La carica 
dei virologi
La pandemia li ha resi star mediatiche. Abbiamo imparato a conoscerli dalle interviste in tv e sui giornali, che divoriamo sperando di trovare una buona notizia, un consiglio, una certezza cui appigliarci nel mezzo dell’ecatombe causata dal coronavirus. I virologi, dall’ospedale Sacco di Milano allo Spallanzani di Roma, dall’Oms all’Istituto superiore di sanità, ci hanno fatto riscoprire che, nell’emergenza, per gli italiani valgono ancora il «principio di autorità», il rispetto e la fiducia nei confronti degli esperti. Ma gli scienziati non sono divinità. Sono uomini. E come tutti gli uomini, hanno dei limiti, possono sbagliare e possono dividersi tra di loro.

La maggior parte degli epidemiologi, fino a gennaio, aveva sottostimato il potenziale impatto del coronavirus sullo Stivale. Poi, i più si sono ovviamente ricreduti – e in tanti hanno addirittura fatto pubblica ammenda. Qualcun altro ha continuato a minimizzare anche quando era evidente che il Covid-19 era fuori controllo. Alcuni vorrebbero tamponi a tappeto, altri ritengono questa misura inutile e impraticabile. Alcuni distinguono tra morti «di» e morti «con» il virus. D’altronde, la sfida della pandemia e questo particolare agente patogeno sono novità anche per i luminari. Ma l’opera d’informazione e di sostegno alle autorità, svolta dagli esperti, è essenziale. Oltre che a medici e infermieri, l’Italia si affida ai suoi scienziati.

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