Qatar 2022, il Kosovo è già un caso politico

Nel percorso di qualificazione alla prossima coppa del mondo la nazionale balcanica è stata inserita in un girone dove tre Paesi su quattro, Spagna, Grecia e Georgia, non hanno riconosciuto ufficialmente lo Stato proclamatosi indipendente il 17 febbraio 2008.

Il 7 dicembre a Zurigo, in Svizzera, si sono tenuti i sorteggi per definire i gironi europei di qualificazione ai prossimi mondiali di calcio, in programma dal 21 novembre al 18 dicembre 2022 in Qatar. Come in ogni sorteggio, che sia per nazionale o per club, la Uefa ha messo dei paletti geopolitici per evitare incroci tra squadre o nazionali i cui Paesi sono in conflitto. Per esempio, in Champions ed Europa League non possono essere sorteggiate nello stesso girone Dinamo Kiev e Cska Mosca, così come Ucraina e Russia non possono finire nello stesso gruppo delle qualificazioni per gli Europei o per i Mondiali, da quando, il 6 aprile 2014, è scoppiata la cosiddetta guerra del Donbass. Evitati anche possibili incroci tra Armenia e Azerbaigian, ancora coinvolte nell’annosa questione del Nagorno Karabakh, che per altro quest’anno ha vissuto momenti di altissima tensione. Così come quelli tra Spagna e Gibilterra, in quanto quest’ultima non è stata ancora riconosciuta dal Paese iberico. Lo stesso discorso vale per il Kosovo, il quale non poteva essere accoppiato né con la Serbia, né con la Bosnia-Erzegovina, né con la Russia. Il fato, però, ha voluto che proprio il Kosovo sia stato protagonista di un caso politico, visto che è stato sorteggiato in un girone con Spagna, Grecia, Georgia e Svezia, dove solamente il Paese scandinavo lo ha riconosciuto ufficialmente come Stato. Sia la Uefa che la Fifa, non hanno ritenuto che ci fossero le condizioni per evitare un incrocio tra le due Nazionali. Alla base della mancata legittimazione del Kosovo da parte della Spagna c’è la vicenda catalana: tradotto, per una questione di coerenza, visto che più volte il Kosovo è stato paragonato alla Catalogna e un eventuale riconoscimento del Kosovo da parte della Spagna rappresenterebbe una sorta di apertura alle mire indipendentiste della Catalogna, Madrid si è finora dimostrata contraria al processo di allargamento voluto da Bruxelles nei confronti del Paese balcanico. Anche la Georgia ha una situazione simile: Tbilisi non ha intenzione di riconoscere Pristina perché ciò verrebbe subito interpretato come un via libera alle due repubbliche separatiste della Georgia, l’Ossezia del Sud e l’Abcasia. La Grecia, invece, si è schierata fin da subito al fianco di Belgrado e quando il 17 febbraio 2008 fu dichiarata l’indipendenza del Kosovo, Atene reagì con questo comunicato emesso dal portavoce del ministero degli Esteri: «Il principio fondamentale del rispetto dell’integrità territoriale e dell’indipendenza degli stati è da tempo importante e costituisce una costante fondamentale della politica estera greca di tutti i governi greci».

La palla, nel frattempo, è passata subito ai diplomatici, non solo quelli sportivi, al lavoro per stabilire dove e come si disputeranno le partite di qualificazione ai prossimi mondiali che vedranno coinvolte le Nazionali di Spagna, Georgia e Grecia contro quella kosovara. Il punto è che, per non incorrere in sanzioni, quando queste tre Nazionali ospiteranno il Kosovo nel proprio Paese, dovranno autorizzare la bandiera, l’inno e il visto sul passaporto di ogni membro della squadra. Il quotidiano spagnolo El Pais ha citato alcune fonti diplomatiche secondo cui «la Spagna non riconoscerà il Kosovo per essere sicura di andare al Mondiale. Se lo farà, sarà per altre ragioni».

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