modifica dei decreti sicurezza, gli unici che erano riusciti a porre un limite agli sbarchi. Sia il ministro Lamorgese che il premier Giuseppe Conte sono favorevoli al cambiamento. E il Pd continua a martellare. Giusto ieri il neo nominato responsabile del dipartimento immigrazione dem, Marco Pacciotti, è intervenuto su Immagina per ribadire che il governo deve compiere «un atto di realismo per uscire da una logica emergenziale e da una visione securitaria del tema» di cui «i decreti Salvini sono il frutto avvelenato da superare il prima possibile».

Non pago, Pacciotti ha ributtato sul tavolo il tema dei temi, cioè la legge sulla cittadinanza: «Andrebbe approvato il testo sullo ius culturae per dare certezze a quasi un milione di ragazzi nati o cresciuti in Italia ma ancora stranieri per lo Stato», ha scritto.

A suo dire, la cancellazione delle leggi salviniane e la cittadinanza facile sono «provvedimenti necessari e importanti per tutto il Paese da affiancare a un nuovo testo unico sull'immigrazione. Una legge fondamentale che affermi finalmente un'idea di cittadinanza inclusiva e attiva, che riconosca quei diritti sociali e politici finora negati».

Tutto chiaro: i clandestini sul nostro territorio aumentano, le Ong hanno ripreso il traffico, i costi dell'accoglienza lievitano e come ne usciamo? Spalancando le frontiere e concedendo a tutti permessi e cittadinanza.

Grande idea: se non si possono risolvere i problemi, tanto vale aumentarli.


Giuseppi si inginocchia all'Europa. Il made in Italy agricolo è spacciato

«Il signore delle mosche», il ritorno fedele al romanzo di Golding
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La serie voluta dalla Bbc e scritta da Jack Thorne porta su Sky il romanzo di William Golding senza tradirne trama e tesi: tra sopravvivenza e sopraffazione, l’isola dei ragazzi torna a interrogare la natura umana.

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L’articolo dimenticato di Pier Paolo Pasolini contro l’aborto facile. «Non si toglie la vita»
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Nel piano Cattaneo previsti 53 miliardi di investimenti, in aumento con le rinnovabili protagoniste per rispondere alla domanda di energia, e una cedola 2025 che arriva a 0,49 euro per azione (+6% l’anno). La Borsa apprezza: il titolo sale del 6,8% a 9,7 euro.

C’è un consolidato adagio di Borsa che recita più o meno così: quando i rendimenti scarseggiano, le promesse abbondano; quando invece i dividendi crescono davvero, gli investitori cominciano a comprare. È esattamente quello che sta accadendo con Enel, che con il nuovo piano strategico 2026-2028 ha deciso di parlare la lingua più amata dal mercato: numeri concreti, cedole robuste e investimenti veri.

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