2020-03-06
Marcello Foa (Imagoeconomica). Nel riquadro Jeffrey Epstein
- L’ex presidente della Rai Marcello Foa: «Nei file ci sono riferimenti a pratiche inimmaginabili. Temo che i veri colpevoli rimangano impuniti».
- Una parte consistente dell’élite che ha creato l’ordine globale è coinvolta nella vicenda. Per il «Me too» ribaltarono tutto quanto. Un pedofilo vicino al potere non fa notizia.
Lo speciale contiene due articoli.
Marcello Foa, questi Epstein files sono davvero una questione seria? Oppure oltre al clamore che si è sviluppato sul Web c’è poco?
«Gli Epstein files sono una questione serissima. Una quantità enorme di documenti, di cui però qualche migliaio non è stata resa pubblica per ragioni di Stato o perché contenenti materiale troppo sensibile. Insomma la parte più scottante, imbarazzante, lugubre non è uscita: il procuratore aggiunto Todd Blanche qualche giorno fa ha parlato di immagini di morte, ferite e violenze fisiche. Quella è una dichiarazione fortissima, quelle immagini non ce le hanno mostrate e sono le più atroci da concepire per il pubblico e le più pesanti per chiunque sia stato ripreso in quegli atti. Tutto questo ci dimostra che Epstein non era solo un pedofilo, ma faceva chiaramente delle cose oltre l’immaginabile, pratiche che probabilmente erano di stampo satanista».
Ma chi esce più colpito da questa storia? Quale personalità in particolare, quale mondo?
«Qui c’è una cerchia di potere che riguarda diversi ambiti: mondi politici, economici, case reali - quella britannica, quella norvegese - che ovviamente aveva delle frequentazioni molto imbarazzanti. E probabilmente una parte di questo mondo partecipava anche a riti orribili, violenze sessuali, torture su minori e chissà che altro. L’elenco delle persone che frequentavano Epstein è lunghissimo, da alcuni dettagli emergono aspetti sconvolgenti».
Ad esempio?
«Per esempio Epstein che riceve un messaggio da una persona che gli dice, riferendosi probabilmente a una ragazzina: “Vuoi che le faccia questo o che la torturi?”. Un altro gli dice: “Tornerò dall’Africa con due ragazzini, preferisci maschio o femmina?”. Si parla di ragazzini di 11 anni. Un’altra testimonianza parla di due ragazze che sarebbero state uccise e sepolte nel suo ranch. E poi c’è Epstein che quando parte la prima inchiesta del 2008 ordina oltre 1.200 litri di acido solforico, e ovviamente ci si chiede a che cosa mai potrebbe servire . Insomma ci sono in queste mail talmente tanti particolari e riscontri di pratiche - che vanno ben oltre le violenze sessuali - che dovrebbero essere oggetto di una campagna stampa imponente, basata su richieste di chiarimenti alle autorità».
E invece...
«E invece questa campagna non c’è, a parte qualche voce isolata. La Verità ha raccontato questa vicenda, ma quasi nessun altro l’ha fatto, e anche negli Stati Uniti la discussione è molto forte sui social e particolarmente su X, però i grandi media stanno trattando la vicenda occupandosi solo dei personaggi più famosi. Ma in realtà quello che sta emergendo è molto più pesante e inquietante».
Cioè?
«Ci sono ambienti, che qualche inchiesta ha raccontato, in cui sono diffuse pratiche inimmaginabili di violenze su bambini. Queste cose esistono e dovrebbero essere indagate e denunciate con forza. Il sospetto è che la vicenda di Epstein sia molto più scabrosa e grave di quanto finora emerso sui media».
Anche solo basandosi su ciò che è uscito finora, però, il quadro è decisamente inquietante. E sono coinvolti nomi imponenti, basti pensare a Bill Gates. Il quale smentisce ciò che gli viene attribuito nelle email, cioè la frequentazione di ragazzine russe e addirittura il tentativo di somministrare di nascosto alla moglie antibiotici per non farle contrarre malattie veneree.
«Bill Gates chiaramente ha smentito, che altro poteva fare? Chiunque avrebbe smentito, però quando si guarda l’intervista che hanno fatto alla sua ex moglie Melinda, si vede sul suo volto un grande dolore. Ed è indicativo. L’uomo già frequentava in modo assiduo Epstein, è molto probabile che sia andato con le ragazzine, questo episodio degli antibiotici è molto inquietante... La sua immagine pubblica viene comunque fortemente danneggiata».
Però la cosa sembra finire lì.
«Ho visto la dichiarazione di Todd Blanche dell’altro giorno. Dice: se avessimo avuto informazioni su uomini che hanno abusato di donne li avremmo perseguiti, ma non le abbiamo. Le indagini sono state chiuse in luglio. Insomma, nessun arresto. Beh l’impressione è che ci abbiano dato in pasto tutta questa enorme quantità di documenti ma che però la magistratura americana stia andando col freno a mano tirato, perché evidentemente il numero di persone coinvolte e il loro livello è talmente alto che preferiscono che tutto si risolva con il rumore mediatico, peraltro attutito. E si va oltre la destra e la sinistra, è uno scandalo trasversale. C’è anche questa nota dell’Fbi che risale al 17 marzo del 2025 in cui si dice che si devono censurare le immagini e i documenti che riguardano presidenti, segretari di Stato e Vip. Infatti i nomi delle corrispondenze di Epstein sono quasi tutti oscurati e questo fa comunque riflettere».
Crede insomma che a tutta questa storia sia stata messa una sordina.
«L’impressione è che da un lato l’amministrazione Trump sia stata costretta a diffondere tutti questi documenti, dall’altro mi sembra che ci sia un tale potenziale tellurico sul sistema - sui rappresentanti massimi del sistema in cui viviamo - che alla fine l’interesse condiviso sia quello di non spingere davvero sull’acceleratore. Dunque credo che alla fine i veri colpevoli oltre a Epstein rimarranno impuniti».
Citavo Bill Gates perché è un personaggio che ha esercitato e ancora esercita notevole influenza, ad esempio sull’Oms. Che non si apra almeno una riflessione su questo tema è curioso.
«In Europa qualcuno si è dimesso. E qui si torna al punto fondamentale: ma se non è successo niente perché si dimettono? Si dimettono perché ovviamente tutto questo è inaccettabile, però per esserci una vera svolta ci dovrebbe essere qualche incriminazione pesante. Todd Blanche dice che non ci sono prove degli abusi su ragazze, però ci sono le vittime di Epstein che hanno dichiarato di voler far uscire i nomi dei Vip con cui sono state. Queste ragazze hanno lasciato ore e ore di testimonianze, oggi sono donne mature che quando erano ragazzine sono state violentate, in un caso una ragazza diceva di essere stata violentata tre volte al giorno. Tutto questo non può passare sotto silenzio. Chi le ha violentate? Solo Epstein? E poi c’è un altro fatto di cui ci siamo dimenticati in queste ore».
Cioè?
«Sappiamo che Epstein registrava, come faceva il vecchio Kgb al tempo dell’Unione sovietica, i rapporti sessuali dei suoi ospiti. Il Kgb lo faceva nascondendo una telecamera dietro lo specchio della camera d’albergo, lui probabilmente lo faceva piazzando delle microcamere e poi registrava meticolosamente tutti gli incontri, e quello era l’elemento di ricatto che usava nei confronti dei suoi ospiti. Ebbene, di quella documentazione non si parla più, è chiusa rigorosamente in un cassetto di qualche procuratore di New York e credo che non verrà mai aperta. Per ora dalla enorme mole di materiale diffusa abbiamo dei flash, ma le parti più rilevanti sono quelle che riguardano presunte uccisioni e riti e quella dei ricatti sessuali. Entrambe restano coperte dal silenzio delle autorità statunitensi, che evidentemente su questi due aspetti preferiscono sorvolare».
Perché la stampa, anche italiana, se ne occupa poco?
«Come ho spiegato nel mio libro Gli stregoni della notizia, i media italiani seguono quel che fa la grande stampa americana. E la grande stampa americana da subito ci ha dato in pasto Trump, Bill Gates e poi anche Elon Musk, Il quale in realtà ha dimostrato di non aver mai incontrato Epstein e oggi è uno dei più duri, irriducibili sostenitori della verità totale, tanto che ha offerto protezione giuridica alle vittime o a chiunque denuncerà i Vip coinvolti e pubblica su X dei post chiedendo perché non ci sia stato ancora alcun arresto. E ha perfettamente ragione: che non ci sia stato alcun arresto dal 2019 è una cosa scandalosa. La grande stampa americana è andata alla ricerca di prove fumanti nei confronti di Trump e di qualche altro Vip, non le ha in teoria trovate e dunque continua a trattare la vicenda un po’ sotto tono. La stampa italiana segue quell’onda e poi è molto imbarazzata perché gran parte dei Vip coinvolti sono stati osannati, portati a esempio come Bill Gates, Bill Clinton e altri. Sono stati per anni osannati come esempi di leader virtuosi, ne escono macchiati e allora si preferisce non affondare il colpo. Il vero giornalismo in questo momento viene fatto sui social media e non sui media mainstream».
Per il «Me too» ribaltarono tutto quanto. Un pedofilo vicino al potere non fa notizia
Sembra quasi che non sia successo niente, che l’affare meriti giusto l’attenzione di qualche complottista e i post di Elon Musk. L’indignazione viene lasciata al popolo della Rete, che sugli Epstein files ribolle da giorni, forse perché si è reso conto. della portata del materiale. Per il resto, qualche articolo qua e là, qualche rigo in cronaca. Pochi i commenti indignati, forse perché la stampa impegnata e progressista sperava che l’osso da mordere fosse quello - piuttosto carnoso - chiamato Donald Trump, e invece si è ritrovata per le mani ben altro. Il risultato è che di questa montagna di materiale, in Italia ma non solo, si parla poco o comunque non abbastanza, e non sempre in maniera approfondita. Eppure siamo di fronte a uno degli scandali del secolo, forse il più scabroso. Uomini politici, manager, magnati, aristocratici, professori universitari e potenti di varia natura - questa è la notizia - frequentavano un uomo che, se va bene, era soltanto un pedofilo (ma forse è pure qualcosa di peggio: per ora risulta che si scambiasse con l’uomo d’affari emiratino Sultan Ahmed bin Sulayem mail riguardanti «video di tortura», tanto per intendersi).
E già questo basterebbe, in altre condizioni, ad annientare carriere come se non ci fosse un domani. Ma ovviamente c’è di più. Alcuni di questi uomini hanno condiviso con il succitato abusatore delle pratiche innominabili, e forse pure altre che non ci è dato conoscere. Eppure non cadono teste a pioggia. Qui e lì c’è un ministro che pensa alle dimissioni, là c’è un riccastro che si scusa, poca roba. Nulla in confronto a ciò che lo scandalo Epstein potrebbe e dovrebbe provocare.
Prendiamo il solo Bill Gates. Sappiamo per certo che con Epstein aveva una frequentazione non casuale. Alcune mail che lo riguardano parlano di suoi rapporti con ragazzine russe. Altre raccontano di antibiotici che avrebbe voluto somministrare di nascosto alla moglie Melinda per evitare di attaccarle malattie sessualmente trasmissibili prese dalle suddette fanciulle. Chiediamo: qualcuno si ricorda che questo signore è il principale finanziatore della Organizzazione mondiale della sanità? Negli anni passati ha influito non poco sulle scelte globali in materia di vaccinazione e ha condizionato pure le vite di molti italiani. Non sarebbe forse il caso di domandarsi se valga la pena di continuare a restare in una organizzazione pagata da questo soggetto? È sorprendente che nessuno si ponga realmente il problema. Eppure una seria riflessione sul tema sarebbe il caso di aprirla, no? E in ogni caso sarebbe soltanto la punta di un iceberg di orrore. Il fatto è che una consistente parte della presunta élite che ha creato l’ordine globale dominante negli ultimi decenni è coinvolta in un vicenda odiosa e terrificante, ma pare che non la si voglia prendere sul serio, anzi c’è chi fa a gara per «smentire le bufale». Per il Me too ribaltarono il mondo, per un pedofilo forse satanista amico dei presidenti poco più di una alzata di spalle. Forse la corruzione morale è molto più profonda di quanto pensiamo.
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Paolo Petrecca (Imagoeconomica)
La polemica sulla telecronaca dell’inaugurazione olimpica condotta dal direttore di «RaiSport» è il pretesto per una resa dei conti politica dentro e fuori viale Mazzini. Il vero scandalo è l’intoccabilità di Mattarella.
Non conosco Paolo Petrecca e non ho ascoltato la sua telecronaca dell’inaugurazione dei Giochi olimpici invernali. Do però per acquisito che non sia stata brillantissima e che sia stata azzoppata da incertezze ed errori, perché su questo mi pare concordino un po’ tutti. Da giorni infatti non si parla d’altro: se ne lamenta l’opposizione, che chiede le dimissioni del collega, e sono sul piede di guerra pure i giornalisti della Rai, che per protesta hanno deciso di non firmare i servizi messi in onda. Di quest’ultima iniziativa immagino che gli italiani se ne siano fatta una ragione, mentre mi domando perché degli onorevoli di Pd, Avs e 5 stelle debbano intromettersi in una faccenda che, semmai, riguarda i vertici della televisione pubblica e non certo la sinistra, la quale farebbe bene a occuparsi degli scontri di piazza e degli attentati alle linee ferroviarie invece che delle dirette tv.
Ciò detto, però, vorrei alzare il velo di ipocrisia che impedisce di affrontare il «caso Petrecca» per quel che è, ovvero una faida politica. Premessa: come tutti o quasi tutti i giornalisti del servizio pubblico, l’attuale numero uno dei servizi sportivi ha uno sponsor politico e si dice che il suo sia Fratelli d’Italia. A proposito della lottizzazione dei partiti a viale Mazzini, nella prima Repubblica circolava una battuta che sintetizzava bene la spartizione. Quando bisognava assumere dieci giornalisti, cinque dovevano essere in quota Dc, due con la tessera del Psi, uno dei socialdemocratici, uno era comunista e infine, se lo si trovava, se ne assumeva anche uno bravo. Non credo che, con l’avvento della cosiddetta seconda Repubblica, la situazione sia cambiata di molto. Petrecca ha il suo sponsor, così come ce l’ha gran parte degli altri suoi colleghi, perché nella televisione pubblica la carriera dipende per lo più da decisioni politiche. Bruno Vespa in passato venne crocifisso per aver detto, da direttore del Tg1, che la Dc era il suo azionista di maggioranza, ma era la verità.
Dunque chi critica Petrecca lo fa sostanzialmente perché lo avversa politicamente. Se fosse stato del Pd o dei 5 stelle, di certo né la Schlein né Conte lo avrebbero attaccato per i suoi balbettii.
Però nel caso del direttore di RaiSport c’è qualche cosa di più ed è proprio qui l’ipocrisia che provoca il voltastomaco in qualsiasi persona onesta. Petrecca, infatti, non avrebbe mai dovuto condurre la telecronaca dell’inaugurazione dei Giochi. Al suo posto avrebbe dovuto esserci un collega che da due anni si preparava a seguire l’evento, ossia Auro Bulbarelli. Figlio di Rino, storico direttore della Gazzetta di Mantova, Auro - che come Petrecca non conosco personalmente - è vicedirettore di RaiSport, ma rispetto all’attuale numero uno dei servizi sportivi ha alle spalle anni da telecronista delle principali corse ciclistiche in giro per il mondo. Fino a una settimana prima dell’inaugurazione dei giochi, Bulbarelli era il giornalista delegato a raccontare la cerimonia. Ma durante la conferenza stampa di presentazione gli è sfuggita una frase, ovvero ha dato una notizia, annunciando che venerdì ci sarebbe stata una sorpresa di Sergio Mattarella «paragonabile a quanto avvenuto alle Olimpiadi di Londra del 2012 con Elisabetta II e James Bond». In pratica, il collega ha fatto il suo mestiere, spoilerando ciò che il comitato olimpico e il Quirinale volevano tenere segreto. Mal gliene incolse: dal Colle e non solo sono partite telefonate irritate. Aver rivelato un segreto, ossia che il capo dello Stato avrebbe provato a imitare la Regina d’Inghilterra (senza svelare che sarebbe giunto a bordo di un tram guidato da Valentino Rossi) è stato giudicato un atto di lesa maestà. Dunque, Auro è stato rimosso e al suo posto è arrivato Petrecca. Nessuno ovviamente ha chiesto conto della sostituzione, perché non sia mai che qualcuno disturbi l’immagine armoniosa dell’inquilino del Colle (sono certo che lui nemmeno sapesse dell’indiscrezione, ma come spesso capita, i collaboratori sono più realisti del re). Tutti zitti, sindacati e Ordine, per un collega ingiustamente rimosso per aver fatto il proprio mestiere, ma tutti pronti a sparare vigliaccamente a zero su Petrecca, colpevole, oltre che di qualche gaffe, di non avere lo sponsor giusto che piace al sindacato, all’Ordine e all’opposizione. Il vero scandalo è questo. Non il direttore di RaiSport.
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Nel 2025 i viaggiatori arrivati dall’estero hanno speso nel nostro Paese 60 miliardi Trend in aumento, record di giovani e donne impiegati nel settore. Oggi via alla Bit.
Il turismo si conferma una delle voci più importanti del bilancio del nostro Paese. Nel 2025 ha avuto un impatto del 13,2% sull’occupazione e di 237,4 miliardi di euro sul Pil: numeri che le stime per i prossimi dieci anni danno ulteriormente in crescita, con previsioni per il 2035 a 282,6 miliardi di Pil e una ricaduta del 15,7% sull’occupazione. I dati sono dell’Enit, in occasione della Bit 2026, l’appuntamento internazionale di riferimento per l’industria turistica, che si aprirà oggi a Milano. Emerge che l’Italia, in questo comparto ha le statistiche migliori per lavoro giovanile e femminile rispetto al resto d’Europa.
Il nostro Paese continua ad essere di grande attrattiva per il turismo internazionale e si posiziona davanti a competitor quali Francia e Grecia (seconda solo alla Spagna) per presenze sia internazionali, 255 milioni nei primi 11 mesi 2025, che totali, 456 milioni (sempre tra gennaio - novembre 2025). I viaggiatori in arrivo dall’estero, infatti, l’anno passato, hanno investito ben 60,4 miliardi di euro in Italia e, da qui ai prossimi 10 anni, questa spesa potrebbe sfiorare gli 80 miliardi.
I turisti che spendono di più per vivere le esperienze Made in Italy provengono da Germania (7,5 miliardi di euro di spesa nei primi 9 mesi del 2025, in aumento dell’1,7%), Usa (5,3 miliardi di spesa, +3,3%), Regno Unito (4,4 miliardi, +9%) e Francia (3,8 miliardi di consumi turistici, +6,8%). Lo scorso anno i nostri aeroporti hanno accolto 230,1 milioni di passeggeri (+5% sul 2024), di cui 157 milioni internazionali (+7,6%; di questi quasi 103,7 milioni provengono da nazioni europee, in crescita del +6,1%).
Il fenomeno è in crescita esponenziale. La conferma viene dalle stime per i primi 3 mesi di quest’anno che indicano 3,5 milioni di arrivi nei nostri scali aeroportuali ossia un +7,2% in confronto al primo trimestre del 2025. Il maggior numero di prenotazioni arriva da Regno Unito, Polonia, Germania, Spagna, Francia e Usa.
Le Olimpiadi Milano-Cortina sono un volano importante per il turismo. Uno studio di Banca Ifis evidenzia che, nel complesso tra breve e lungo periodo, la manifestazione olimpica creerà valore per 5,3 miliardi di euro. Una cifra che è il risultato della somma di tre voci che riguardano il territorio tra spesa turistica immediata e differita (per quasi il 60% su Lombardia e il 40% su Veneto e Trentino Alto-Adige) e l’heritage infrastrutturale (per il 53,6% su Lombardia e il 46,4% per Veneto e Trentino Alto-Adige).
I Giochi sono un’opportunità per aumentare la visibilità globale del Paese e rafforzarne l’attrattività turistica nel medio-lungo periodo. I primi risultati economici si vedono già sulle settimane bianche. Secondo l’Osservatorio di Confturismo Confcommercio in collaborazione con Swg sono quasi 9 milioni gli italiani che si concederanno una vacanza sulla neve nel primo trimestre del 2026, in lieve aumento rispetto allo scorso anno, e l’Italia resta la scelta principale. L’effetto Giochi si farà sentire anche nel resto dell’anno. La riscoperta della montagna, anche a causa delle estati molto calde, è un fenomeno in aumento. Le ricerche online legate a montagna, sci e skipass registrate nel 2025 sono state in aumento del +5% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il dato complessivo conferma come l’interesse per la montagna si distribuisca lungo l’arco dell’anno.
«Confermiamo ancora una volta che il turismo è in costante crescita e rappresenta un contributo fondamentale all’economia e all’occupazione. Dobbiamo trattare il settore come un’industria vera e propria, non solo come un insieme di servizi» ha detto il ministro del Turismo Daniela Santanchè commentando i dati diffusi da Enit. « È essenziale sviluppare una visione per i prossimi 10 anni che valorizzi tutto il territorio nazionale», aggiunge, «a partire dalle aree meno conosciute».
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Imagoeconomica
L’inchiesta su Glovo fa commuovere i progressisti. Ma è proprio l’immigrazione di massa, da loro celebrata, ad aver rimpolpato l’esercito di poveri da sottopagare e accelerato l’erosione dei diritti di tutti i lavoratori.
Ora vi indignate? Davvero? Vi sentite in colpa per il sushi a domicilio? Per il chicken burger king mangiato sul divano guardando la tv? Vi pentite come dei Gramellini per aver chiamato Glovo? Per aver usato il rider? Vi pentite di non avergli dato nemmeno la mancia? Vi sorprende la sua paga da fame? Vi sorprendono i 2,5 euro a consegna? Il trattamento da schiavo? Davvero?
Vi commuovete come dei Forneri dalla lacrima facile per «quei giovani senza diritti, usati da tutti e difesi da nessuno»? Per il caporalato delle consegne a domicilio? Per i poveri immigrati sfruttati? Per l’assenza di garanzie? Per l’assenza di contratti e di qualsivoglia diritto? Davvero avete questo coraggio? Davvero siete ipocriti fino a questo punto?
Scusatemi ma i farisei, al confronto, erano esempi di limpida schiettezza. Perché, j’accuse, voi lo sapevate. Lo sapevate benissimo. Lo sapevate fin dall’inizio. Sapevate tutto. Sapevate che quei rider vengono pagati una miseria, privati di ogni diritto, lasciati ore all’addiaccio, alla pioggia e al sole, all’afa e al gelo, per portare a casa uno stipendio da fame. Sapevate che sono per lo più immigrati, magari senza permesso di soggiorno, che non hanno alternativa per guadagnarsi da vivere. E sapevate pure che è proprio per questo che sono arrivati in Italia, per altro con il vostro convinto sostegno. Siete degli ipocriti perché per anni avete continuato a parlare di accoglienza, integrazione, multiculturalismo, muri da abbattere e frontiere da superare. Ma sapevate benissimo che questo era solo il velo per coprire le vere ragioni dell’immigrazione. Che è esattamente quella che rivela l’inchiesta su Glovo: avere una massa di disperati da sfruttare e sottopagare.
È evidente infatti che attraverso l’immigrazione è stata realizzata la più grande opera di distruzione dei diritti dei lavoratori che si sia mai vista nella storia. Pensateci. Fino alla fine degli anni Ottanta abbiamo assistito a una progressiva crescita degli stipendi e delle garanzie di chi lavorava. Poi la tendenza si è invertita. Stipendi in calo da trent’anni, precarietà in aumento, sempre meno tutele e sempre meno sicurezza. Guarda caso questo processo è iniziato e proseguito di pari passo con l’avanzare dell’immigrazione. Ovvio, no? Se hai a disposizione persone disperate, disposte a lavorare per paghe da fame, tutti prima o poi sono costretti ad adeguarsi. O accetti quel sistema o sei fuori mercato. L’immigrazione a questo è servita. A creare una massa di manodopera disposta a tutto per poter distruggere progressivamente i diritti di tutti i lavoratori, in modo da aumentare i guadagni delle Glovo del mondo. E voi, che ora vi indignate per quelle consegne a 2,5 euro lo sapevate benissimo, eppure applaudivate entusiasti all’arrivo di stranieri e chiedevate l’accoglienza senza se e senza ma. Questo è il risultato.
Fateci caso: perché tutta la grande stampa, gli intellettuali ortodossi e il mainstream in questi anni hanno sostenuto l’immigrazione? Ovvio: perché essa era funzionale alla grande finanza e alle multinazionali, insomma al potere economico da cui essi dipendono. E il paradosso fantastico è che tutta la sinistra si è accodata, sindacato in testa, a difendere l’immigrazione incontrollata, a dare del razzista a chi provava a opporsi, senza accorgersi che attraverso l’immigrazione si realizzava la cosa meno di sinistra possibile: il massacro dei lavoratori. Ripeto: di tutti i lavoratori. Perché quando si abbassano gli stipendi, si abbassano per tutti. Quando si distruggono i diritti, si distruggono per tutti. È il film che abbiamo visto in questi anni in Italia. Film horror, purtroppo.
Ricordo che anni fa, quando arrivai per la prima volta a Monfalcone, mi misero in guardia. La trasformazione lì era già in atto da un pezzo: nei cantieri navali, un tempo c’era l’aristocrazia operaia, lavoratori orgogliosi del loro mestiere, giustamente tutelati, protetti e retribuiti. Poi è cominciato il sistema delle cooperative. Degli appalti e dei subappalti. Assunzione in massa di lavoratori stranieri, per lo più bengalesi, che ovviamente si sono adattati a stipendi e condizioni di vita un tempo inimmaginabili. Risultato? Aristocrazia operaia fatta fuori e paghe più basse. I cantieri navali stanno benone, Monfalcone un po’ meno. Oggi è una delle città italiane a più alto tasso di stranieri, per lo più musulmani. Sembra un pezzo di Islam trapiantato nel Nord Est. Doveva essere un’avvisaglia, invece tutti hanno girato la testa dall’altra parte. Avanti con l’accoglienza, avanti con l’immigrazione. E così si è arrivati a oggi: prima di Glovo, la Procura di Milano è intervenuta per i lavoratori sottopagati nella logistica e nella moda, e se andrà avanti interverrà ancora, perché l’intero Paese è ridotto così. O peggio. E lo sanno tutti. E lo sapevano tutti. Anzi, è proprio quello che volevano. Per cui ora, per lo meno, ci risparmino le finte lacrime sul sushi versato.
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