- Pure autisti d’ambulanza, agricoltori e liceali sul piede di guerra. Un portavoce chiede di nominare premier il generale Pierre de Villiers.
- Mentre nel Paese si moltiplicano le proteste e i partiti di opposizione chiedono all’Eliseo di avviare un dialogo con i rivoltosi, il presidente non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione sul tema, generando malumore persino all’interno di En Marche.
Lo speciale contiene due articoli.
I gilet gialli non si fermano nemmeno dopo il terzo sabato di agitazioni. Dalle 5.30 di ieri mattina gli ambulanzieri hanno occupato la place de la Concorde per protestare contro la liberalizzazione selvaggia della loro professione. Tensioni in tutto il Paese, ma Emmanuel Macron tace.
Un brutto inizio settimana per la Francia, dopo l’atto terzo della protesta dei gilet gialli che, sabato scorso, è finita in sommossa.
Anche ieri sono state numerosi i motivi di attrito tra i cittadini in giallo e il governo e la presidenza della Repubblica. Mentre gli ambulanzieri erano ancora in presidio nella prima serata di ieri, i benzinai della Bretagna sono stati costretti ad iniziare il razionamento del carburante. Ciò è dovuto alla continuazione del blocco dei depositi di carburante organizzato un po’ ovunque in Francia, da Brest, Lorient o ancora a Le Mans, dove l’occupazione è iniziata domenica. La prefettura del dipartimento del Finisterre ha disposto dei limiti massimi di rifornimento: 30 euro per le vetture, 200 per i camion. Sempre a proposito di razionamento, vanno segnalati dei messaggi circolanti sui social che invitano la popolazione a fare scorte di cibo e carburante in previsione delle manifestazioni (non ancora confermate) di sabato 8 dicembre e di una sorta di sciopero dei consumi, che dovrebbe tenersi il 10 dicembre. La fonte e la veridicità della notizia restano per ora poco attendibili.
Quello che invece è certo è che anche su strade e autostrade francesi prosegue la protesta. Come riporta ad esempio il sito di Vinci Autoroutes – uno dei gestori autostradali transalpini -, quasi tutte le grandi vie di comunicazione sono interessate dalla presenza di gilet gialli sulla carreggiata o alle barriere di entrata-uscita.
In questa inizio di una nuova settimana di protesta si è fatta sentire anche la voce degli agricoltori. A Limoges si sono uniti agli studenti nella manifestazione locale. A Bergerac invece hanno parcheggiato dei trattori davanti all’equivalente locale dell’agenzia delle entrate. Tra le motivazioni di questa protesta figura dell’aumento della carbon tax che avrebbe ripercussioni pesanti sulle attività agricole.
Anche nella Francia d’Oltremare continua la protesta. In particolare sull’isola della Réunion, posta ad est del Madagascar, dove i gilet gialli continuano a bloccare il Grand Port, punto di arrivo vitale per l’economia dell’isola. Un territorio che vive una crisi ancora più forte di quella che ha fatto scendere in piazza i francesi metropolitani.
Alle proteste si sono aggiunti anche i liceali che hanno bloccato un centinaio di istituti in tutto il Paese. Secondo l’agenzia France Presse, a Lione e Digione ci sono stati scontri tra gli studenti e le forze dell’ordine. E andata peggio nella periferia nord di Parigi. Nella zona della Seine-Saint Denis (a fortissima presenza immigrata) le manifestazioni studentesche sono sfociate in atti vandalici e saccheggi, riprese in diretta da testimoni che hanno pubblicato tutto sui social network. A fine giornata c’erano ancora 40 licei occupati nella zona di Tolosa e una ventina attorno alla capitale. Il sindacato studentesco Unl ha anche annunciato una mobilitazione generale per venerdi 7 dicembre per «protestare contro le politiche condotte dal governo» che riguardano la riforma della maturità, l’accesso all’università. Si tratta di questioni non legate alla protesta dei gilet gialli ma che contribuiscono comunque a complicare il contesto.
In generale la tensione resta altissima, come dimostrano le richieste di instaurazione dello stato d’urgenza, lo stesso che era stato applicato in Francia dopo gli attentati islamisti e revocato solo a fine 2017. Una misura reclamata da vari sindacati di polizia ma che, per ora, il governo rifiuta di applicare come dichiarato dal ministro della giustizia Nicole Belloubet e dal sottosegretario all’interno Laurent Nunez. I rappresentanti delle forze dell’ordine chiedono anche che sia coinvolto l’esercito per dare il cambio ai poliziotti, sfiniti dopo quasi un mese di lavoro senza pause nei weekend.
Ma i sindacati di polizia non sono i soli a chiamare in causa i militari. Christophe Chalençon, portavoce dei gilet gialli della Vaucluse ha chiesto le dimissioni del governo e la nomina del generale Pierre de Villiers come primo ministro. L’alto ufficiale è l’ex capo di Stato maggiore della difesa francese, costretto alle dimissioni il 19 luglio del 2017. Il motivo? Emmanuel Macron non aveva apprezzato le parole del generale sull’inadeguatezza delle risorse economiche destinate all’esercito dal governo da poco al potere in Francia. Ai microfoni della radio Europe 1, Chalençon ha dichiarato che il generale de Villiers «ha servito la Francia di sinistra o di destra. Oggi a capo del governo ci vuole un uomo di polso».
Altro segno di tensione sono le minacce di morte ricevute da alcuni tra i più noti rappresentanti dei gilet gialli. Jacline Mouraud – autrice del video messaggio per Macron visto da oltre 5 milioni di persone – ha dichiarato al canale all news CNews che lei è gli altri firmatari di un appello alla moderazione, pubblicato dal Journal du Dimanche, dopo gli scontri di sabato, avevano ricevuto delle minacce di morte. Per questa ragione non si recheranno all’incontro concesso dal primo ministro Edouard Philippe. Nel frattempo è nato anche un movimento di contestazione contro i gilet gialli, si tratta dei foulard rossi. Protestano contro le azioni di blocco delle strade e le manifestazioni violente.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >