La Polonia schiera l’esercito: 40.000 soldati al confine con la Russia e la Bielorussia
Getty images
Starmer, Merz e Macron parlano da capi della Nato: «Rinforzare le difese». A Vilnius il comandante Alexus Grynkkewich: «L’art.5 può scattare». Pietro Parolin: «Temo l’escalation».

L’escalation continua. Varsavia ieri ha dispiegato 40.000 soldati ai confini con Russia e Bielorussia come risposta all’incursione di una ventina di droni russi nello spazio aereo polacco. Questo nonostante le rassicurazioni del portavoce del Cremlino che aveva chiarito che si trattava di operazioni «di routine».

L’Alto rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas ha detto al quotidiano spagnolo El Pais che in Ucraina ci saranno ancora «due anni di conflitto». Questo perché «le fonti consultate prevedono che la guerra si consoliderà finché non cambierà la leadership di entrambe le parti». Anche le parole del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, non sono andate in direzione distensiva. «Impariamo con dolore che la pace senza difesa è un’illusione ed è per questo che dobbiamo investire di più».

Intanto proseguono i giri di telefonate tra i leader di Francia Germania e Inghilterra che insieme hanno chiesto di «rafforzare le difese Nato» proprio come chiedevano il presidente statunitense, Donald Trump, e il segretario generale, Mark Rutte. Il presidente francese, Emmanuel Macron, il premier britannico, Keir Starmer, e il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, hanno passato la giornata di ieri al telefono e a rilasciare dichiarazioni. Downing Street ha fatto sapere che «in entrambe le chiamate, i leader hanno condannato la scioccante violazione russa dello spazio aereo polacco e Nato. È chiaro che la Russia sta continuando ad aumentare la sua aggressività, attraverso una campagna di azioni sempre più belligeranti». Discutendo di come il Regno Unito e la Francia potrebbero rafforzare le difese della Polonia, il primo ministro ha affermato che il Regno Unito è pronto a sostenere qualsiasi ulteriore schieramento della Nato nella regione», prosegue il comunicato, «per quanto riguarda la sicurezza europea più ampia, il cancelliere Merz e il primo ministro hanno sottolineato l’importanza di difendere la Nato dalle minacce convenzionali e ibride poste dalla Russia».

A ruota è seguita anche la dichiarazione di Berlino. La cancelleria ha annunciato che «la Germania aumenterà il suo contributo alla protezione dello spazio aereo polacco nell’ambito degli sforzi di «polizia aerea» della Nato, a seguito dell’intrusione dei droni attribuita alla Russia. Berlino rafforzerà il suo impegno nei confronti del confine orientale della Nato in risposta alle recenti violazioni dello spazio aereo polacco da parte della Russia», ha annunciato il portavoce del governo, Stefan Kornelius. Il ministero della Difesa ha specificato che la missione sarà prorogata di tre mesi e che il numero di aerei da combattimento aumenterà da due a quattro».

In serata è arrivata anche la dichiarazione di Alexus Grynkkewich, comandante delle forze della Nato in Europa: «Qualora al confine della Nato si avvicinassero grandi gruppi di droni, non ci potrebbero essere dubbi sul fatto che si tratta di un attacco. In una simile evenienza, lo scenario sarebbe totalmente diverso rispetto a quello di ieri. Entrerebbe direttamente in gioco l’attivazione dell’articolo 5 dell’Alleanza».

L’Italia nel frattempo si organizza per difendersi. Il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica ha presentato a Montecitorio una barriera di automi combattenti per proteggere i cieli italiani: robot «angeli» contro robot «diavoli», in un duello gestito dall’Intelligenza artificiale. Una prospettiva che, come scrive Repubblica, secondo il generale Antonio Conserva si può concretizzare nel nostro Paese «in tre anni». Poi ha spiegato che «nello sciame che attacca ce ne possono essere di armati o di disarmati, che fanno sprecare molti missili. Quindi è importante dotarsi di sistemi protettivi ugualmente a basso costo». Il generale ha parlato anche di una deterrenza italiana, ossia la capacità di concretizzare una ritorsione che dissuada gli avversari dal tentare un attacco ai nostri danni «attraverso la dimostrazione di una forza tale da rendere inaccettabili i costi di un’aggressione. In questo senso occorre far leva non solo sulla capacità di difenderci, ma anche sulla dimostrazione tangibile della nostra forza, risolutezza e capacità di proiezione di potenza in qualsiasi teatro operativo. Per questo ritiene sia necessario dotarsi di armi «Deep Strike», capaci cioè di colpire in profondità volando per 1.000-1.500 chilometri: si tratta di acquistare missili a lungo raggio che rendano possibile una reale ritorsione. Strumenti che il nostro Paese non ha mai posseduto perché faceva affidamento sull’ombrello americano.

«La Russia ha la capacità di continuare ed espandere la sua aggressione», ribadisce il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, chiedendo «misure forti, non solo da parte dell’Europa, ma anche una forte pressione che limiti realmente il potenziale belligerante russo». E infine si dice «aperto e pronto a fornire sostegno agli sforzi dei nostri alleati» perché grazie all’esperienza accumulata in questi anni nel respingere gli attacchi russi, l’Ucraina può fornire consigli pratici ai Paesi alleati su strategie di difesa aerea multilivello. «Nessuno al mondo ha abbastanza missili per abbattere tutti i diversi tipi di droni».

In tutto questo il Cremlino chiarisce che non ci saranno «nuovi commenti sulle accuse di Varsavia» perché la questione «è stata commentata dal nostro ministero della Difesa, che ha pure offerto consultazioni, se necessario». Eppure tutto l’Occidente dà per scontato che i droni fossero russi. Di qui la preoccupazione della Santa Sede. Il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin ha spiegato: «Se veramente non c’è un attimo di ripensamento sul cammino intrapreso c’è il rischio di un’escalation senza fine e quindi anche di uno scoppio di una guerra di più largo raggio».

Da non perdere

La nuova partita della Libia passa da Islamabad
Geopolitica

La nuova partita della Libia passa da Islamabad

Il Pakistan tenta di mediare tra le fazioni libiche con l'appoggio dei sauditi e il via libera di Turchia ed Egitto. Mentre Roma continua a lavorare per la pacificazione, prende forma un nuovo equilibrio geopolitico nel Mediterraneo.

Cipro riaccende lo scontro tra Ue ed Erdogan
Geopolitica

Cipro riaccende lo scontro tra Ue ed Erdogan

La risoluzione dell'Europarlamento condanna l'invasione del 1974 turca di Cipro e chiede il ritiro delle truppe di Ankara. Erdogan reagisce duramente mentre prova a rilanciare i rapporti con Bruxelles su difesa e adesione all'Ue, in un equilibrio sempre più fragile.

Basta bizze, ora Meloni pensa solo all’Italia
Governo

Basta bizze, ora Meloni pensa solo all’Italia

Il premier rivendica le scelte che hanno irritato Trump: «Non mi pento di nulla, punto all’unità dell’Occidente». Sulla Difesa assicura il rispetto degli impegni, ma senza svenarci: «Gli investimenti resteranno nel nostro Paese». E dai volenterosi a Parigi manda Tajani.

Petrolio, ai greci 3,3 miliardi per scortare barili russi
Geopolitica

Petrolio, ai greci 3,3 miliardi per scortare barili russi

Secondo il «Financial Times», negli ultimi tre anni gli armatori ellenici hanno guadagnato cifre esorbitanti per trasportare carichi di petrolio della Federazione, riuscendo ad aggirare il tetto ai prezzi imposto dal G7. L’applicazione del quale, però, è frammentaria.