La Meloni è la vera vincitrice. E ora prenota l’investitura come primo premier donna

Giorgia on my mind. Gli italiani l’avevano in testa e l’hanno portata in trionfo. Hanno premiato lei e la sua squadra, hanno dato ragione ai suoi accenti identitari e all’agenda conservatrice. E per proprietà transitiva hanno bocciato Mario Draghi, i supertecnici, i competenti, gli aedi di redazione, perfino il centrodestra di governo. I primi tuoni, fragorosi, ad annunciare il temporale di consensi arrivano subito con gli exit poll Swg. Le proiezioni confermano la coalizione al 44% con l’exploit di Fratelli d’Italia al 26%. Sarà Giorgia Meloni la prima donna della Repubblica italiana a essere indicata premier. Un risultato straordinario, così immaginifico e storicamente unico da sembrare traslato da Marte.
Se da un lato manda in visibilio il quartier generale Fdi, dall’altro crea sconcerto negli alleati, prosciugati nei loro bacini di riferimento. «Pagano il supporto al governo Draghi», commentano dall’hotel Parco dei Principi a Roma, dove è stato allestito il quartier generale di Fdi per la lunga notte elettorale. Sono piovuti da mezzo pianeta 400 giornalisti e il luogo porta bene; è lo stesso albergo scelto dal M5s nel 2018 (33% dei consensi). L’ultima mossa elettorale arriva su Tik Tok con un annuncio ortofrutticolo: Giorgia con due meloni in mano mentre ammicca: «25 settembre, ho detto tutto!». Non da premio Audrey Hepburn.
L’atmosfera attorno alla fiamma è spumeggiante mentre il trionfo si concretizza anche nei confronti degli alleati (il partito ha il 70% dei voti di centrodestra) e arriva da Salerno la torta della festa. Per Fdi ogni risultato sarebbe stato una meravigliosa manna dal cielo: partiva dal 4,3% delle politiche del 2018 e dal 6,4% alle europee dell’anno successivo. Nel 2013, primo anno di verifica elettorale, era sotto il 2%. «Se andiamo al 26% cambia il mondo», dicono i peones che aspettano pazienti sul marciapiede. La Meloni in fuga ha la pedalata sicura. La leader è praticamente pedinata dal mattino, quando alla scuola Vittorio Bachelet a Roma, la presidente di seggio è costretta a far sgombrare telecamere e microfoni per garantire la regolarità del voto. È attesa lì alle 11 ma decide di dribblare la marcatura presentandosi in serata. Agli amici va ripetendo: «L’Italia è una nazione che deve risollevarsi, credere in sé stessa, ritrovare l’orgoglio nazionale, difendere i propri confini, battersi in Europa per perorare i propri interessi».
È Francesco Lollobrigida il primo a commentare in pubblico la valanga di voti. «Ringrazio gli italiani per la fiducia, ora prevale il senso di responsabilità. Abbiamo lavorato bene, abbiamo avuto consenso anche da elettori che in passato avevano votato altre coalizioni. Ora dovremo essere in grado di governare bene, non solo di fare opposizione patriottica». Sulla favola del pericolo nero è sereno: «Gli italiani sono ormai immuni rispetto a queste sciocchezze. Più grave è stato il comportamento di politici come Luigi Di Maio, che invece di tranquillizzare gli alleati stranieri hanno strumentalizzato la situazione. Chi ha utilizzato questo temi per screditarci è stato severamente punito». Quanto alla coabitazione con due alleati dimezzati, non sembra preoccupato: «Governiamo insieme regioni grandi come nazioni, vedi Lombardia. A volte è stata avanti Forza Italia, a volte la Lega, ora noi. Meloni, Salvini, Berlusconi e i centristi ora potranno dimostrare agli italiani se ciò che è scritto nel programma potrà essere realizzato». Infine una dritta sul governo: «Segnaleremo le figure migliori possibili e le tessere di partito non saranno fondamentali». Nella notte cominciano a concretizzarsi i numeri veri e con questi i commenti internazionali. Quello della Cnn è un tweet nell’alveo conformista del Banal grande: «È il primo premier italiano di estrema destra dai tempi di Mussolini». I primi complimenti giungono da Parigi. Eric Zemmour sottolinea che «dalla Svezia all’Italia stiamo vivendo il trionfo delle destre unite, dove il tema di fondo è la questione identitaria. I miei complimenti a madame Meloni e al popolo italiano». Marine Le Pen va oltre: «Gli italiani hanno dato una lezione di umiltà all’Unione europea che per voce della signora von der Leyen ha preteso di imporre il voto. Nessuna minaccia può fermare la democrazia».
Negli ambienti radical «la pacchia è finita». Suona tristemente ironica l’ultima uscita di Enrico Letta: «Meloni sta cercando di incipriarsi». In realtà sarà lui a doversi mettere i baffi finti per non farsi riconoscere. Si nota del panico a casa Ferragnez; nani e ballerine sono in preda ad ansia permanente; Ursula von der Leyen è pronta a far decollare lo spread con missili aria-aria. Quisquilie da comparse. Nella notte romana dove «il cielo è sempre più blu» trionfa Giorgia. Non quella che canta e qualche volta stona, quell’altra.






