P. Bourget: «Qual è l’avvenimento che più l’ha colpita nella sua infanzia e adolescenza?».
A. Lumière: «I fenomeni della natura, della vita e della malattia, i cui enigmi mi hanno sempre affascinato».
P. Bourget: «Qual è stata la persona che le appariva come la più straordinaria quando era giovane?».
A. Lumière: «È difficile risalire a un nome... Amavo soprattutto gli scienziati, perché mi permettevano di imparare, che era la mia unica ambizione. A scuola studiavo molto ed ero il primo della classe. Poi ho proseguito e ho trascorso la mia vita a tentare di svelare i fenomeni della natura».
P. Bourget: «C’è qualcosa che non amava da giovane e che ha continuato a detestare?»
A. Lumière: «Non ho mai odiato altri che i criminali e i conformisti».
P. Bourget: «Perché?».
A. Lumière: «Perché questi ultimi hanno intralciato gravemente gli innovatori».
Fame di conoscenze, attrazione verso l’innovazione, insofferenza nei confronti dei conformisti che fanno da freno alle idee originali: l’ideologia dei Lumière, se mai ve ne fu una, è tutta qui. E non si tratta di lettera morta.
geni al lavoro
Tra il 1884 e il 1945, i due fratelli depositano 240 brevetti e 500 comunicazioni alle accademie scientifiche.
Il loro primo campo di sperimentazione è ovviamente quello relativo al cinematografo e all’ottica, In quest’ambito possiamo citare il brevetto dell’otturatore istantaneo (17 ottobre 1890 - brevetto 208890 17/3), il Kinora, una sorta di cinematografo da casa (10 settembre 1896 - 259515 17/3) e una sua variante più grande, il Biora (21 agosto 1897 - 267741 17/3); il fotorama (9 dicembre 1900 - 306772 17/3), che consentiva la proiezione di immagini panoramiche durante le proiezioni. In ambito fotografico, Louis inventa nuove macchine e processi per la pulizia, l’emulsione, il taglio e il confezionamento del vetro (19 aprile 1883 - 154983 17/3), gli scaricatori automatici di condensa (3 dicembre 1886 - 172718 5/2) e le porte scorrevoli (dicembre 1901 - 317261 7/2 21). Nel campo dell’ottica, inventano la fotostereosintesi (12 gennaio 1920 - 523962 17/3), che crea un’impressione di profondità, simile agli ologrammi e viene utilizzata in radiologia. In fotografia e chimica presentano 69 brevetti e 17 certificati di omologazione, il più famoso dei quali riguarda sicuramente la lastra al bromuro di gelatina, nota come Etichetta Blu, che salvò la famiglia dalla bancarotta e permise di portare avanti ulteriori sperimentazioni.
Nel campo dell’acustica, Louis è autore di 32 progetti di ricerca, tra cui il diaframma di carta (25 luglio 1908 - 401501 12/2), che sarebbe diventato l’altoparlante. Il brevetto è venduto alla società His Master’s Voice: questa invenzione sarebbe stata la più redditizia dei fratelli Lumière. Inventano anche un ponticello per violino (16 ottobre 1913 - 473877 17/4) e una tavola armonica per strumenti a corda (21 febbraio 1925 - 606548 17/4). In ambito chimico, formulano 14 domande di brevetto, tra cui un brevetto sugli anestetici (5 dicembre 1898 - 283627 19/1), un sapone antisettico (21 dicembre 1900 - 306457 14/4) e un conservante per siero (26 aprile 1900 - 299737 19/1), grazie all’utilizzo di composti organometallici del mercurio per la produzione di medicazioni (20 dicembre 1900 - 306456 14/1).
[...] Dopo la prima guerra mondiale, ad ogni modo, i percorsi di Louis e Auguste si dividono in parte, sia pur senza dar luogo ad alcuna rottura. Il secondo, del resto, ha sempre segretamente un po’ patito il fatto che la spinta decisiva per la creazione del cinematografo sia venuta da Louis (la famosa notte insonne da malato e l’intuizione di copiare i meccanismi delle macchine da cucito) e che, nell’invenzione principale della famiglia, il suo ruolo sia stato un po’ defilato. Auguste decide così di dedicarsi alle ricerche in campo medico, anche se i brevetti, conseguentemente al patto siglato da adolescenti, continuano a essere presentati a doppia firma. Sin da ragazzo, Auguste aveva imparato a memoria dizionari di anatomia e condiviso la passione per la medicina del suo tutore, Antoine Péronnet. [...]
Un tirocinante illustre
Nel 1896, Auguste fonda a proprie spese un laboratorio di fisiologia sperimentale e farmacodinamica all’Hôtel du Chalet, situato di fronte alla fabbrica Lumière. Accanto a lui c’è un promettente tirocinante in medicina, Marie-Joseph-Auguste Billiard, che in onore del padre scomparso cambierà il proprio nome in Alexis Carrel. Si tratta di uno dei più noti e controversi scienziati del Novecento, premio Nobel per la medicina nel 1912, convinto sostenitore dell’eugenetica e collaborazionista a Vichy. Auguste manterrà rapporti amichevoli con Alexis Carrel dopo che quest’ultimo avrà raggiunto fama scientifica internazionale e insieme a lui scrive diversi saggi di medicina. Nel 1896, Auguste fonda anche un laboratorio farmaceutico, la Société anonyme des brevets Lumière, affidandone la direzione a Marius Sestier, che, dopo la laurea in farmacia, era stato uno degli operatori di Lumière inviati in India e Australia. Da questo laboratorio escono e hanno successo il Persodine, una soluzione per stimolare l’appetito, e l’Ermofénil, antenato del mercurocromo. Nuovi laboratori di ricerca sono inaugurati nel 1910 su un terreno di oltre cinquemila metri quadrati, con quindici ricercatori impegnati in chimica, fisica, istologia, sierologia e chimica analitica. Strutture dedicate consentono anche lo stoccaggio degli animali vivi utilizzati negli esperimenti. Viene anche fondata una clinica gestita dal cognato di Auguste, il dottor Gélibert, che a sua volta insegna al fratello della moglie come visitare i pazienti, auscultare e condurre colloqui per stabilire una diagnosi. Nel 1936, la clinica è sostituita da una Clinica Lumière, che impiega metodi terapeutici unici. Auguste in persona visita tutti i pazienti, pur non avendo una laurea in medicina.
Durante la guerra mette le sue strutture a disposizione dello sforzo militare: più di 18.000 radiografie e 20.000 stampe vengono offerte gratuitamente dalla società Lumière, per la considerevole somma di 200.000 franchi oro (tra i 3 e i 4 milioni di euro, in valore odierno) totalmente a carico dell’azienda. Fornisce anche il suo contributo alla cura degli invalidi di guerra, sfidando le convinzioni mediche dominanti, ad esempio proponendo iniezioni di soluzioni di persolfato di sodio per combattere il tetano o sviluppando una nuova garza che riduceva il rischio di infezione.
Il nuovo Ippocrate
Auguste non si limita a creare istituti ospedalieri e a formulare in prima persona delle diagnosi. La sua ambizione è quella di rivoluzionare la medicina a partire dalle sue basi teoriche. A tal fine, sviluppa una teoria che mette al centro di ogni fenomeno vitale i colloidi. Questi ultimi (il cui studio si deve soprattutto al chimico italiano Francesco Selmi e allo scozzese Thomas Graham) sono miscele in cui particelle di dimensioni intermedie tra 1 e 1000 nanometri sono disperse in un altro fluido. Il termine nasce per indicare certe sostanze, come la gomma arabica, la gelatina, l’amido, ecc., che hanno in comune la mancanza di forma cristallina e danno soluzioni speciali, vischiose, dotate d’un complesso di proprietà diverse da quelle delle soluzioni ordinarie. Il contrario dello stato colloidale è la flocculazione, un processo chimico-fisico in cui le particelle sospese in un liquido, troppo piccole per essere separate, si aggregano per formare fiocchi solidi.
Per Auguste, questa distinzione tra stato colloidale e flocculazione acquisisce una importanza centrale: «La quasi totalità dei materiali che costituiscono gli esseri viventi sono composizioni molecolari colloidali. Cellule, organi, tessuti, umori, vasi, nervi, ecc. sono formati da sostanze la cui struttura e caratteristiche differiscono essenzialmente da quelle di corpi e composti non appartenenti agli esseri viventi. La vita non esiste al di fuori dello stato colloidale, e il primo principio che compare all’inizio di tutti i trattati di biologia dovrebbe essere enunciato come segue: “Lo stato colloidale condiziona la vita”. Eppure, incredibilmente, cosa inaudita, i trattati di medicina ignorano i colloidi! Pur avendo compiuto grandi cose, i medici lavorano con materiali di cui ignorano la natura e le proprietà caratteristiche!». Lumière fornisce un esempio originale. Perché, si chiede, lo stomaco non digerisce se stesso? Sappiamo che i cani riescono a digerire senza problemi pezzi di stomaco di altri cani. Eppure il loro stomaco non si autodigerisce. Per Auguste, questo deriva dal fatto che lo stomaco vivo è allo stato colloidale. I pezzi di stomaco morto, invece, hanno subito flocculazione, sono materiali inerti, non più colloidali.
[...] Queste singolari vedute portavano Auguste a rivalutare la medicina umorale ippocratica. Da qui l’importanza all’osservazione empirica dei pazienti, durante la quale Auguste aveva sviluppato eccezionali capacità diagnostiche.
Lumière continua il suo lavoro di medico autodidatta fino alla sua morte. Il suo approccio anticonvenzionale lo porta a scontrarsi spesso con l’istituzione medica, nella misura in cui egli va a toccare abitudini consolidate e interessi strutturati. Ovviamente la medicina ufficiale ha anche i suoi appigli per criticarlo: il suo dilettantismo entusiasta porta Auguste a sostenere le sue tesi con eccessiva sicurezza nelle proprie intuizioni, che non di rado si rivelano imprecise. È comunque indubbio che la sua febbrile attività di ricerca abbia svolto la funzione di pungolo alla medicina ufficiale, fornendo spunti e intuizioni talvolta destinati ad avere sviluppi fecondi. Ma egli è anche e soprattutto un umanista, attento alla sofferenza del paziente, alla sua osservazione, al dialogo con lui, tutto questo in un’epoca in cui, dopo la Grande guerra, il dolore era stato banalizzato. Un insegnamento che, nella medicina post Covid, torna di pressante attualità.