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2022-04-29
La foga lascia spazio al realismo. L’Onu: «Solo Putin può dire basta»
Antonio Guterres (Ansa)
Mentre Kiev ha reso noto che l’offensiva orientale russa si sta intensificando, non si fermano i tentativi di mediazione. Ieri, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, era in Ucraina, dopo la visita a Mosca effettuata martedì scorso. «La guerra non finirà con gli incontri ma quando la Russia deciderà di mettervi fine e quando ci sarà, dopo un cessate il fuoco, la possibilità di un vero accordo politico», ha detto Guterres, che ha in particolare visitato Bucha, Irpin e Borodjanka: aree in cui i russi sono accusati di aver commesso crimini di guerra. «Questa distruzione è inaccettabile nel XXI secolo», ha chiosato, chiedendo inoltre a Mosca di collaborare con la Corte penale internazionale. Il segretario generale ha incontrato successivamente Volodymyr Zelensky a Kiev: nell’occasione, ha assicurato al presidente ucraino di stare facendo «tutto il possibile» per l’evacuazione di Mariupol. «Il Consiglio di sicurezza non ha fatto tutto ciò che era in suo potere per prevenire e porre fine a questa guerra», ha aggiunto. Durante l’incontro tra i due, ieri sera, si sono verificate delle esplosioni nella Capitale.
Proseguono nel mentre i tentativi di mediazione di Ankara, che spera ancora di poter organizzare un vertice tra lo stesso Zelensky e Vladimir Putin. Tayyip Erdogan ha in tal senso avuto una nuova nuova telefonata col leader russo, invocando «una pace duratura nella regione il prima possibile». Nel corso della conversazione, Putin ha ringraziato Erdogan per il ruolo svolto nello scambio di prigionieri, avvenuto l’altro ieri, tra Stati Uniti e Russia. Anche l’Italia, pur ribadendo fermo sostegno a Kiev, non ha chiuso alla soluzione diplomatica. «Non c’è alcuna minima sicurezza che fermando il supporto all’Ucraina, Putin si fermi. Dobbiamo tenerlo presente altrimenti rischiamo di fare facile retorica», ha detto ieri Luigi Di Maio. «Il vertice di Ramstein ha rappresentato un’ulteriore evoluzione nel coordinamento del sostegno all’Ucraina. Allo stesso tempo abbiamo l’obiettivo di raggiungere la pace attraverso una soluzione diplomatica», ha proseguito. Sempre ieri, si è tenuto uno scambio di prigionieri tra Kiev e Mosca, mentre Mario Draghi ha avuto una telefonata con il premier canadese, Justin Trudeau: i due leader hanno parlato di crisi ucraina e coesione transatlantica, oltre a sicurezza energetica e alimentare.
Nonostante questi segnali distensivi, le posizioni restano ancora lontane. Joe Biden ha chiesto ieri al Congresso di stanziare ulteriori 33 miliardi di dollari di assistenza a Kiev, di cui oltre la metà è costituita da aiuti militari. «Non stiamo attaccando la Russia. Stiamo aiutando l’Ucraina a difendersi dall’aggressione russa e, proprio come Putin ha scelto di avviare questa brutale invasione, potrebbe fare la scelta di porvi fine», ha detto l’inquilino della Casa Bianca, per poi aggiungere: «Nessuno dovrebbe fare commenti inutili sull’uso delle armi nucleari o sulla possibilità della necessità di usarle». Parole, queste, da leggersi come una stoccata al ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, il quale alcuni giorni fa aveva detto che l’eventualità di un conflitto nucleare risultava «reale». «La tendenza a mandare armi, comprese quelle pesanti in Ucraina: queste sono le azioni che minacciano la sicurezza del continente e provocano instabilità», aveva affermato, poche ore prima del discorso di Biden, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. La Cnn ha comunque riferito che l’approvazione del nuovo pacchetto di aiuti da parte del Congresso potrebbe richiedere del tempo. Gli Usa hanno nel frattempo accusato Mosca di voler sovvertire la democrazia in Ucraina. «Abbiamo informazioni che la pianificazione della Russia per la sua ulteriore invasione dell’Ucraina include una capitolazione forzata del governo democraticamente eletto dell’Ucraina, incluso lo scioglimento di tutti i governi municipali locali», ha dichiarato l’ambasciatore statunitense presso l’Osce, Michael Carpenter, che ha definito l’invasione russa «un’impresa assolutamente barbarica». L’Ue non ha nel frattempo trovato ancora l’unanimità sull’embargo energetico a Mosca: a riferirlo è stato l’Alto rappresentante per la politica estera europea, Josep Borrell.
Si registrano intanto nuove tensioni tra la Nato e l’asse sino-russo. «Se decideranno di candidarsi, Finlandia e Svezia saranno accolte calorosamente e mi aspetto che il processo proceda rapidamente», ha detto ieri il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg. Dall’altra parte, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha attaccato l’Alleanza, definendola «uno strumento di singoli Paesi per cercare l’egemonia». Poco prima, il ministro degli Esteri britannico, Liz Truss, aveva chiesto al Dragone di «rispettare le regole internazionali». Queste critiche incrociate evidenziano come il conflitto ucraino abbia una dimensione geopolitica di vasta portata.
L’avanzata dei russi cambia marcia
Le truppe ucraine iniziano a perdere terreno nel Donbass, dove non si arresta l’avanzata russa, anzi riprende vigore dopo l’arrivo di un unico responsabile di tutte le operazioni: il generale Alexander Dvornikov, che aveva già guidato l’intervento in Siria. Sono ormai diversi i villaggi e gli insediamenti catturati dall’esercito russo, mentre altri cominciano a trovarsi «scoperti» sulla linea d’attacco.
Il rafforzamento di mezzi e uomini sul fronte di Izjum per lanciare un’offensiva massiccia sul Donbass viene confermato finanche dallo Stato maggiore delle forze armate dell’Ucraina. «Le forze russe hanno spostato unità aeree e fino a 500 unità di attrezzature militari verso Izjum per rafforzare le loro capacità offensive. L’obiettivo di Mosca è prendere il pieno controllo delle regioni del Donetsk e del Lugansk, nonché mantenere un corridoio con la Crimea occupata. L’offensiva più massiccia si registra a Slobozhanskyi e nella direzione del Donetsk», è l’aggiornamento dello Stato maggiore. Proprio nell’area di Izjum, i russi sono riusciti ad avanzare su diversi villaggi come Velyka Komyshuvakha e Zavody, mentre nell’area di Severodonetsk hanno preso Novotoshkivske. Le forze di Mosca stanno procedendo a infiltrarsi verso l’interno, appunto, dalla zona di Izjum e da quella di Lyman. Da quest’ultima direzione l’avanzata procede spedita e risultano pesanti perdite ucraine.
Mentre Mosca tenta di prendere il controllo definitivo nel Donbass, dalle zone separatiste arriva il contributo ritenuto necessario per spezzare la resistenza ucraina. Oltre 100 prigionieri di guerra ucraini sono stati infatti arrestati nell’autoproclamata Repubblica di Donetsk, come annunciato dal ministro della Giustizia del governo separatista, Yury Sirovatko. «Abbiamo prove dei loro crimini. Adesso attenderanno la decisione della corte sul loro destino», ha dichiarato Sirovatko. In ogni caso, nella repubblica separatista di Donetsk è per il momento stata annullata la parata della vittoria che cade il 9 maggio. Il leader dei separatisti di Donetsk, Denis Pushilin, ha annunciato che l’appuntamento si terrà «quando l’intera regione di Donetsk sarà stata liberata», giustificando lo spostamento della data con la possibilità che «le forze ucraine possano provocare intenzionalmente danni alla folla radunata per l’occasione».
Spostandoci verso la costa, rimane tragica la condizione di Mariupol. Secondo gli Usa gli invasori iniziano a lasciare la città senza averla conquistata. Le immagini satellitari mostrano però che gli attacchi russi si sono intensificati nell’acciaieria Azovstal. Si stima che circa 1.000 civili siano nell’acciaieria insieme a circa 2.000 combattenti ucraini. Sempre da Mariupol continuano ad arrivare denunce sull’utilizzo di bombe al fosforo nel corso di «50 attacchi aerei, razzi, colpi di artiglieria e tutto ciò che un barbaro può usare contro l’umanità»: queste le parole del vicecomandante del battaglione Azov, Svyatoslav Palamar.
Sembra cedere anche l’oblast di Zaporizha, dove Novosilka è stata conquistata dai russi. Questi ultimi hanno colpito con i missili la città di Zaporizhzhia, provocando tre vittime, tra cui un bambino. Veloci sono stati i progressi delle truppe di Mosca anche in direzione di Mykolaiv, obiettivo strategico in quanto la sua conquista aprirebbe la strada verso Odessa. Preoccupazioni si fanno sentire anche a Leopoli, con il governatore Maksym Kozytskyi che ha reso noto come nella regione sia scattato un allarme aereo per la minaccia di un attacco missilistico da Sudest dal Mar Nero.
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Antonio Guterres incontra Volodymyr Zelensky mentre cadono i missili e fa mea culpa: «Il Consiglio di sicurezza ha fallito». Joe Biden chiede 33 miliardi per Kiev, ma esclude lo scontro nucleare. Luigi Di Maio: «Serve un’intesa diplomatica».Gli invasi arretrano nel Donbass. La parata del 9 maggio a Donetsk viene però rinviata per sicurezza. Azovstal sotto assedio. L’Ucraina denuncia: «Usate bombe al fosforo».Lo speciale contiene due articoliMentre Kiev ha reso noto che l’offensiva orientale russa si sta intensificando, non si fermano i tentativi di mediazione. Ieri, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, era in Ucraina, dopo la visita a Mosca effettuata martedì scorso. «La guerra non finirà con gli incontri ma quando la Russia deciderà di mettervi fine e quando ci sarà, dopo un cessate il fuoco, la possibilità di un vero accordo politico», ha detto Guterres, che ha in particolare visitato Bucha, Irpin e Borodjanka: aree in cui i russi sono accusati di aver commesso crimini di guerra. «Questa distruzione è inaccettabile nel XXI secolo», ha chiosato, chiedendo inoltre a Mosca di collaborare con la Corte penale internazionale. Il segretario generale ha incontrato successivamente Volodymyr Zelensky a Kiev: nell’occasione, ha assicurato al presidente ucraino di stare facendo «tutto il possibile» per l’evacuazione di Mariupol. «Il Consiglio di sicurezza non ha fatto tutto ciò che era in suo potere per prevenire e porre fine a questa guerra», ha aggiunto. Durante l’incontro tra i due, ieri sera, si sono verificate delle esplosioni nella Capitale. Proseguono nel mentre i tentativi di mediazione di Ankara, che spera ancora di poter organizzare un vertice tra lo stesso Zelensky e Vladimir Putin. Tayyip Erdogan ha in tal senso avuto una nuova nuova telefonata col leader russo, invocando «una pace duratura nella regione il prima possibile». Nel corso della conversazione, Putin ha ringraziato Erdogan per il ruolo svolto nello scambio di prigionieri, avvenuto l’altro ieri, tra Stati Uniti e Russia. Anche l’Italia, pur ribadendo fermo sostegno a Kiev, non ha chiuso alla soluzione diplomatica. «Non c’è alcuna minima sicurezza che fermando il supporto all’Ucraina, Putin si fermi. Dobbiamo tenerlo presente altrimenti rischiamo di fare facile retorica», ha detto ieri Luigi Di Maio. «Il vertice di Ramstein ha rappresentato un’ulteriore evoluzione nel coordinamento del sostegno all’Ucraina. Allo stesso tempo abbiamo l’obiettivo di raggiungere la pace attraverso una soluzione diplomatica», ha proseguito. Sempre ieri, si è tenuto uno scambio di prigionieri tra Kiev e Mosca, mentre Mario Draghi ha avuto una telefonata con il premier canadese, Justin Trudeau: i due leader hanno parlato di crisi ucraina e coesione transatlantica, oltre a sicurezza energetica e alimentare. Nonostante questi segnali distensivi, le posizioni restano ancora lontane. Joe Biden ha chiesto ieri al Congresso di stanziare ulteriori 33 miliardi di dollari di assistenza a Kiev, di cui oltre la metà è costituita da aiuti militari. «Non stiamo attaccando la Russia. Stiamo aiutando l’Ucraina a difendersi dall’aggressione russa e, proprio come Putin ha scelto di avviare questa brutale invasione, potrebbe fare la scelta di porvi fine», ha detto l’inquilino della Casa Bianca, per poi aggiungere: «Nessuno dovrebbe fare commenti inutili sull’uso delle armi nucleari o sulla possibilità della necessità di usarle». Parole, queste, da leggersi come una stoccata al ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, il quale alcuni giorni fa aveva detto che l’eventualità di un conflitto nucleare risultava «reale». «La tendenza a mandare armi, comprese quelle pesanti in Ucraina: queste sono le azioni che minacciano la sicurezza del continente e provocano instabilità», aveva affermato, poche ore prima del discorso di Biden, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. La Cnn ha comunque riferito che l’approvazione del nuovo pacchetto di aiuti da parte del Congresso potrebbe richiedere del tempo. Gli Usa hanno nel frattempo accusato Mosca di voler sovvertire la democrazia in Ucraina. «Abbiamo informazioni che la pianificazione della Russia per la sua ulteriore invasione dell’Ucraina include una capitolazione forzata del governo democraticamente eletto dell’Ucraina, incluso lo scioglimento di tutti i governi municipali locali», ha dichiarato l’ambasciatore statunitense presso l’Osce, Michael Carpenter, che ha definito l’invasione russa «un’impresa assolutamente barbarica». L’Ue non ha nel frattempo trovato ancora l’unanimità sull’embargo energetico a Mosca: a riferirlo è stato l’Alto rappresentante per la politica estera europea, Josep Borrell. Si registrano intanto nuove tensioni tra la Nato e l’asse sino-russo. «Se decideranno di candidarsi, Finlandia e Svezia saranno accolte calorosamente e mi aspetto che il processo proceda rapidamente», ha detto ieri il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg. Dall’altra parte, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha attaccato l’Alleanza, definendola «uno strumento di singoli Paesi per cercare l’egemonia». Poco prima, il ministro degli Esteri britannico, Liz Truss, aveva chiesto al Dragone di «rispettare le regole internazionali». Queste critiche incrociate evidenziano come il conflitto ucraino abbia una dimensione geopolitica di vasta portata. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-foga-lascia-spazio-al-realismo-lonu-solo-putin-puo-dire-basta-2657232885.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lavanzata-dei-russi-cambia-marcia" data-post-id="2657232885" data-published-at="1651171943" data-use-pagination="False"> L’avanzata dei russi cambia marcia Le truppe ucraine iniziano a perdere terreno nel Donbass, dove non si arresta l’avanzata russa, anzi riprende vigore dopo l’arrivo di un unico responsabile di tutte le operazioni: il generale Alexander Dvornikov, che aveva già guidato l’intervento in Siria. Sono ormai diversi i villaggi e gli insediamenti catturati dall’esercito russo, mentre altri cominciano a trovarsi «scoperti» sulla linea d’attacco. Il rafforzamento di mezzi e uomini sul fronte di Izjum per lanciare un’offensiva massiccia sul Donbass viene confermato finanche dallo Stato maggiore delle forze armate dell’Ucraina. «Le forze russe hanno spostato unità aeree e fino a 500 unità di attrezzature militari verso Izjum per rafforzare le loro capacità offensive. L’obiettivo di Mosca è prendere il pieno controllo delle regioni del Donetsk e del Lugansk, nonché mantenere un corridoio con la Crimea occupata. L’offensiva più massiccia si registra a Slobozhanskyi e nella direzione del Donetsk», è l’aggiornamento dello Stato maggiore. Proprio nell’area di Izjum, i russi sono riusciti ad avanzare su diversi villaggi come Velyka Komyshuvakha e Zavody, mentre nell’area di Severodonetsk hanno preso Novotoshkivske. Le forze di Mosca stanno procedendo a infiltrarsi verso l’interno, appunto, dalla zona di Izjum e da quella di Lyman. Da quest’ultima direzione l’avanzata procede spedita e risultano pesanti perdite ucraine. Mentre Mosca tenta di prendere il controllo definitivo nel Donbass, dalle zone separatiste arriva il contributo ritenuto necessario per spezzare la resistenza ucraina. Oltre 100 prigionieri di guerra ucraini sono stati infatti arrestati nell’autoproclamata Repubblica di Donetsk, come annunciato dal ministro della Giustizia del governo separatista, Yury Sirovatko. «Abbiamo prove dei loro crimini. Adesso attenderanno la decisione della corte sul loro destino», ha dichiarato Sirovatko. In ogni caso, nella repubblica separatista di Donetsk è per il momento stata annullata la parata della vittoria che cade il 9 maggio. Il leader dei separatisti di Donetsk, Denis Pushilin, ha annunciato che l’appuntamento si terrà «quando l’intera regione di Donetsk sarà stata liberata», giustificando lo spostamento della data con la possibilità che «le forze ucraine possano provocare intenzionalmente danni alla folla radunata per l’occasione». Spostandoci verso la costa, rimane tragica la condizione di Mariupol. Secondo gli Usa gli invasori iniziano a lasciare la città senza averla conquistata. Le immagini satellitari mostrano però che gli attacchi russi si sono intensificati nell’acciaieria Azovstal. Si stima che circa 1.000 civili siano nell’acciaieria insieme a circa 2.000 combattenti ucraini. Sempre da Mariupol continuano ad arrivare denunce sull’utilizzo di bombe al fosforo nel corso di «50 attacchi aerei, razzi, colpi di artiglieria e tutto ciò che un barbaro può usare contro l’umanità»: queste le parole del vicecomandante del battaglione Azov, Svyatoslav Palamar. Sembra cedere anche l’oblast di Zaporizha, dove Novosilka è stata conquistata dai russi. Questi ultimi hanno colpito con i missili la città di Zaporizhzhia, provocando tre vittime, tra cui un bambino. Veloci sono stati i progressi delle truppe di Mosca anche in direzione di Mykolaiv, obiettivo strategico in quanto la sua conquista aprirebbe la strada verso Odessa. Preoccupazioni si fanno sentire anche a Leopoli, con il governatore Maksym Kozytskyi che ha reso noto come nella regione sia scattato un allarme aereo per la minaccia di un attacco missilistico da Sudest dal Mar Nero.
Francesco Lollobrigida (Ansa)
Coldiretti la definisce «una svolta», in quanto difende un patrimonio che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop economy la sua espressione più avanzata. «Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando che introduce due nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, «affinché siano un vero deterrente. Inoltre, istituzionalizza la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo». La legge rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera per fornire informazioni quanto più esaustive possibili al consumatore anche al fine di tutelare la salute.
Di conseguenza, vengono inseriti nel Codice penale due reati: la «frode alimentare» per punire chi commercializza alimenti o bevande che, a sua conoscenza, non sono genuini o che provengono da luoghi diversi rispetto a quelli indicati (prevista la reclusione da 2 mesi a 1 anno), e il «commercio di alimenti con segni mendaci» per punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre in errore il compratore sulla qualità o sulla quantità degli alimenti (reclusione da 3 a 18 mesi). È inserita l’aggravante di agropirateria, quando l’attività illecita è realizzata in maniera organizzata e continuativa, l’aggravante «quantità e biologico» (se i prodotti sono commercializzati come biologici ma non lo sono). In questi tre casi le pene sono aumentate. La legge prevede per questi reati anche la confisca obbligatoria di prodotti, beni o cose oggetto o prodotto dei reati.
L’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di distribuire i prodotti sequestrati, ma commestibili, a enti territoriali o caritatevoli per destinarli a persone bisognose o animali abbandonati.
È prevista la protezione delle Indicazioni geografiche, attività che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita nel 2024 ha realizzato 20,7 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 miliardi di euro realizzati all’estero. Previste sanzioni più dure per il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta.
La legge vieta poi l’utilizzo del termine «latte» e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali se non accompagnato dalla denominazione corretta (per esempio il latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). A dimostrazione della necessità di una legge con questi contenuti, Coldiretti cita l’ultimo Rapporto elaborato insieme a Eurispes e Fondazione osservatorio agromafie, secondo il quale il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 16 aprile 2026. La deputata della Lega Rebecca Frassini illustra i contenuti della manifestazione di sabato 18 a Milano.
Con il Presidente degli Stati Uniti andare allo scontro frontale non ha mai portato risultati a nessuno. Nemmeno ai leader europei tanto incensati dalla sinistra. Giorgia Meloni ha fatto bene a mettere alcuni punti fermi senza andare alla rottura.
Iolanda Apostolica
Scatto di carriera. Postumo, però. Perché la giudice nel 2024 si è dimessa dopo le polemiche per la disapplicazione del decreto Cutro e per un video che la immortalava alla testa di una manifestazione pro-migranti e contro l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Una promozione a carriera finita. Sembra un paradosso, ma è un passaggio tecnico rispetto alla progressione economica dei magistrati. Gli scatti non sono tutti uguali: c’è quello economico, che incide sullo stipendio, e quello funzionale, che apre la strada a incarichi più rilevanti. In questo caso inciderà sulla pensione dell’ex toga salva-migranti.
Non ci gira attorno la consigliera laica Claudia Eccher: «Indipendentemente dal fatto che la Apostolico abbia lasciato la magistratura, il nostro dovere è valutare nel merito il quadriennio di servizio seguendo le leggi e le circolari del Csm. La settima e ultima valutazione di professionalità non è un mero passaggio burocratico, ma determina un avanzamento sia professionale che economico, con riflessi diretti anche sul trattamento pensionistico e di fine rapporto». E arriva al punto: «Nel caso della Apostolico si riscontra una carenza sul prerequisito dell’indipendenza. Non si contesta il diritto ad avere opinioni politiche, ma la scelta di manifestarle in un contesto di contrapposizione frontale con le autorità di pubblica sicurezza e con le scelte del governo, proprio su una materia che rientra nelle sue specifiche competenze funzionali».
Il togato Tullio Morello spiega perché il Csm ha votato a favore della ex collega: «Le sue idee non hanno influenzato la decisione giurisdizionale. Se nelle motivazioni fosse emerso un pregiudizio, allora potremmo discutere della sua imparzialità». Il Consiglio però si è spaccato. Il laico Enrico Aimi è stato duro: «Doveroso esprimere una posizione critica rispetto alla proposta di riconoscere alla Apostolico il superamento della settima valutazione di professionalità. Non può essere un automatismo, ma richiede una verifica rigorosa e sostanziale del permanere dei requisiti fondamentali, ovvero indipendenza, imparzialità ed equilibrio. Nel caso di specie, tali requisiti appaiono meritevoli di un approfondimento ben più incisivo».
Dopo la partecipazione alla manifestazione filmata, «il magistrato», secondo Aimi, «avrebbe dovuto astenersi dalla trattazione di procedimenti in materia di immigrazione». «Non basta essere imparziali, bisogna anche apparirlo, perché la credibilità della giurisdizione si fonda sulla fiducia dei cittadini», ha ricordato la consigliera Isabella Bertolini, aggiungendo: «Proprio per questo ho sottolineato che questi principi impongono rigore, coerenza e senso del limite, soprattutto quando si toccano temi sensibili o esposti al confronto pubblico». Infine, un colpo al Consiglio: «La decisione del Csm rappresenta, a mio avviso, un’occasione persa. Si poteva, e si doveva, aprire una riflessione vera sul modello di magistrato che vogliamo, non solo tecnicamente preparato ma capace di incarnare fino in fondo terzietà, misura ed equilibrio. Senza questa chiarezza, il rischio è quello di indebolire la percezione stessa di imparzialità della magistratura. Oggi il Csm sul caso Apostolicoha dato l’ennesima pessima prova».
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