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2021-11-30
Il tribunale obbliga una ragazzina a vaccinarsi in nome di Mattarella
Sergio Mattarella (Ansa)
Può una ragazzina di 14 anni chiedere di posticipare il vaccino? Non secondo il tribunale di Milano, arrivato a citare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per dirimere un contenzioso tra due genitori. E con una sentenza del 22 novembre scorso ha stabilito di dare ragione al padre che voleva vaccinare la figlia minorenne il più in fretta possibile. La vicenda rischia di creare un precedente molto scivoloso. Dal momento che il tribunale civile di Milano - che rivendica nella sentenza di voler limitare anche in futuro la responsabilità dei genitori contrari alle vaccinazioni anti Covid 19 - rischia di sostituirsi di fatto ai medici su un tema ancora aperto come quello delle vaccinazioni sui minorenni.
Eppure negli ultimi mesi era capitato che alcuni minori avessero chiesto di essere vaccinati, in contrasto con i propri genitori. In questo caso il tribunale aveva dato loro ragione. Perché non farlo anche in questo caso, venendo incontro alle richieste della ragazzina? Le dichiarazioni della ragazzina al giudice Anna Cattaneo erano state molto chiare. «Tra noi ragazzi non parliamo molto dei vaccini, non ho chiesto ai miei compagni di classe e i professori non possono chiederci nulla» aveva detto. «A scuola devo tenere la mascherina e tenere le distanze. Alcuni miei amici delle medie, quelli più sicuri, hanno fatto il vaccino ed altri no. Sia papà che mamma mi hanno chiesto cosa volessi fare, se volessi vaccinarmi oppure no. Io ho sentito per televisione e visto su internet che il vaccino del Covid è un vaccino nuovo e, anche se molto bassa, c 'è una possibilità di avere effetti collaterali. Ho visto gli effetti del Covid sul papà e non sono stati gravi. Visto che il vaccino è nuovo io vorrei aspettare ancora un po’. Non sono stata influenzata dalla mamma nella mia decisione. Mia mamma mi ha sempre detto che io sono libera di scegliere. Mio papà, ha sempre insistito maggiormente perché io facessi il vaccino per la mia salute. A me piace uscire, ma stare all’aria aperta quindi non vado al ristorante e in luoghi chiusi dove serve il green pass. Pertanto non vorrei vaccinarmi adesso».
Parole che abbiamo sentito ripetere spesso di questi tempi, ma che secondo il tribunale sono state influenzate dall’ambiguità della madre della ragazzina. Anzi, i giudici sostengono che la quattordicenne non si sia neppure ben informata, perché «ha fatto solo un generico richiamo alla televisione (i cui programmi, però, nella quasi assoluta totalità, raccomandano vaccinazione, tranne i telegiornali che riportano le notizie dei cortei dei no vax, dei quali però non ha parlato) e solo un accenno a internet (accedendo al quale e inserendo le parole “Vaccini Covid” si aprono immediatamente siti che promuovono la campagna vaccinale, e rassicurano sulla efficacia e sicurezza dei vaccini».
Antonella Vettori, l’avvocato che assisteva la madre della ragazza, spiega: «Nonostante non sia una no vax in quanto soggetto vaccinato», spiega l’avvocato, «nel caso specifico la difesa della minore mi stava a cuore poichè ritengo che la sua volontà dovesse essere tenuta in debita considerazione. Sottolinea che la ragazza aveva espresso la volontà di aspettare e non un diniego totale al vaccino in questione». Anzi, aggiunge il legale, «la ragazza in questione si è sottoposta a tutti i vaccini obbligatori e facoltativi fin dalla nascita, solo in relazione a questo vaccino Covid e alle evidenze di effetti collaterali, nutriva dei dubbi». In pratica, a detta dei giudici del tribunale di Milano «la ragazza non è sufficientemente matura per decidere di non vaccinarsi, ovvero non ha la capacità di discernimento, mentre in casi analoghi ove il minore era consenziente e i genitori in disaccordo, è stata autorizzata la vaccinazione a fronte del consenso del minorenne», continua l’avvocato Vettore. «Perché il dissenso non può avere la medesima rilevanza di un consenso al trattamento sanitario? Nelle sentenze rese dagli altri Tribunali italiani sul tema, si evince che se il minore vuole vaccinarsi e i genitori sono in contrasto, si ascolta la sua volontà, al contrario se il minore non è d’accordo va obbligato a vaccinarsi, pur in assenza di una legge che lo obblighi».
La nona sezione del Tribunale di Milano cita diversi studi scientifici ed è molto critica nei confronti della madre. La donna, nella propria memoria difensiva, aveva chiesto di aspettare un po’ di tempo affinché gli studi sugli effetti collaterali del vaccino sugli under 18 venissero sviluppati. Aveva anche ricordato che i vaccini sugli under 18 sono in fase sperimentale e che sono stati autorizzati solo dalla scorsa estate. Ma secondo i giudici questo non può bastare per impedire una vaccinazione a un minorenne. Dal momento che «le evidenze scientifiche a livello nazionale e internazionale» hanno «accertato l’efficacia e la sicurezza della vaccinazione» e malgrado tra l’altro, il monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che il 28 luglio aveva detto che la vaccinazione è un dovere morale e civico la pandemia non è ancora alle nostre spalle, il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso e soltanto grazie ai vaccini siamo in grado di contenerlo».
Il monito di Mattarella come alibi per obbligare i ragazzi alla puntura
Agli sgoccioli del suo magnifico settennato, Sergio Mattarella entra nella leggenda giurisprudenziale. L’accorato monito estivo del presidente della Repubblica a favore della vaccinazione, «dovere morale e civico», diventa suprema fonte legislativa. Del resto trattasi pur sempre delle ponderate parole di colui che, incidentalmente, è capo supremo del Csm, organo di autogoverno della magistratura. Difficile trascurare l’appello. Anzi, nel dubbio, meglio abbeverarsi dalla pura sorgente che sgorga dal Colle. Suo malgrado, ovvio.
Il codice Mattarella è l’ultimo effetto collaterale dell’infodemia. Ad avere issato l’esortazione lassù, dove osano soltanto le sentenze della Cassazione, è il Tribunale civile di Milano, chiamato a pronunciarsi su una controversia tra genitori separati. Tenzone inedita. Stavolta, a differenza dei casi giudiziari pregressi, è una malcapitata under 14 a opporsi alla salvifica punturina. Madre e ragazza contrarie. Padre favorevolissimo. Il litigio finisce in tribunale. I giudici milanesi danno ragione all’uomo. È l’ex moglie a sobillare la figlia con «posizioni aprioristiche» e antiscientifiche, scrivono. La sciagurata «trascura tra l’altro il monito del presidente della Repubblica, che il 28 luglio ha detto che la vaccinazione è un dovere morale e civico».
Quel giorno Mattarella interviene durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio, organizzata dall’associazione stampa parlamentare al Quirinale. Si rivolge dunque agli ottenebrati: «La pandemia non è ancora alle nostre spalle. Il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso» spiega. «Soltanto grazie ai vaccini siamo in grado di contenerlo». Ricorda pure il fondamentale ritorno a scuola in presenza. «Il regolare andamento del prossimo anno dev'essere un’assoluta priorità».
Il richiamo, lamentano i giudici meneghini, lascia però indifferente la debosciata genitrice, che lavora in una compagnia di assicurazioni. Donna di «posizioni rigide» e «risposte stereotipate». Ma anche dall’«atteggiamento contenuto» e con un’inaccettabile predilezione per le «risposte sintetiche». Non vaccinata, insensibile all’appello presidenziale, mette a rischio la salute della figlia. Per avvalorare la sua tesi, ricordano i magistrati, s’è presa pure il disturbo di produrre un parere della Commissione di bioetica, da cui ha però colpevolmente estrapolato solo «le indicazioni idonee a supportare il proprio pensiero». L’organo consultivo del governo s’era pronunciato il 29 luglio 2021, proprio il giorno dopo l’intervento di Mattarella.
E proprio sulle eventuali controversie familiari, illuminava: «Se la volontà del grande minore di vaccinarsi fosse in contrasto con quella dei genitori, il Comitato ritiene che l’adolescente debba essere ascoltato da personale medico con competenze pediatriche e che la sua volontà debba prevalere, in quanto coincide con il migliore interesse della sua salute psico-fisica e della salute pubblica».
Indicazione che avrebbe tratto in inganno la donna. Perché tali pregiate indicazioni valgono solo al rovescio: se l’illuminato minore vuole immunizzarsi e l’oscurantista genitore non acconsente. Stavolta, invece, le considerazioni della ragazza non contano. Sentita dai magistrati, sommessamente spiega: «Anche se molto bassa, c’è una possibilità di avere effetti collaterali». La mamma, assicura, «mi ha sempre detto che sono libera di scegliere». Insomma, conclude, «vorrei aspettare ancora un po’». Impuro pensiero che invece, scrive il tribunale, «rispecchia un chiaro e preciso orientamento». Quello della madre. L’assicuratrice scettica che osò ignorare il codice Mattarella.
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Il monito del Colle tra le motivazioni della sentenza contraria alla volontà della minore di 14 anni il cui padre era favorevole mentre la madre, che non è no vax, avrebbe preferito aspettare. L’avvocato della donna: «Per i giudici il dissenso non ha la stessa rilevanza del consenso».Per i magistrati l’appello a vaccinarsi perché «dovere morale» diventa fonte legislativa.Lo speciale contiene due articoli.Può una ragazzina di 14 anni chiedere di posticipare il vaccino? Non secondo il tribunale di Milano, arrivato a citare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per dirimere un contenzioso tra due genitori. E con una sentenza del 22 novembre scorso ha stabilito di dare ragione al padre che voleva vaccinare la figlia minorenne il più in fretta possibile. La vicenda rischia di creare un precedente molto scivoloso. Dal momento che il tribunale civile di Milano - che rivendica nella sentenza di voler limitare anche in futuro la responsabilità dei genitori contrari alle vaccinazioni anti Covid 19 - rischia di sostituirsi di fatto ai medici su un tema ancora aperto come quello delle vaccinazioni sui minorenni. Eppure negli ultimi mesi era capitato che alcuni minori avessero chiesto di essere vaccinati, in contrasto con i propri genitori. In questo caso il tribunale aveva dato loro ragione. Perché non farlo anche in questo caso, venendo incontro alle richieste della ragazzina? Le dichiarazioni della ragazzina al giudice Anna Cattaneo erano state molto chiare. «Tra noi ragazzi non parliamo molto dei vaccini, non ho chiesto ai miei compagni di classe e i professori non possono chiederci nulla» aveva detto. «A scuola devo tenere la mascherina e tenere le distanze. Alcuni miei amici delle medie, quelli più sicuri, hanno fatto il vaccino ed altri no. Sia papà che mamma mi hanno chiesto cosa volessi fare, se volessi vaccinarmi oppure no. Io ho sentito per televisione e visto su internet che il vaccino del Covid è un vaccino nuovo e, anche se molto bassa, c 'è una possibilità di avere effetti collaterali. Ho visto gli effetti del Covid sul papà e non sono stati gravi. Visto che il vaccino è nuovo io vorrei aspettare ancora un po’. Non sono stata influenzata dalla mamma nella mia decisione. Mia mamma mi ha sempre detto che io sono libera di scegliere. Mio papà, ha sempre insistito maggiormente perché io facessi il vaccino per la mia salute. A me piace uscire, ma stare all’aria aperta quindi non vado al ristorante e in luoghi chiusi dove serve il green pass. Pertanto non vorrei vaccinarmi adesso». Parole che abbiamo sentito ripetere spesso di questi tempi, ma che secondo il tribunale sono state influenzate dall’ambiguità della madre della ragazzina. Anzi, i giudici sostengono che la quattordicenne non si sia neppure ben informata, perché «ha fatto solo un generico richiamo alla televisione (i cui programmi, però, nella quasi assoluta totalità, raccomandano vaccinazione, tranne i telegiornali che riportano le notizie dei cortei dei no vax, dei quali però non ha parlato) e solo un accenno a internet (accedendo al quale e inserendo le parole “Vaccini Covid” si aprono immediatamente siti che promuovono la campagna vaccinale, e rassicurano sulla efficacia e sicurezza dei vaccini». Antonella Vettori, l’avvocato che assisteva la madre della ragazza, spiega: «Nonostante non sia una no vax in quanto soggetto vaccinato», spiega l’avvocato, «nel caso specifico la difesa della minore mi stava a cuore poichè ritengo che la sua volontà dovesse essere tenuta in debita considerazione. Sottolinea che la ragazza aveva espresso la volontà di aspettare e non un diniego totale al vaccino in questione». Anzi, aggiunge il legale, «la ragazza in questione si è sottoposta a tutti i vaccini obbligatori e facoltativi fin dalla nascita, solo in relazione a questo vaccino Covid e alle evidenze di effetti collaterali, nutriva dei dubbi». In pratica, a detta dei giudici del tribunale di Milano «la ragazza non è sufficientemente matura per decidere di non vaccinarsi, ovvero non ha la capacità di discernimento, mentre in casi analoghi ove il minore era consenziente e i genitori in disaccordo, è stata autorizzata la vaccinazione a fronte del consenso del minorenne», continua l’avvocato Vettore. «Perché il dissenso non può avere la medesima rilevanza di un consenso al trattamento sanitario? Nelle sentenze rese dagli altri Tribunali italiani sul tema, si evince che se il minore vuole vaccinarsi e i genitori sono in contrasto, si ascolta la sua volontà, al contrario se il minore non è d’accordo va obbligato a vaccinarsi, pur in assenza di una legge che lo obblighi». La nona sezione del Tribunale di Milano cita diversi studi scientifici ed è molto critica nei confronti della madre. La donna, nella propria memoria difensiva, aveva chiesto di aspettare un po’ di tempo affinché gli studi sugli effetti collaterali del vaccino sugli under 18 venissero sviluppati. Aveva anche ricordato che i vaccini sugli under 18 sono in fase sperimentale e che sono stati autorizzati solo dalla scorsa estate. Ma secondo i giudici questo non può bastare per impedire una vaccinazione a un minorenne. Dal momento che «le evidenze scientifiche a livello nazionale e internazionale» hanno «accertato l’efficacia e la sicurezza della vaccinazione» e malgrado tra l’altro, il monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che il 28 luglio aveva detto che la vaccinazione è un dovere morale e civico la pandemia non è ancora alle nostre spalle, il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso e soltanto grazie ai vaccini siamo in grado di contenerlo».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/itribunale-obbliga-ragazzina-vaccinarsi-mattarella-2655882367.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-monito-di-mattarella-come-alibi-per-obbligare-i-ragazzi-alla-puntura" data-post-id="2655882367" data-published-at="1638215373" data-use-pagination="False"> Il monito di Mattarella come alibi per obbligare i ragazzi alla puntura Agli sgoccioli del suo magnifico settennato, Sergio Mattarella entra nella leggenda giurisprudenziale. L’accorato monito estivo del presidente della Repubblica a favore della vaccinazione, «dovere morale e civico», diventa suprema fonte legislativa. Del resto trattasi pur sempre delle ponderate parole di colui che, incidentalmente, è capo supremo del Csm, organo di autogoverno della magistratura. Difficile trascurare l’appello. Anzi, nel dubbio, meglio abbeverarsi dalla pura sorgente che sgorga dal Colle. Suo malgrado, ovvio. Il codice Mattarella è l’ultimo effetto collaterale dell’infodemia. Ad avere issato l’esortazione lassù, dove osano soltanto le sentenze della Cassazione, è il Tribunale civile di Milano, chiamato a pronunciarsi su una controversia tra genitori separati. Tenzone inedita. Stavolta, a differenza dei casi giudiziari pregressi, è una malcapitata under 14 a opporsi alla salvifica punturina. Madre e ragazza contrarie. Padre favorevolissimo. Il litigio finisce in tribunale. I giudici milanesi danno ragione all’uomo. È l’ex moglie a sobillare la figlia con «posizioni aprioristiche» e antiscientifiche, scrivono. La sciagurata «trascura tra l’altro il monito del presidente della Repubblica, che il 28 luglio ha detto che la vaccinazione è un dovere morale e civico». Quel giorno Mattarella interviene durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio, organizzata dall’associazione stampa parlamentare al Quirinale. Si rivolge dunque agli ottenebrati: «La pandemia non è ancora alle nostre spalle. Il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso» spiega. «Soltanto grazie ai vaccini siamo in grado di contenerlo». Ricorda pure il fondamentale ritorno a scuola in presenza. «Il regolare andamento del prossimo anno dev'essere un’assoluta priorità». Il richiamo, lamentano i giudici meneghini, lascia però indifferente la debosciata genitrice, che lavora in una compagnia di assicurazioni. Donna di «posizioni rigide» e «risposte stereotipate». Ma anche dall’«atteggiamento contenuto» e con un’inaccettabile predilezione per le «risposte sintetiche». Non vaccinata, insensibile all’appello presidenziale, mette a rischio la salute della figlia. Per avvalorare la sua tesi, ricordano i magistrati, s’è presa pure il disturbo di produrre un parere della Commissione di bioetica, da cui ha però colpevolmente estrapolato solo «le indicazioni idonee a supportare il proprio pensiero». L’organo consultivo del governo s’era pronunciato il 29 luglio 2021, proprio il giorno dopo l’intervento di Mattarella. E proprio sulle eventuali controversie familiari, illuminava: «Se la volontà del grande minore di vaccinarsi fosse in contrasto con quella dei genitori, il Comitato ritiene che l’adolescente debba essere ascoltato da personale medico con competenze pediatriche e che la sua volontà debba prevalere, in quanto coincide con il migliore interesse della sua salute psico-fisica e della salute pubblica». Indicazione che avrebbe tratto in inganno la donna. Perché tali pregiate indicazioni valgono solo al rovescio: se l’illuminato minore vuole immunizzarsi e l’oscurantista genitore non acconsente. Stavolta, invece, le considerazioni della ragazza non contano. Sentita dai magistrati, sommessamente spiega: «Anche se molto bassa, c’è una possibilità di avere effetti collaterali». La mamma, assicura, «mi ha sempre detto che sono libera di scegliere». Insomma, conclude, «vorrei aspettare ancora un po’». Impuro pensiero che invece, scrive il tribunale, «rispecchia un chiaro e preciso orientamento». Quello della madre. L’assicuratrice scettica che osò ignorare il codice Mattarella.
Dario Amodei
Olah non ha seguito un percorso universitario tradizionale e non ha conseguito una laurea. Frequentò l’università per circa un anno, poi la lasciò per stare vicino a un conoscente accusato di terrorismo, poi prosciolto da tutte le accuse. Nel 2012 Olah ha ricevuto il Thiel Fellowship, una borsa da 100.000 dollari destinata agli under 22 che rinunciano agli studi universitari per sviluppare i propri progetti, finanziata da Peter Thiel, lo stesso che ha fondato Palantir, la nota azienda di sorveglianza di massa. Com’è piccola la California.
Da quel momento Olah si è dedicato agli algoritmi. Un tirocinio in Google Brain, il gruppo di ricerca poi confluito in DeepMind, dove ha contribuito al progetto DeepDream, rete neurale capace di generare immagini allucinatorie. Nel 2018 è entrato in OpenAI come capo tecnico del gruppo di interpretabilità, poi nel 2021 è diventato uno dei cofondatori di Anthropic, dove guida tuttora la ricerca sulla stessa materia. La sua specialità, l’interpretabilità dei modelli linguistici, consiste nello studio dei meccanismi interni con cui un modello di Intelligenza artificiale arriva alle sue risposte. Nel 2024 il Time lo ha inserito nella lista dei cento protagonisti più influenti dell’IA.
Il nome più noto di Anthropic è però Amodei, ovvero la coppia dei fratelli Amodei. Dario e Daniela, 43 e 39 anni, sono nati a San Francisco da genitori italiani. Il geniaccio è Dario, che ha studiato fisica nelle prestigiose università Caltech, Stanford e Princeton. Daniela si è data da fare in letteratura inglese e musica all’Università della California di Santa Cruz. Poi entrambi hanno lavorato in OpenAI, il rivale guidato da Sam Altman, prima di lasciare e fondare Anthropic nel 2021, insieme a Olah e ad altri ex colleghi. Dario è ceo e si occupa dei modelli, Daniela è presidente e gestisce l’organizzazione, le finanze, le relazioni con i clienti. L’azienda, con sede a San Francisco, è oggi valutata intorno ai 500 miliardi di dollari ma viaggia verso valutazioni stellari da 900 miliardi.
All’inizio del 2026 Anthropic è diventata celebre per aver rifiutato di allentare i propri vincoli etici sull’uso militare di Claude, rinunciando a un contratto da circa 200 milioni di dollari con il Dipartimento della Difesa americano. L’azienda si è opposta alla richiesta di consentire l’uso indiscriminato dei propri modelli per la sorveglianza di massa e per le armi autonome. Il Pentagono ha poi siglato accordi con otto altri colossi, OpenAI e Google incluse, escludendo esplicitamente Anthropic.
Il gesto ha avuto un costo reale ma ha fruttato un capitale reputazionale enorme, dando ad Anthropic la targa di unica «Big tech etica». Ora, con la casacca dei buoni indosso, gli Amodei e Olah costruiscono la propria identità pubblica attorno alla narrativa di un’azienda che conosce i rischi dell’IA meglio di chiunque altra, che li racconta ad alta voce, che accetta di perdere contratti pur di non tradire i propri principi.
Dario Amodei interviene spesso sull’impatto potenzialmente catastrofico dell’Intelligenza artificiale. Olah invoca controlli esterni all’industria. Daniela cita Joan Didion e Umberto Eco, parlando di quanto sia importante non ripetere gli errori dei social media. Dietro le quinte, in un gioco di vedo-non vedo che stuzzica gli appetiti, si parla di Mythos, un altro prodotto della premiata ditta, così devastante che i creatori avrebbero deciso di non divulgarlo. Una specie di impalpabile segreto alchemico mantenuto tale dagli scrupoli etici dei creatori. La stessa azienda che evoca il rischio si presenta anche come il soggetto più adatto a costruire il rimedio.
L’invito in Vaticano per presentare l’Enciclica papale non nasce quindi dal nulla. Da aprile, Anthropic ha avviato una serie di incontri sull’etica dell’IA con leader religiosi, cominciando dai rappresentanti del mondo cristiano e annunciando di voler estendere la conversazione ad altre tradizioni.
Qualcosa stride, però. Anthropic fa mostra di nutrire dubbi sulla natura di ciò che essa stessa sta costruendo, con posizioni pubbliche che sfiorano l’ipotesi che l’Intelligenza artificiale abbia una forma embrionale di esperienza soggettiva, qualcosa di simile a un io. La tragicomica intervista di Walter Veltroni a Claude fa parte di questa rappresentazione. Sono posizioni esposte con cautela, come ipotesi di lavoro, ma contribuiscono a costruire un’aura attorno a Anthropic che è funzionale tanto alla ricerca quanto al marketing.
L’ostentata prudenza, cioè, finisce per costruire una narrazione molto favorevole all’azienda e ai suoi prodotti. Claude non appare come un semplice chatbot, ma come qualcosa di così avanzato da meritare persino domande sulla coscienza. Suggerendo cautela, relazione e perfino una possibile interiorità della macchina, si aumenta il fascino dell’oggetto da cui si invita a stare in guardia. In altri termini, oggi Anthropic produce cornici culturali, in cui si stabiliscono le paure accettabili e la lingua attraverso cui il potere tecnologico chiede la patente di coscienza critica di sé stesso.
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Il quadro resta favorevole anche per il comparto artigiano, che mostra continuità e resilienza: produzione in crescita dello 0,3%, fatturato al +0,2% e ordini esteri in aumento dello 0,7%. Numeri che confermano la capacità delle imprese lombarde, grandi e piccole, di generare valore anche in una fase segnata da tensioni geopolitiche, volatilità dei mercati e rincari delle materie prime.
Su base annua, la Lombardia continua a distinguersi per performance superiori alla media europea. La produzione industriale cresce del 2,4%, mentre l’artigianato segna un +2,0%. Ancora più significativa la dinamica del fatturato: +2,8% per l’industria e +1,9% per l’artigianato. L’export resta uno dei principali punti di forza, con il 38,9% del fatturato industriale realizzato sui mercati internazionali, mentre la domanda interna si rafforza con ordini industriali in aumento del 3,2% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Positivi anche i dati occupazionali: nell’industria il saldo tra ingressi e uscite torna favorevole (+0,4%), mentre nell’artigianato raggiunge il +0,8%. Resta contenuto il ricorso alla Cassa integrazione, a conferma della buona tenuta complessiva del sistema produttivo lombardo.
La crescita appare diffusa in diversi settori manifatturieri. Nell’industria spiccano mezzi di trasporto, legno-arredo, siderurgia, meccanica e sistema moda ad alto valore aggiunto. Nell’artigianato risultano in espansione alimentare, tessile, carta-stampa e manifatture innovative.
Restano, però, forti elementi di preoccupazione. «Teniamo duro ma non è facile», ha detto l’assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi, «ora o c’è un cambiamento radicale rispetto ai vincoli europei e al protagonismo dei territori o rischiamo veramente di uscire dalla competitività».
Sulla stessa linea Gian Domenico Auricchio: «I numeri di questo primo trimestre confermano la tenuta e la forza del nostro sistema produttivo. In uno scenario internazionale complesso, la Lombardia continua a dimostrare competitività, capacità di esportazione e grande qualità manifatturiera».
Più cauto Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia, secondo cui «il 2026 per le imprese si prefigura duro e ricco di incognite». Pasini richiama l’attenzione su guerre, crisi permanenti, prezzi delle materie prime e costi energetici, sottolineando che «chi controlla l’energia e le materie prime controlla la crescita».
Dubbi condivisi anche dal mondo artigiano. «Le principali preoccupazioni degli artigiani, in questo momento, sono sicuramente l’impennata dei costi energetici e dei prezzi delle materie prime in questo contesto di crisi internazionali», ha dichiarato Stefano Fugazza, presidente Unione artigiani Lombardia.
Il quadro complessivo conferma, dunque, una Lombardia ancora forte, competitiva e proiettata sui mercati esteri, ma chiamata ad affrontare nodi strutturali decisivi: energia, materie prime, credito, competenze e ricambio generazionale.
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La Commissione Ue sta preparando l’ennesimo giro di vite sul tabacco con una revisione della direttiva europea (Tpd), il quadro normativo che disciplina sigarette e nuovi prodotti senza combustione. Il primo passo è stato già fatto, con l’avvio della consultazione pubblica. Il punto di partenza è però controverso. L’Evaluation Report pubblicato dalla Commissione, che dovrebbe fornire una valutazione oggettiva delle regole attuali, è stato oggetto di rilievi interni: il Regulatory Scrutiny Board ha infatti espresso un parere negativo su una sua versione preliminare, segnalando l’uso di evidenze incomplete e selettive. Il che fa sorgere il sospetto che dietro a questa partita le motivazioni siano più politiche che altro. A conferma di questo c’è l’assenza, nel dibattito europeo, della valutazione dell’impatto che misure più restrittive avrebbero su un settore pesante nell’economia dell’Unione. È quello che è accaduto quando si è dichiarata guerra all’auto a combustione senza mettere in conto che avrebbe annientato l’industria competitiva europea e aperto le porte ai giganti cinesi del motore elettrico.
Il protocollo è simile: più restrizioni e più divieti con l’aggravante di mettere sullo stesso piano prodotti diversi, con una omogeneità regolatoria. Nel dettaglio, la Commissione sembra orientata a trattare allo stesso modo le sigarette tradizionali, quelle che bruciano il tabacco e producono fumo e i prodotti alternativi come sigarette elettroniche, dispositivi a tabacco riscaldato o prodotti a base di nicotina orale, che non prevedono combustione e quindi presentano profili di rischio differenti. Le conseguenze di questa strategia sarebbero un boomerang per il settore. Il rischio è l’espansione del mercato illecito, già oggi un fenomeno massiccio: miliardi di sigarette illegali circolano ogni anno in Europa, con perdite fiscali stimate nell’ordine di decine di miliardi.
C’è anche un altro aspetto che i regolatori di Bruxelles non tengono presente, ovvero che i prodotti alternativi sono sempre più usati dai consumatori per abbandonare la dipendenza dalle sigarette tradizionali in modo anche totale. Eppure il dibattito europeo tende a non distinguere pienamente tra le diverse categorie di prodotti, mettendo in secondo piano il principio di proporzionalità basato sul rischio. Il rischio è di non centrare gli obiettivi dichiarati. La prevalenza del fumo nell’Ue resta intorno al 24,6% e, secondo le attuali proiezioni, è destinata a scendere solo gradualmente nei prossimi anni, restando ben lontana dal target del 5%. Non per mancanza di norme, ma per l’inefficacia di un approccio che non incide sulle dinamiche reali dei consumatori. C’è uno iato tra la politica di Bruxelles e la realtà del fumo.
In Europa c’è chi si muove diversamente e con risultati concreti. La Svezia ha adottato politiche che hanno consentito la diffusione di prodotti alternativi al consumo di sigarette e il numero di fumatori si è ridotto a livelli inferiori al 5%.
La Commissione però con l’avvio della consultazione, intende andare avanti. Resta da capire se sarà disposta a integrare realmente dati ed evidenze, oppure se la revisione della direttiva seguirà un percorso già tracciato, con il rischio di ripetere contraddizioni e limiti già emersi.
In Italia, tutta la filiera del tabacco è in allarme e anche la sinistra fa fronte comune con il governo sollecitando un intervento sulla Commissione Ue. Ieri si è riunito il tavolo permanente dell’Emilia-Romagna per il comparto tabacco (avviato l’anno corso su iniziativa del vicepresidente della Regione, Vincenzo Colla, e dell’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Paglia) a cui partecipa la Regione, i sindacati e le imprese del settore, e al termine dell’incontro è partita una richiesta di presa di posizione decisa dell’Italia a Bruxelles, con un intervento urgente del governo con le istituzioni europee, affinché «venga scongiurata la presentazione di una proposta di revisione in una fase già segnata da una complessa congiuntura economica e internazionale». Tutti concordano sul fatto che «se la Commissione dovesse andare avanti in questa direzione, si metterebbe a rischio un comparto strategico, fatto di agricoltura, manifattura avanzata, ricerca e innovazione, con conseguenze su occupazione, investimenti ed export nazionali».
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