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2018-07-21
Corbellini (Cnr) insulta ma sull’ossitocina rincara persino la dose
Alla fine, per chiarire la questione, basta riportare le semplici parole di Gilberto Corbellini, così come le ha pronunciate durante un'intervista con Giuseppe Cruciani alla Zanzara. Non serve altro, solo la libera espressione del suo pensiero: «Lei sa che cos'è l'ossitocina?», dice Corbellini al conduttore. «Sa che è un ormone naturale, spontaneo? [...] È l'ormone dell'allattamento, è l'ormone dell'attaccamento madre-bambino, quindi mica stiamo parlando di una droga, come ha detto qualcuno».
A questo punto, Cruciani interrompe e domanda: «Si può dare l'ossitocina?». Risposta di Corbellini: «E certo che si può dare! Pensi che Cameron aveva pensato di calmare i riots nelle periferie di Londra mettendo l'ossitocina dentro, appunto, i tubi dell'acqua potabile. Quindi qualcuno ci ha pure pensato». Queste frasi non sono una «fake news» o una bufala inventata dai cattivi populisti. Il direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Cnr le ha pronunciate una per una.
Per chi si fosse perso le puntate precedenti, facciamo un passo indietro. Giovedì, il nostro giornale ha dato conto di ciò che il professor Corbellini, autorevole storico della medicina e dirigente del Cnr, ha scritto sulla rivista Wired.
Nel suo articolo, lo studioso ha spiegato che «viviamo in un Paese profondamente egoista e xenofobo». Poi ha aggiunto che «Matteo Salvini è bravo a intercettare sentimenti largamente diffusi. È geniale lo slogan “prima gli italiani", che risuona nel cervello tribale di ognuno di noi come “la sopravvivenza del mio gruppo è minacciata da estranei e dobbiamo proteggere le nostre donne, i nostri figli, il nostro lavoro, le nostre case, etc"».
Quindi, Corbellini ha chiarito il motivo per cui - secondo lui - gli italiani sono così razzisti: «Probabilmente», ha scritto, «conta il fatto che siamo sempre più un Paese di anziani, e anche che l'80% della popolazione è funzionalmente analfabeta. Si devono temere derive illiberali? Sì».
Insomma: siamo xenofobi e razzisti, per lo più analfabeti funzionali, e Matteo Salvini è molto bravo a intercettare il consenso di questa massa idiota. Non pago, il professore ha citato una ricerca svolta nel 2017 dall'Università di Bonn, in cui si dimostrava che somministrando dosi di ossitocina combinate con una sorta di «condizionamento sociale» si può fare in modo che le persone diventino più favorevoli «all'accettazione e integrazione dei migranti nelle culture occidentali».
Ha scritto Corbellini: «Lo stimolo combinato di ossitocina e influenza dei pari sembra dunque diminuire le motivazioni egoistiche, potenziando il comportamento altruistico verso i migranti. Se le persone di cui ci fidiamo come supervisori, vicini di casa o amici assumessero un ruolo modello, esibendo atteggiamento positivo verso i rifugiati, molte più persone probabilmente si sentirebbero motivate ad aiutare. In tale contesto pro-sociale», prosegue lo studioso, «l'ossitocina contribuirebbe ad aumentare la fiducia e minimizzare l'ansia». Ma lo studioso non si è fermato qui. Nella conclusione dell'articolo ha scritto: «Che farne di queste scoperte? Ci si potrebbe ragionare, ma nessun politico ha mostrato interesse. Intanto viene in mente che alla fine del Settecento, nel mezzo di rivoluzioni sanguinarie, il conservatore irlandese Edmund Burke diceva che la solo cosa necessaria perché accada il male, è che le brave persone non facciano nulla».
Quando è uscito il nostro articolo, sul Web si è scatenato il putiferio. Da sinistra ci hanno accusato di scrivere stupidaggini e bugie, di inventare chissà quali complotti. In realtà, ci siamo limitati a far notare l'assurdità (e la faziosità) delle affermazioni di un dirigente del principale ente di ricerca italiano. Non abbiamo mai citato «oscuri piani» o chissà che altro.
Dopo l'uscita dell'articolo, la Zanzara ha chiamato il professore, il quale ha ulteriormente chiarito il suo pensiero. Prima, ha pensato bene di insultarci: «Io non l'ho neanche letto quell'articolo», ha detto, riferendosi al nostro pezzo. «Non sto a leggere articoli che sono delle mistificazioni e stravolgimenti di quello che penso. Ho altro da fare. Devo appunto lavorare al Cnr. Mi pagano per quello non per rispondere a dei cialtroni».
Già, noi siamo cialtroni. E perché, di grazia? In che modo avremmo pervertito il pensiero di Corbellini? Il dirigente del Cnr ci accusa di aver utilizzato a sproposito il termine «drogare». Bene, secondo la Treccani, drogare significa «somministrare, far prendere sostanze stupefacenti a una persona per alterarne le facoltà psichiche, oppure eccitanti, per potenziarne la capacità e il rendimento». Somministrare a qualcuno dosi di un ormone, per quanto naturale esso sia, al fine di influenzare i suoi comportamenti equivale a drogare.
Sarà pure naturale, l'ossitocina, ma quello che hanno fatto gli esperti di Bonn con la natura c'entra poco. E Corbellini sostiene che i bravi politici dovrebbero «ragionare» sulle scoperte dei tedeschi. Ragionare a che scopo? Siamo curiosi di saperlo.
Tra l'altro, il professore appare un po' confuso. Parlando con Giuseppe Cruciani, afferma: «Parliamo di un esperimento, non stiamo mica parlando di mettere l'ossitocina nei tubi dell'acqua».
Qualche minuto dopo, però, egli spiega che, in fondo, non sarebbe nemmeno una cosa così assurda: «Cameron aveva pensato di calmare i riots nelle periferie di Londra mettendo l'ossitocina dentro, appunto, i tubi dell'acqua potabile».
Delle due l'una: o l'ossitocina è un ormone naturale senza alcun effetto e somministrarla alla gente non serve a niente, oppure ha qualche effetto sugli individui tanto che qualcuno ha pensato di diffonderla tramite l'acqua potabile.
Chissà, magari Corbellini vorrà concederci un'intervista per spiegare che cosa intendesse dire davvero. Fino ad ora, però, si è limitato a insultare e a esporre argomentazioni sconclusionate. Si vede che il fastidio per Matteo Salvini e gli italiani che lo votano lo ha mandato un po' in crisi.
Ah, un'ultima notazione. Il professore, in un breve comunicato, ci ha spiegato che l'articolo su Wired è «del tutto svincolato dalla mia attività come direttore presso il Cnr». Ma allora come mai, sotto la sua firma, si legge: «Storico della medicina e bioeticista, Cnr e Sapienza Università di Roma»? Se il Cnr non c'entra, perché tirarlo in ballo? Mah...
Francesco Borgonovo
Intanto il suo dipartimento porta i ragazzini dai migranti
A inquietare davvero, nella vicenda che riguarda «Mister ossitocina» Gilberto Corbellini non sono tanto le sue idee sull'utilizzo combinato di ormoni e propaganda per spingere gli italiani ad aprirsi all'accoglienza. A far venire i brividi è il tasso di ideologia che egli esprime. Un'ideologia che, purtroppo, sembra influenzare anche l'attività del dipartimento di ricerca che dirige. Se si naviga sul sito del Dipartimento di scienze umane e sociali del Cnr, si trova facilmente la sezione che indica gli «obiettivi generali» dell'istituzione. È quasi tutta dedicata all'immigrazione. Il sito spiega che il dipartimento, «nel prossimo futuro», prevede «in particolare lo sviluppo delle tematiche dedicate ai Migration Studies e all'Open Science». Le migrazioni, del resto, «rivestono un ruolo fondamentale nel panorama socio-economico e culturale internazionale. La ricerca sulle migrazioni trova il suo posto alle frontiere della scienza in quanto fa interagire l'innovazione tecnologica con l'innovazione sociale e culturale, dando valore aggiunto ai cittadini di una comunità globale».
Ovviamente, l'atteggiamento da tenere nei confronti della migrazione è quello di apertura totale.
Facciamo un paio di esempi, giusto per chiarire. Dovete sapere che al Dipartimento di scienze umane e sociali diretto da Corbellini fanno capo vari istituti. Uno di questi è l'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali. Il quale, nel dicembre 2017 (Corbellini ha assunto l'incarico a maggio di quell'anno) ha presentato un volume intitolato Migrazioni e integrazioni nell'Italia di oggi curato da Corrado Bonifazi. Il quale si perita di spiegare che «immaginare un futuro dell'Europa e dell'Italia senza immigrazioni sia del tutto irrealistico», anche perché «a livello globale, l'aumento demografico e di popolazione lavorativa si contrappone al calo europeo e italiano». Chiaro: abbiamo bisogno degli immigrati perché non facciamo più figli. L'abbiamo già sentita questa... Non è un caso che il Dipartimento di scienze umane (Dsu) sia stato scelto «come National contact point dello European migration network (Emn), la rete internazionale che ha il compito di fornire a cittadini e istituzioni informazioni aggiornate sui temi delle migrazioni e dell'asilo».
Tra le tante iniziative di ambito migratorio, tuttavia, la più bella è quella che, nel febbraio scorso, ha organizzato l'Iliesi, un altro degli istituti che fanno capo al dipartimento di Corbellini. Nel comunicato stampa uscito il 16 febbraio si legge: «All'interno del progetto “Alternanza scuola-lavoro: filosofia e migrazioni" promosso dal Cnr attraverso l'Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee (Iliesi) e dalla Società filosofica romana, il Centro di accoglienza straordinaria di via Salorno, a Roma, ha ospitato e incontrato questa mattina gli studenti del liceo Enriques di Ostia». In pratica, nell'ambito di un progetto di alternanza scuola lavoro, il Cnr ha portato gli studenti del liceo in gita al centro di accoglienza gestito da una coop (che, fra l'altro, maneggia non pochi soldi per la gestione dei richiedenti asilo).
Sempre nel comunicato stampa, si legge che l'iniziativa - sponsorizzata pure dall'ex ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli - «prevede sia lezioni frontali al Cnr sia visite in alcuni luoghi che si occupano di migrazioni come centri di accoglienza, strutture della Caritas o giornali specializzati». A dirlo è Maria Eugenia Cadeddu, «responsabile del progetto Cnr migrazioni, plurilinguismo e trasmissione di saperi in area mediterranea».
«Obiettivi del corso», si legge ancora, «sono da una parte stimolare l'interesse degli alunni verso il fenomeno delle migrazioni, [...] dall'altra venire a conoscenza di alcuni lavori come il ricercatore, l'avvocato nei centri di accoglienza, l'operatore sociale, il giornalista, il bibliotecario. Professionalità che, all'interno del progetto, i ragazzi dovranno impersonare». Certo, li formiamo per diventare operatori dei centri di accoglienza. Prendiamoli giovani, così non corriamo il rischio che diventino xenofobi.
Curioso: ogni volta che si parla di studi sulle migrazioni, il punto di vista è sempre lo stesso, cioè favorevole all'accoglienza. Mai una volta che si prenda in considerazione una prospettiva diversa. L'8 marzo scorso - tanto per citare un altro caso - il dipartimento di Corbellini ha dato inizio a «un ciclo di seminari sui temi dell'accoglienza e dell'integrazione». Manco a dirlo, questi temi sono stati «affrontati principalmente dalla prospettiva dei migranti. In dialogo con i ricercatori Cnr, i migranti protagonisti degli incontri presenteranno esperienze, attività, idee per costruire una società multiculturale e inclusiva». Il 10 giugno, invece, un altro istituto (l'Ircres) ha organizzato un bell'incontro su come «costruire una comunità transnazionale di educatori per l'accoglienza dei giovani stranieri nella scuola».
No, il problema non è (solo) l'ossitocina. A intossicare le persone, qui, è l'ideologia. E per questo non c'è alcuna cura.
Francesco Borgonovo
Ci costa 44 milioni all’anno. Di cui circa 34 in stipendi
Quanto ci costa, Mr ossitocina? A quanto ammonta lo stipendio di Gilberto Corbellini, il direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale del Cnr, lo storico della medicina secondo il quale «lo stimolo combinato di ossitocina e influenza dei pari sembra diminuire le motivazioni egoistiche, potenziando il comportamento altruistico verso i migranti»? La risposta arriva direttamente dal sito del Cnr, dove è pubblicato il provvedimento di nomina di Corbellini. Il documento è del 2 maggio 2017. «A titolo di corrispettivo dell'incarico», si legge, «è prevista una retribuzione fissa lorda annua, comprensiva della tredicesima mensilità, pari a 112.272,27 euro, e una parte variabile non superiore a 28.068,07 euro, «che sarà attribuita in base ai criteri di cui alla deliberazione del Consiglio di amministrazione n. 16, del 30 gennaio 2014».
«L'incarico», si legge ancora nel provvedimento, «ha una durata di quattro anni a decorrere dal primo maggio 2017, è a tempo pieno e prevede lo svolgimento delle funzioni di cui all'articolo 4 del Regolamento di organizzazione e funzionamento del Cnr».
Vediamo ora, esaminando il rendiconto generale dell'esercizio finanziario 2017 del Cnr, quali sono le spese sostenute dal Dipartimento guidato da Corbellini, entrato in carica all'inizio di maggio. Il totale delle risorse impegnate nel 2017 per la gestione di competenza del Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale ammonta a 44.545.352 euro, i pagamenti a 43.627.274 euro. Vediamo le spese in dettaglio, riportando le voci e i relativi pagamenti. Sotto la voce redditi da lavoro dipendente si legge un totale di 34.475.277,75 euro mentre per acquistare beni e servizi sono stati sborsati lo scorso anno circa 5 milioni di euro. Se passiamo poi alla voce «rendiconto finanziario decisionale» si può ottenere qualche dettaglio in più. Per la ricerca di base sono stati messi a budget quasi 8 milioni di euro, mentre per la ricerca e sviluppo legata all'istruzione la somma è stata di 1,4 milioni di euro. Così a scendere fino 29.000 euro che è stato il budget legato alla voce «R&S per gli affari economici». Da segnalare anche la voce «ricerca e sviluppo per la protezione dell'ambiente» con 182.029 euro e «ricerca e sviluppo per abitazioni e assetto territoriale» con un budget 36.368 euro.
Questi dunque sono lo stipendio di Corbellini e il dettaglio del bilancio del Dipartimento che dirige. Corbellini, lo ricordiamo, pochi giorni fa sul sito Wired ha pubblicato un articolo che dai contenuti clamorosi. Secondo lo storico della medicina e direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale del Cnr, «il fenomeno migratorio dal Medioriente verso l'Europa ha generato un cambiamento culturale e morale nell'antico continente, creando una divisione tra chi è a favore e chi è contro l'immigrazione. Per l'ennesima volta nella storia umana siamo di fronte a un evento che scatena comportamenti innati e vede in lotta tra loro, nei cervelli umani, i naturali impulsi xenofobi e quelli altruisti. Le dinamiche neurobiologiche che negoziano il peso relativo di altruismo e xenofobia non sono del tutto chiare. Appunto, la stessa persona può comportarsi altruisticamente dato un contesto, ed esprimere sentimenti xenofobi o razzisti in un altro. Quali sono», si chiede Corbellini, «i fattori che influenzano questi switch?»
«Lo stimolo combinato», aggiunge Corbellini, «di ossitocina e influenza dei pari sembra dunque diminuire le motivazioni egoistiche, potenziando il comportamento altruistico verso i migranti. Se le persone di cui ci fidiamo come supervisori, vicini di casa o amici assumessero un ruolo modello, esibendo atteggiamento positivo verso i rifugiati, molte più persone probabilmente si sentirebbero motivate ad aiutare. In tale contesto pro-sociale», ha scritto ancora il professore, «l'ossitocina contribuirebbe ad aumentare la fiducia e minimizzare l'ansia. L'esperienza mostra che il livello di ossitocina nel sangue aumenta durante l'interazione sociale e le attività condivise. Date le giuste circostanze, cioè a fronte di comportamenti altruistici di innesco, elevare i livelli di ossitocina potrebbe quindi promuovere l'accettazione e l'integrazione dei migranti nelle culture occidentali».
Carlo Tarallo
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Il professore ci definisce «cialtroni» però ribadisce le sue tesi sull'ormone: «David Cameron voleva metterlo nell'acquedotto per calmare le rivolte di Londra». Nel febbraio scorso ha organizzato la visita degli studenti di un liceo di Roma al centro di accoglienza gestito da una cooperativa «per stimolare gli alunni». Il suo dipartimento in cifre: ci costa 44 milioni all'anno, di cui circa 34 in stipendi. Per l'epistemologo è prevista dall'ente pubblico una retribuzione fissa lorda annua pari a 112.272,27 euro. Lo speciale contiene tre articoli Alla fine, per chiarire la questione, basta riportare le semplici parole di Gilberto Corbellini, così come le ha pronunciate durante un'intervista con Giuseppe Cruciani alla Zanzara. Non serve altro, solo la libera espressione del suo pensiero: «Lei sa che cos'è l'ossitocina?», dice Corbellini al conduttore. «Sa che è un ormone naturale, spontaneo? [...] È l'ormone dell'allattamento, è l'ormone dell'attaccamento madre-bambino, quindi mica stiamo parlando di una droga, come ha detto qualcuno». A questo punto, Cruciani interrompe e domanda: «Si può dare l'ossitocina?». Risposta di Corbellini: «E certo che si può dare! Pensi che Cameron aveva pensato di calmare i riots nelle periferie di Londra mettendo l'ossitocina dentro, appunto, i tubi dell'acqua potabile. Quindi qualcuno ci ha pure pensato». Queste frasi non sono una «fake news» o una bufala inventata dai cattivi populisti. Il direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Cnr le ha pronunciate una per una. Per chi si fosse perso le puntate precedenti, facciamo un passo indietro. Giovedì, il nostro giornale ha dato conto di ciò che il professor Corbellini, autorevole storico della medicina e dirigente del Cnr, ha scritto sulla rivista Wired. Nel suo articolo, lo studioso ha spiegato che «viviamo in un Paese profondamente egoista e xenofobo». Poi ha aggiunto che «Matteo Salvini è bravo a intercettare sentimenti largamente diffusi. È geniale lo slogan “prima gli italiani", che risuona nel cervello tribale di ognuno di noi come “la sopravvivenza del mio gruppo è minacciata da estranei e dobbiamo proteggere le nostre donne, i nostri figli, il nostro lavoro, le nostre case, etc"». Quindi, Corbellini ha chiarito il motivo per cui - secondo lui - gli italiani sono così razzisti: «Probabilmente», ha scritto, «conta il fatto che siamo sempre più un Paese di anziani, e anche che l'80% della popolazione è funzionalmente analfabeta. Si devono temere derive illiberali? Sì». Insomma: siamo xenofobi e razzisti, per lo più analfabeti funzionali, e Matteo Salvini è molto bravo a intercettare il consenso di questa massa idiota. Non pago, il professore ha citato una ricerca svolta nel 2017 dall'Università di Bonn, in cui si dimostrava che somministrando dosi di ossitocina combinate con una sorta di «condizionamento sociale» si può fare in modo che le persone diventino più favorevoli «all'accettazione e integrazione dei migranti nelle culture occidentali». Ha scritto Corbellini: «Lo stimolo combinato di ossitocina e influenza dei pari sembra dunque diminuire le motivazioni egoistiche, potenziando il comportamento altruistico verso i migranti. Se le persone di cui ci fidiamo come supervisori, vicini di casa o amici assumessero un ruolo modello, esibendo atteggiamento positivo verso i rifugiati, molte più persone probabilmente si sentirebbero motivate ad aiutare. In tale contesto pro-sociale», prosegue lo studioso, «l'ossitocina contribuirebbe ad aumentare la fiducia e minimizzare l'ansia». Ma lo studioso non si è fermato qui. Nella conclusione dell'articolo ha scritto: «Che farne di queste scoperte? Ci si potrebbe ragionare, ma nessun politico ha mostrato interesse. Intanto viene in mente che alla fine del Settecento, nel mezzo di rivoluzioni sanguinarie, il conservatore irlandese Edmund Burke diceva che la solo cosa necessaria perché accada il male, è che le brave persone non facciano nulla». Quando è uscito il nostro articolo, sul Web si è scatenato il putiferio. Da sinistra ci hanno accusato di scrivere stupidaggini e bugie, di inventare chissà quali complotti. In realtà, ci siamo limitati a far notare l'assurdità (e la faziosità) delle affermazioni di un dirigente del principale ente di ricerca italiano. Non abbiamo mai citato «oscuri piani» o chissà che altro. Dopo l'uscita dell'articolo, la Zanzara ha chiamato il professore, il quale ha ulteriormente chiarito il suo pensiero. Prima, ha pensato bene di insultarci: «Io non l'ho neanche letto quell'articolo», ha detto, riferendosi al nostro pezzo. «Non sto a leggere articoli che sono delle mistificazioni e stravolgimenti di quello che penso. Ho altro da fare. Devo appunto lavorare al Cnr. Mi pagano per quello non per rispondere a dei cialtroni». Già, noi siamo cialtroni. E perché, di grazia? In che modo avremmo pervertito il pensiero di Corbellini? Il dirigente del Cnr ci accusa di aver utilizzato a sproposito il termine «drogare». Bene, secondo la Treccani, drogare significa «somministrare, far prendere sostanze stupefacenti a una persona per alterarne le facoltà psichiche, oppure eccitanti, per potenziarne la capacità e il rendimento». Somministrare a qualcuno dosi di un ormone, per quanto naturale esso sia, al fine di influenzare i suoi comportamenti equivale a drogare. Sarà pure naturale, l'ossitocina, ma quello che hanno fatto gli esperti di Bonn con la natura c'entra poco. E Corbellini sostiene che i bravi politici dovrebbero «ragionare» sulle scoperte dei tedeschi. Ragionare a che scopo? Siamo curiosi di saperlo. Tra l'altro, il professore appare un po' confuso. Parlando con Giuseppe Cruciani, afferma: «Parliamo di un esperimento, non stiamo mica parlando di mettere l'ossitocina nei tubi dell'acqua». Qualche minuto dopo, però, egli spiega che, in fondo, non sarebbe nemmeno una cosa così assurda: «Cameron aveva pensato di calmare i riots nelle periferie di Londra mettendo l'ossitocina dentro, appunto, i tubi dell'acqua potabile». Delle due l'una: o l'ossitocina è un ormone naturale senza alcun effetto e somministrarla alla gente non serve a niente, oppure ha qualche effetto sugli individui tanto che qualcuno ha pensato di diffonderla tramite l'acqua potabile. Chissà, magari Corbellini vorrà concederci un'intervista per spiegare che cosa intendesse dire davvero. Fino ad ora, però, si è limitato a insultare e a esporre argomentazioni sconclusionate. Si vede che il fastidio per Matteo Salvini e gli italiani che lo votano lo ha mandato un po' in crisi. Ah, un'ultima notazione. Il professore, in un breve comunicato, ci ha spiegato che l'articolo su Wired è «del tutto svincolato dalla mia attività come direttore presso il Cnr». Ma allora come mai, sotto la sua firma, si legge: «Storico della medicina e bioeticista, Cnr e Sapienza Università di Roma»? Se il Cnr non c'entra, perché tirarlo in ballo? Mah... Francesco Borgonovo <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/intanto-il-suo-dipartimento-porta-i-ragazzini-dai-migranti-2588487540.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="intanto-il-suo-dipartimento-porta-i-ragazzini-dai-migranti" data-post-id="2588487540" data-published-at="1777606212" data-use-pagination="False"> Intanto il suo dipartimento porta i ragazzini dai migranti A inquietare davvero, nella vicenda che riguarda «Mister ossitocina» Gilberto Corbellini non sono tanto le sue idee sull'utilizzo combinato di ormoni e propaganda per spingere gli italiani ad aprirsi all'accoglienza. A far venire i brividi è il tasso di ideologia che egli esprime. Un'ideologia che, purtroppo, sembra influenzare anche l'attività del dipartimento di ricerca che dirige. Se si naviga sul sito del Dipartimento di scienze umane e sociali del Cnr, si trova facilmente la sezione che indica gli «obiettivi generali» dell'istituzione. È quasi tutta dedicata all'immigrazione. Il sito spiega che il dipartimento, «nel prossimo futuro», prevede «in particolare lo sviluppo delle tematiche dedicate ai Migration Studies e all'Open Science». Le migrazioni, del resto, «rivestono un ruolo fondamentale nel panorama socio-economico e culturale internazionale. La ricerca sulle migrazioni trova il suo posto alle frontiere della scienza in quanto fa interagire l'innovazione tecnologica con l'innovazione sociale e culturale, dando valore aggiunto ai cittadini di una comunità globale». Ovviamente, l'atteggiamento da tenere nei confronti della migrazione è quello di apertura totale. Facciamo un paio di esempi, giusto per chiarire. Dovete sapere che al Dipartimento di scienze umane e sociali diretto da Corbellini fanno capo vari istituti. Uno di questi è l'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali. Il quale, nel dicembre 2017 (Corbellini ha assunto l'incarico a maggio di quell'anno) ha presentato un volume intitolato Migrazioni e integrazioni nell'Italia di oggi curato da Corrado Bonifazi. Il quale si perita di spiegare che «immaginare un futuro dell'Europa e dell'Italia senza immigrazioni sia del tutto irrealistico», anche perché «a livello globale, l'aumento demografico e di popolazione lavorativa si contrappone al calo europeo e italiano». Chiaro: abbiamo bisogno degli immigrati perché non facciamo più figli. L'abbiamo già sentita questa... Non è un caso che il Dipartimento di scienze umane (Dsu) sia stato scelto «come National contact point dello European migration network (Emn), la rete internazionale che ha il compito di fornire a cittadini e istituzioni informazioni aggiornate sui temi delle migrazioni e dell'asilo». Tra le tante iniziative di ambito migratorio, tuttavia, la più bella è quella che, nel febbraio scorso, ha organizzato l'Iliesi, un altro degli istituti che fanno capo al dipartimento di Corbellini. Nel comunicato stampa uscito il 16 febbraio si legge: «All'interno del progetto “Alternanza scuola-lavoro: filosofia e migrazioni" promosso dal Cnr attraverso l'Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee (Iliesi) e dalla Società filosofica romana, il Centro di accoglienza straordinaria di via Salorno, a Roma, ha ospitato e incontrato questa mattina gli studenti del liceo Enriques di Ostia». In pratica, nell'ambito di un progetto di alternanza scuola lavoro, il Cnr ha portato gli studenti del liceo in gita al centro di accoglienza gestito da una coop (che, fra l'altro, maneggia non pochi soldi per la gestione dei richiedenti asilo). Sempre nel comunicato stampa, si legge che l'iniziativa - sponsorizzata pure dall'ex ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli - «prevede sia lezioni frontali al Cnr sia visite in alcuni luoghi che si occupano di migrazioni come centri di accoglienza, strutture della Caritas o giornali specializzati». A dirlo è Maria Eugenia Cadeddu, «responsabile del progetto Cnr migrazioni, plurilinguismo e trasmissione di saperi in area mediterranea». «Obiettivi del corso», si legge ancora, «sono da una parte stimolare l'interesse degli alunni verso il fenomeno delle migrazioni, [...] dall'altra venire a conoscenza di alcuni lavori come il ricercatore, l'avvocato nei centri di accoglienza, l'operatore sociale, il giornalista, il bibliotecario. Professionalità che, all'interno del progetto, i ragazzi dovranno impersonare». Certo, li formiamo per diventare operatori dei centri di accoglienza. Prendiamoli giovani, così non corriamo il rischio che diventino xenofobi. Curioso: ogni volta che si parla di studi sulle migrazioni, il punto di vista è sempre lo stesso, cioè favorevole all'accoglienza. Mai una volta che si prenda in considerazione una prospettiva diversa. L'8 marzo scorso - tanto per citare un altro caso - il dipartimento di Corbellini ha dato inizio a «un ciclo di seminari sui temi dell'accoglienza e dell'integrazione». Manco a dirlo, questi temi sono stati «affrontati principalmente dalla prospettiva dei migranti. In dialogo con i ricercatori Cnr, i migranti protagonisti degli incontri presenteranno esperienze, attività, idee per costruire una società multiculturale e inclusiva». Il 10 giugno, invece, un altro istituto (l'Ircres) ha organizzato un bell'incontro su come «costruire una comunità transnazionale di educatori per l'accoglienza dei giovani stranieri nella scuola». No, il problema non è (solo) l'ossitocina. A intossicare le persone, qui, è l'ideologia. E per questo non c'è alcuna cura. 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Il documento è del 2 maggio 2017. «A titolo di corrispettivo dell'incarico», si legge, «è prevista una retribuzione fissa lorda annua, comprensiva della tredicesima mensilità, pari a 112.272,27 euro, e una parte variabile non superiore a 28.068,07 euro, «che sarà attribuita in base ai criteri di cui alla deliberazione del Consiglio di amministrazione n. 16, del 30 gennaio 2014». «L'incarico», si legge ancora nel provvedimento, «ha una durata di quattro anni a decorrere dal primo maggio 2017, è a tempo pieno e prevede lo svolgimento delle funzioni di cui all'articolo 4 del Regolamento di organizzazione e funzionamento del Cnr». Vediamo ora, esaminando il rendiconto generale dell'esercizio finanziario 2017 del Cnr, quali sono le spese sostenute dal Dipartimento guidato da Corbellini, entrato in carica all'inizio di maggio. Il totale delle risorse impegnate nel 2017 per la gestione di competenza del Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale ammonta a 44.545.352 euro, i pagamenti a 43.627.274 euro. Vediamo le spese in dettaglio, riportando le voci e i relativi pagamenti. Sotto la voce redditi da lavoro dipendente si legge un totale di 34.475.277,75 euro mentre per acquistare beni e servizi sono stati sborsati lo scorso anno circa 5 milioni di euro. Se passiamo poi alla voce «rendiconto finanziario decisionale» si può ottenere qualche dettaglio in più. Per la ricerca di base sono stati messi a budget quasi 8 milioni di euro, mentre per la ricerca e sviluppo legata all'istruzione la somma è stata di 1,4 milioni di euro. Così a scendere fino 29.000 euro che è stato il budget legato alla voce «R&S per gli affari economici». Da segnalare anche la voce «ricerca e sviluppo per la protezione dell'ambiente» con 182.029 euro e «ricerca e sviluppo per abitazioni e assetto territoriale» con un budget 36.368 euro. Questi dunque sono lo stipendio di Corbellini e il dettaglio del bilancio del Dipartimento che dirige. Corbellini, lo ricordiamo, pochi giorni fa sul sito Wired ha pubblicato un articolo che dai contenuti clamorosi. Secondo lo storico della medicina e direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale del Cnr, «il fenomeno migratorio dal Medioriente verso l'Europa ha generato un cambiamento culturale e morale nell'antico continente, creando una divisione tra chi è a favore e chi è contro l'immigrazione. Per l'ennesima volta nella storia umana siamo di fronte a un evento che scatena comportamenti innati e vede in lotta tra loro, nei cervelli umani, i naturali impulsi xenofobi e quelli altruisti. Le dinamiche neurobiologiche che negoziano il peso relativo di altruismo e xenofobia non sono del tutto chiare. Appunto, la stessa persona può comportarsi altruisticamente dato un contesto, ed esprimere sentimenti xenofobi o razzisti in un altro. Quali sono», si chiede Corbellini, «i fattori che influenzano questi switch?» «Lo stimolo combinato», aggiunge Corbellini, «di ossitocina e influenza dei pari sembra dunque diminuire le motivazioni egoistiche, potenziando il comportamento altruistico verso i migranti. Se le persone di cui ci fidiamo come supervisori, vicini di casa o amici assumessero un ruolo modello, esibendo atteggiamento positivo verso i rifugiati, molte più persone probabilmente si sentirebbero motivate ad aiutare. In tale contesto pro-sociale», ha scritto ancora il professore, «l'ossitocina contribuirebbe ad aumentare la fiducia e minimizzare l'ansia. L'esperienza mostra che il livello di ossitocina nel sangue aumenta durante l'interazione sociale e le attività condivise. Date le giuste circostanze, cioè a fronte di comportamenti altruistici di innesco, elevare i livelli di ossitocina potrebbe quindi promuovere l'accettazione e l'integrazione dei migranti nelle culture occidentali». Carlo Tarallo
Ggli impianti nucleari indiani di Kalpakkam (Getty Images)
Il reattore autofertilizzante segna una svolta per Nuova Delhi: meno dipendenza dall’uranio, più autonomia energetica e tecnologica. Un modello costruito in decenni che rafforza il peso geopolitico indiano mentre l’Europa resta in bilico sul nucleare.
Per anni il programma nucleare indiano è stato descritto come ambizioso, autonomo e spesso lento. È una lettura superficiale. In realtà, Nuova Delhi ha seguito una traiettoria coerente, costruita attorno a vincoli strutturali, indipendenza tecnologica e autonomia strategica. Ciò che sta prendendo forma a Kalpakkam rappresenta il punto di arrivo di questa strategia.
Il progresso del reattore veloce autofertilizzante sviluppato presso l’Indira Gandhi Centre for Atomic Research non è un semplice incremento di capacità energetica. È il passaggio decisivo verso un modello nucleare concepito per superare i limiti strutturali dell’India.
L’India non dispone di grandi riserve di uranio. Possiede invece torio in abbondanza. Da qui nasce la logica del programma nucleare a tre fasi: prima i reattori ad acqua pesante, poi i reattori autofertilizzanti, infine un ciclo basato sul torio.
Kalpakkam si colloca esattamente in questo snodo.
Il reattore veloce consente di produrre più materiale fissile di quanto ne consumi. In altri termini, crea il presupposto per rendere sostenibile un sistema energetico nucleare nel lungo periodo. Non è un progresso incrementale, ma una trasformazione strutturale.
La tecnologia dei reattori veloci è complessa e costosa. Molti Paesi l’hanno abbandonata perché potevano contare su abbondanti risorse di uranio. L’India no.
Il fatto che Nuova Delhi sia arrivata a questo punto con capacità prevalentemente indigene segnala tre elementi. Una maturazione industriale. L’India è oggi tra i pochi Paesi in grado di gestire l’intero ciclo di tecnologie nucleari avanzate. Una ridefinizione della sicurezza energetica. I reattori autofertilizzanti estendono drasticamente la disponibilità di combustibile. Un’affermazione di sovranità tecnologica. Dopo decenni di restrizioni e regimi di controllo, il Paese dimostra di poter sviluppare autonomamente tecnologie critiche.
Il significato di Kalpakkam si comprende pienamente se inserito nel contesto del rapporto con gli Stati Uniti. L’accordo nucleare civile del 2008 ha posto fine all’isolamento tecnologico dell’India, aprendo l’accesso ai mercati internazionali. Eppure Nuova Delhi ha scelto di non abbandonare il proprio percorso.
Kalpakkam dimostra che l’India non è un semplice acquirente di tecnologia occidentale, ma un attore con una propria traiettoria. Questo rafforza la sua posizione negoziale. Nei confronti di Washington, l’India si presenta come partner, non come dipendente.
In Europa, e in particolare in Italia, il nucleare torna lentamente al centro del dibattito. Anni di dipendenza dal gas importato e shock energetici hanno cambiato il quadro. L’Italia ha rinunciato al nucleare, ma resta esposta ai flussi energetici esterni. Il tema non è più ideologico. È strategico.
Kalpakkam evidenzia un contrasto netto. Mentre l’Europa discute se rientrare nel nucleare, l’India è prossima a completare una fase avanzata del proprio programma. Non si tratta di replicare il modello indiano, ma di cogliere una lezione: la sicurezza energetica richiede visione di lungo periodo e continuità politica.
Lo Stretto di Hormuz resta uno dei punti più vulnerabili del sistema energetico globale. Qualsiasi tensione in quell’area si traduce immediatamente in volatilità dei prezzi e instabilità. Gli shock recenti lo hanno dimostrato.
In questo contesto il nucleare cambia natura. Non è solo una fonte a basse emissioni. È uno strumento di stabilità strategica.
Kalpakkam riduce l’esposizione dell’India a queste vulnerabilità. Estendendo il ciclo del combustibile e limitando la dipendenza da importazioni, rafforza la resilienza del sistema energetico.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il messaggio è chiaro. Un sistema energetico fondato su dipendenze esterne è intrinsecamente fragile. Diversificare non basta. Serve costruire capacità interne.
Kalpakkam non è un evento spettacolare. Non produce l’impatto simbolico di un accordo o di un lancio. È il risultato di una strategia coerente, perseguita per decenni. Pochi Paesi riescono a mantenere una tale continuità nelle politiche tecnologiche.
Restano sfide. I reattori veloci richiedono disciplina operativa e investimenti. Ma si tratta di problemi legati alla fase di consolidamento, non di incertezza.
Kalpakkam segna il passaggio da un programma nucleare promettente a una capacità strutturale. In un contesto globale segnato da rotte energetiche fragili, competizione geopolitica e shock ricorrenti, questa capacità assume un valore che va ben oltre la produzione di energia. È una leva strategica.
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Il cambio di passo politico è evidente. Con il governo Merz, Berlino ha avviato una revisione profonda del proprio paradigma, approvando un piano straordinario su difesa e infrastrutture che rompe con decenni di rigore fiscale. Tuttavia, la traiettoria macro resta fragile: crescita del Pil ridimensionata allo 0,5% e margini fiscali a rischio dispersione, come segnalato dalla Bundesbank. Anche sul fronte corporate, le aspettative si sono raffreddate: la crescita degli utili attesa per il 2026 è scesa dal 20% al 12%. Il mercato azionario riflette una frattura interna: l’indice Dax, trainato da multinazionali globali, ha sovraperformato nettamente l’Mdax, espressione dell’economia domestica. Secondo Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «il divario tra Dax e Mdax è la prova della crisi profonda. Mentre alcuni giganti si salvano grazie all’export extra-Ue, molte medie imprese sono schiacciate da burocrazia, tassi di interesse elevati e un euro troppo forte per un’economia in stagnazione».
Il nodo più critico resta l’automotive. Colossi come Volkswagen e Bmw stanno perdendo terreno rispetto ai competitor cinesi nell’elettrico, dove il vantaggio tecnologico e di scala è ormai evidente. In parallelo, settori legati alla nuova politica industriale mostrano dinamiche opposte: Rheinmetall e Hochtief hanno registrato performance straordinarie, così come Siemens Energy, spinta dal ciclo globale dell’elettrificazione. Sul piano strutturale, la riforma più sottovalutata riguarda il risparmio previdenziale. Il superamento del modello Riester introduce una svolta: maggiore esposizione ad asset rischiosi e apertura a Etf e azioni. La «Frühstart-Rente» segna un tentativo di finanziarizzazione diffusa del risparmio. «Perché gli analisti guardano con interesse a questa mossa? Perché si passa da un risparmio “morto”», spiega Gaziano, «a un afflusso di capitali potenzialmente fresco e ricorrente verso il mercato azionario. È un cambiamento anche culturale: lo Stato tedesco spinge i cittadini a diventare azionisti e, come accade in Francia o Gran Bretagna, consente di usare gli Etf per farsi la pensione. Roba che in Italia sembra fantascienza, visti gli interessi in campo di banche e reti e governi di tutti i colori che si preoccupano più di compiacere le lobby del settore piuttosto che favorire gli interessi dei risparmiatori».
Le implicazioni per l’asset management sono rilevanti. Player come Dws Group e Amundi, insieme a gruppi assicurativi come Allianz, sono posizionati per intercettare nuovi flussi. E così è anche Deutsche Borse, con un modello di business anti-fragile.
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Stalin (Ansa)
Secondo l’interpretazione dello storico Alain Besançon, il comunismo non può essere ridotto a semplice alleato contingente del nazismo, ma ne rappresenta piuttosto una sorta di «gemello eterozigote»: due sistemi diversi nelle forme e nelle giustificazioni ideologiche, ma accomunati da una radice totalitaria e da una simile concezione del potere assoluto. Come gli Horcrux custodiscono frammenti di un’anima corrotta, così alcune ideologie del Novecento hanno disseminato nel tempo e nello spazio elementi persistenti di violenza, repressione e negazione dell’individuo e antisemitismo camuffato da compassione selettiva. Anche quando una di queste forme storiche è crollata, i suoi presupposti o le sue conseguenze hanno continuato a riemergere in contesti diversi, trasformandosi e adattandosi.
L’analogia non va presa alla lettera, ma aiuta a visualizzare la capacità di certe strutture ideologiche di sopravvivere alla propria apparente sconfitta. In questa prospettiva, il rapporto tra nazismo e comunismo non è solo quello di due finti nemici storici, ma di due veri alleati: i due sistemi che si sono spartiti la Polonia come un panino, che hanno condannato a morte tutti gli ebrei che erano scappati in Unione Sovietica, che hanno permesso al Terzo Reich le guerre lampo grazie alle forniture di materie prime che arrivavano sottocosto da Stalin. Pur contrapponendosi, hanno condiviso tratti profondi: il controllo totale della società, la soppressione del dissenso, l’uso sistematico della paura. Definirli «gemelli» significa riconoscere che entrambi hanno incarnato, in modi diversi, una stessa deriva del pensiero politico moderno. Così, come nel mondo narrativo gli Horcrux rendono difficile la sconfitta definitiva del male, nella storia reale certe idee e pratiche continuano a lasciare tracce, richiedendo uno sforzo costante di comprensione critica e vigilanza per impedirne il ritorno sotto nuove forme.
Una delle forme di ritorno del nazifascismo è l’antifascismo. La liberazione celebrata il 25 aprile fu un’occupazione militare in conseguenza a una guerra persa. La guerra la fece, la cominciò, la dichiarò l’Italia che con poche eccezioni era entusiasticamente fascista. Il fascismo permetteva di dividere tra noi, buoni, e loro, cattivi. Permetteva di insultare, permetteva di disprezzare. Era pura e gratuita arroganza. Permetteva di uccidere impunemente, per esempio Matteotti. Il 25 aprile pomeriggio tutti furono antifascisti. L’antifascismo era semplicemente arroganza, divideva tra noi e loro, noi e buoni e loro cattivi, permetteva impunemente di uccidere, per esempio il filosofo Gentile. Il fascismo fu un fenomeno ripugnante. L’antifascismo ha ancora una dignità o è ormai un fenomeno ripugnante? I conti mai fatti con il sangue dei vinti, l’incapacità a condannare il comunismo, firmatario del patto Ribbentrop-Molotov, dittatura atroce e senza giustificazioni, le distanze mai prese dal terrorismo rosso, l’affetto mai rinnegato per il terrorismo palestinese rendono l’antifascismo uno dei contenitori grazie al quale l’anima frammentata del mostro traversa i decenni, speriamo non i secoli. Che i morti seppelliscano i morti. I sette fratelli Govoni massacrati nella seconda strage di Cento possono seppellire i sette fratelli Cervi?
La Costituzione nata con l’antifascismo non è anticomunista. Non ha evitato scempi come per esempio via Lenin, via Che Guevara, via Mao. La Costituzione nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità di protezione delle libertà elementari dell’individuo, come si è visto nella dittatura pandemica, durante la quale sono stati violati anche i trattati di Norimberga, Helsinki e Oviedo. La nostra Corte costituzionale ha evidenziato come la Costituzione non sia stata violata in queste imposizioni gravissime: la nostra Costituzione è deficitaria, non protegge nemmeno la libertà dell’individuo a non essere costretto ad ammalarsi per fare da cavia e da fornitore di denaro alle grandi case farmaceutiche. La Costituzione è nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità nella protezione del rispetto della fede religiosa dell’individuo, costringendo persone credenti o semplicemente etiche, a pagare con le loro tasse, l’aborto volontario, imposizione che queste persone, io per prima, trovano ripugnante. La nostra Costituzione permette che tre cittadini al giorno vengano incarcerati innocenti perché la loro innocenza sia forse riconosciuta dopo mesi, se non dopo anni, e che nessuno paghi per questi errori tragici. Questa è un’eredità diretta dal fascismo. Il momento è venuto di liberarci del fascismo e di tutti i suoi retaggi.
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