La beffa di Speranza: proroga del pass a 12 mesi per evitare di perdere la faccia

C'è un virus che sta infettando il nostro vivere civile: l'ipocrisia di Stato. E ci sarebbe anche il vaccino: le dimissioni del ministro della salute Roberto Speranza. Che ha dato l'ultimo colpo di credibilità alla scienza imponendo agli scienziati di asseverare ciò che fa comodo al potere.
È sorprendente che Mario Draghi non si renda conto che lo Stato sta perdendo ogni credibilità agli occhi dei cittadini e che poiché l'adesione alla vaccinazione - per ora la sola arma che ci è stata offerta contro il virus cinese -richiede un rapporto fiduciario, per quanti sforzi il generale Francesco Paolo Figliuolo possa fare, finché c'è Roberto Speranza non c'è speranza. L'ultima farsa è legata al green pass. Si dice che oggi il soi disant Comitato scientifico allungherà la validità del salvacondotto a 12 mesi. Non c'è nessuna base scientifica per farlo, anzi. Ma il distaccare definitivamente la carta verde da un rapporto di causa effetto con il vaccino dimostra che il salvacondotto è uno strumento di coercizione contro cui è legittima l'opposizione del singolo.
Rivela anche che lo Stato non sta facendo minimamente gli interessi della collettività, tutela solo se stesso dalle proprie inefficienze. Allungare la carta verde serve solo a consentire allo Stato di risolvere tre problemi: allungare la scadenza della validità delle vaccinazioni per i sanitari e per buona parte del personale scolastico; andare oltre lo stato di emergenza che finirà senza possibilità di proroghe il 31 dicembre; evitare di investire nei trasporti, nell'adeguamento delle scuole e degli uffici pubblici e di tutte le strutture di comunità ivi compresi gli ospedali. Lo si fa decretando l'allungamento del green pass. Non si capisce come possa Roberto Speranza abbia ancora l'improntitudine di presentarsi in pubblico avendo sostenuto allo stesso tempo la necessità della terza dose vaccinale e l'allungamento della carta verde. Non c'è da stupirsene: il ministro della Salute è rimasto veteromarxista, per lui è normale imporre scelte autoritarie. Veste i panni di Papa Paolo V e per conservare il suo potere impone l'abiura al Comitato tecnico scientifico che piega la testa. C'è solo in intoppo: l'informazione ai tempi del processo a Galileo Galilei non disturbava il manovratore. E l'informazione testimonia che al momento non c'è alcuna evidenza scientifica che consenta di dire che allungare il green pass è possibile mantenendo la sua presunta validità come forma di prevenzione. Anzi, emergono - come dimostra il caso di Israele - evidenze al contrario. Tutti gli studi sono concordi nel porre un intervallo di validità della copertura degli anticorpi tra 6 e 8 mesi, anche se va detto che gli immunologi sottolineano come l'organismo acquisisce una memoria immunitaria che in caso di contatto col virus riattiva gli anticorpi. Del pari vi è un dibattito apertissimo sulla terza dose: la Pfizer, produttrice di uno dei vaccini mRna se l' è già fatta autorizzare. Sarà comunque raccomandata per gli over 65. In questo quadro il governo decide comunque di allungare il green pass e i suoi consulenti scientifici fanno una scalata di sesto grado sugli specchi per spiegarci che siccome la percentuale dei vaccinati col green pass è comunque superiore a quella dei non vaccinati, nel calcolo delle probabilità ci sta di accreditare la carta verde annuale. Neppure l'avvocato Azzeccagarbugli di manzoniana memoria avrebbe saputo fare di meglio. Ma, del resto, dal bis-Conte in poi con la continuità di Roberto Speranza, sul virus cinese siamo più abituati a delle gride che a delle leggi. E qui sta l'ipocrisia di Stato, che il ministro della Salute ha inoculato nel rapporto fiduciario con i cittadini. Non conosce Cicerone, altrimenti Speranza saprebbe che «la scienza che si discosta dalla giustizia, più che scienza deve chiamarsi astuzia». Se il green pass perde ogni dato scientifico rivela la sua vera natura: strumento di coercizione che nulla ha a che vedere con i presidi sanitari. Allora decade anche il riferimento all'articolo 32 della Costituzione che recita «Nessun può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge». Ma il green pass non è un trattamento sanitario. La Carta giustifica eventualmente la vaccinazione obbligatoria, non la carta verde. E del pari anche il disposto dell'articolo 16 «Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza» non copre più l'arbitrio che si è perpetuato con la carta verde nei luoghi di lavoro, nelle scuole, in ogni ambito della vita sociale mortificando, questo sì, l'articolo 3 della Costituzione. Il green pass allungato rivela la sua aberrante forza discriminatoria. Per queste evidenti ragioni. Viene allungato perché altrimenti perde efficacia il disposto della sua obbligatorietà per il personale scolastico, perché altrimenti perde la sue efficacia in rapporto alla vexta quaestio delle mense, perché altrimenti si pone il tema dell'adeguamento di tutto - dai bus ai tribunali passando per gli ospedali - ai protocolli anti-contagio, peraltro mai più aggiornati. Ci pensi Speranza e se ne ha voglia legga, lui che scrive e poi nasconde la mano, l'atto unico di Luigi Pirandello, A Patenti. Il governo col green pass ci ha trasformato tutti in Rosario Chiarchiaro, che pretese la patente di iettatore per campare.






