Kiev chiama al fronte gli ucraini all’estero
Ansa
  • L’Ucraina «invita» ad arruolarsi tutti i connazionali espatriati, fino ai 60 anni d’età . Previste sanzioni per i renitenti. Il «Financial Times» ammette: «La vittoria di Putin è sempre più probabile». Sergej Bubka, icona del salto con l’asta, accusato di cospirare coi russi.
  • Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov incontra Kais Saied e consolida i rapporti in Africa, ignorata da Ue e Joe Biden.

Lo speciale contiene due articoli.

L’Ucraina non avanza e perde uomini. Almeno 160.000 durante la controffensiva, secondo il capo di Stato maggiore delle forze armate russe Valery Gerasimov: «Le forze armate ucraine, a costo di perdite colossali, sono state in grado di fare pochi progressi in direzione di Zaporizhzhia. Le ulteriori forniture di armi occidentali all’Ucraina e l’introduzione di riserve strategiche in battaglia non hanno cambiato la situazione, queste azioni hanno solo aumentato il numero delle perdite nelle unità dell’esercito di Kiev», ha dichiarato il vertice militare.

La necessità di rafforzare le truppe ucraine al fronte, stanche e sguarnite, è confermata dalla richiesta di arruolarsi indirizzara a tutti gli uomini di età compresa tra i 25 e i 60 anni che vivono all’estero. L’ordine, definito «un invito» del ministro della Difesa ucraino, Rustem Umerov, probabilmente prevederà sanzioni per i renitenti, ancora non definite da Kiev. In un’intervista con Die Welt, Bild e Politico, Umerov ha descritto la campagna di reclutamento come «non una punizione», ma «un onore». «Stiamo ancora discutendo su cosa potrebbe accadere se non si presentassero volontariamente», ha aggiunto, anche se poi un portavoce del ministero ha negato qualsiasi tipo di coercizione.

L’esercito ucraino vorrebbe mobilitare dai 450.000 ai 500.000 soldati, ma lo stesso presidente Volodymyr Zelensky ha definito la mobilitazione una «questione delicata». Non è chiaro dunque cosa potrà rischiare chi si rifiuta di tornare in patria per combattere, ma la richiesta appare come un disperato tentativo di ribaltare le sorti della guerra, che pendono favorevolmente verso Mosca.

Le stesse autorità ucraine hanno confermato che i nemici hanno guadagnato terreno, mentre il presidente russo Vladimir Putin ieri ha lanciato l’ennesimo monito all’Occidente: «È ora che Stati Uniti ed Europa smettano di scherzare in generale e di aspettare che noi crolliamo», aggiungendo che «non ci stiamo chiudendo dal continente americano, dal Nord America, dagli Stati Uniti e dal Canada, non ci stiamo chiudendo dai Paesi europei».

La sconfitta della Russia, tuttavia, sembra un’ipotesi sempre più lontana in Occidente che, secondo il Financial Times, sta «giocando» con l’idea di lasciare l’Ucraina a Putin. «Se la Russia vince…», anche secondo il quotidiano britannico, è uno scenario sempre più probabile. Gli aiuti d’altronde continuano a diminuire, con il primo ministro ungherese Viktor Orbàn che anche ieri si è espresso contro finanziamenti a lungo termine a Kiev: «Se vogliamo dare soldi all’Ucraina, non dovremmo darli per un periodo di cinque anni perché non abbiamo idea di cosa accadrà nei prossimi tre mesi». Il premier ungherese, in sostanza, si rifiuta di scommettere sulla resistenza dell’Ucraina, tanto da chiedere che i finanziamenti non provengano da modifiche al bilancio dell’Ue, ma siano basati su contributi individuali dei Paesi membri. Intanto, in Russia continua la repressione dei dissidenti: Maria Pevchikh, giornalista investigativa, dal marzo scorso presidente della Fondazione anticorruzione creata dall’oppositore di Putin, Alexei Navalny, è stata inserita nell’elenco delle persone ricercate del ministero dell’Interno russo, senza specificate le accuse a suo carico.

Sorte simile, ma dal lato opposto, per Sergej Bubka, l’icona ucraina del salto con l’asta che vinse l’oro alle Olimpiadi di Seul 1988, considerato un eroe nazionale, prima di essere accusato di collaborazionismo con i russi a causa degli affari della sua famiglia nel Donbass. A sollevare le accuse è stata un’inchiesta pubblicata in estate dal sito ucraino Bihus. «La società russa Mont Blanc, di proprietà dei fratelli Sergej e Vasilij Bubka, opera nei territori temporaneamente occupati e collabora con i terroristi», scrive il sito. «Nel maggio 2023, l’azienda ha firmato contratti ufficiali con gli occupanti per la fornitura di carburante per un valore di oltre 800.000 rubli». Una cifra esigua, equivalente a meno di 25.000 euro, per continuare a fare lo stesso lavoro svolto prima della guerra. Tuttavia, il servizio di sicurezza ucraino ha aperto un’indagine e Vasilij è stato accusato in contumacia di collaborazione con i russi e di «assistenza a un’organizzazione terroristica» spiega Politico.

Bubka, che ora vive nel Principato di Monaco dopo aver lasciato l’Ucraina il 1° marzo 2022, ha respinto ogni accusa.

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