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2021-11-30
Il tribunale obbliga una ragazzina a vaccinarsi in nome di Mattarella
Sergio Mattarella (Ansa)
Può una ragazzina di 14 anni chiedere di posticipare il vaccino? Non secondo il tribunale di Milano, arrivato a citare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per dirimere un contenzioso tra due genitori. E con una sentenza del 22 novembre scorso ha stabilito di dare ragione al padre che voleva vaccinare la figlia minorenne il più in fretta possibile. La vicenda rischia di creare un precedente molto scivoloso. Dal momento che il tribunale civile di Milano - che rivendica nella sentenza di voler limitare anche in futuro la responsabilità dei genitori contrari alle vaccinazioni anti Covid 19 - rischia di sostituirsi di fatto ai medici su un tema ancora aperto come quello delle vaccinazioni sui minorenni.
Eppure negli ultimi mesi era capitato che alcuni minori avessero chiesto di essere vaccinati, in contrasto con i propri genitori. In questo caso il tribunale aveva dato loro ragione. Perché non farlo anche in questo caso, venendo incontro alle richieste della ragazzina? Le dichiarazioni della ragazzina al giudice Anna Cattaneo erano state molto chiare. «Tra noi ragazzi non parliamo molto dei vaccini, non ho chiesto ai miei compagni di classe e i professori non possono chiederci nulla» aveva detto. «A scuola devo tenere la mascherina e tenere le distanze. Alcuni miei amici delle medie, quelli più sicuri, hanno fatto il vaccino ed altri no. Sia papà che mamma mi hanno chiesto cosa volessi fare, se volessi vaccinarmi oppure no. Io ho sentito per televisione e visto su internet che il vaccino del Covid è un vaccino nuovo e, anche se molto bassa, c 'è una possibilità di avere effetti collaterali. Ho visto gli effetti del Covid sul papà e non sono stati gravi. Visto che il vaccino è nuovo io vorrei aspettare ancora un po’. Non sono stata influenzata dalla mamma nella mia decisione. Mia mamma mi ha sempre detto che io sono libera di scegliere. Mio papà, ha sempre insistito maggiormente perché io facessi il vaccino per la mia salute. A me piace uscire, ma stare all’aria aperta quindi non vado al ristorante e in luoghi chiusi dove serve il green pass. Pertanto non vorrei vaccinarmi adesso».
Parole che abbiamo sentito ripetere spesso di questi tempi, ma che secondo il tribunale sono state influenzate dall’ambiguità della madre della ragazzina. Anzi, i giudici sostengono che la quattordicenne non si sia neppure ben informata, perché «ha fatto solo un generico richiamo alla televisione (i cui programmi, però, nella quasi assoluta totalità, raccomandano vaccinazione, tranne i telegiornali che riportano le notizie dei cortei dei no vax, dei quali però non ha parlato) e solo un accenno a internet (accedendo al quale e inserendo le parole “Vaccini Covid” si aprono immediatamente siti che promuovono la campagna vaccinale, e rassicurano sulla efficacia e sicurezza dei vaccini».
Antonella Vettori, l’avvocato che assisteva la madre della ragazza, spiega: «Nonostante non sia una no vax in quanto soggetto vaccinato», spiega l’avvocato, «nel caso specifico la difesa della minore mi stava a cuore poichè ritengo che la sua volontà dovesse essere tenuta in debita considerazione. Sottolinea che la ragazza aveva espresso la volontà di aspettare e non un diniego totale al vaccino in questione». Anzi, aggiunge il legale, «la ragazza in questione si è sottoposta a tutti i vaccini obbligatori e facoltativi fin dalla nascita, solo in relazione a questo vaccino Covid e alle evidenze di effetti collaterali, nutriva dei dubbi». In pratica, a detta dei giudici del tribunale di Milano «la ragazza non è sufficientemente matura per decidere di non vaccinarsi, ovvero non ha la capacità di discernimento, mentre in casi analoghi ove il minore era consenziente e i genitori in disaccordo, è stata autorizzata la vaccinazione a fronte del consenso del minorenne», continua l’avvocato Vettore. «Perché il dissenso non può avere la medesima rilevanza di un consenso al trattamento sanitario? Nelle sentenze rese dagli altri Tribunali italiani sul tema, si evince che se il minore vuole vaccinarsi e i genitori sono in contrasto, si ascolta la sua volontà, al contrario se il minore non è d’accordo va obbligato a vaccinarsi, pur in assenza di una legge che lo obblighi».
La nona sezione del Tribunale di Milano cita diversi studi scientifici ed è molto critica nei confronti della madre. La donna, nella propria memoria difensiva, aveva chiesto di aspettare un po’ di tempo affinché gli studi sugli effetti collaterali del vaccino sugli under 18 venissero sviluppati. Aveva anche ricordato che i vaccini sugli under 18 sono in fase sperimentale e che sono stati autorizzati solo dalla scorsa estate. Ma secondo i giudici questo non può bastare per impedire una vaccinazione a un minorenne. Dal momento che «le evidenze scientifiche a livello nazionale e internazionale» hanno «accertato l’efficacia e la sicurezza della vaccinazione» e malgrado tra l’altro, il monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che il 28 luglio aveva detto che la vaccinazione è un dovere morale e civico la pandemia non è ancora alle nostre spalle, il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso e soltanto grazie ai vaccini siamo in grado di contenerlo».
Il monito di Mattarella come alibi per obbligare i ragazzi alla puntura
Agli sgoccioli del suo magnifico settennato, Sergio Mattarella entra nella leggenda giurisprudenziale. L’accorato monito estivo del presidente della Repubblica a favore della vaccinazione, «dovere morale e civico», diventa suprema fonte legislativa. Del resto trattasi pur sempre delle ponderate parole di colui che, incidentalmente, è capo supremo del Csm, organo di autogoverno della magistratura. Difficile trascurare l’appello. Anzi, nel dubbio, meglio abbeverarsi dalla pura sorgente che sgorga dal Colle. Suo malgrado, ovvio.
Il codice Mattarella è l’ultimo effetto collaterale dell’infodemia. Ad avere issato l’esortazione lassù, dove osano soltanto le sentenze della Cassazione, è il Tribunale civile di Milano, chiamato a pronunciarsi su una controversia tra genitori separati. Tenzone inedita. Stavolta, a differenza dei casi giudiziari pregressi, è una malcapitata under 14 a opporsi alla salvifica punturina. Madre e ragazza contrarie. Padre favorevolissimo. Il litigio finisce in tribunale. I giudici milanesi danno ragione all’uomo. È l’ex moglie a sobillare la figlia con «posizioni aprioristiche» e antiscientifiche, scrivono. La sciagurata «trascura tra l’altro il monito del presidente della Repubblica, che il 28 luglio ha detto che la vaccinazione è un dovere morale e civico».
Quel giorno Mattarella interviene durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio, organizzata dall’associazione stampa parlamentare al Quirinale. Si rivolge dunque agli ottenebrati: «La pandemia non è ancora alle nostre spalle. Il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso» spiega. «Soltanto grazie ai vaccini siamo in grado di contenerlo». Ricorda pure il fondamentale ritorno a scuola in presenza. «Il regolare andamento del prossimo anno dev'essere un’assoluta priorità».
Il richiamo, lamentano i giudici meneghini, lascia però indifferente la debosciata genitrice, che lavora in una compagnia di assicurazioni. Donna di «posizioni rigide» e «risposte stereotipate». Ma anche dall’«atteggiamento contenuto» e con un’inaccettabile predilezione per le «risposte sintetiche». Non vaccinata, insensibile all’appello presidenziale, mette a rischio la salute della figlia. Per avvalorare la sua tesi, ricordano i magistrati, s’è presa pure il disturbo di produrre un parere della Commissione di bioetica, da cui ha però colpevolmente estrapolato solo «le indicazioni idonee a supportare il proprio pensiero». L’organo consultivo del governo s’era pronunciato il 29 luglio 2021, proprio il giorno dopo l’intervento di Mattarella.
E proprio sulle eventuali controversie familiari, illuminava: «Se la volontà del grande minore di vaccinarsi fosse in contrasto con quella dei genitori, il Comitato ritiene che l’adolescente debba essere ascoltato da personale medico con competenze pediatriche e che la sua volontà debba prevalere, in quanto coincide con il migliore interesse della sua salute psico-fisica e della salute pubblica».
Indicazione che avrebbe tratto in inganno la donna. Perché tali pregiate indicazioni valgono solo al rovescio: se l’illuminato minore vuole immunizzarsi e l’oscurantista genitore non acconsente. Stavolta, invece, le considerazioni della ragazza non contano. Sentita dai magistrati, sommessamente spiega: «Anche se molto bassa, c’è una possibilità di avere effetti collaterali». La mamma, assicura, «mi ha sempre detto che sono libera di scegliere». Insomma, conclude, «vorrei aspettare ancora un po’». Impuro pensiero che invece, scrive il tribunale, «rispecchia un chiaro e preciso orientamento». Quello della madre. L’assicuratrice scettica che osò ignorare il codice Mattarella.
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Il monito del Colle tra le motivazioni della sentenza contraria alla volontà della minore di 14 anni il cui padre era favorevole mentre la madre, che non è no vax, avrebbe preferito aspettare. L’avvocato della donna: «Per i giudici il dissenso non ha la stessa rilevanza del consenso».Per i magistrati l’appello a vaccinarsi perché «dovere morale» diventa fonte legislativa.Lo speciale contiene due articoli.Può una ragazzina di 14 anni chiedere di posticipare il vaccino? Non secondo il tribunale di Milano, arrivato a citare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per dirimere un contenzioso tra due genitori. E con una sentenza del 22 novembre scorso ha stabilito di dare ragione al padre che voleva vaccinare la figlia minorenne il più in fretta possibile. La vicenda rischia di creare un precedente molto scivoloso. Dal momento che il tribunale civile di Milano - che rivendica nella sentenza di voler limitare anche in futuro la responsabilità dei genitori contrari alle vaccinazioni anti Covid 19 - rischia di sostituirsi di fatto ai medici su un tema ancora aperto come quello delle vaccinazioni sui minorenni. Eppure negli ultimi mesi era capitato che alcuni minori avessero chiesto di essere vaccinati, in contrasto con i propri genitori. In questo caso il tribunale aveva dato loro ragione. Perché non farlo anche in questo caso, venendo incontro alle richieste della ragazzina? Le dichiarazioni della ragazzina al giudice Anna Cattaneo erano state molto chiare. «Tra noi ragazzi non parliamo molto dei vaccini, non ho chiesto ai miei compagni di classe e i professori non possono chiederci nulla» aveva detto. «A scuola devo tenere la mascherina e tenere le distanze. Alcuni miei amici delle medie, quelli più sicuri, hanno fatto il vaccino ed altri no. Sia papà che mamma mi hanno chiesto cosa volessi fare, se volessi vaccinarmi oppure no. Io ho sentito per televisione e visto su internet che il vaccino del Covid è un vaccino nuovo e, anche se molto bassa, c 'è una possibilità di avere effetti collaterali. Ho visto gli effetti del Covid sul papà e non sono stati gravi. Visto che il vaccino è nuovo io vorrei aspettare ancora un po’. Non sono stata influenzata dalla mamma nella mia decisione. Mia mamma mi ha sempre detto che io sono libera di scegliere. Mio papà, ha sempre insistito maggiormente perché io facessi il vaccino per la mia salute. A me piace uscire, ma stare all’aria aperta quindi non vado al ristorante e in luoghi chiusi dove serve il green pass. Pertanto non vorrei vaccinarmi adesso». Parole che abbiamo sentito ripetere spesso di questi tempi, ma che secondo il tribunale sono state influenzate dall’ambiguità della madre della ragazzina. Anzi, i giudici sostengono che la quattordicenne non si sia neppure ben informata, perché «ha fatto solo un generico richiamo alla televisione (i cui programmi, però, nella quasi assoluta totalità, raccomandano vaccinazione, tranne i telegiornali che riportano le notizie dei cortei dei no vax, dei quali però non ha parlato) e solo un accenno a internet (accedendo al quale e inserendo le parole “Vaccini Covid” si aprono immediatamente siti che promuovono la campagna vaccinale, e rassicurano sulla efficacia e sicurezza dei vaccini». Antonella Vettori, l’avvocato che assisteva la madre della ragazza, spiega: «Nonostante non sia una no vax in quanto soggetto vaccinato», spiega l’avvocato, «nel caso specifico la difesa della minore mi stava a cuore poichè ritengo che la sua volontà dovesse essere tenuta in debita considerazione. Sottolinea che la ragazza aveva espresso la volontà di aspettare e non un diniego totale al vaccino in questione». Anzi, aggiunge il legale, «la ragazza in questione si è sottoposta a tutti i vaccini obbligatori e facoltativi fin dalla nascita, solo in relazione a questo vaccino Covid e alle evidenze di effetti collaterali, nutriva dei dubbi». In pratica, a detta dei giudici del tribunale di Milano «la ragazza non è sufficientemente matura per decidere di non vaccinarsi, ovvero non ha la capacità di discernimento, mentre in casi analoghi ove il minore era consenziente e i genitori in disaccordo, è stata autorizzata la vaccinazione a fronte del consenso del minorenne», continua l’avvocato Vettore. «Perché il dissenso non può avere la medesima rilevanza di un consenso al trattamento sanitario? Nelle sentenze rese dagli altri Tribunali italiani sul tema, si evince che se il minore vuole vaccinarsi e i genitori sono in contrasto, si ascolta la sua volontà, al contrario se il minore non è d’accordo va obbligato a vaccinarsi, pur in assenza di una legge che lo obblighi». La nona sezione del Tribunale di Milano cita diversi studi scientifici ed è molto critica nei confronti della madre. La donna, nella propria memoria difensiva, aveva chiesto di aspettare un po’ di tempo affinché gli studi sugli effetti collaterali del vaccino sugli under 18 venissero sviluppati. Aveva anche ricordato che i vaccini sugli under 18 sono in fase sperimentale e che sono stati autorizzati solo dalla scorsa estate. Ma secondo i giudici questo non può bastare per impedire una vaccinazione a un minorenne. Dal momento che «le evidenze scientifiche a livello nazionale e internazionale» hanno «accertato l’efficacia e la sicurezza della vaccinazione» e malgrado tra l’altro, il monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che il 28 luglio aveva detto che la vaccinazione è un dovere morale e civico la pandemia non è ancora alle nostre spalle, il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso e soltanto grazie ai vaccini siamo in grado di contenerlo».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/itribunale-obbliga-ragazzina-vaccinarsi-mattarella-2655882367.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-monito-di-mattarella-come-alibi-per-obbligare-i-ragazzi-alla-puntura" data-post-id="2655882367" data-published-at="1638215373" data-use-pagination="False"> Il monito di Mattarella come alibi per obbligare i ragazzi alla puntura Agli sgoccioli del suo magnifico settennato, Sergio Mattarella entra nella leggenda giurisprudenziale. L’accorato monito estivo del presidente della Repubblica a favore della vaccinazione, «dovere morale e civico», diventa suprema fonte legislativa. Del resto trattasi pur sempre delle ponderate parole di colui che, incidentalmente, è capo supremo del Csm, organo di autogoverno della magistratura. Difficile trascurare l’appello. Anzi, nel dubbio, meglio abbeverarsi dalla pura sorgente che sgorga dal Colle. Suo malgrado, ovvio. Il codice Mattarella è l’ultimo effetto collaterale dell’infodemia. Ad avere issato l’esortazione lassù, dove osano soltanto le sentenze della Cassazione, è il Tribunale civile di Milano, chiamato a pronunciarsi su una controversia tra genitori separati. Tenzone inedita. Stavolta, a differenza dei casi giudiziari pregressi, è una malcapitata under 14 a opporsi alla salvifica punturina. Madre e ragazza contrarie. Padre favorevolissimo. Il litigio finisce in tribunale. I giudici milanesi danno ragione all’uomo. È l’ex moglie a sobillare la figlia con «posizioni aprioristiche» e antiscientifiche, scrivono. La sciagurata «trascura tra l’altro il monito del presidente della Repubblica, che il 28 luglio ha detto che la vaccinazione è un dovere morale e civico». Quel giorno Mattarella interviene durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio, organizzata dall’associazione stampa parlamentare al Quirinale. Si rivolge dunque agli ottenebrati: «La pandemia non è ancora alle nostre spalle. Il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso» spiega. «Soltanto grazie ai vaccini siamo in grado di contenerlo». Ricorda pure il fondamentale ritorno a scuola in presenza. «Il regolare andamento del prossimo anno dev'essere un’assoluta priorità». Il richiamo, lamentano i giudici meneghini, lascia però indifferente la debosciata genitrice, che lavora in una compagnia di assicurazioni. Donna di «posizioni rigide» e «risposte stereotipate». Ma anche dall’«atteggiamento contenuto» e con un’inaccettabile predilezione per le «risposte sintetiche». Non vaccinata, insensibile all’appello presidenziale, mette a rischio la salute della figlia. Per avvalorare la sua tesi, ricordano i magistrati, s’è presa pure il disturbo di produrre un parere della Commissione di bioetica, da cui ha però colpevolmente estrapolato solo «le indicazioni idonee a supportare il proprio pensiero». L’organo consultivo del governo s’era pronunciato il 29 luglio 2021, proprio il giorno dopo l’intervento di Mattarella. E proprio sulle eventuali controversie familiari, illuminava: «Se la volontà del grande minore di vaccinarsi fosse in contrasto con quella dei genitori, il Comitato ritiene che l’adolescente debba essere ascoltato da personale medico con competenze pediatriche e che la sua volontà debba prevalere, in quanto coincide con il migliore interesse della sua salute psico-fisica e della salute pubblica». Indicazione che avrebbe tratto in inganno la donna. Perché tali pregiate indicazioni valgono solo al rovescio: se l’illuminato minore vuole immunizzarsi e l’oscurantista genitore non acconsente. Stavolta, invece, le considerazioni della ragazza non contano. Sentita dai magistrati, sommessamente spiega: «Anche se molto bassa, c’è una possibilità di avere effetti collaterali». La mamma, assicura, «mi ha sempre detto che sono libera di scegliere». Insomma, conclude, «vorrei aspettare ancora un po’». Impuro pensiero che invece, scrive il tribunale, «rispecchia un chiaro e preciso orientamento». Quello della madre. L’assicuratrice scettica che osò ignorare il codice Mattarella.
(Ansa)
Il caldo di Pasquetta è niente se paragonato alla settimana bollente che attende l’esecutivo. Oggi alle 16 è prevista un’informativa urgente con il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nell’Aula della Camera, sull’Iran e sull’utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle Forze armate statunitensi. Crosetto parlerà di Sigonella e, al contrario di quanto avviene per le comunicazioni in Aula, essendo un’informativa, non ci saranno risoluzioni né voti. Il ministro ha già spiegato che ha fatto scattare il divieto perché mancava la consultazione preventiva, come previsto dagli accordi internazionali. Puntualizzerà anche che nulla è cambiato e nulla vuole cambiare nei rapporti con gli Stati Uniti. «Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato». A rinforzare il concetto ci penserà poi il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, giovedì in Aula. La sua informativa è stata calendarizzata per le 9 a Montecitorio cui seguirà alle 12 quella nell’Aula del Senato. Sarà un intervento articolato, ad ampio spettro, dai temi strettamente legati alla politica interna, con le tensioni seguite alla vittoria del no al referendum sulla riforma della giustizia, alle grandi questioni internazionali, a cominciare dai rincari dell’energia dovuti al conflitto in Iran ed al blocco della navigazione nello Stretto di Hormuz: a tal proposito, il premier farà quasi sicuramente un resoconto del suo recente viaggio a sorpresa, di 48 ore, nei Paesi del Golfo (Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti), missione che ha avuto l’obiettivo, come da lei stessa dichiarato, di «difendere l’interesse italiano». Anche qui, trattandosi di una informativa, non è previsto alcun voto delle Assemblee parlamentari su risoluzioni.
Tutto avviene in uno scenario sempre più complicato. I razionamenti sono già realtà perché all’aeroporto di Brindisi ieri sera è terminato il carburante per gli aerei «almeno fino alle 12 del 7 aprile» scrivono sui nuovi Notam, i bollettini aeronautici, emessi nelle ultime ore. Viene spiegato che il carburante in quello scalo non è disponibile e si prega le compagnie di calcolare la quantità di carburante sufficiente dall’aeroporto precedente per le tratte di volo successive. Sono disponibili «quantità limitate» concesse solo per voli statali, Sar e ospedalieri. Mentre alla lista degli aeroporti italiani con quantità limitate di carburante se ne aggiungono altri due. Oltre a Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna adesso anche quelli di Reggio Calabria, e Pescara fanno sapere di poter fornire una quota massima di rifornimento.
D’altronde il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, aveva avvertito: «È chiaro che siamo pronti al razionamento, se necessario. Valutiamo diverse possibili azioni, ma non ci sono ancora le condizioni per intervenire» ha detto a Repubblica. «Al ministero lavora una commissione apposita per studiare il piano per l’emergenza, vedremo dove e come intervenire, calcoliamo le possibili misure, anche se certo non reagiremmo con le domeniche in bicicletta come cinquant’anni fa». In questo caso «le azioni dovranno essere misurate sulla situazione attuale. Noi sappiamo che se tutto si blocca, con le riserve si va avanti un mese», ha chiarito riferendosi a una ipotesi «di choc», di un blocco generalizzato, ma per il ministro «è possibile che le cose vadano diversamente, la penuria potrebbe incidere di più in un settore o un altro, per una risorsa o un’altra».
Insomma il caro energia è al centro così come spiegato da Meloni al suo viaggio di rientro dai Paesi del Golfo. Si apre una fase molto delicata per il Paese, e in questa fase è convinzione di molti che non ci sia spazio elettorale. Bisogna andare avanti e farlo nel miglior modo possibile. Dopo le dimissioni all’interno dell’esecutivo si attendono nuovi innesti per rinforzare le squadre. Sono troppi i sottosegretari caduti, almeno quattro non sono mai stati rimpiazzati. Oltre a quello di Andrea Del Mastro (le cui deleghe sono state spacchettate) sempre al ministero della Giustizia c’è da sostituire il posto lasciato da Augusta Montaruli. Mentre alla Cultura adesso bisognerebbe sostituire il posto di Gianmarco Mazzi che ha preso la guida del Turismo. Così come manca la figura che andrà a sostituire Vittorio Sgarbi che già da un po’ ha lasciato alla Cultura. Non solo ruoli politici, adesso parte il valzer di nomine delle aziende. Dovrebbe saltare Roberto Cingolani, ad di Leonardo. Al suo posto potrebbe andare il bravo Alessandro Ercolani, Ceo di Rheinmetall Italia. Si confermeranno Claudio Descalzi e Flavio Cattaneo in Eni ed Enel mentre ancora non si è sciolto il nodo sul nome di Federico Freni alla Consob.
In questo quadro le opposizioni si concentrano sul caso che vede protagonista il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al quale la premier ha finora ribadito la fiducia e il ministro pare sia pronto a denunciare chiunque insinui che vi siano mai state forme di favoritismo nei confronti della protagonista della vicenda, Claudia Conte. Il problema è di poco conto quindi ma se si somma alla crisi energetica e al carovita ha il suo peso. Una settimana che dovrebbe essere corta con il lunedì di Pasquetta ma che promette di essere invece la più lunga dall’inizio della legislatura. L’obiettivo non può essere solo quello di sopravvivere perché è il momento di dare risposte convincenti.
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Ansa
Anche quando la guerra terminerà, saranno infatti necessari tempi abbastanza lunghi per ripristinare gli impianti energetici danneggiati dai bombardamenti iraniani nel Golfo e questo sta spingendo molti Stati ad agire subito.
Il Sudest asiatico appare la zona più sofferente in questo momento, vista la sua quasi totale dipendenza dal petrolio proveniente da Hormuz. Questa area consuma un quinto di tutto il petrolio e del gas naturale estratto al mondo, destinato a nazioni che hanno una crescita economica costante. I problemi potrebbero arrivare anche per Paesi come India, Pakistan, Giappone o Cina, ma per il momento sono le nazioni a reddito più basso a subire le conseguenze più gravi.
La prima nazione a dichiarare lo stato di emergenza per un anno solare sono state le Filippine. Manila ha già deciso di prevedere sussidi per gli autisti pubblici, la riduzione dei collegamenti fra le isole dell’arcipelago e la settimana corta per i dipendenti statali, invitati a fare più smart working possibile. Il presidente filippino Ferdinand Marcos ha parlato alla nazione spiegando che le scorte di carburante arriveranno soltanto fino alla fine di aprile e che non esclude che presto possa esserci un severo razionamento. Proprio il razionamento è già effettivo invece in Sri Lanka, che impone un massimo di 15 litri di benzina a settimana per gli automobilisti e di 5 litri per chi è invece proprietario di una moto. Non solo, a Colombo il governo ha imposto la chiusura di un giorno alla settimana per scuole ed università, mentre sono concesse soltanto sei ore di elettricità negli edifici pubblici. In Myanmar, l’ex Birmana, i veicoli privati possono circolare soltanto a giorni alterni, mentre in Bangladesh oltre al razionamento sono previste sospensioni programmate dell’elettricità nel tentativo di limitare il consumo di energia.
Ma la situazione appare estremamente complicata anche in Indonesia e in Malesia. A Jakarta, i dipendenti pubblici dovranno lavorare da casa due giorni a settimana, mentre a Kuala Lumpur tutti gli spostamenti privati saranno contingentati e controllati con una scheda chilometrica. Anche il Nepal ha già dimezzato le corse di treni e autobus, chiedendo ai cittadini della capitale Katmandu di muoversi in bici o addirittura a piedi almeno all’interno della città. La Corea del Sud, che da Hormuz vede arrivare il 58% del suo petrolio, ha creato una task force governativa per distribuire le riserve di carburante ed evitare il blocco del settore industriale. In Bangladesh intanto la criminalità organizzata ha già assaltato diverse stazioni di carburante e derubato gli automobilisti subito dopo l’acquisto di benzina. Sempre a Dacca, ma anche in India e Pakistan, alcuni lavoratori delle pompe di benzina sono stati uccisi, non solo per rapina, ma anche per l’esasperazione dei cittadini.
L’India, un gigante energivoro sempre bisognoso di petrolio, ha trattato fin da subito per permettere alle petroliere bloccate nel Golfo Persico di raggiungere i porti indiani, ma anche per Nuova Delhi l’incertezza resta un grave problema ed il primo ministro Narendra Modi ha dichiarato che al momento ci sono riserve per 70 giorni. Nel vicino e storico nemico Pakistan, il campionato nazionale di cricket, lo sport più popolare della nazione asiatica, si gioca in stadi quasi vuoti, perché molti cercano di risparmiare carburante evitando gli spostamenti.
Taiwan sta provando a diversificare e ha riavviato due impianti nucleari, cambiando la sua politica energetica in base alla quale aveva deciso, prima nazione dell’area, di rinunciare al nucleare. A parte il caso della Cina, provvista di riserve maggiori e fonti alternative, come detto il continente asiatico annovera i Paesi più sensibili a questa incertezza: il Giappone, la Corea del Sud e l’India importano infatti tra il 70 e l’85% del loro fabbisogno energetico dal Medio Oriente. L’Asia appare come il primo anello debole, perché tutte le sue economie emergenti hanno già diminuito le loro produzioni, rischiando di scivolare verso una crescente inflazione. Ma i segnali sono presenti un po’ ovunque: in Australia oltre 500 stazioni di servizio sono già rimaste senza carburante negli ultimi giorni, provocando lunghissime file in diverse città.
Nemmeno il continente africano appare immune al problema e diverse nazioni stanno cercando una soluzione. In Egitto il presidente Abdel-Fattah al Sisi ha deciso di imporre la chiusura di negozi, bar e ristoranti a partire dalle ore 21, nel tentativo di ridurre i consumi, con il rischio di un pericoloso contraccolpo al vitale settore del turismo. In Zambia e Tanzania i governi locali hanno proibito gli spostamenti privati e imposto ai cittadini di avere in auto almeno 3 passeggeri.
Duramente colpito anche il settore degli aiuti: i farmaci destinati a circa 50.000 persone in Sudan sono bloccati a Dubai da giorni, mentre la Somalia non riceve cibo ormai da settimane. Situazione anche peggiore in Kenya dove la carenza di carburante ha bloccato le spedizioni nei campi profughi di Kakuma e nel complesso profughi di Dadaab, dove la situazione è davvero al limite. Asia ed Africa appaiono già duramente colpite dal blocco imposto dall’Iran e stanno spingendo per una soluzione più rapida possibile.
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