La gara delle vedove la vince la Picierno
Pina Picierno (Ansa)

Cara Pina Picierno, caro vicepresidente del Parlamento europeo, le scrivo per assegnarle lo scudetto nello speciale campionato delle vedove di guerra.

Sono tanti a cimentarsi, elmetto in testa, nella prova del lutto: tutti grandi combattenti da salotto, armati e sgomenti di fronte all’ipotesi di una trattativa per far cessare il conflitto in Ucraina. Fino all’ultimo l’hanno insidiata avversari del calibro di Alessia Morani («Mai stata così spaventata»), Vittorio Emanuele ParsiTrump Nobel per la vigliaccheria») e Alan FriedmanTrump traditore»), ma lei ha sbaragliato l’agguerrita (è il caso di dirlo) concorrenza: insuperabile, infatti, il suo attacco agli «stalinisti eccitati» per la pace trumpiana. Dove lei abbia visto tutti questi stalinisti, non lo sappiamo. Ma ci permettiamo una preghiera: se nel caso, Stalin dopo Stalin, le venisse in mente di rievocare anche le purghe, non si disturbi. Dopo averla ascoltata, non ce n’è bisogno.

In ogni caso, cara Pina, ha ragione: mai fidarsi degli stalinisti. Si eccitano per una pace possibile anziché eccitarsi, come voi, per una guerra certa. Per anni avete raccontato balle: «Putin davanti all’abisso» (Cerasa, 16 dicembre 2023), Putin «topo in trappola» (Riotta, 22 settembre 2022), «Putin sta morendo» (Daily Telegraph, 7 marzo 2022), «Russi in fuga» (Corriere della Sera, 11 settembre 2022), «I russi non reggeranno l’inverno» (Repubblica, 3 ottobre 2022). Ma anche qui lei li ha battuti tutti: ancora il 21 settembre 2024, infatti, quando i suoi compagni di battaglia già battevano in ritirata, lei proseguiva imperturbabile l’avanzata delle minchiate. «Porteremo Putin alla resa», strillava seminando il panico tra stalinisti, lanzichenecchi, longobardi e soprattutto spartani.

Campana, deputata a 27 anni, parlamentare Ue dal 2014, vicepresidente dal 2022, lei, cara Pina, è una predestinata: figlia del locale segretario della Margherita, cresciuta nel solco di Ciriaco De Mita («il mio mito») a cui ha dedicato anche la tesi di laurea, di fatto ha sempre mangiato pane e politica. Di lavori veri, praticamente nulla. Di cambi di corrente un sacco. Prima rutelliana, poi veltroniana, quindi franceschiniana, bersaniana e alla fine renziana, ha fatto più piroette di una ballerina di mazurka. Sempre pronta a immolarsi per il capo del momento: per difendere gli 80 euro di Renzi, per esempio, esibì il famoso scontrino in diretta tv, cercando di convincere il mondo che con 80 euro una famiglia poteva mangiare due settimane. «Che cosa? Le gambe del tavolo?», la sfotterono in rete.

Con quell’impresa, però, guadagnò il primo titolo importante della carriera: «Velina di Renzi». Poi vennero i titoli di «Santanchè del Pd», «Contaballe» e «Facocero». Pure nel campionato delle gaffe non è messa male: un giorno ha accusato (senza prove) l’allora segretaria Cgil Camusso di essere eletta con tessere fase. Poi ha confuso Minniti con Salvini, Caldoro con Bassolino, Tramaglia con un inesistente Tramfaglia. E a proposito di un gassificatore scrisse in un tweet: «Non s’adda fare», sostituendo il verbo avere con il fiume Adda e costringendo Manzoni a penosi rivolgimenti nella tomba. Però nel campionato delle gaffe può far meglio. È in quello delle vedove di guerra che non ha rivali. Perciò le scriviamo questa cartolina e, insieme agli staliniani eccitati, siamo lieti di consegnarle il titolo: la coppa Volpi. Anzi, volPina.

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