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2022-07-07
La rivolta contadina olandese si sente sin qui
L’Europa ha fatto il pieno di rabbia, un inconveniente che né al G7 né a Bruxelles devono avere valutato. Le sanzioni ora le stanno mettendo i popoli contro i governi. Così la polizia spara ai manifestanti in Olanda mentre Londra è in stato d’assedio. In Gran Bretagna, con Boris Johnson che si aggrappa alla «gravità dell’ora» per restare a Dowining Street nonostante un’emorragia di ministri, le città sono paralizzate dai gilet gialli in edizione british. Il costo della benzina è diventato insopportabile. In Olanda da mesi gli allevatori stanno paralizzando le strade e hanno assaltato le sedi governative per protestare contro le misure drastiche di contenimento dell’inquinamento da azoto che cancellano le stalle. La polizia che proteggeva l’abitazione del ministro agricolo assaltata con un bombardamento di letame ha sparato contro i manifestanti. In Italia Mario Draghi mette l’ennesima fiducia, ma deve fronteggiare una situazione economica sempre più precaria e tra siccità, sanzioni e inflazione i consumi cominciano a crollare e nei supermercati a scarseggiare la merce. L’Europa sta facendo i conti con le sue contraddizioni. Ieri Ursula Von der Leyen ha avvertito: preparatevi al blocco totale delle forniture del gas. Mentre si fa appello al green e si distrugge l’agricoltura, dall’altra si è costretti a cambiare la tassonomia ammettendo che gas e nucleare possono essere la strada della transizione. Si è spaccata la famosa maggioranza Ursula, anche gli eurodeputati italiani hanno votato gli uni contro gli altri: Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Italia dei Valori a favore di nucleare e metano; Pd, Sinistra e Verdi contro. Dovrebbero spiegarlo ai contadini olandesi che hanno bloccato da giorni l’autostrada Utrecht - L’Aia, che hanno attaccato con trattori e balle di fieno incendiate l’abitazione del ministro della Natura Christianne van der Wal-Zeggelink che di fatto ha chiesto la fine delle attività zootecniche. Alla protesta si è unito tutto il mondo agricolo rappresentato dal Farmer-Citizen Movement, un partito nato proprio per dare voce ai contadini. A scatenare la rivolta è stato un provvedimento del governo di coalizione - il quarto presieduto dall’eurofalco Mark Rutte - che stanzia 25 miliardi di euro per ridurre del 70% le emissioni di azoto. Rutte ha cercato attraverso il debolissimo ministro dell’Agricoltura Henk Staghouwer - la sua casa è stata bombardata col letame e lì si è rischiato lo scontro a fuoco con la polizia - una mediazione con le aziende agricole, ma non ha sortito alcun effetto. Anche perché la situazione si è ulteriormente aggravata. La Germania che è il primo cliente degli olandesi che importano dai paesi extra-Ue per rivendere a Berlino ha smesso di comprare. A ciò si aggiungono anche le proteste dei trasportatori. Dall’Olanda arrivano sempre meno prodotti.
Legate al caro carburanti sono le proteste in Gran Bretagna. Da lunedì scorso da Nord a Sud le strade e le autostrade sono bloccate da code di Tir e di auto. Il prezzo della benzina è fuori controllo; per un pieno a Londra si spendono fino a 120 sterline con raddoppio del costo su base annua. I consumatori chiedono una riduzione delle tasse sulla benzina (in Gran Bretagna gravano per circa il 45% del prezzo); per tutta risposta il ministro dell’interno, uno dei pochi rimasti fedeli al premier, Priti Patel ha inasprito la repressione. Un blocco stradale può costare fino a sei mesi di galera e una multa pressoché illimitata. Il blocco della consegna delle merci sta creando grossi problemi di approvvigionamento.
Se questo è il clima in Europa in Italia le difficoltà crescono. Soprattutto per le imprese agricole. Dopo la siccità che ha bruciato il riso (meno 40%) il grano (meno 30% e prezzi raddoppiati) e ha ridotto di un quarto la produzione di latte ora tocca a frutta e verdura bersagliate nel Nord Est da grandinate e piogge torrenziali. Nel padovano, nel veronese, nel polesine i raccolti sono stati devastati e la Coldiretti regionale ha stimato per l’ortofrutta un danno di circa 800 milioni. Questo ha fatto mancare il prodotto fresco nei supermercati di gran parte del Veneto. Ma la situazione è critica in tutta Italia. Sempre Coldiretti rileva un aumento dei prezzi della verdura dell’11,8%. Forse il quadro idilliaco disegnato da governanti europei per sostenere le sanzioni contro la Russia non è del tutto aderente alla realtà. Paolo Gentiloni (Pd) Commissario all’Economia sparge ottimismo: «Potremmo entrare in recessione in conseguenza della guerra; dipende dalle forniture energetiche, ma si hanno segnali di un attività economica certamente più lenta però in territorio positivo.» Tra una settimana avremo i conti veri, ma per ora i conti si faranno con la protesta.
Taxi, finite le 48 ore di blocco totale. Adesso parte la trattativa politica
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Gli agricoltori occupano le strade contro la transizione verde del governo. Tensione alle stelle, la polizia spara. La conseguenza sono gli scaffali vuoti nei supermercati. E anche in Italia, dove l’import di verdure dal Nord Europa è forte, inizia a mancare la merce.Disagi in tutto lo Stivale. Il governo non stralcia l’articolo contestato, verso soluzione ad hoc.Lo speciale contiene due articoliL’Europa ha fatto il pieno di rabbia, un inconveniente che né al G7 né a Bruxelles devono avere valutato. Le sanzioni ora le stanno mettendo i popoli contro i governi. Così la polizia spara ai manifestanti in Olanda mentre Londra è in stato d’assedio. In Gran Bretagna, con Boris Johnson che si aggrappa alla «gravità dell’ora» per restare a Dowining Street nonostante un’emorragia di ministri, le città sono paralizzate dai gilet gialli in edizione british. Il costo della benzina è diventato insopportabile. In Olanda da mesi gli allevatori stanno paralizzando le strade e hanno assaltato le sedi governative per protestare contro le misure drastiche di contenimento dell’inquinamento da azoto che cancellano le stalle. La polizia che proteggeva l’abitazione del ministro agricolo assaltata con un bombardamento di letame ha sparato contro i manifestanti. In Italia Mario Draghi mette l’ennesima fiducia, ma deve fronteggiare una situazione economica sempre più precaria e tra siccità, sanzioni e inflazione i consumi cominciano a crollare e nei supermercati a scarseggiare la merce. L’Europa sta facendo i conti con le sue contraddizioni. Ieri Ursula Von der Leyen ha avvertito: preparatevi al blocco totale delle forniture del gas. Mentre si fa appello al green e si distrugge l’agricoltura, dall’altra si è costretti a cambiare la tassonomia ammettendo che gas e nucleare possono essere la strada della transizione. Si è spaccata la famosa maggioranza Ursula, anche gli eurodeputati italiani hanno votato gli uni contro gli altri: Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Italia dei Valori a favore di nucleare e metano; Pd, Sinistra e Verdi contro. Dovrebbero spiegarlo ai contadini olandesi che hanno bloccato da giorni l’autostrada Utrecht - L’Aia, che hanno attaccato con trattori e balle di fieno incendiate l’abitazione del ministro della Natura Christianne van der Wal-Zeggelink che di fatto ha chiesto la fine delle attività zootecniche. Alla protesta si è unito tutto il mondo agricolo rappresentato dal Farmer-Citizen Movement, un partito nato proprio per dare voce ai contadini. A scatenare la rivolta è stato un provvedimento del governo di coalizione - il quarto presieduto dall’eurofalco Mark Rutte - che stanzia 25 miliardi di euro per ridurre del 70% le emissioni di azoto. Rutte ha cercato attraverso il debolissimo ministro dell’Agricoltura Henk Staghouwer - la sua casa è stata bombardata col letame e lì si è rischiato lo scontro a fuoco con la polizia - una mediazione con le aziende agricole, ma non ha sortito alcun effetto. Anche perché la situazione si è ulteriormente aggravata. La Germania che è il primo cliente degli olandesi che importano dai paesi extra-Ue per rivendere a Berlino ha smesso di comprare. A ciò si aggiungono anche le proteste dei trasportatori. Dall’Olanda arrivano sempre meno prodotti. Legate al caro carburanti sono le proteste in Gran Bretagna. Da lunedì scorso da Nord a Sud le strade e le autostrade sono bloccate da code di Tir e di auto. Il prezzo della benzina è fuori controllo; per un pieno a Londra si spendono fino a 120 sterline con raddoppio del costo su base annua. I consumatori chiedono una riduzione delle tasse sulla benzina (in Gran Bretagna gravano per circa il 45% del prezzo); per tutta risposta il ministro dell’interno, uno dei pochi rimasti fedeli al premier, Priti Patel ha inasprito la repressione. Un blocco stradale può costare fino a sei mesi di galera e una multa pressoché illimitata. Il blocco della consegna delle merci sta creando grossi problemi di approvvigionamento.Se questo è il clima in Europa in Italia le difficoltà crescono. Soprattutto per le imprese agricole. Dopo la siccità che ha bruciato il riso (meno 40%) il grano (meno 30% e prezzi raddoppiati) e ha ridotto di un quarto la produzione di latte ora tocca a frutta e verdura bersagliate nel Nord Est da grandinate e piogge torrenziali. Nel padovano, nel veronese, nel polesine i raccolti sono stati devastati e la Coldiretti regionale ha stimato per l’ortofrutta un danno di circa 800 milioni. Questo ha fatto mancare il prodotto fresco nei supermercati di gran parte del Veneto. Ma la situazione è critica in tutta Italia. Sempre Coldiretti rileva un aumento dei prezzi della verdura dell’11,8%. Forse il quadro idilliaco disegnato da governanti europei per sostenere le sanzioni contro la Russia non è del tutto aderente alla realtà. Paolo Gentiloni (Pd) Commissario all’Economia sparge ottimismo: «Potremmo entrare in recessione in conseguenza della guerra; dipende dalle forniture energetiche, ma si hanno segnali di un attività economica certamente più lenta però in territorio positivo.» Tra una settimana avremo i conti veri, ma per ora i conti si faranno con la protesta. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-rivolta-contadina-olandese-si-sente-sin-qui-2657618987.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="taxi-finite-le-48-ore-di-blocco-totale-adesso-parte-la-trattativa-politica" data-post-id="2657618987" data-published-at="1657135792" data-use-pagination="False"> Taxi, finite le 48 ore di blocco totale. Adesso parte la trattativa politica Uno sciopero decisamente riuscito, disagi a parte per utenti e turisti, quello dei tassisti: nelle principali città italiane hanno aderito non meno del 90% di lavoratori della categoria, fino a raggiungere l’adesione totale almeno nella giornata di lunedì. E sono state 48 ore di protesta contro il ddl Concorrenza. Il nodo è l’articolo 10 che secondo i tassisti serve a «delegittimare il settore a favore delle multinazionali», e che invece affida una delega al governo in materia di «adeguamento dell’offerta di servizi alle forme di mobilità che si svolgono mediante l’uso di applicazioni Web che utilizzano piattaforme tecnologiche per l’interconnessione dei passeggeri e dei conducenti». Una modernizzazione che però gli autisti - sono 40.000 le licenze attive in tutto il Paese - definiscono una liberalizzazione selvaggia. Tanto che in un comunicato congiunto le 13 sigle sindacali nei giorni scorsi avevano parlano di mobilitazione «spartiacque del nostro destino» malgrado le aperture arrivate lunedì sera dal tavolo di confronto con il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti Teresa Bellanova. E ieri, dopo le prime votazioni sul ddl concorrenza in commissione Attività produttive alla Camera, la Bellanova ha ribadito: «Il tavolo con i tassisti resta aperto, da parte del governo non c’è la disponibilità allo stralcio, stiamo lavorando per chiarire meglio gli scopi della riforma e fugare i rischi che le categorie hanno intravisto». Accantonato lo stralcio si fa l’ipotesi di un provvedimento specifico che potrebbe essere al centro di un nuovo incontro di cui però non è stata fissata la data.Nel frattempo il centrodestra si è schierato al loro fianco. Chiede di «tutelarli» il governatore della Lombardia Attilio Fontana, così come il vice presidente della Camera Fabio Rampelli di Fdi si dice «al loro fianco». Chiede invece al governo «maggiore apertura e saggezza» il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. La comprensione della politica non corrisponde però a quella dei cittadini che hanno dovuto affrontare difficoltà negli spostamenti accresciute dalle temperature torride delle nostre città. Tangenziale bloccata a Torino, traffico impazzito nel centro di Cagliari per il corteo delle auto bianche, e un presidio di tassisti a Milano come a Roma. Alcuni manifestanti molto arrabbiati tanto da obbligare agenti della polizia in tenuta antisommossa ad intervenire. È accaduto martedì a Roma quando un gruppo ha tentato di forzare un posto di blocco disposto dalle forze dell’ordine davanti Palazzo Chigi. Il bilancio è di un denunciato e altri che verranno identificati per essere segnalati all’autorità giudiziaria. «Gli agenti in tenuta anti sommossa, per l’ennesima volta, sono riusciti a fermare i manifestanti intenzionati ad assaltare il palazzo del Governo. Solo la solerzia ed il sangue freddo degli agenti, nonostante il caldo cocente della capitale, ha evitato il peggio riuscendo a respingere senza ricorrere alla forza il tentato assalto al palazzo governativo», ha dichiarato Andrea Cecchini, segretario generale nazionale del Sindacato di polizia Italia celere. «I tassisti non hanno la nostra solidarietà perché hanno colpito in modo grave chi deve muoversi in città, peraltro in violazione della legge sulla garanzia degli scioperi», ha denunciato il presidente di Assoutenti Furio Truzzi, «non possiamo essere solidali con chi va contro un miglioramento della qualità dei servizi. Come Assoutenti riteniamo che la polemica sia strumentale: l’articolo 10 tiene conto degli interessi di tutti, ed è comunque di tutta evidenza che ci voglia una riforma. Ai tassisti diciamo: fermate lo sciopero». La protesta non è piaciuta neanche ai tanti turisti che nulla sapevano della blocco della auto bianche costretti a servizi dei trasporti pubblici super affollati.
A finire sotto pressione sono stati i Gilt, i titoli di Stato britannici. «Sull’obbligazionario britannico avevamo visto segnali di stabilizzazione importanti, ma le tensioni internazionali hanno rimescolato le carte in modo brutale», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Quello che doveva essere l’anno del grande allentamento monetario si è trasformato in un nuovo stress test sui rendimenti, con i tassi di interesse che hanno subito un’impennata vertiginosa, facendo scendere i prezzi delle obbligazioni».
Gli Etf sui governativi inglesi hanno accusato cali fra il -3,7% e il -4,5%, con punte di 7% sulle scadenze più lunghe. Il rendimento del decennale è tornato oltre il 5,1%, ai massimi dalla crisi del 2008.
A pesare non è solo il petrolio, ma la politica. Il governo laburista di Keir Starmer, nato con la promessa di riportare serietà a Westminster, si trova indebolito dalle ricadute dello scandalo Epstein. «L’instabilità politica è tornata a essere un fattore di rischio primario», osserva Gaziano. «I mercati reagiscono con estrema sensibilità quando percepiscono un vuoto di potere. Lo scandalo Epstein non è solo una questione di cronaca, ma un colpo alla stabilità di un governo già sotto pressione per la gestione economica».
La Borsa di Londra ha mostrato maggiore tenuta. «In un mondo incerto, i giganti dell’energia e delle materie prime, che abbondano a Londra, hanno agito parzialmente da paracadute», osserva Gaziano. Ma la spaccatura interna si allarga: se il Ftse 100 regge grazie alle multinazionali, il Ftse 250, più esposto all’economia domestica, soffre molto di più.
Il nodo, però, è anche strutturale. «il Regno Unito sconta una rigidità strutturale che l’Europa continentale ha in parte superato», spiega Salvatore Gaziano, «Mentre Germania e Francia hanno imparato a diversificare le scorte e gestire meglio i picchi dei prezzi energetici, l’Uk è rimasto prigioniero di un modello di fissazione dei prezzi che scarica immediatamente ogni aumento sulle bollette delle famiglie. Se a questo aggiungiamo mutui che corrono verso il 5%, capiamo perché la fiducia dei consumatori britannici sia oggi ai minimi termini, molto più che in Italia o in Spagna».
Fra i titoli spicca Legal & General, con dividendi elevati e il ruolo di «cassaforte». In negativo, invece, 3i Group, crollata del -19% in una sola seduta dopo i segnali di rallentamento della catena Action. «Quando le aspettative di crescita vengono deluse anche di poco, i multipli del private equity vengono ricalcolati con una rapidità brutale», conclude Gaziano.
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Maurizio Landini (Ansa)
Firme che giustificano, neanche a dirlo, il commento entusiasta del ministro Paolo Zangrillo, che ha parlato di «obiettivo raggiunto», e che hanno spinto il premier, parco di parole negli ultimi tempi, a intervenire via social per rivendicare il successo. «Il governo», ha evidenziato Giorgia Meloni, «continua a lavorare sull’aumento dei salari. Oggi la firma del rinnovo della parte economica del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione, per il triennio 2025-2027, che interessa oltre un milione di dipendenti. È il terzo rinnovo per il comparto Istruzione dall’inizio della legislatura: una cosa mai accaduta prima».
La Meloni ha ragione a rivendicare la firma anche perché si tratta di uno schiaffo alla gestione politica che Maurizio Landini ha impresso alla Cgil. Schiaffone ancora più sonoro, perché non arriva dall’esecutivo, cosa che di questi tempi non farebbe notizia, ma dalla stessa Cgil. Il segretario ha fatto del no a prescindere al rinnovo dei contratti della Pa una delle cifre distintiva del suo mandato. Istruzione, sanità, lavoratori dei ministeri o delle Regioni poco importa. Nell’ultima tornata c’è stata solo opposizione. Il leader che ormai partecipa come capopolo a tutte le battaglie politiche della sinistra (l’impiego di forze della Cgil sul No al referendum della giustizia è comparabile a quello del Pd) si è sempre opposto ai nuovi contratti, nonostante il governo avesse messo sul piatto circa 20 miliardi. Un cifra record, insufficiente per i desiderata di Landini. Motivo? Nel rinnovo precedente, 2022-2024, non veniva coperta l’inflazione monstre del periodo. Copertura impossibile, visto che parlavamo di un costo della vita schizzato del 17%. Insomma, aumenti del 7-8% non bastavano. E adesso? Cos’è cambiato? Perché la Cgil firma? La motivazione ufficiale è che in quest’ultima tranche, incrementi in busta paga da 135 euro per la parte economica 2025-27, l’inflazione verrebbe potenzialmente coperta, ma la realtà è tutt’altra. Entrando nel merito, va infatti ricordato che senza il contratto precedente, che è stato rinnovato senza l’avallo della Cgil, quest’ultimo rinnovo non ci sarebbe mai stato. E del resto Landini questa firma la subisce. Il segretario è costretto a fare buon viso a cattivo gioco rispetto ai mal di pancia di una categoria, quella della scuola (e non è la sola), che è stanca di seguire la linea politica del capo e capisce che continuando a dire sempre no gli iscritti fuggono.
C’è di più. Perché i rapporti tra Maurizio Landini e Gianna Fracassi, la segretaria generale della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza), non sono idilliaci. La Fracassi era legata alla gestione precedente (con Susanna Camusso è diventata segretaria confederale con deleghe importantissime, comprese le politiche economiche) e si sussurra che ambisca a prendere il posto dell’ex Fiom, anche per depoliticizzare il sindacato.
Ma al di là della questione personale, la firma sul contratto della scuola squarcia il velo di ipocrisia che ormai da mesi nasconde le tensioni tra la gestione del segretario e una parte consistente del sindacato.
Perso il sostegno dei suoi, sembra che nelle scorse ore Landini abbia addirittura contattato un esponente molto importante del governo, particolarmente vicino a Palazzo Chigi, per chiedere margini su una riapertura del contratto in caso di inflazione galoppante causa guerra. Il senso del discorso sarebbe stato: «Alla fine noi firmiamo, ma se la situazione precipita qui si ricontratta tutto». Diplomatica, ma eloquente la risposta: guarda che quello che chiedi non si può fare.
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Tutti a guardare il prezzo del petrolio, ma a Wall Street si è svegliato un guru come Bill Ackman: è bastato un suo post su X, nel quale diceva che le azioni erano sottovalutate, per far partire gli acquisti sulle Borse lunedì. Un trend che continua a durare, fino alla prossima scusa per vendere.