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2021-11-30
Il tribunale obbliga una ragazzina a vaccinarsi in nome di Mattarella
Sergio Mattarella (Ansa)
Può una ragazzina di 14 anni chiedere di posticipare il vaccino? Non secondo il tribunale di Milano, arrivato a citare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per dirimere un contenzioso tra due genitori. E con una sentenza del 22 novembre scorso ha stabilito di dare ragione al padre che voleva vaccinare la figlia minorenne il più in fretta possibile. La vicenda rischia di creare un precedente molto scivoloso. Dal momento che il tribunale civile di Milano - che rivendica nella sentenza di voler limitare anche in futuro la responsabilità dei genitori contrari alle vaccinazioni anti Covid 19 - rischia di sostituirsi di fatto ai medici su un tema ancora aperto come quello delle vaccinazioni sui minorenni.
Eppure negli ultimi mesi era capitato che alcuni minori avessero chiesto di essere vaccinati, in contrasto con i propri genitori. In questo caso il tribunale aveva dato loro ragione. Perché non farlo anche in questo caso, venendo incontro alle richieste della ragazzina? Le dichiarazioni della ragazzina al giudice Anna Cattaneo erano state molto chiare. «Tra noi ragazzi non parliamo molto dei vaccini, non ho chiesto ai miei compagni di classe e i professori non possono chiederci nulla» aveva detto. «A scuola devo tenere la mascherina e tenere le distanze. Alcuni miei amici delle medie, quelli più sicuri, hanno fatto il vaccino ed altri no. Sia papà che mamma mi hanno chiesto cosa volessi fare, se volessi vaccinarmi oppure no. Io ho sentito per televisione e visto su internet che il vaccino del Covid è un vaccino nuovo e, anche se molto bassa, c 'è una possibilità di avere effetti collaterali. Ho visto gli effetti del Covid sul papà e non sono stati gravi. Visto che il vaccino è nuovo io vorrei aspettare ancora un po’. Non sono stata influenzata dalla mamma nella mia decisione. Mia mamma mi ha sempre detto che io sono libera di scegliere. Mio papà, ha sempre insistito maggiormente perché io facessi il vaccino per la mia salute. A me piace uscire, ma stare all’aria aperta quindi non vado al ristorante e in luoghi chiusi dove serve il green pass. Pertanto non vorrei vaccinarmi adesso».
Parole che abbiamo sentito ripetere spesso di questi tempi, ma che secondo il tribunale sono state influenzate dall’ambiguità della madre della ragazzina. Anzi, i giudici sostengono che la quattordicenne non si sia neppure ben informata, perché «ha fatto solo un generico richiamo alla televisione (i cui programmi, però, nella quasi assoluta totalità, raccomandano vaccinazione, tranne i telegiornali che riportano le notizie dei cortei dei no vax, dei quali però non ha parlato) e solo un accenno a internet (accedendo al quale e inserendo le parole “Vaccini Covid” si aprono immediatamente siti che promuovono la campagna vaccinale, e rassicurano sulla efficacia e sicurezza dei vaccini».
Antonella Vettori, l’avvocato che assisteva la madre della ragazza, spiega: «Nonostante non sia una no vax in quanto soggetto vaccinato», spiega l’avvocato, «nel caso specifico la difesa della minore mi stava a cuore poichè ritengo che la sua volontà dovesse essere tenuta in debita considerazione. Sottolinea che la ragazza aveva espresso la volontà di aspettare e non un diniego totale al vaccino in questione». Anzi, aggiunge il legale, «la ragazza in questione si è sottoposta a tutti i vaccini obbligatori e facoltativi fin dalla nascita, solo in relazione a questo vaccino Covid e alle evidenze di effetti collaterali, nutriva dei dubbi». In pratica, a detta dei giudici del tribunale di Milano «la ragazza non è sufficientemente matura per decidere di non vaccinarsi, ovvero non ha la capacità di discernimento, mentre in casi analoghi ove il minore era consenziente e i genitori in disaccordo, è stata autorizzata la vaccinazione a fronte del consenso del minorenne», continua l’avvocato Vettore. «Perché il dissenso non può avere la medesima rilevanza di un consenso al trattamento sanitario? Nelle sentenze rese dagli altri Tribunali italiani sul tema, si evince che se il minore vuole vaccinarsi e i genitori sono in contrasto, si ascolta la sua volontà, al contrario se il minore non è d’accordo va obbligato a vaccinarsi, pur in assenza di una legge che lo obblighi».
La nona sezione del Tribunale di Milano cita diversi studi scientifici ed è molto critica nei confronti della madre. La donna, nella propria memoria difensiva, aveva chiesto di aspettare un po’ di tempo affinché gli studi sugli effetti collaterali del vaccino sugli under 18 venissero sviluppati. Aveva anche ricordato che i vaccini sugli under 18 sono in fase sperimentale e che sono stati autorizzati solo dalla scorsa estate. Ma secondo i giudici questo non può bastare per impedire una vaccinazione a un minorenne. Dal momento che «le evidenze scientifiche a livello nazionale e internazionale» hanno «accertato l’efficacia e la sicurezza della vaccinazione» e malgrado tra l’altro, il monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che il 28 luglio aveva detto che la vaccinazione è un dovere morale e civico la pandemia non è ancora alle nostre spalle, il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso e soltanto grazie ai vaccini siamo in grado di contenerlo».
Il monito di Mattarella come alibi per obbligare i ragazzi alla puntura
Agli sgoccioli del suo magnifico settennato, Sergio Mattarella entra nella leggenda giurisprudenziale. L’accorato monito estivo del presidente della Repubblica a favore della vaccinazione, «dovere morale e civico», diventa suprema fonte legislativa. Del resto trattasi pur sempre delle ponderate parole di colui che, incidentalmente, è capo supremo del Csm, organo di autogoverno della magistratura. Difficile trascurare l’appello. Anzi, nel dubbio, meglio abbeverarsi dalla pura sorgente che sgorga dal Colle. Suo malgrado, ovvio.
Il codice Mattarella è l’ultimo effetto collaterale dell’infodemia. Ad avere issato l’esortazione lassù, dove osano soltanto le sentenze della Cassazione, è il Tribunale civile di Milano, chiamato a pronunciarsi su una controversia tra genitori separati. Tenzone inedita. Stavolta, a differenza dei casi giudiziari pregressi, è una malcapitata under 14 a opporsi alla salvifica punturina. Madre e ragazza contrarie. Padre favorevolissimo. Il litigio finisce in tribunale. I giudici milanesi danno ragione all’uomo. È l’ex moglie a sobillare la figlia con «posizioni aprioristiche» e antiscientifiche, scrivono. La sciagurata «trascura tra l’altro il monito del presidente della Repubblica, che il 28 luglio ha detto che la vaccinazione è un dovere morale e civico».
Quel giorno Mattarella interviene durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio, organizzata dall’associazione stampa parlamentare al Quirinale. Si rivolge dunque agli ottenebrati: «La pandemia non è ancora alle nostre spalle. Il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso» spiega. «Soltanto grazie ai vaccini siamo in grado di contenerlo». Ricorda pure il fondamentale ritorno a scuola in presenza. «Il regolare andamento del prossimo anno dev'essere un’assoluta priorità».
Il richiamo, lamentano i giudici meneghini, lascia però indifferente la debosciata genitrice, che lavora in una compagnia di assicurazioni. Donna di «posizioni rigide» e «risposte stereotipate». Ma anche dall’«atteggiamento contenuto» e con un’inaccettabile predilezione per le «risposte sintetiche». Non vaccinata, insensibile all’appello presidenziale, mette a rischio la salute della figlia. Per avvalorare la sua tesi, ricordano i magistrati, s’è presa pure il disturbo di produrre un parere della Commissione di bioetica, da cui ha però colpevolmente estrapolato solo «le indicazioni idonee a supportare il proprio pensiero». L’organo consultivo del governo s’era pronunciato il 29 luglio 2021, proprio il giorno dopo l’intervento di Mattarella.
E proprio sulle eventuali controversie familiari, illuminava: «Se la volontà del grande minore di vaccinarsi fosse in contrasto con quella dei genitori, il Comitato ritiene che l’adolescente debba essere ascoltato da personale medico con competenze pediatriche e che la sua volontà debba prevalere, in quanto coincide con il migliore interesse della sua salute psico-fisica e della salute pubblica».
Indicazione che avrebbe tratto in inganno la donna. Perché tali pregiate indicazioni valgono solo al rovescio: se l’illuminato minore vuole immunizzarsi e l’oscurantista genitore non acconsente. Stavolta, invece, le considerazioni della ragazza non contano. Sentita dai magistrati, sommessamente spiega: «Anche se molto bassa, c’è una possibilità di avere effetti collaterali». La mamma, assicura, «mi ha sempre detto che sono libera di scegliere». Insomma, conclude, «vorrei aspettare ancora un po’». Impuro pensiero che invece, scrive il tribunale, «rispecchia un chiaro e preciso orientamento». Quello della madre. L’assicuratrice scettica che osò ignorare il codice Mattarella.
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Il monito del Colle tra le motivazioni della sentenza contraria alla volontà della minore di 14 anni il cui padre era favorevole mentre la madre, che non è no vax, avrebbe preferito aspettare. L’avvocato della donna: «Per i giudici il dissenso non ha la stessa rilevanza del consenso».Per i magistrati l’appello a vaccinarsi perché «dovere morale» diventa fonte legislativa.Lo speciale contiene due articoli.Può una ragazzina di 14 anni chiedere di posticipare il vaccino? Non secondo il tribunale di Milano, arrivato a citare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per dirimere un contenzioso tra due genitori. E con una sentenza del 22 novembre scorso ha stabilito di dare ragione al padre che voleva vaccinare la figlia minorenne il più in fretta possibile. La vicenda rischia di creare un precedente molto scivoloso. Dal momento che il tribunale civile di Milano - che rivendica nella sentenza di voler limitare anche in futuro la responsabilità dei genitori contrari alle vaccinazioni anti Covid 19 - rischia di sostituirsi di fatto ai medici su un tema ancora aperto come quello delle vaccinazioni sui minorenni. Eppure negli ultimi mesi era capitato che alcuni minori avessero chiesto di essere vaccinati, in contrasto con i propri genitori. In questo caso il tribunale aveva dato loro ragione. Perché non farlo anche in questo caso, venendo incontro alle richieste della ragazzina? Le dichiarazioni della ragazzina al giudice Anna Cattaneo erano state molto chiare. «Tra noi ragazzi non parliamo molto dei vaccini, non ho chiesto ai miei compagni di classe e i professori non possono chiederci nulla» aveva detto. «A scuola devo tenere la mascherina e tenere le distanze. Alcuni miei amici delle medie, quelli più sicuri, hanno fatto il vaccino ed altri no. Sia papà che mamma mi hanno chiesto cosa volessi fare, se volessi vaccinarmi oppure no. Io ho sentito per televisione e visto su internet che il vaccino del Covid è un vaccino nuovo e, anche se molto bassa, c 'è una possibilità di avere effetti collaterali. Ho visto gli effetti del Covid sul papà e non sono stati gravi. Visto che il vaccino è nuovo io vorrei aspettare ancora un po’. Non sono stata influenzata dalla mamma nella mia decisione. Mia mamma mi ha sempre detto che io sono libera di scegliere. Mio papà, ha sempre insistito maggiormente perché io facessi il vaccino per la mia salute. A me piace uscire, ma stare all’aria aperta quindi non vado al ristorante e in luoghi chiusi dove serve il green pass. Pertanto non vorrei vaccinarmi adesso». Parole che abbiamo sentito ripetere spesso di questi tempi, ma che secondo il tribunale sono state influenzate dall’ambiguità della madre della ragazzina. Anzi, i giudici sostengono che la quattordicenne non si sia neppure ben informata, perché «ha fatto solo un generico richiamo alla televisione (i cui programmi, però, nella quasi assoluta totalità, raccomandano vaccinazione, tranne i telegiornali che riportano le notizie dei cortei dei no vax, dei quali però non ha parlato) e solo un accenno a internet (accedendo al quale e inserendo le parole “Vaccini Covid” si aprono immediatamente siti che promuovono la campagna vaccinale, e rassicurano sulla efficacia e sicurezza dei vaccini». Antonella Vettori, l’avvocato che assisteva la madre della ragazza, spiega: «Nonostante non sia una no vax in quanto soggetto vaccinato», spiega l’avvocato, «nel caso specifico la difesa della minore mi stava a cuore poichè ritengo che la sua volontà dovesse essere tenuta in debita considerazione. Sottolinea che la ragazza aveva espresso la volontà di aspettare e non un diniego totale al vaccino in questione». Anzi, aggiunge il legale, «la ragazza in questione si è sottoposta a tutti i vaccini obbligatori e facoltativi fin dalla nascita, solo in relazione a questo vaccino Covid e alle evidenze di effetti collaterali, nutriva dei dubbi». In pratica, a detta dei giudici del tribunale di Milano «la ragazza non è sufficientemente matura per decidere di non vaccinarsi, ovvero non ha la capacità di discernimento, mentre in casi analoghi ove il minore era consenziente e i genitori in disaccordo, è stata autorizzata la vaccinazione a fronte del consenso del minorenne», continua l’avvocato Vettore. «Perché il dissenso non può avere la medesima rilevanza di un consenso al trattamento sanitario? Nelle sentenze rese dagli altri Tribunali italiani sul tema, si evince che se il minore vuole vaccinarsi e i genitori sono in contrasto, si ascolta la sua volontà, al contrario se il minore non è d’accordo va obbligato a vaccinarsi, pur in assenza di una legge che lo obblighi». La nona sezione del Tribunale di Milano cita diversi studi scientifici ed è molto critica nei confronti della madre. La donna, nella propria memoria difensiva, aveva chiesto di aspettare un po’ di tempo affinché gli studi sugli effetti collaterali del vaccino sugli under 18 venissero sviluppati. Aveva anche ricordato che i vaccini sugli under 18 sono in fase sperimentale e che sono stati autorizzati solo dalla scorsa estate. Ma secondo i giudici questo non può bastare per impedire una vaccinazione a un minorenne. Dal momento che «le evidenze scientifiche a livello nazionale e internazionale» hanno «accertato l’efficacia e la sicurezza della vaccinazione» e malgrado tra l’altro, il monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che il 28 luglio aveva detto che la vaccinazione è un dovere morale e civico la pandemia non è ancora alle nostre spalle, il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso e soltanto grazie ai vaccini siamo in grado di contenerlo».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/itribunale-obbliga-ragazzina-vaccinarsi-mattarella-2655882367.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-monito-di-mattarella-come-alibi-per-obbligare-i-ragazzi-alla-puntura" data-post-id="2655882367" data-published-at="1638215373" data-use-pagination="False"> Il monito di Mattarella come alibi per obbligare i ragazzi alla puntura Agli sgoccioli del suo magnifico settennato, Sergio Mattarella entra nella leggenda giurisprudenziale. L’accorato monito estivo del presidente della Repubblica a favore della vaccinazione, «dovere morale e civico», diventa suprema fonte legislativa. Del resto trattasi pur sempre delle ponderate parole di colui che, incidentalmente, è capo supremo del Csm, organo di autogoverno della magistratura. Difficile trascurare l’appello. Anzi, nel dubbio, meglio abbeverarsi dalla pura sorgente che sgorga dal Colle. Suo malgrado, ovvio. Il codice Mattarella è l’ultimo effetto collaterale dell’infodemia. Ad avere issato l’esortazione lassù, dove osano soltanto le sentenze della Cassazione, è il Tribunale civile di Milano, chiamato a pronunciarsi su una controversia tra genitori separati. Tenzone inedita. Stavolta, a differenza dei casi giudiziari pregressi, è una malcapitata under 14 a opporsi alla salvifica punturina. Madre e ragazza contrarie. Padre favorevolissimo. Il litigio finisce in tribunale. I giudici milanesi danno ragione all’uomo. È l’ex moglie a sobillare la figlia con «posizioni aprioristiche» e antiscientifiche, scrivono. La sciagurata «trascura tra l’altro il monito del presidente della Repubblica, che il 28 luglio ha detto che la vaccinazione è un dovere morale e civico». Quel giorno Mattarella interviene durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio, organizzata dall’associazione stampa parlamentare al Quirinale. Si rivolge dunque agli ottenebrati: «La pandemia non è ancora alle nostre spalle. Il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso» spiega. «Soltanto grazie ai vaccini siamo in grado di contenerlo». Ricorda pure il fondamentale ritorno a scuola in presenza. «Il regolare andamento del prossimo anno dev'essere un’assoluta priorità». Il richiamo, lamentano i giudici meneghini, lascia però indifferente la debosciata genitrice, che lavora in una compagnia di assicurazioni. Donna di «posizioni rigide» e «risposte stereotipate». Ma anche dall’«atteggiamento contenuto» e con un’inaccettabile predilezione per le «risposte sintetiche». Non vaccinata, insensibile all’appello presidenziale, mette a rischio la salute della figlia. Per avvalorare la sua tesi, ricordano i magistrati, s’è presa pure il disturbo di produrre un parere della Commissione di bioetica, da cui ha però colpevolmente estrapolato solo «le indicazioni idonee a supportare il proprio pensiero». L’organo consultivo del governo s’era pronunciato il 29 luglio 2021, proprio il giorno dopo l’intervento di Mattarella. E proprio sulle eventuali controversie familiari, illuminava: «Se la volontà del grande minore di vaccinarsi fosse in contrasto con quella dei genitori, il Comitato ritiene che l’adolescente debba essere ascoltato da personale medico con competenze pediatriche e che la sua volontà debba prevalere, in quanto coincide con il migliore interesse della sua salute psico-fisica e della salute pubblica». Indicazione che avrebbe tratto in inganno la donna. Perché tali pregiate indicazioni valgono solo al rovescio: se l’illuminato minore vuole immunizzarsi e l’oscurantista genitore non acconsente. Stavolta, invece, le considerazioni della ragazza non contano. Sentita dai magistrati, sommessamente spiega: «Anche se molto bassa, c’è una possibilità di avere effetti collaterali». La mamma, assicura, «mi ha sempre detto che sono libera di scegliere». Insomma, conclude, «vorrei aspettare ancora un po’». Impuro pensiero che invece, scrive il tribunale, «rispecchia un chiaro e preciso orientamento». Quello della madre. L’assicuratrice scettica che osò ignorare il codice Mattarella.
La sede dell'Onu a Ginevra (iStock)
Eppure sembra proprio che dei diritti delle donne e dei diritti umani più in generale ci si interessi soltanto quando possono tornare utili a qualche causa progressista: in tutti gli altri casi si possono bellamente ignorare. Anzi, c’è persino chi sostiene che l’utero in affitto, lungi dal ledere i diritti femminili, sia esso stesso un diritto. Anche per questa ragione, ancora troppe nazioni lo permettono, più o meno surrettiziamente.
Di questo e di altri temi si è discusso lunedì a Ginevra, nel corso di una sessione Onu dedicata in particolare ai diritti delle madri, che sono stati oggetto di un nuovo rapporto della Alsalem. Stavolta non si tratta però del solito convegno in cui si sciorinano dati e si forniscono utili quanto velleitari suggerimenti sulle azioni da intraprendere. No, stavolta c’è anche qualcosa di molto concreto e potenzialmente rivoluzionario. A margine della sessione, infatti, si è tenuto un incontro intitolato «Creare slancio verso una moratoria sulla maternità surrogata», promosso da Italia, Cile, Camerun e dalla Santa Sede. Non può sfuggire l’importanza della presenza vaticana: se la Magnifica Humanitas di Leone XIV è un baluardo contro la commercializzazione della vita che ribadisce l’indisponibilità dell’essere umano e la sua irriducibilità alle logiche economiche, allora diventa quasi inevitabile che le parole del Papa si traducano in opere. E l’opera in questione dovrebbe appunto essere una moratoria internazionale sull’utero in affitto.
Come è facile immaginare, il percorso per giungere a un simile risultato non è affatto semplice, anzi è pieno di ostacoli e trappole. Ma intanto un primo passo è stato compiuto, con un fondamentale contributo dell’Italia. In vista, poi, c’è un secondo passaggio determinante. Le nazioni che hanno promosso l’incontro di lunedì, assieme ad altre che hanno partecipato, stanno preparando una dichiarazione politica congiunta sulla surrogazione. Una volta che questa sarà stata completata e firmata dal maggior numero di Paesi possibile si inizierà a lavorare sulla moratoria vera e propria.
«La maternità surrogata non è più una questione limitata alla legislazione nazionale o alle scelte individuali. È diventata un fenomeno globale, sempre più plasmato dai mercati internazionali, da accordi transfrontalieri e da profonde disuguaglianze tra le società e all’interno di esse», ha detto a Ginevra il ministro Eugenia Roccella, presente in rappresentanza dell’Italia. «In qualità di decisori politici, abbiamo la responsabilità di porre una domanda fondamentale: riconosciamo ancora ogni essere umano come una persona da rispettare, o siamo disposti ad accettare situazioni in cui gli esseri umani diventano un mezzo per soddisfare gli interessi e i desideri altrui?».
Le parole di Roccella sono state particolarmente determinate e condivisibili. «Il rapporto del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze», ha detto il ministro, «ha inserito la maternità surrogata nel contesto della violenza contro le donne e ha evidenziato come gli accordi di surrogazia possano creare condizioni che espongono donne e bambini a sfruttamento, coercizione, tratta e altre gravi preoccupazioni legate ai diritti umani. Quando esistono tali condizioni, la comunità internazionale non può semplicemente voltarsi dall’altra parte. Nel corso degli anni», ha proseguito Roccella, «l’Italia ha tradotto queste preoccupazioni in politiche pubbliche concrete. Il nostro ordinamento giuridico sostiene da tempo che la maternità surrogata sia incompatibile con la tutela della dignità umana e con i diritti delle donne e dei bambini. Più di 20 anni fa, l’Italia ha vietato tale pratica e ha stabilito sanzioni penali contro chi organizza, agevola o trae profitto da accordi di surrogazia. Più di recente, il nostro Parlamento ha rafforzato questo quadro estendendo la portata della legge italiana alla maternità surrogata praticata all’estero da cittadini italiani, riflettendo una semplice convinzione: la dignità umana fondamentale non può dipendere dai confini geografici».
Il punto, tuttavia, è che l’esempio italiano, se si vogliono ottenere risultati concreti, da solo non basta. «La natura sempre più transnazionale della maternità surrogata richiede un dibattito più ampio e una risposta internazionale coordinata», ha dichiarato Roccella. «Riconosciamo che gli Stati possiedono sistemi giuridici e prospettive differenti. Eppure crediamo anche che esista un terreno comune da cui possa emergere un progresso significativo. Questo terreno comune parte dalla convinzione che le donne non dovrebbero mai essere ridotte a strumenti di riproduzione e che i bambini non dovrebbero mai essere trattati come l’oggetto di una transazione. È proprio con questo spirito che verrà presentata una Dichiarazione politica congiunta».
Questa dichiarazione, secondo il ministro, dovrebbe ribadire «principi già sanciti dagli strumenti fondamentali del diritto internazionale dei diritti umani: la dignità intrinseca di ogni essere umano, il diritto delle donne di vivere libere da sfruttamento e coercizione, e i diritti dei bambini all’identità, alla protezione, alla vita familiare e al pieno riconoscimento del loro valore umano». Soprattutto, però, quel testo dovrebbe fissare «un impegno politico condiviso. Un impegno a sostenere l’adozione di una moratoria internazionale sugli accordi di maternità surrogata. E l’impegno ad avviare lo sviluppo progressivo di un quadro giuridico internazionale per abolire la maternità surrogata in tutto il mondo. Questa Dichiarazione», precisa Roccella, «non è la conclusione di un percorso. Ne è l’inizio. Rappresenta un invito a governi, organizzazioni internazionali, esperti e società civile a impegnarsi in un dialogo serio e costruttivo su come affrontare al meglio le sfide poste dalla maternità surrogata, tutelando appieno i diritti di tutte le persone coinvolte».
È arrivato dunque il momento di passare dalle parole ai fatti. Se si vuole mettere fine all’abominio della surrogazione occorre che tutte le nazioni si impegnino a proibirla. L’obiettivo è certo ambizioso, e difficile da raggiungere. Ma un primo passo è stato compiuto. Vedremo, da qui in avanti, chi dimostrerà di avere davvero a cuore i diritti delle donne.
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Le affermazioni del manager confermano ancora una volta come sui vaccini la Commissione europea abbia seguito una strategia che accentrava ogni decisione e potere d’acquisto, tenendo nascosti procedure e contratti. «Sui vaccini non facevamo nulla, nemmeno abbiamo visto i dossier, è stato fatto tutto a livello europeo», ha proseguito Scaccabarozzi, ribadendo più volte di essere stato praticamente all’oscuro di quello che si decideva a Bruxelles e veniva imposto ai Paesi membri, senza che qualche governo si ribellasse.
Dichiarazioni che anche oggi risultano sconcertanti, in quanto rilasciate dall’ex numero uno dell’associazione delle imprese farmaceutiche, che si è fatta un punto d’onore dell’avere rapporti con il mondo scientifico-sanitario «regolati da un codice deontologico a oggi tra i più rigorosi». «Non sapevamo le quantità di vaccini destinati all’Italia, nemmeno ci occupavamo della distribuzione, i vaccini erano recuperati alla frontiera dall’esercito», dice oggi il manager.
Eppure, l’8 luglio 2021, in occasione dell’assemblea pubblica di Farmindustria, nella sua relazione Scaccabarozzi affermava: «La collaborazione avviata in Italia con il ministro della Salute, Roberto Speranza, con la Commissione europea e più in generale con tutti i Paesi occidentali porterà nel mondo circa 11 miliardi di dosi dei vaccini contro il Covid-19 entro il 2021 [...] grazie ad una intuizione del ministro Speranza, oggi facciamo parte di un circuito di prenotazione europeo che, seppur ingiustamente criticato, ha fatto sì che nessuno in Europa rimanesse indietro rispetto ad altri».
Non solo, esprimeva apprezzamento nei confronti delle autorità regolatorie, come Aifa, «che hanno attivato dinamiche di lavoro nuove e senza precedenti. A cominciare dalla rolling review attuata dall’Ema che ha permesso di seguire passo dopo passo lo sviluppo della ricerca verificando sicurezza ed efficacia dei vaccini. Con un confronto continuo con le aziende assolutamente innovativo».
Non è dello stesso parere Maurizio Federico, dirigente di ricerca presso l’Istituto superiore della sanità (Iss), che nella successiva audizione ha portato all’attenzione la quantità di eventi avversi post vaccino Covid ignorati, e l’assenza della farmacovigilanza attiva nel nostro Paese.
Il virologo ha citato diversi studi, che negli anni hanno confermato la certezza e la complessità del problema effetti collaterali. Perfino i ricercatori di Moderna, pur con un database costituito su segnalazioni passiva e su una finestra di 21 giorni, dopo due anni di osservazioni «nel 2024 riportarono decine di migliaia di morti, e soprattutto miocarditi e pericarditi significative tra gli effetti collaterali», ha dichiarato l’esperto.
Per poi aggiungere: «Un anno prima un gruppo dell’Iss aveva pubblicato una revisione con dati presi dalla letteratura scientifica su miocarditi e pericarditi, e per questo subirono un’ispezione e un “procedimento disciplinare interno” da parte dell’Iss». Con una nota, Lucio Malan presidente dei senatori di Fratelli d’Italia e componente della commissione Covid ha evidenziato la gravità di quanto accaduto: «Chiediamo di approfondire la circostanza evocata dal dottor Federico, per fugare i dubbi - legittimi - che il provvedimento dell’Iss sia stato un ammonimento affinché certi studi sugli effetti avversi dei vaccini non intralciassero la campagna vaccinale in corso».
L’intervento del dirigente di ricerca è stato molto articolato. Dall’affermare che «non ha senso porre delle finestre temporali arbitrarie sugli effetti collaterali, ponendo delle limitazioni, perché la realtà biologica è altra cosa», alla «pericolosità» dei vaccini a mRna. «Persistono a livello di linfonodi e di altri tessuti della persona più di 30 giorni dopo la vaccinazione. Almeno fino a 60 giorni dopo il secondo inoculo. Altri studi hanno dimostrato una permanenza maggiore».
La Spike vaccinale «può avere un effetto tossico direttamente sulle cellule del miocardio» e dal 2022 si sa che questi vaccini Covid «sono potentissimi a creare un’enorme quantità di anticorpi, che però vanno a riconoscere proteine del nostro corpo, quindi possono innescare fenomeni di autoimmunità che restano stabili. Non sono facili da combattere».
La capacità della proteina Spike di creare problemi al sistema immunitario, è una delle questioni «mai affrontata in maniera metodica e controllata dalla governance italiana», ha sottolineato il ricercatore, benché i vaccinati in Italia siano almeno 40 milioni e gli mRna «possono in qualche modo influenzare la crescita delle cellule tumorali».
Dura la sua critica: «Va bene metter in commercio questi vaccini, in una situazione di emergenza, ma un ministero della Salute doveva istituire una vigilanza attiva dal primo giorno. È un vulnus gravissimo, le responsabilità politiche sono pesanti», osserva Federico.
Tra le considerazioni conclusive ha ricordato: «Nel nostro istituto c’è un centro delle malattie rare, molto efficiente. Perché tutte le persone che sono state colpite effetti avversi non meritano la stessa attenzione che hanno le persone con malattie rare? Hanno dato fiducia allo Stato eppure si sono sentiti abbandonate, non ottengono risposte». Infine l’amarezza: «Ho mandato almeno tre volte al ministro della Salute una proposta per avviare studi a livello nazionale sugli effetti collaterali del vaccino Covid. Nemmeno mi ha degnato di una risposta».
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