In assenza di dati l’Iss fa un altro spot per il vaccino alle donne incinte
Silvio Brusaferro (Ansa)
  • Un report dell’ente esalta le dosi a chi è in dolce attesa. Eppure, come ammette anche l’Ema, i trial di Pfizer sono incompleti.
  • Al piano di Bill Gates & C. il ricavato del calendario degli agenti di polizia. Che non indagano su Aifa.

Lo speciale contiene due articoli.

Tra due giorni, il 4 aprile, l’Iss terrà un seminario online rivolto ai professionisti della sanità ma anche ai cittadini, sul tema della qualità dell’assistenza alla nascita e sulla vaccinazione contro il Covid-19 in gravidanza.

Al centro dell’evento ci sarà il documento redatto dall’Italian obstetric surveillance system (Itoss) dell’Iss, progetto pilota di sorveglianza della mortalità materna finanziato dal ministero della Salute, che aveva redatto un documento rivolto alle donne in attesa, o che allattavano, durante la pandemia. L’ultimo aggiornamento risale al 7 ottobre 2022, ma l’istituto continua a farlo passare come autorevole riferimento per coloro che hanno un figlio in grembo, o lo stanno nutrendo con il proprio latte.

L’ente presieduto da Silvio Brusaferro non deve avere molto a cuore la salute delle donne perché, malgrado i numerosi studi scientifici pubblicati da diversi mesi sui rischi enormi dei vaccini a mRna per le donne gravide e i loro piccoli, non cambia di una virgola le sue indicazioni. Nemmeno nella sezione faq, mai aggiornata dallo scorso 7 ottobre – e questo è già enorme segno di indifferenza.

L’Iss continua a dichiarare che «la vaccinazione primaria anti Covid-19 e le dosi di richiamo (terza e quarta dose) con vaccini a mRna sono raccomandate a tutte le donne in gravidanza in qualsiasi momento della gestazione», così pure «alle donne che allattano, senza necessità di interrompere l’allattamento».

Precisa, inoltre, che i «vaccini a mRna non espongono il lattante a rischi e gli permettono di assumere anticorpi contro Sars-CoV-2 tramite il latte». Tutte affermazioni già riportate nella relazione dell’Itoss, con abbondanza di pseudo raccomandazioni, distanti anni luce da quello che dichiarano i produttori di vaccino e l’Agenzia europea del farmaco (Ema).

Pfizer, infatti, ha sempre dichiarato di non avere elementi sufficienti per informare sui rischi del vaccino anti Covid in gravidanza e di recente, come riferito dalla Verità, ha ammesso alla giornalista australiana Maryanne Demasi di aver interrotto i trial «perché il numero di donne partecipanti era molto basso», e perché continuare lo studio controllato con placebo «non aveva più giustificazione, dal momento che la vaccinazione era stata nel frattempo raccomandata», dalle agenzie regolatorie europea e statunitense. A occhi chiusi e a scatola chiusa, Ema e Fda dissero che andava bene.

Però, lo scorso novembre, nell’aggiornamento della sezione «Gestione del rischio», in merito all’estensione dell’autorizzazione all’immissione in commercio di Comirnaty, Ema finalmente includeva tra i problemi di sicurezza del vaccino l’utilizzo del siero a mRna nelle donne in attesa e che allattano, perché «mancano informazioni». Quindi, non stiamo solo parlando di studi autorevoli, ma di avvertimento della stessa Agenzia europea del farmaco.

L’organo tecnico scientifico del servizio sanitario nazionale in Italia, invece, che cosa fa? Imperterrito, continua a dire che va bene vaccinare contro il Covid le donne e le loro creature. Addirittura, riesce ad affermare che «nonostante le donne in allattamento non siano state incluse nei trial di valutazione dei vaccini contro la Covid-19, l’efficacia della vaccinazione è ritenuta analoga a quella rilevata tra delle donne non in gravidanza». Lo scrive nel documento aggiornato lo scorso ottobre, e che sarà la base di partenza del seminario del 4 aprile, in totale contrasto con quanto dichiarano produttori ed Ema. Ma il presidente Brusaferro si rende conto dell’informazione errata e pericolosa che viene data alle future mamme e alle puerpere?

Il contributo dell’Italian obstetric surveillance system dell’Iss alla sicurezza delle donne sarebbe quello di far credere che «la crescente letteratura scientifica ha confermato l’assenza di meccanismi biologici che possano associare i vaccini a mRna a effetti avversi in gravidanza e allattamento», mettendo a sostegno di quanto afferma i link a soli tre studi. In aperta contraddizione a quanto scrive due righe sopra, ovvero «pur in assenza di dati derivanti dai trial clinici da cui le donne in gravidanza sono state escluse».

Se su questa fascia di popolazione delicatissima non sono stati fatti studi clinici riferiti a effetti e conseguenze dei vaccini genetici anti Covid, né prima né dopo la loro autorizzazione, come si fa a organizzare un seminario a un anno dalla fine dello stato di emergenza pandemia, millantando ancora la bontà di questi farmaci in gravidanza e allattamento? Dov’è la serietà, lo spessore scientifico dell’Iss?

Forse, l’attenzione è più per questioni woke, come l’allargamento dei generi che deve essere tra gli obiettivi dell’Istituto superiore di sanità. Venerdì, annunciando a tutti i dipendenti l’uscita dell’ultimo numero di Intranews, l’ufficio stampa che fa capo a Brusaferro ha mandato una email che così esordiva: «Gentili collegh*».

Ma che bravi, a utilizzare segni che «opacizzano le desinenze maschili e femminili», come li definisce l’Accademia della Crusca. Magari, invece di occuparsi di gender, potrebbero prendere più a cuore la salute delle donne e delle future mamme, in un Paese di culle vuote e che qualcuno vorrebbe riempire grazie all’utero in affitto.

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