True
2023-02-02
Perfino lo Speranza tedesco fa autocritica sulla pandemia. Qui i virocrati non mollano
Novak Djokovic. Nel riquadro il ministro della Salute tedesco Karl Lauterbach (Getty Images)
Dopo due anni di vessazioni, discriminazioni, insulti e (ig)nobili bugie, i gerarchi del regime Covid non riescono ad ammettere di aver sbagliato. Mica come all’estero, dove, pur tra cautele e reticenze, la resa dei conti è iniziata da un pezzo. In Gran Bretagna, è dalla scorsa estate che i lockdown sono sul banco degli imputati. La religione del vaccino è stata desacralizzata almeno in mezza Scandinavia e in Florida. La prestigiosa rivista Newsweek ha appena ospitato l’affondo di un ricercatore contro le menzogne e gli errori degli scienziati. In Italia, pur essendo cambiati governo e indirizzo politico, i «virocrati» non mostrano il minimo segno di ravvedimento.
Ieri, sulla Stampa, è tornato alla carica Roberto Burioni. Novak Djokovic, il «cretino olimpionico» non vaccinato, lo ha preso a racchettate, sbancando agli Australian Open, da cui era stato escluso l’anno scorso per non essersi sottoposto alla santa iniezione. E il telepredicatore medico ha accusato il colpo. Nole, «con il suo comportamento, è diventato un idolo per i pericolosi complottisti che non credono alla medicina e la sua vittoria un gagliardetto da sventolare in faccia a chi in questi mesi della scienza si è fidato». «I campioni sportivi», ha pontificato Burioni, «così come i grandi artisti, godono di immensi privilegi ma hanno anche immense responsabilità». Djokovic avrebbe dovuto dare il buon esempio e correre a farsi iniettare un «farmaco sicuro». Già: come Pedro Obiang, centrocampista del Sassuolo, poi finito in ospedale con una miocardite? Il numero uno del ranking Atp avrebbe dovuto insegnare ai giovani fan a essere terrorizzati da un virus che, per loro, non rappresentava una minaccia? Il medico che considerava più probabile essere colpiti da un fulmine che beccarsi il coronavirus, anziché cinguettare su Twitter e concionare sui giornali, potrebbe fermarsi e riflettere. Il grottesco mantra della professione di fede scientista, ahinoi, ha rovinato una generazione.
In Germania, il ministro della Salute, Karl Lauterbach, ha riconosciuto che chiudere le scuole fu un errore. Badate: non si tratta di un «complottista» che rinnega il vangelo della scienza, bensì di un esponente del Partito socialdemocratico. Una specie di Roberto Speranza tedesco. Dal suo ex omologo italiano non è arrivato mai nessun ripensamento critico. Eppure, i danni inflitti a bambini e adolescenti appaiono irreparabili.
Il Corriere della Sera di Roma ha dato ampio spazio all’allarme dei presidi: tra i ragazzi, sono raddoppiati episodi di violenza e casi di depressione. Ieri, colpiva in particolare la testimonianza di Vincenzo Lenzoni, dirigente del liceo Gassman di Torrevecchia: «Non riusciamo a liberarci della pandemia. Dallo scorso anno abbiamo notato un incremento degli attacchi di panico». Eccolo, il capolavoro di chi ha terrorizzato e colpevolizzato: ricordate le dita puntate contro i giovani, maniaci dello spritz che facevano ammalare i nonni? Adesso, becchiamoci i postumi delle serrate. E andiamolo a raccontare ai genitori di Camilla Canepa, la diciottenne morta dopo l’iniezione con Astrazeneca all’open day in Liguria, che il cattivo esempio è quello di Djokovic. Il quale, al contrario di ciò che ha berciato Burioni, non si ribellava all’inoculazione di «un farmaco efficace e sicuro». Rivendicava il suo diritto di decidere per il proprio corpo e il proprio stato di salute, considerato che il rifiuto di sottoporsi alle dosi non costituiva un pericolo per il prossimo. Davvero c’è bisogno ricordare che il vaccino non fa nessuna differenza, quanto all’obiettivo di ridurre i contagi? Davvero serve ripescare l’audizione all’Europarlamento di Janine Small, dirigente Pfizer, la quale ha ammesso che i farmaci a mRna non sono stati neppure testati per la capacità di bloccare la trasmissione del virus? Davvero Burioni sta raschiando il fondo del barile delle balle, soltanto perché rosica per gli sfottò sui social?
Se così fosse, si troverebbe in ottima compagnia. Sempre sulla Stampa, Eugenia Tognotti ieri s’è imbarcata in una strenua difesa di Franco Locatelli. L’ex coordinatore del Cts, a causa di un emendamento di Fdi al Milleproroghe, rischia di perdere il posto di presidente del Consiglio superiore di sanità. Poco male, direte: «morto» un burocrate se ne fa un altro. Neanche per idea. L’élite tecnico-scientifica progressista si considera insostituibile. Locatelli è «un’autorità» accademica «riconosciuta a livello internazionale» e ha guidato l’organismo istituito dal governo Conte «nel deserto della pandemia». La Tognotti non si capacita: a Palazzo Chigi è arrivata la leader di Fdi e adesso c’è aria di «epurazione del gruppo di esperti che ha affiancato il ministro Speranza». Incredibile, eh. Forse, questi luminari erano talmente geniali da meritare un incarico a vita? E quali grandi successi avrebbero conseguito, a parte snobbare le cure Covid (Nicola Magrini dell’Aifa), raccontare bufale sull’immunità di gregge e finire pure indagati per omicidio colposo (Locatelli)? L’Italia sopravvivrà anche senza costoro. Il problema, semmai, è che costoro non sopravvivranno al di fuori dell’ambiente protetto degli enti ministeriali. Perduta l’egida dei politici amici, sentono sul collo il fiato della resa dei conti?
L’azzeramento del Css costituirebbe, osserva la Tognotti, «un primo passo […] verso quella commissione d’inchiesta parlamentare» sul Covid, promessa dal centrodestra. Appunto. Se lorsignori non hanno nemmeno il buon cuore di ammettere: «Ci siamo sbagliati, chiediamo scusa», bisognerà inchiodarli ai loro pasticci con altri metodi d’indagine. È la democrazia. Quella ferita che, altrove, tentano di rimettere in sesto dopo la stagione più nera dal dopoguerra. Di cosa hanno paura veramente, i presunti salvatori della patria? Delle «tricoteuses che, durante la rivoluzione francese, aspettavano, nelle piazze, la decapitazione dei condannati»? Oppure che venga a galla la verità?
L’appello del professore del Mit: «Ritirare subito i sieri a mRna»
«Bisogna ritirare questi prodotti dal mercato e fermare immediatamente la campagna vaccinale a mRna. Il vaccino anticovid è chiaramente il prodotto più fallimentare della storia dei prodotti medici, sia in termini di efficacia che di sicurezza. Dobbiamo riflettere e indagare a fondo sul perché è anche il prodotto più redditizio al mondo, nella storia dei prodotti medici». Retsef Levi è un professore del Mit (Massachusetts Institute of Technology, una delle più importanti università di ricerca del mondo) e ha appena pubblicato un preoccupato appello affinché siano sospese, subito e ovunque nel mondo, le vaccinazioni a mRna. Il suo videomessaggio riassume in sei minuti e mezzo tutte le criticità e le evidenze riscontrate in questi anni nelle somministrazioni Pfizer e Moderna, che costituiscono gran parte dei 13,2 miliardi di dosi di vaccino anticovid distribuiti nel mondo. Quella più preoccupante riguarda le miocarditi: «Le evidenze sono ormai indiscutibili, questi vaccini causano un numero incalcolabile e senza precedenti di effetti avversi e decessi nei giovani e nei bambini».
Levi, oltre a essere un influente faculty member del Mit dal 2006, ha un’importante storia personale e professionale. Laureato a Tel Aviv, dopo aver passato quasi 12 anni nella Difesa israeliana come ufficiale dell’intelligence, ha lavorato per numerosi ospedali americani, per poi collaborare con la Food and Drug Administration (Fda) come esperto di analisi della sicurezza dei farmaci. Di vaccini se ne intende, insomma. Pluripremiato, al Mit tiene corsi di gestione del rischio, sistemi sanitari e politiche sanitarie. «Due studi prospettici, realizzati in Thailandia e in Svizzera, indicano che i tassi di danno cardiaco sono significativamente più alti di quelli rilevati dalla diagnosi clinica», spiega Levi. «Lo stesso risultato è stato riscontrato dall’esercito degli Stati Uniti d’America nel 2015, dove era stato condotto uno studio simile sull’antivaiolosa.
Un altro studio, della Harvard Medical School, ha rilevato, nel sangue dei bambini con miocardite indotta da vaccino, altri segnali che confermano che l’mRna e i lipidi penetrano davvero nel sistema circolatorio». Levi menziona anche le autopsie effettuate nelle persone decedute subito dopo la vaccinazione: «In moltissimi casi c’è forte evidenza che la morte è stata causata dalla miocardite indotta da vaccino».
«Ho cominciato a preoccuparmi dei danni da vaccino a metà del 2021, quando si è saputo delle miocarditi», racconta Levi nel videoappello. Ad aprile 2022, pubblica uno studio che rileva oltre il 25% di aumento di eventi cardiovascolari di emergenza nella popolazione israeliana under 40, nei mesi tra gennaio e maggio 2021 (l’analisi partiva da fine 2019), smontato da Reuters perché epidemiologico e non clinico. Alcuni fact-checkers rilevano che lo studio era stato realizzato sulle chiamate per arresto cardiaco al pronto soccorso, senza però aver accesso ai dati clinici dei singoli pazienti, e dunque senza conferme su diagnosi, patologie preesistenti e stato vaccinale. Levi replica spiegando che la diagnosi all’ingresso del Pronto soccorso è sempre stata confermata, che in Israele gran parte della popolazione è vaccinata e che nella fascia 16-39 raramente è riscontrabile una patologia cardiaca preesistente. Nel videomessaggio precisa inoltre che i dati da Regno Unito, Scozia e Australia confermano quelli israeliani.
A gennaio 2023, Levi torna alla carica insieme con Yaffa Shir-Raz, ricercatrice di comunicazione del rischio dell’Università di Haifa e del Centro interdisciplinare Herzliya, dichiarando che il governo israeliano è a conoscenza degli effetti avversi. Levi e Shir-Raz rendono pubbliche alcune registrazioni video di una riunione interna del ministero della Salute israeliano sulle conseguenze della vaccinazione Pfizer. Secondo i due, un team incaricato di studiare gli effetti collaterali in Israele ha identificato 22 categorie di nuovi eventi avversi da vaccino Pfizer, soprattutto di tipo neurologico. Danni simili a quelli riscontrati dalla piccola Maddie de Garay, dodicenne americana condannata alla sedia a rotelle e all’alimentazione enterale dopo la seconda somministrazione Pfizer per gravi sintomi neurologici funzionali, inizialmente attribuiti all’«ansia». Levi, insomma, non intende fermarsi, soprattutto a fronte delle continue denunce, in tutto il mondo, sugli effetti avversi da vaccino.
In Svizzera, ad esempio, è a buon punto la denuncia sporta contro Swissmedic (l’Aifa svizzera, ndr) da 43 cittadini danneggiati direttamente dalle vaccinazioni ad mRNA, rappresentati da un importante studio legale di Zurigo. Dopo la presentazione della prima versione della denuncia penale alla Procura della Repubblica, a luglio del 2022, la Procura cantonale ha aperto un fascicolo «contro ignoti» a settembre 2022.
Per i vaccini Pfizer e Moderna, distribuiti rispettivamente in 165 e 114 Paesi nel mondo, la strada non appare più spianata. Con buona pace di Albert Bourla, che a Davos ha annunciato che Pfizer sta per introdurre sul mercato 19 nuovi prodotti, di cui 5 vaccini contro il virus sinciziale: chissà se riuscirà a piazzarli tutti.
Continua a leggereRiduci
Roberto Burioni dice che Novak Djokovic è stato un cattivo esempio per i giovani. E chiudere le scuole, invece? Intanto la casta medica si scandalizza se il governo vuol sostituire Franco Locatelli...Retsef Levi (Mit): «C’è un numero senza precedenti di effetti avversi e morti tra i giovani».Lo speciale contiene due articoli.Dopo due anni di vessazioni, discriminazioni, insulti e (ig)nobili bugie, i gerarchi del regime Covid non riescono ad ammettere di aver sbagliato. Mica come all’estero, dove, pur tra cautele e reticenze, la resa dei conti è iniziata da un pezzo. In Gran Bretagna, è dalla scorsa estate che i lockdown sono sul banco degli imputati. La religione del vaccino è stata desacralizzata almeno in mezza Scandinavia e in Florida. La prestigiosa rivista Newsweek ha appena ospitato l’affondo di un ricercatore contro le menzogne e gli errori degli scienziati. In Italia, pur essendo cambiati governo e indirizzo politico, i «virocrati» non mostrano il minimo segno di ravvedimento.Ieri, sulla Stampa, è tornato alla carica Roberto Burioni. Novak Djokovic, il «cretino olimpionico» non vaccinato, lo ha preso a racchettate, sbancando agli Australian Open, da cui era stato escluso l’anno scorso per non essersi sottoposto alla santa iniezione. E il telepredicatore medico ha accusato il colpo. Nole, «con il suo comportamento, è diventato un idolo per i pericolosi complottisti che non credono alla medicina e la sua vittoria un gagliardetto da sventolare in faccia a chi in questi mesi della scienza si è fidato». «I campioni sportivi», ha pontificato Burioni, «così come i grandi artisti, godono di immensi privilegi ma hanno anche immense responsabilità». Djokovic avrebbe dovuto dare il buon esempio e correre a farsi iniettare un «farmaco sicuro». Già: come Pedro Obiang, centrocampista del Sassuolo, poi finito in ospedale con una miocardite? Il numero uno del ranking Atp avrebbe dovuto insegnare ai giovani fan a essere terrorizzati da un virus che, per loro, non rappresentava una minaccia? Il medico che considerava più probabile essere colpiti da un fulmine che beccarsi il coronavirus, anziché cinguettare su Twitter e concionare sui giornali, potrebbe fermarsi e riflettere. Il grottesco mantra della professione di fede scientista, ahinoi, ha rovinato una generazione. In Germania, il ministro della Salute, Karl Lauterbach, ha riconosciuto che chiudere le scuole fu un errore. Badate: non si tratta di un «complottista» che rinnega il vangelo della scienza, bensì di un esponente del Partito socialdemocratico. Una specie di Roberto Speranza tedesco. Dal suo ex omologo italiano non è arrivato mai nessun ripensamento critico. Eppure, i danni inflitti a bambini e adolescenti appaiono irreparabili.Il Corriere della Sera di Roma ha dato ampio spazio all’allarme dei presidi: tra i ragazzi, sono raddoppiati episodi di violenza e casi di depressione. Ieri, colpiva in particolare la testimonianza di Vincenzo Lenzoni, dirigente del liceo Gassman di Torrevecchia: «Non riusciamo a liberarci della pandemia. Dallo scorso anno abbiamo notato un incremento degli attacchi di panico». Eccolo, il capolavoro di chi ha terrorizzato e colpevolizzato: ricordate le dita puntate contro i giovani, maniaci dello spritz che facevano ammalare i nonni? Adesso, becchiamoci i postumi delle serrate. E andiamolo a raccontare ai genitori di Camilla Canepa, la diciottenne morta dopo l’iniezione con Astrazeneca all’open day in Liguria, che il cattivo esempio è quello di Djokovic. Il quale, al contrario di ciò che ha berciato Burioni, non si ribellava all’inoculazione di «un farmaco efficace e sicuro». Rivendicava il suo diritto di decidere per il proprio corpo e il proprio stato di salute, considerato che il rifiuto di sottoporsi alle dosi non costituiva un pericolo per il prossimo. Davvero c’è bisogno ricordare che il vaccino non fa nessuna differenza, quanto all’obiettivo di ridurre i contagi? Davvero serve ripescare l’audizione all’Europarlamento di Janine Small, dirigente Pfizer, la quale ha ammesso che i farmaci a mRna non sono stati neppure testati per la capacità di bloccare la trasmissione del virus? Davvero Burioni sta raschiando il fondo del barile delle balle, soltanto perché rosica per gli sfottò sui social?Se così fosse, si troverebbe in ottima compagnia. Sempre sulla Stampa, Eugenia Tognotti ieri s’è imbarcata in una strenua difesa di Franco Locatelli. L’ex coordinatore del Cts, a causa di un emendamento di Fdi al Milleproroghe, rischia di perdere il posto di presidente del Consiglio superiore di sanità. Poco male, direte: «morto» un burocrate se ne fa un altro. Neanche per idea. L’élite tecnico-scientifica progressista si considera insostituibile. Locatelli è «un’autorità» accademica «riconosciuta a livello internazionale» e ha guidato l’organismo istituito dal governo Conte «nel deserto della pandemia». La Tognotti non si capacita: a Palazzo Chigi è arrivata la leader di Fdi e adesso c’è aria di «epurazione del gruppo di esperti che ha affiancato il ministro Speranza». Incredibile, eh. Forse, questi luminari erano talmente geniali da meritare un incarico a vita? E quali grandi successi avrebbero conseguito, a parte snobbare le cure Covid (Nicola Magrini dell’Aifa), raccontare bufale sull’immunità di gregge e finire pure indagati per omicidio colposo (Locatelli)? L’Italia sopravvivrà anche senza costoro. Il problema, semmai, è che costoro non sopravvivranno al di fuori dell’ambiente protetto degli enti ministeriali. Perduta l’egida dei politici amici, sentono sul collo il fiato della resa dei conti? L’azzeramento del Css costituirebbe, osserva la Tognotti, «un primo passo […] verso quella commissione d’inchiesta parlamentare» sul Covid, promessa dal centrodestra. Appunto. Se lorsignori non hanno nemmeno il buon cuore di ammettere: «Ci siamo sbagliati, chiediamo scusa», bisognerà inchiodarli ai loro pasticci con altri metodi d’indagine. È la democrazia. Quella ferita che, altrove, tentano di rimettere in sesto dopo la stagione più nera dal dopoguerra. Di cosa hanno paura veramente, i presunti salvatori della patria? Delle «tricoteuses che, durante la rivoluzione francese, aspettavano, nelle piazze, la decapitazione dei condannati»? Oppure che venga a galla la verità? <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/italia-restrizioni-covid-virostar-2659353446.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lappello-del-professore-del-mit-ritirare-subito-i-sieri-a-mrna" data-post-id="2659353446" data-published-at="1675334482" data-use-pagination="False"> L’appello del professore del Mit: «Ritirare subito i sieri a mRna» «Bisogna ritirare questi prodotti dal mercato e fermare immediatamente la campagna vaccinale a mRna. Il vaccino anticovid è chiaramente il prodotto più fallimentare della storia dei prodotti medici, sia in termini di efficacia che di sicurezza. Dobbiamo riflettere e indagare a fondo sul perché è anche il prodotto più redditizio al mondo, nella storia dei prodotti medici». Retsef Levi è un professore del Mit (Massachusetts Institute of Technology, una delle più importanti università di ricerca del mondo) e ha appena pubblicato un preoccupato appello affinché siano sospese, subito e ovunque nel mondo, le vaccinazioni a mRna. Il suo videomessaggio riassume in sei minuti e mezzo tutte le criticità e le evidenze riscontrate in questi anni nelle somministrazioni Pfizer e Moderna, che costituiscono gran parte dei 13,2 miliardi di dosi di vaccino anticovid distribuiti nel mondo. Quella più preoccupante riguarda le miocarditi: «Le evidenze sono ormai indiscutibili, questi vaccini causano un numero incalcolabile e senza precedenti di effetti avversi e decessi nei giovani e nei bambini». Levi, oltre a essere un influente faculty member del Mit dal 2006, ha un’importante storia personale e professionale. Laureato a Tel Aviv, dopo aver passato quasi 12 anni nella Difesa israeliana come ufficiale dell’intelligence, ha lavorato per numerosi ospedali americani, per poi collaborare con la Food and Drug Administration (Fda) come esperto di analisi della sicurezza dei farmaci. Di vaccini se ne intende, insomma. Pluripremiato, al Mit tiene corsi di gestione del rischio, sistemi sanitari e politiche sanitarie. «Due studi prospettici, realizzati in Thailandia e in Svizzera, indicano che i tassi di danno cardiaco sono significativamente più alti di quelli rilevati dalla diagnosi clinica», spiega Levi. «Lo stesso risultato è stato riscontrato dall’esercito degli Stati Uniti d’America nel 2015, dove era stato condotto uno studio simile sull’antivaiolosa. Un altro studio, della Harvard Medical School, ha rilevato, nel sangue dei bambini con miocardite indotta da vaccino, altri segnali che confermano che l’mRna e i lipidi penetrano davvero nel sistema circolatorio». Levi menziona anche le autopsie effettuate nelle persone decedute subito dopo la vaccinazione: «In moltissimi casi c’è forte evidenza che la morte è stata causata dalla miocardite indotta da vaccino». «Ho cominciato a preoccuparmi dei danni da vaccino a metà del 2021, quando si è saputo delle miocarditi», racconta Levi nel videoappello. Ad aprile 2022, pubblica uno studio che rileva oltre il 25% di aumento di eventi cardiovascolari di emergenza nella popolazione israeliana under 40, nei mesi tra gennaio e maggio 2021 (l’analisi partiva da fine 2019), smontato da Reuters perché epidemiologico e non clinico. Alcuni fact-checkers rilevano che lo studio era stato realizzato sulle chiamate per arresto cardiaco al pronto soccorso, senza però aver accesso ai dati clinici dei singoli pazienti, e dunque senza conferme su diagnosi, patologie preesistenti e stato vaccinale. Levi replica spiegando che la diagnosi all’ingresso del Pronto soccorso è sempre stata confermata, che in Israele gran parte della popolazione è vaccinata e che nella fascia 16-39 raramente è riscontrabile una patologia cardiaca preesistente. Nel videomessaggio precisa inoltre che i dati da Regno Unito, Scozia e Australia confermano quelli israeliani. A gennaio 2023, Levi torna alla carica insieme con Yaffa Shir-Raz, ricercatrice di comunicazione del rischio dell’Università di Haifa e del Centro interdisciplinare Herzliya, dichiarando che il governo israeliano è a conoscenza degli effetti avversi. Levi e Shir-Raz rendono pubbliche alcune registrazioni video di una riunione interna del ministero della Salute israeliano sulle conseguenze della vaccinazione Pfizer. Secondo i due, un team incaricato di studiare gli effetti collaterali in Israele ha identificato 22 categorie di nuovi eventi avversi da vaccino Pfizer, soprattutto di tipo neurologico. Danni simili a quelli riscontrati dalla piccola Maddie de Garay, dodicenne americana condannata alla sedia a rotelle e all’alimentazione enterale dopo la seconda somministrazione Pfizer per gravi sintomi neurologici funzionali, inizialmente attribuiti all’«ansia». Levi, insomma, non intende fermarsi, soprattutto a fronte delle continue denunce, in tutto il mondo, sugli effetti avversi da vaccino. In Svizzera, ad esempio, è a buon punto la denuncia sporta contro Swissmedic (l’Aifa svizzera, ndr) da 43 cittadini danneggiati direttamente dalle vaccinazioni ad mRNA, rappresentati da un importante studio legale di Zurigo. Dopo la presentazione della prima versione della denuncia penale alla Procura della Repubblica, a luglio del 2022, la Procura cantonale ha aperto un fascicolo «contro ignoti» a settembre 2022. Per i vaccini Pfizer e Moderna, distribuiti rispettivamente in 165 e 114 Paesi nel mondo, la strada non appare più spianata. Con buona pace di Albert Bourla, che a Davos ha annunciato che Pfizer sta per introdurre sul mercato 19 nuovi prodotti, di cui 5 vaccini contro il virus sinciziale: chissà se riuscirà a piazzarli tutti.
Emmanuel Macron con il presidente ruandese Paul Kagame durante la cerimonia di inaugurazione del nuovo memoriale dedicato alle vittime del genocidio ruandese del 1994 (Ansa)
A 32 anni dal genocidio ruandese, Macron inaugura a Parigi un memoriale insieme a Kagame e rilancia il dialogo con Kigali. Un gesto che si inserisce nel tentativo francese di recuperare peso politico nel continente, mentre cresce la diffidenza africana verso Parigi.
La settimana scorso il presidente francese Emmanuel Macron ha inaugurato a Parigi un memoriale in ricordo delle vittime del genocidio del Ruanda. Alla cerimonia era presenta anche il presidente ruandese Paul Kagame che ha portato in Francia anche il ministro degli Esteri per una serie di bilaterali. All’evento, l’inquilino dell’Eliseo ha dichiarato che questo monumento rappresenta il culmine di una lunga e paziente ricerca della verità, ma senza una diretta ammissione di una responsabilità francese in una delle più grandi tragedie della storia africana.
Macron ha parlato di un impero che non vuole falsificare la storia e che cerca la verità con l’obiettivo del conseguimento della pace. Una mossa indubbiamente tardiva, sono stati necessari 32 anni per arrivare a questo, ma che ha tutta l’aria di una precisa manovra politica di Parigi in estrema difficoltà. Il Ruanda aveva lungamente accusato la comunità internazionale di essere stata complice con la sua palese indifferenza dei tre mesi più drammatici del piccolo paese della Regione dei Grandi Laghi. «La Francia si trovava in una posizione unica per osservare ed agire, impendendo un genocidio che come tutti gli altri non ha fatto che negare per decenni. Troppi anni sono stati necessari perché si rendesse conto del suo ruolo nel causare ulteriore sofferenza e su alcuni punti non abbiamo ancora trovato un consenso e difficilmente lo troveremo», ha detto Kagame davanti ad una folla di giornalisti. Allo stesso tempo l’uomo forte di Kigali ha riconosciuto gli sforzi di Parigi, che nessuna altra nazione ha fatto fino ad oggi.
Il genocidio era iniziato il 6 aprile 1994, quando l'aereo del presidente Juvénal Habyarimana fu abbattuto, uccidendo il leader che, come la maggior parte dei ruandesi, era di etnia Hutu e la colpa ricadde sulla minoranza Tutsi. Milizie irregolari Hutu, spalleggiate da polizia ed esercito, cominciarono il massacro, con le armi acquistate proprio dalla Francia. Il tentativo di riconciliazione storica con il Ruanda rientra in un quadro di riposizionamento in Africa che Macron sta insistentemente tentando da tempo. Il crollo della Francafrique e del controllo economico e politico che questo impero neocoloniale garantiva ai francesi, pesa come un macigno sulle casse statali ed ormai le truppe francesi sono ridotte ad un presenza minimale in Gabon e nella strategica base di Gibuti.
In tutta l’Africa occidentale, storico baluardo francofono, negli ultimi anni sono state decine le manifestazioni per chiedere l’allontanamento dei militari transalpini che, complice anche l’arrivo di giunte militari legate a Mosca, ha perso il controllo dell’intero Sahel. Il governo francese ha provato ad arginare questa emorragia di consenso organizzando per la prima volta in Africa il vertice annuale con le nazioni del continente, scegliendo fra l’altro una nazione anglofona come il Kenya. Proprio in occasione del meeting di Nairobi, Macron ha parlato del processo di restituzione delle opere d’arte africane sottratte negli anni dalla Francia anche grazie a una nuova legge che facilita questo percorso a ritroso. Il processo di restituzione era in realtà iniziato nel 2017, rimanendo poco più che simbolico, perché dopo nove anni sono soltanto una decina le opere d’arte tornate in Africa. Nel 2019, l'allora primo ministro Edouard Philippe aveva restituito la spada di El Hadj Omar al presidente senegalese Macky Sall durante una cerimonia, mentre l’anno seguente i tesori reali di Abomey era tornati in Benin. Quest’anno la Francia ha restituito alla Costa d’Avorio il tamburo parlante Djidji Ayokwe, prelevato nel 1916, ma si tratta sempre di oggetti minori. Macron, anche in vista della fine del suo mandato il prossimo anno, sta provando ad accelerare, ma gli africani non hanno più nessuna fiducia in Parigi, come dimostra anche il successo del Piano Mattei del governo italiano.
Continua a leggereRiduci
Prosegue la campagna sulla sicurezza stradale della Polizia di Stato. In un video diffuso sui canali social istituzionali, il pilota Kimi Antonelli invita soprattutto i più giovani a rispettare le regole della circolazione. «Se qualcuno vuole andare forte, lo faccia in pista, dove esistono circuiti per sfogarsi», afferma Antonelli, ricordando che l’eccesso di velocità sulle strade può mettere in pericolo non solo chi guida, ma anche tutti gli altri utenti. Il messaggio richiama inoltre l’importanza di rispettare limiti, precedenze e norme di sicurezza.
Xi Jinping (Ansa)
«Le relazioni tra la Cina e la Repubblica Popolare Democratica di Corea si trovano a un nuovo punto di partenza storico, di fronte a nuove opportunità di sviluppo e con nuove missioni dettate dai tempi», ha dichiarato il presidente cinese poco prima del suo arrivo. Era dallo scorso settembre che Xi non si vedeva con Kim Jong-un. Ma a che cosa punta esattamente il presidente cinese con questa visita?
Gli obiettivi principali sembrano essere due. Innanzitutto, rafforzando i legami con Pyongyang, Xi potrebbe mirare a migliorare i propri rapporti con gli Stati Uniti. Donald Trump ha infatti più volte espresso l’intenzione di riavviare un processo diplomatico con la Corea del Nord: in quest’ottica, il presidente cinese potrebbe quindi cercare di ritagliarsi il delicato ruolo di mediatore tra Washington e Pyongyang.
In secondo luogo, non è un mistero che, al netto delle dichiarazioni di facciata, Xi abbia sovente guardato con preoccupazione ai crescenti legami tra la Corea del Nord e la Russia nel settore della Difesa. Era il giugno 2024, quando Kim e Vladimir Putin firmarono il Trattato di partenariato strategico globale tra la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Democratica di Corea. Lo zar vede del resto nella sponda con Pyongyang uno strumento per allentare l’abbraccio soffocante del Cremlino con la Cina. Xi è consapevole di questa strategia e punta quindi a disinnescarla (o comunque ad arginarla). È dunque anche in quest’ottica che va letto il nuovo viaggio del presidente cinese in Corea del Nord.
Nonostante il rafforzamento della partnership tra Mosca e Pechino, i rapporti tra le due capitali non sono esenti da tensioni, sospetti e contraddizioni. E’ quindi proprio in questo quadro che viene a inserirsi Kim Jong-un: un Kim Jong-un che punta a massimizzare i suoi interessi, facendo leva sulla rivalità latente tra Xi e Putin.
Continua a leggereRiduci
iStock
Gli Usa hanno già imposto severe restrizioni all’ingresso per 30 giorni ai viaggiatori che sono stati in Congo, in Uganda e nel Sud Sudan, ma da domani saranno posti sotto controllo anche chi arriva da Ruanda, Burundi e Tanzania. Anche l’Italia si è mossa rapidamente ed è già tornato dall’Africa un team di esperti dell’Istituto Nazionale per le Malattie infettive dello Spallanzani, inviato a Kinshasa per capire la situazione. I viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Uganda hanno l’obbligo di dichiarazione, mentre l’Unione europea sta pensando a un’azione coordinata e sono allo studio farmaci e vaccini che al momento non esistono per questo ceppo.
Il rischio maggiore è però l’arrivo di persone dalle zone sotto osservazione attraverso canali non ufficiali. Se l’aeroporto di Fiumicino, come tutti gli altri aeroporti d’Europa, sarà attentamente monitorato, chi arriva attraverso il Mediterraneo sulle coste italiane rimane difficilmente controllabile.
Negli anni sono state tante le malattie ricomparse in Italia dopo essere state debellate, portate da aree del mondo dove sono ancora presenti. Il 2014 è stato l’anno dell’allarme della Tubercolosi, dovuto, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, all’incidenza nel paese d’origine, ma anche alle condizioni di vita e all’accesso ai servizi sanitari. Negli ultimi anni invece è stato il caso della scabbia, che nel 2015 aveva portato alla temporanea chiusura delle frontiere e migranti bloccati nelle stazioni ferroviarie delle principali città italiane. La scabbia un’infezione della pelle causata da un parassita favorita da scarsa igiene e sovraffollamento, condizioni tipiche dei viaggi sui barconi. Anche la difterite ha visto crescere i suoi numeri, con focolai tra le popolazioni vulnerabili con i casi concentrati nei centri di accoglienza.
Più complesso il caso della crescita della malaria che vede la maggioranza dei pazienti contagiati in viaggi nei Paesi africani sia di europei che di africani già residenti in Europa.
Il virus Ebola rappresenta però un altro livello di pericolosità sociale con una mortalità che arriva al 50% dei contagiati e una capacità di reazione delle nazioni coinvolte praticamente inesistente. Scoperto a metà degli anni settanta proprio in Congo si è presentato già 16 volte nella nazione africana, mietendo migliaia di vittime, ma questa volta sembra ancora più letale. La Repubblica Democratica del Congo, infatti, non controlla il 60% del territorio dove sta dilagando il virus, dato che da oltre un anno è nelle mani di milizie ribelli che costringono la popolazione a continui spostamenti.
I campi profughi sono un veicolo di contagio, visto l’enorme affollamento e la possibilità di uscire e rientrare senza controllo. Il presidente congolese Felix Tshisekedi ha fatto appello alle milizie per una tregua per affrontare la situazione, chiedendo allo stesso tempo aiuto finanziario al mondo per approntare ospedali da campo. Washington ha annunciato di aver stanziato circa 40 milioni di dollari per le attività di risposta all’Ebola. Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus è volato in Congo, dove ha incontrato il ministro della Salute Samuel Roger Kamba che sta cercando di rassicurare la popolazione. «Stiamo lavorando a stretto contatto con i partner internazionali», spiega alla Verità il responsabile della sanità di Kinshasa, «purtroppo nelle province di Ituri e Kivu non esistono strade e i collegamenti sono molto complicati. Invitiamo la popolazione a segnalare ogni movimento ed ogni caso sospetto, ma soprattutto di andare in ospedale e non curarsi con la medicina tradizionale nei villaggi».
Continua a leggereRiduci