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2025-02-21
Italo Cremona: la sua arte (dimenticata) in mostra al MART di Rovereto
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Definito da Vittorio Sgarbi «il primo Surrealista italiano dopo De Chirico e Savinio», eppure « artista dimenticatissimo», Italo Cremona (1905-1979) è stata una figura poliedrica e molto particolare nel panorama artistico italiano del ‘900. Intellettuale coltissimo e raffinato, con uno stile difficile da catalogare, è « l’irrequietezza » il denominatore comune di tutte le sue opere, dipinti misteriosi ed enigmatici, talvolta macabri, figurativi ma metafisici, dove la realtà non è il reale ma la rappresentazione onirica di sogni e incubi. Parafrasando il Realismo Magico, Cremona si auto-definiva «Surrealista indipendente », costruttore di «surrealtà » che nei sui dipinti rappresentava con giochi di specchi e con la tecnica del «quadro nel quadro», affinchè lo spettatore potesse entrare, attraverso l’opera, in una realtà parallela, in una sorta di ipnotizzante sovra-dimensione. Accanto all’inquietudine, altro tema ( o forse è meglio dire condizione espressiva, esistenziale e filosofica) ricorrente nella produzione artistica di Italo Cremona è il «notturno» : Tutto il resto è profonda notte è la frase con cui aveva concluso uno dei testi di Acetilene - la rubrica che negli anni Cinquanta firmava per Paragone, la rivista di Roberto Longhi - ed è proprio da qui, da queste poche righe, che prende il via la mostra allestita al MART di Rovereto, una monografica straordinaria che vuole rendere omaggio (oltre che giustizia…) ad un artista che merita di essere riscoperto e ricordato.
La Mostra e le opere
Curato da Giorgina Bertolino, Daniela Ferrari e Elena Volpato (In collaborazione con la GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e Fondazione Torino Musei), il percorso espositivo fa del notturno, della « profonda notte» , la chiave di lettura ideale per immergersi nella dimensione oscura dell’ immaginario surreale di Italo Cremona. Divisa in varie sezioni, la mostra permette al visitatore di conoscere e di immergersi in tutte le costanti creative dell’artista: dai bizzarri dipinti di matrice surreale, fantastici e grotteschi, alle tele dedicate alle architetture torinesi ( Torino fu la città in cui Cremona, originario di Cozzo, in provincia di Pavia, trascorse la sua esistenza) di ispirazione «dechirichiana », con piazze deserte e palazzi silenti, che alludono sempre a spazi e a dimensioni ulteriori; da un’ampia raccolta di nudi, che come ha affermato Daniela Ferrari, una delle curatrici, «hanno poco di classico e molto di mentale» a un nutrito corpus di disegni e incisioni, fra cui spicca la raccolta Armi improprie, datata 1965-1971.
Sala dopo sala, opera dopo opera, emergono i temi e i simboli più rappresentativi dell’espressione artistica di Italo Cremona: lo specchio, il doppio, la spoglia, i guantoni da scherma (chiaro richiamo all’attività che l’artista ha praticato da ragazzo, in collegio), abiti senza corpi, involucri che alludono alla perdita e all’assenza, elementi dal significato indecifrabile (per esempio la presenza della griglia metallica nella Composizione con le molle ): «Tra oggetto e oggetto, tra persone vere e persone dipinte – scriveva il critico Renzo Guasco nel 1967 – tra ciò che è veduto direttamente e ciò che è riflesso, corre una trama complicata».
Particolarmente interessanti, in mostra, le tele Ritratto in atelier e Inverno, in cui compare raffigurata la moglie Danila Dellacasa, sposata nel giugno 1939 e alcuni autoritratti, fra cui un Autoritratto nello studio del 1927, in cui Cremona si autorappresenta nel suo atelier torinese, tra il calco e i gessetti, raddoppiati da uno specchio ben in vista. Ad evocare atmosfere da film noir
La Libra , un olio su cartone del 1929 in cui una pistola e un Borsalino stanno accanto a una scultura, a una rivista letteraria (da cui ll’opera prende il nome ) e a un fumetto di Buffalo Bill, mentre nelle Metamorfosi , in cui un’unica modella si triplica in tre donne diverse e in cui Simbolismo, Liberty e Gotico si fondono in un’atmosfera onirica, quasi in una danza macabra , spuntano inquietanti ali grigie sul dorso delle figure, nude e scattanti.
Una mostra, questa, che si fonda sulla convinzione che l’insegnamento artistico e intellettuale di Italo Cremona abbia lavorato negli anni (e nelle generazioni) molto più di quanto non si sia riconosciuto fino ad oggi ed è per questo he la definirei «indispensabile»...
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Pittore, saggista, costumista, scenografo, il MART di Rovereto dedica un’importante antologica (sino al 9 marzo 2025) all’universo creativo di Italo Cremona, artista eccentrico e anticonformista ingiustamente dimenticato. Esposti un centinaio di dipinti e una selezione di disegni e di incisioni , in un arco temporale che va dalle prime prove giovanili di metà anni Venti fino alle opere della prima metà degli anni Settanta. Definito da Vittorio Sgarbi «il primo Surrealista italiano dopo De Chirico e Savinio», eppure « artista dimenticatissimo», Italo Cremona (1905-1979) è stata una figura poliedrica e molto particolare nel panorama artistico italiano del ‘900. Intellettuale coltissimo e raffinato, con uno stile difficile da catalogare, è « l’irrequietezza » il denominatore comune di tutte le sue opere, dipinti misteriosi ed enigmatici, talvolta macabri, figurativi ma metafisici, dove la realtà non è il reale ma la rappresentazione onirica di sogni e incubi. Parafrasando il Realismo Magico, Cremona si auto-definiva «Surrealista indipendente », costruttore di «surrealtà » che nei sui dipinti rappresentava con giochi di specchi e con la tecnica del «quadro nel quadro», affinchè lo spettatore potesse entrare, attraverso l’opera, in una realtà parallela, in una sorta di ipnotizzante sovra-dimensione. Accanto all’inquietudine, altro tema ( o forse è meglio dire condizione espressiva, esistenziale e filosofica) ricorrente nella produzione artistica di Italo Cremona è il «notturno» : Tutto il resto è profonda notte è la frase con cui aveva concluso uno dei testi di Acetilene - la rubrica che negli anni Cinquanta firmava per Paragone, la rivista di Roberto Longhi - ed è proprio da qui, da queste poche righe, che prende il via la mostra allestita al MART di Rovereto, una monografica straordinaria che vuole rendere omaggio (oltre che giustizia…) ad un artista che merita di essere riscoperto e ricordato.La Mostra e le opereCurato da Giorgina Bertolino, Daniela Ferrari e Elena Volpato (In collaborazione con la GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e Fondazione Torino Musei), il percorso espositivo fa del notturno, della « profonda notte» , la chiave di lettura ideale per immergersi nella dimensione oscura dell’ immaginario surreale di Italo Cremona. Divisa in varie sezioni, la mostra permette al visitatore di conoscere e di immergersi in tutte le costanti creative dell’artista: dai bizzarri dipinti di matrice surreale, fantastici e grotteschi, alle tele dedicate alle architetture torinesi ( Torino fu la città in cui Cremona, originario di Cozzo, in provincia di Pavia, trascorse la sua esistenza) di ispirazione «dechirichiana », con piazze deserte e palazzi silenti, che alludono sempre a spazi e a dimensioni ulteriori; da un’ampia raccolta di nudi, che come ha affermato Daniela Ferrari, una delle curatrici, «hanno poco di classico e molto di mentale» a un nutrito corpus di disegni e incisioni, fra cui spicca la raccolta Armi improprie, datata 1965-1971.Sala dopo sala, opera dopo opera, emergono i temi e i simboli più rappresentativi dell’espressione artistica di Italo Cremona: lo specchio, il doppio, la spoglia, i guantoni da scherma (chiaro richiamo all’attività che l’artista ha praticato da ragazzo, in collegio), abiti senza corpi, involucri che alludono alla perdita e all’assenza, elementi dal significato indecifrabile (per esempio la presenza della griglia metallica nella Composizione con le molle ): «Tra oggetto e oggetto, tra persone vere e persone dipinte – scriveva il critico Renzo Guasco nel 1967 – tra ciò che è veduto direttamente e ciò che è riflesso, corre una trama complicata». Particolarmente interessanti, in mostra, le tele Ritratto in atelier e Inverno, in cui compare raffigurata la moglie Danila Dellacasa, sposata nel giugno 1939 e alcuni autoritratti, fra cui un Autoritratto nello studio del 1927, in cui Cremona si autorappresenta nel suo atelier torinese, tra il calco e i gessetti, raddoppiati da uno specchio ben in vista. Ad evocare atmosfere da film noir La Libra , un olio su cartone del 1929 in cui una pistola e un Borsalino stanno accanto a una scultura, a una rivista letteraria (da cui ll’opera prende il nome ) e a un fumetto di Buffalo Bill, mentre nelle Metamorfosi , in cui un’unica modella si triplica in tre donne diverse e in cui Simbolismo, Liberty e Gotico si fondono in un’atmosfera onirica, quasi in una danza macabra , spuntano inquietanti ali grigie sul dorso delle figure, nude e scattanti.Una mostra, questa, che si fonda sulla convinzione che l’insegnamento artistico e intellettuale di Italo Cremona abbia lavorato negli anni (e nelle generazioni) molto più di quanto non si sia riconosciuto fino ad oggi ed è per questo he la definirei «indispensabile»...
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi (Ansa)
«Nei gruppi di antagonisti ci sono veri e propri “esperti del disordine” che si macchiano di violenze gravissime da decenni. Sono sempre in cerca di nuovi pretesti per mobilitarsi: Tav, Tap, Medio Oriente, alternanza scuola lavoro, il Ponte, l’Expo, l’ambiente e adesso perfino le Olimpiadi invernali. Ora si mobiliteranno anche per il pacchetto sicurezza? Io credo che, se non avessimo varato le norme, questi soggetti sarebbero comunque all’opera. Basta leggere i loro comunicati per capire le loro intenzioni deliranti».
Per Maurizio Gasparri, capo dei senatori di Forza Italia «hanno ragione quelli di Askatasuna quando dicono che il loro non è un edificio, ma è una proposta, un’attitudine e un atteggiamento. In effetti, è la proposta di praticare il metodo della violenza mettendo a ferro e fuoco le città. È un metodo, quello della prevaricazione, dell’intolleranza, dello stalinismo. È un’attitudine, quella di avere atteggiamenti contrari ai principi fondamentali della legge. Pertanto, Askatasuna non è un edificio e forse non è neanche soltanto una proposta, un metodo, un’attitudine. È semplicemente una tragedia che si è abbattuta sul nostro Paese, che ha prodotto centinaia e centinaia di poliziotti, carabinieri e esponenti della guardia di finanza, feriti in questi anni. Non bisogna soltanto togliergli la sede, bisogna anche infliggergli le giuste condanne che la magistratura ha sin qui esitato a definire nella proporzione adeguata». Insomma il 28 marzo sarà il banco di prova per capire se queste nuove norme potranno realmente limitare i danni e le violenze di queste guerriglie urbane.
Rispetto alla misura del fermo preventivo, si contesta che per gli arrestati di Torino non si poteva applicare perché i violenti risultavano tutti incensurati. Piantedosi però ha chiarito che non si valuteranno solo i precedenti ma anche tutte quelle azioni che possano portare a pensare la predisposizione allo scontro: «Si valuteranno anche altri comportamenti univoci ed eloquenti, ad esempio proprio quelli di essersi predisposti agli scontri, rilevabile da oggetti trovati addosso». Altri strumenti da valutare potrebbero essere le conversazioni delle chat oppure il monitoraggio dei social.
Per quanto riguarda l’organico delle forze dell’ordine, anche quello è destinato a crescere. Negli ultimi 3 anni sono stati assunti 40.000 tra uomini e donne in uniforme, nell’ultimo anno 3.500 unità e a giugno ci sarà un’altra tornata. Sino al 2027 avremo altre 30.000 unità: «Dobbiamo coprire il turn over che abbiamo trovato dei pensionamenti, ma soprattutto adeguare le forze di polizia anche alle strumentazioni: dai guanti anti-taglio che non c’erano ai mezzi per bloccare dei cortei violenti come quelli che abbiamo visto», ha spiegato il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, aggiungendo: «Abbiamo dovuto rafforzare i presidi nelle grandi stazioni e nei pronto soccorso. Vediamo quello che avviene nelle tante piazze italiane. Quello che chiede il cittadino è sicurezza che purtroppo si avverte spesso essere traballante. Ma parliamo anche di nuovi pericoli, di forme eversive. Ciò che è avvenuto ad Askatasuna è una forma eversiva. Noi siamo il Paese che ha concesso in Europa più libere manifestazioni».
Sul decreto, Ferro spiega che queste nuove misure rispondono a nuove urgenze come «il fermo preventivo di 12 ore in occasioni di manifestazioni dove le forze di polizia hanno elementi per essere preoccupate».
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