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2018-07-21
Corbellini (Cnr) insulta ma sull’ossitocina rincara persino la dose
Alla fine, per chiarire la questione, basta riportare le semplici parole di Gilberto Corbellini, così come le ha pronunciate durante un'intervista con Giuseppe Cruciani alla Zanzara. Non serve altro, solo la libera espressione del suo pensiero: «Lei sa che cos'è l'ossitocina?», dice Corbellini al conduttore. «Sa che è un ormone naturale, spontaneo? [...] È l'ormone dell'allattamento, è l'ormone dell'attaccamento madre-bambino, quindi mica stiamo parlando di una droga, come ha detto qualcuno».
A questo punto, Cruciani interrompe e domanda: «Si può dare l'ossitocina?». Risposta di Corbellini: «E certo che si può dare! Pensi che Cameron aveva pensato di calmare i riots nelle periferie di Londra mettendo l'ossitocina dentro, appunto, i tubi dell'acqua potabile. Quindi qualcuno ci ha pure pensato». Queste frasi non sono una «fake news» o una bufala inventata dai cattivi populisti. Il direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Cnr le ha pronunciate una per una.
Per chi si fosse perso le puntate precedenti, facciamo un passo indietro. Giovedì, il nostro giornale ha dato conto di ciò che il professor Corbellini, autorevole storico della medicina e dirigente del Cnr, ha scritto sulla rivista Wired.
Nel suo articolo, lo studioso ha spiegato che «viviamo in un Paese profondamente egoista e xenofobo». Poi ha aggiunto che «Matteo Salvini è bravo a intercettare sentimenti largamente diffusi. È geniale lo slogan “prima gli italiani", che risuona nel cervello tribale di ognuno di noi come “la sopravvivenza del mio gruppo è minacciata da estranei e dobbiamo proteggere le nostre donne, i nostri figli, il nostro lavoro, le nostre case, etc"».
Quindi, Corbellini ha chiarito il motivo per cui - secondo lui - gli italiani sono così razzisti: «Probabilmente», ha scritto, «conta il fatto che siamo sempre più un Paese di anziani, e anche che l'80% della popolazione è funzionalmente analfabeta. Si devono temere derive illiberali? Sì».
Insomma: siamo xenofobi e razzisti, per lo più analfabeti funzionali, e Matteo Salvini è molto bravo a intercettare il consenso di questa massa idiota. Non pago, il professore ha citato una ricerca svolta nel 2017 dall'Università di Bonn, in cui si dimostrava che somministrando dosi di ossitocina combinate con una sorta di «condizionamento sociale» si può fare in modo che le persone diventino più favorevoli «all'accettazione e integrazione dei migranti nelle culture occidentali».
Ha scritto Corbellini: «Lo stimolo combinato di ossitocina e influenza dei pari sembra dunque diminuire le motivazioni egoistiche, potenziando il comportamento altruistico verso i migranti. Se le persone di cui ci fidiamo come supervisori, vicini di casa o amici assumessero un ruolo modello, esibendo atteggiamento positivo verso i rifugiati, molte più persone probabilmente si sentirebbero motivate ad aiutare. In tale contesto pro-sociale», prosegue lo studioso, «l'ossitocina contribuirebbe ad aumentare la fiducia e minimizzare l'ansia». Ma lo studioso non si è fermato qui. Nella conclusione dell'articolo ha scritto: «Che farne di queste scoperte? Ci si potrebbe ragionare, ma nessun politico ha mostrato interesse. Intanto viene in mente che alla fine del Settecento, nel mezzo di rivoluzioni sanguinarie, il conservatore irlandese Edmund Burke diceva che la solo cosa necessaria perché accada il male, è che le brave persone non facciano nulla».
Quando è uscito il nostro articolo, sul Web si è scatenato il putiferio. Da sinistra ci hanno accusato di scrivere stupidaggini e bugie, di inventare chissà quali complotti. In realtà, ci siamo limitati a far notare l'assurdità (e la faziosità) delle affermazioni di un dirigente del principale ente di ricerca italiano. Non abbiamo mai citato «oscuri piani» o chissà che altro.
Dopo l'uscita dell'articolo, la Zanzara ha chiamato il professore, il quale ha ulteriormente chiarito il suo pensiero. Prima, ha pensato bene di insultarci: «Io non l'ho neanche letto quell'articolo», ha detto, riferendosi al nostro pezzo. «Non sto a leggere articoli che sono delle mistificazioni e stravolgimenti di quello che penso. Ho altro da fare. Devo appunto lavorare al Cnr. Mi pagano per quello non per rispondere a dei cialtroni».
Già, noi siamo cialtroni. E perché, di grazia? In che modo avremmo pervertito il pensiero di Corbellini? Il dirigente del Cnr ci accusa di aver utilizzato a sproposito il termine «drogare». Bene, secondo la Treccani, drogare significa «somministrare, far prendere sostanze stupefacenti a una persona per alterarne le facoltà psichiche, oppure eccitanti, per potenziarne la capacità e il rendimento». Somministrare a qualcuno dosi di un ormone, per quanto naturale esso sia, al fine di influenzare i suoi comportamenti equivale a drogare.
Sarà pure naturale, l'ossitocina, ma quello che hanno fatto gli esperti di Bonn con la natura c'entra poco. E Corbellini sostiene che i bravi politici dovrebbero «ragionare» sulle scoperte dei tedeschi. Ragionare a che scopo? Siamo curiosi di saperlo.
Tra l'altro, il professore appare un po' confuso. Parlando con Giuseppe Cruciani, afferma: «Parliamo di un esperimento, non stiamo mica parlando di mettere l'ossitocina nei tubi dell'acqua».
Qualche minuto dopo, però, egli spiega che, in fondo, non sarebbe nemmeno una cosa così assurda: «Cameron aveva pensato di calmare i riots nelle periferie di Londra mettendo l'ossitocina dentro, appunto, i tubi dell'acqua potabile».
Delle due l'una: o l'ossitocina è un ormone naturale senza alcun effetto e somministrarla alla gente non serve a niente, oppure ha qualche effetto sugli individui tanto che qualcuno ha pensato di diffonderla tramite l'acqua potabile.
Chissà, magari Corbellini vorrà concederci un'intervista per spiegare che cosa intendesse dire davvero. Fino ad ora, però, si è limitato a insultare e a esporre argomentazioni sconclusionate. Si vede che il fastidio per Matteo Salvini e gli italiani che lo votano lo ha mandato un po' in crisi.
Ah, un'ultima notazione. Il professore, in un breve comunicato, ci ha spiegato che l'articolo su Wired è «del tutto svincolato dalla mia attività come direttore presso il Cnr». Ma allora come mai, sotto la sua firma, si legge: «Storico della medicina e bioeticista, Cnr e Sapienza Università di Roma»? Se il Cnr non c'entra, perché tirarlo in ballo? Mah...
Francesco Borgonovo
Intanto il suo dipartimento porta i ragazzini dai migranti
A inquietare davvero, nella vicenda che riguarda «Mister ossitocina» Gilberto Corbellini non sono tanto le sue idee sull'utilizzo combinato di ormoni e propaganda per spingere gli italiani ad aprirsi all'accoglienza. A far venire i brividi è il tasso di ideologia che egli esprime. Un'ideologia che, purtroppo, sembra influenzare anche l'attività del dipartimento di ricerca che dirige. Se si naviga sul sito del Dipartimento di scienze umane e sociali del Cnr, si trova facilmente la sezione che indica gli «obiettivi generali» dell'istituzione. È quasi tutta dedicata all'immigrazione. Il sito spiega che il dipartimento, «nel prossimo futuro», prevede «in particolare lo sviluppo delle tematiche dedicate ai Migration Studies e all'Open Science». Le migrazioni, del resto, «rivestono un ruolo fondamentale nel panorama socio-economico e culturale internazionale. La ricerca sulle migrazioni trova il suo posto alle frontiere della scienza in quanto fa interagire l'innovazione tecnologica con l'innovazione sociale e culturale, dando valore aggiunto ai cittadini di una comunità globale».
Ovviamente, l'atteggiamento da tenere nei confronti della migrazione è quello di apertura totale.
Facciamo un paio di esempi, giusto per chiarire. Dovete sapere che al Dipartimento di scienze umane e sociali diretto da Corbellini fanno capo vari istituti. Uno di questi è l'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali. Il quale, nel dicembre 2017 (Corbellini ha assunto l'incarico a maggio di quell'anno) ha presentato un volume intitolato Migrazioni e integrazioni nell'Italia di oggi curato da Corrado Bonifazi. Il quale si perita di spiegare che «immaginare un futuro dell'Europa e dell'Italia senza immigrazioni sia del tutto irrealistico», anche perché «a livello globale, l'aumento demografico e di popolazione lavorativa si contrappone al calo europeo e italiano». Chiaro: abbiamo bisogno degli immigrati perché non facciamo più figli. L'abbiamo già sentita questa... Non è un caso che il Dipartimento di scienze umane (Dsu) sia stato scelto «come National contact point dello European migration network (Emn), la rete internazionale che ha il compito di fornire a cittadini e istituzioni informazioni aggiornate sui temi delle migrazioni e dell'asilo».
Tra le tante iniziative di ambito migratorio, tuttavia, la più bella è quella che, nel febbraio scorso, ha organizzato l'Iliesi, un altro degli istituti che fanno capo al dipartimento di Corbellini. Nel comunicato stampa uscito il 16 febbraio si legge: «All'interno del progetto “Alternanza scuola-lavoro: filosofia e migrazioni" promosso dal Cnr attraverso l'Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee (Iliesi) e dalla Società filosofica romana, il Centro di accoglienza straordinaria di via Salorno, a Roma, ha ospitato e incontrato questa mattina gli studenti del liceo Enriques di Ostia». In pratica, nell'ambito di un progetto di alternanza scuola lavoro, il Cnr ha portato gli studenti del liceo in gita al centro di accoglienza gestito da una coop (che, fra l'altro, maneggia non pochi soldi per la gestione dei richiedenti asilo).
Sempre nel comunicato stampa, si legge che l'iniziativa - sponsorizzata pure dall'ex ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli - «prevede sia lezioni frontali al Cnr sia visite in alcuni luoghi che si occupano di migrazioni come centri di accoglienza, strutture della Caritas o giornali specializzati». A dirlo è Maria Eugenia Cadeddu, «responsabile del progetto Cnr migrazioni, plurilinguismo e trasmissione di saperi in area mediterranea».
«Obiettivi del corso», si legge ancora, «sono da una parte stimolare l'interesse degli alunni verso il fenomeno delle migrazioni, [...] dall'altra venire a conoscenza di alcuni lavori come il ricercatore, l'avvocato nei centri di accoglienza, l'operatore sociale, il giornalista, il bibliotecario. Professionalità che, all'interno del progetto, i ragazzi dovranno impersonare». Certo, li formiamo per diventare operatori dei centri di accoglienza. Prendiamoli giovani, così non corriamo il rischio che diventino xenofobi.
Curioso: ogni volta che si parla di studi sulle migrazioni, il punto di vista è sempre lo stesso, cioè favorevole all'accoglienza. Mai una volta che si prenda in considerazione una prospettiva diversa. L'8 marzo scorso - tanto per citare un altro caso - il dipartimento di Corbellini ha dato inizio a «un ciclo di seminari sui temi dell'accoglienza e dell'integrazione». Manco a dirlo, questi temi sono stati «affrontati principalmente dalla prospettiva dei migranti. In dialogo con i ricercatori Cnr, i migranti protagonisti degli incontri presenteranno esperienze, attività, idee per costruire una società multiculturale e inclusiva». Il 10 giugno, invece, un altro istituto (l'Ircres) ha organizzato un bell'incontro su come «costruire una comunità transnazionale di educatori per l'accoglienza dei giovani stranieri nella scuola».
No, il problema non è (solo) l'ossitocina. A intossicare le persone, qui, è l'ideologia. E per questo non c'è alcuna cura.
Francesco Borgonovo
Ci costa 44 milioni all’anno. Di cui circa 34 in stipendi
Quanto ci costa, Mr ossitocina? A quanto ammonta lo stipendio di Gilberto Corbellini, il direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale del Cnr, lo storico della medicina secondo il quale «lo stimolo combinato di ossitocina e influenza dei pari sembra diminuire le motivazioni egoistiche, potenziando il comportamento altruistico verso i migranti»? La risposta arriva direttamente dal sito del Cnr, dove è pubblicato il provvedimento di nomina di Corbellini. Il documento è del 2 maggio 2017. «A titolo di corrispettivo dell'incarico», si legge, «è prevista una retribuzione fissa lorda annua, comprensiva della tredicesima mensilità, pari a 112.272,27 euro, e una parte variabile non superiore a 28.068,07 euro, «che sarà attribuita in base ai criteri di cui alla deliberazione del Consiglio di amministrazione n. 16, del 30 gennaio 2014».
«L'incarico», si legge ancora nel provvedimento, «ha una durata di quattro anni a decorrere dal primo maggio 2017, è a tempo pieno e prevede lo svolgimento delle funzioni di cui all'articolo 4 del Regolamento di organizzazione e funzionamento del Cnr».
Vediamo ora, esaminando il rendiconto generale dell'esercizio finanziario 2017 del Cnr, quali sono le spese sostenute dal Dipartimento guidato da Corbellini, entrato in carica all'inizio di maggio. Il totale delle risorse impegnate nel 2017 per la gestione di competenza del Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale ammonta a 44.545.352 euro, i pagamenti a 43.627.274 euro. Vediamo le spese in dettaglio, riportando le voci e i relativi pagamenti. Sotto la voce redditi da lavoro dipendente si legge un totale di 34.475.277,75 euro mentre per acquistare beni e servizi sono stati sborsati lo scorso anno circa 5 milioni di euro. Se passiamo poi alla voce «rendiconto finanziario decisionale» si può ottenere qualche dettaglio in più. Per la ricerca di base sono stati messi a budget quasi 8 milioni di euro, mentre per la ricerca e sviluppo legata all'istruzione la somma è stata di 1,4 milioni di euro. Così a scendere fino 29.000 euro che è stato il budget legato alla voce «R&S per gli affari economici». Da segnalare anche la voce «ricerca e sviluppo per la protezione dell'ambiente» con 182.029 euro e «ricerca e sviluppo per abitazioni e assetto territoriale» con un budget 36.368 euro.
Questi dunque sono lo stipendio di Corbellini e il dettaglio del bilancio del Dipartimento che dirige. Corbellini, lo ricordiamo, pochi giorni fa sul sito Wired ha pubblicato un articolo che dai contenuti clamorosi. Secondo lo storico della medicina e direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale del Cnr, «il fenomeno migratorio dal Medioriente verso l'Europa ha generato un cambiamento culturale e morale nell'antico continente, creando una divisione tra chi è a favore e chi è contro l'immigrazione. Per l'ennesima volta nella storia umana siamo di fronte a un evento che scatena comportamenti innati e vede in lotta tra loro, nei cervelli umani, i naturali impulsi xenofobi e quelli altruisti. Le dinamiche neurobiologiche che negoziano il peso relativo di altruismo e xenofobia non sono del tutto chiare. Appunto, la stessa persona può comportarsi altruisticamente dato un contesto, ed esprimere sentimenti xenofobi o razzisti in un altro. Quali sono», si chiede Corbellini, «i fattori che influenzano questi switch?»
«Lo stimolo combinato», aggiunge Corbellini, «di ossitocina e influenza dei pari sembra dunque diminuire le motivazioni egoistiche, potenziando il comportamento altruistico verso i migranti. Se le persone di cui ci fidiamo come supervisori, vicini di casa o amici assumessero un ruolo modello, esibendo atteggiamento positivo verso i rifugiati, molte più persone probabilmente si sentirebbero motivate ad aiutare. In tale contesto pro-sociale», ha scritto ancora il professore, «l'ossitocina contribuirebbe ad aumentare la fiducia e minimizzare l'ansia. L'esperienza mostra che il livello di ossitocina nel sangue aumenta durante l'interazione sociale e le attività condivise. Date le giuste circostanze, cioè a fronte di comportamenti altruistici di innesco, elevare i livelli di ossitocina potrebbe quindi promuovere l'accettazione e l'integrazione dei migranti nelle culture occidentali».
Carlo Tarallo
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Il professore ci definisce «cialtroni» però ribadisce le sue tesi sull'ormone: «David Cameron voleva metterlo nell'acquedotto per calmare le rivolte di Londra». Nel febbraio scorso ha organizzato la visita degli studenti di un liceo di Roma al centro di accoglienza gestito da una cooperativa «per stimolare gli alunni». Il suo dipartimento in cifre: ci costa 44 milioni all'anno, di cui circa 34 in stipendi. Per l'epistemologo è prevista dall'ente pubblico una retribuzione fissa lorda annua pari a 112.272,27 euro. Lo speciale contiene tre articoli Alla fine, per chiarire la questione, basta riportare le semplici parole di Gilberto Corbellini, così come le ha pronunciate durante un'intervista con Giuseppe Cruciani alla Zanzara. Non serve altro, solo la libera espressione del suo pensiero: «Lei sa che cos'è l'ossitocina?», dice Corbellini al conduttore. «Sa che è un ormone naturale, spontaneo? [...] È l'ormone dell'allattamento, è l'ormone dell'attaccamento madre-bambino, quindi mica stiamo parlando di una droga, come ha detto qualcuno». A questo punto, Cruciani interrompe e domanda: «Si può dare l'ossitocina?». Risposta di Corbellini: «E certo che si può dare! Pensi che Cameron aveva pensato di calmare i riots nelle periferie di Londra mettendo l'ossitocina dentro, appunto, i tubi dell'acqua potabile. Quindi qualcuno ci ha pure pensato». Queste frasi non sono una «fake news» o una bufala inventata dai cattivi populisti. Il direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Cnr le ha pronunciate una per una. Per chi si fosse perso le puntate precedenti, facciamo un passo indietro. Giovedì, il nostro giornale ha dato conto di ciò che il professor Corbellini, autorevole storico della medicina e dirigente del Cnr, ha scritto sulla rivista Wired. Nel suo articolo, lo studioso ha spiegato che «viviamo in un Paese profondamente egoista e xenofobo». Poi ha aggiunto che «Matteo Salvini è bravo a intercettare sentimenti largamente diffusi. È geniale lo slogan “prima gli italiani", che risuona nel cervello tribale di ognuno di noi come “la sopravvivenza del mio gruppo è minacciata da estranei e dobbiamo proteggere le nostre donne, i nostri figli, il nostro lavoro, le nostre case, etc"». Quindi, Corbellini ha chiarito il motivo per cui - secondo lui - gli italiani sono così razzisti: «Probabilmente», ha scritto, «conta il fatto che siamo sempre più un Paese di anziani, e anche che l'80% della popolazione è funzionalmente analfabeta. Si devono temere derive illiberali? Sì». Insomma: siamo xenofobi e razzisti, per lo più analfabeti funzionali, e Matteo Salvini è molto bravo a intercettare il consenso di questa massa idiota. Non pago, il professore ha citato una ricerca svolta nel 2017 dall'Università di Bonn, in cui si dimostrava che somministrando dosi di ossitocina combinate con una sorta di «condizionamento sociale» si può fare in modo che le persone diventino più favorevoli «all'accettazione e integrazione dei migranti nelle culture occidentali». Ha scritto Corbellini: «Lo stimolo combinato di ossitocina e influenza dei pari sembra dunque diminuire le motivazioni egoistiche, potenziando il comportamento altruistico verso i migranti. Se le persone di cui ci fidiamo come supervisori, vicini di casa o amici assumessero un ruolo modello, esibendo atteggiamento positivo verso i rifugiati, molte più persone probabilmente si sentirebbero motivate ad aiutare. In tale contesto pro-sociale», prosegue lo studioso, «l'ossitocina contribuirebbe ad aumentare la fiducia e minimizzare l'ansia». Ma lo studioso non si è fermato qui. Nella conclusione dell'articolo ha scritto: «Che farne di queste scoperte? Ci si potrebbe ragionare, ma nessun politico ha mostrato interesse. Intanto viene in mente che alla fine del Settecento, nel mezzo di rivoluzioni sanguinarie, il conservatore irlandese Edmund Burke diceva che la solo cosa necessaria perché accada il male, è che le brave persone non facciano nulla». Quando è uscito il nostro articolo, sul Web si è scatenato il putiferio. Da sinistra ci hanno accusato di scrivere stupidaggini e bugie, di inventare chissà quali complotti. In realtà, ci siamo limitati a far notare l'assurdità (e la faziosità) delle affermazioni di un dirigente del principale ente di ricerca italiano. Non abbiamo mai citato «oscuri piani» o chissà che altro. Dopo l'uscita dell'articolo, la Zanzara ha chiamato il professore, il quale ha ulteriormente chiarito il suo pensiero. Prima, ha pensato bene di insultarci: «Io non l'ho neanche letto quell'articolo», ha detto, riferendosi al nostro pezzo. «Non sto a leggere articoli che sono delle mistificazioni e stravolgimenti di quello che penso. Ho altro da fare. Devo appunto lavorare al Cnr. Mi pagano per quello non per rispondere a dei cialtroni». Già, noi siamo cialtroni. E perché, di grazia? In che modo avremmo pervertito il pensiero di Corbellini? Il dirigente del Cnr ci accusa di aver utilizzato a sproposito il termine «drogare». Bene, secondo la Treccani, drogare significa «somministrare, far prendere sostanze stupefacenti a una persona per alterarne le facoltà psichiche, oppure eccitanti, per potenziarne la capacità e il rendimento». Somministrare a qualcuno dosi di un ormone, per quanto naturale esso sia, al fine di influenzare i suoi comportamenti equivale a drogare. Sarà pure naturale, l'ossitocina, ma quello che hanno fatto gli esperti di Bonn con la natura c'entra poco. E Corbellini sostiene che i bravi politici dovrebbero «ragionare» sulle scoperte dei tedeschi. Ragionare a che scopo? Siamo curiosi di saperlo. Tra l'altro, il professore appare un po' confuso. Parlando con Giuseppe Cruciani, afferma: «Parliamo di un esperimento, non stiamo mica parlando di mettere l'ossitocina nei tubi dell'acqua». Qualche minuto dopo, però, egli spiega che, in fondo, non sarebbe nemmeno una cosa così assurda: «Cameron aveva pensato di calmare i riots nelle periferie di Londra mettendo l'ossitocina dentro, appunto, i tubi dell'acqua potabile». Delle due l'una: o l'ossitocina è un ormone naturale senza alcun effetto e somministrarla alla gente non serve a niente, oppure ha qualche effetto sugli individui tanto che qualcuno ha pensato di diffonderla tramite l'acqua potabile. Chissà, magari Corbellini vorrà concederci un'intervista per spiegare che cosa intendesse dire davvero. Fino ad ora, però, si è limitato a insultare e a esporre argomentazioni sconclusionate. Si vede che il fastidio per Matteo Salvini e gli italiani che lo votano lo ha mandato un po' in crisi. Ah, un'ultima notazione. Il professore, in un breve comunicato, ci ha spiegato che l'articolo su Wired è «del tutto svincolato dalla mia attività come direttore presso il Cnr». Ma allora come mai, sotto la sua firma, si legge: «Storico della medicina e bioeticista, Cnr e Sapienza Università di Roma»? Se il Cnr non c'entra, perché tirarlo in ballo? Mah... Francesco Borgonovo <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/intanto-il-suo-dipartimento-porta-i-ragazzini-dai-migranti-2588487540.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="intanto-il-suo-dipartimento-porta-i-ragazzini-dai-migranti" data-post-id="2588487540" data-published-at="1778401902" data-use-pagination="False"> Intanto il suo dipartimento porta i ragazzini dai migranti A inquietare davvero, nella vicenda che riguarda «Mister ossitocina» Gilberto Corbellini non sono tanto le sue idee sull'utilizzo combinato di ormoni e propaganda per spingere gli italiani ad aprirsi all'accoglienza. A far venire i brividi è il tasso di ideologia che egli esprime. Un'ideologia che, purtroppo, sembra influenzare anche l'attività del dipartimento di ricerca che dirige. Se si naviga sul sito del Dipartimento di scienze umane e sociali del Cnr, si trova facilmente la sezione che indica gli «obiettivi generali» dell'istituzione. È quasi tutta dedicata all'immigrazione. Il sito spiega che il dipartimento, «nel prossimo futuro», prevede «in particolare lo sviluppo delle tematiche dedicate ai Migration Studies e all'Open Science». Le migrazioni, del resto, «rivestono un ruolo fondamentale nel panorama socio-economico e culturale internazionale. La ricerca sulle migrazioni trova il suo posto alle frontiere della scienza in quanto fa interagire l'innovazione tecnologica con l'innovazione sociale e culturale, dando valore aggiunto ai cittadini di una comunità globale». Ovviamente, l'atteggiamento da tenere nei confronti della migrazione è quello di apertura totale. Facciamo un paio di esempi, giusto per chiarire. Dovete sapere che al Dipartimento di scienze umane e sociali diretto da Corbellini fanno capo vari istituti. Uno di questi è l'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali. Il quale, nel dicembre 2017 (Corbellini ha assunto l'incarico a maggio di quell'anno) ha presentato un volume intitolato Migrazioni e integrazioni nell'Italia di oggi curato da Corrado Bonifazi. Il quale si perita di spiegare che «immaginare un futuro dell'Europa e dell'Italia senza immigrazioni sia del tutto irrealistico», anche perché «a livello globale, l'aumento demografico e di popolazione lavorativa si contrappone al calo europeo e italiano». Chiaro: abbiamo bisogno degli immigrati perché non facciamo più figli. L'abbiamo già sentita questa... Non è un caso che il Dipartimento di scienze umane (Dsu) sia stato scelto «come National contact point dello European migration network (Emn), la rete internazionale che ha il compito di fornire a cittadini e istituzioni informazioni aggiornate sui temi delle migrazioni e dell'asilo». Tra le tante iniziative di ambito migratorio, tuttavia, la più bella è quella che, nel febbraio scorso, ha organizzato l'Iliesi, un altro degli istituti che fanno capo al dipartimento di Corbellini. Nel comunicato stampa uscito il 16 febbraio si legge: «All'interno del progetto “Alternanza scuola-lavoro: filosofia e migrazioni" promosso dal Cnr attraverso l'Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee (Iliesi) e dalla Società filosofica romana, il Centro di accoglienza straordinaria di via Salorno, a Roma, ha ospitato e incontrato questa mattina gli studenti del liceo Enriques di Ostia». In pratica, nell'ambito di un progetto di alternanza scuola lavoro, il Cnr ha portato gli studenti del liceo in gita al centro di accoglienza gestito da una coop (che, fra l'altro, maneggia non pochi soldi per la gestione dei richiedenti asilo). Sempre nel comunicato stampa, si legge che l'iniziativa - sponsorizzata pure dall'ex ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli - «prevede sia lezioni frontali al Cnr sia visite in alcuni luoghi che si occupano di migrazioni come centri di accoglienza, strutture della Caritas o giornali specializzati». A dirlo è Maria Eugenia Cadeddu, «responsabile del progetto Cnr migrazioni, plurilinguismo e trasmissione di saperi in area mediterranea». «Obiettivi del corso», si legge ancora, «sono da una parte stimolare l'interesse degli alunni verso il fenomeno delle migrazioni, [...] dall'altra venire a conoscenza di alcuni lavori come il ricercatore, l'avvocato nei centri di accoglienza, l'operatore sociale, il giornalista, il bibliotecario. Professionalità che, all'interno del progetto, i ragazzi dovranno impersonare». Certo, li formiamo per diventare operatori dei centri di accoglienza. Prendiamoli giovani, così non corriamo il rischio che diventino xenofobi. Curioso: ogni volta che si parla di studi sulle migrazioni, il punto di vista è sempre lo stesso, cioè favorevole all'accoglienza. Mai una volta che si prenda in considerazione una prospettiva diversa. L'8 marzo scorso - tanto per citare un altro caso - il dipartimento di Corbellini ha dato inizio a «un ciclo di seminari sui temi dell'accoglienza e dell'integrazione». Manco a dirlo, questi temi sono stati «affrontati principalmente dalla prospettiva dei migranti. In dialogo con i ricercatori Cnr, i migranti protagonisti degli incontri presenteranno esperienze, attività, idee per costruire una società multiculturale e inclusiva». Il 10 giugno, invece, un altro istituto (l'Ircres) ha organizzato un bell'incontro su come «costruire una comunità transnazionale di educatori per l'accoglienza dei giovani stranieri nella scuola». No, il problema non è (solo) l'ossitocina. A intossicare le persone, qui, è l'ideologia. E per questo non c'è alcuna cura. 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Il documento è del 2 maggio 2017. «A titolo di corrispettivo dell'incarico», si legge, «è prevista una retribuzione fissa lorda annua, comprensiva della tredicesima mensilità, pari a 112.272,27 euro, e una parte variabile non superiore a 28.068,07 euro, «che sarà attribuita in base ai criteri di cui alla deliberazione del Consiglio di amministrazione n. 16, del 30 gennaio 2014». «L'incarico», si legge ancora nel provvedimento, «ha una durata di quattro anni a decorrere dal primo maggio 2017, è a tempo pieno e prevede lo svolgimento delle funzioni di cui all'articolo 4 del Regolamento di organizzazione e funzionamento del Cnr». Vediamo ora, esaminando il rendiconto generale dell'esercizio finanziario 2017 del Cnr, quali sono le spese sostenute dal Dipartimento guidato da Corbellini, entrato in carica all'inizio di maggio. Il totale delle risorse impegnate nel 2017 per la gestione di competenza del Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale ammonta a 44.545.352 euro, i pagamenti a 43.627.274 euro. Vediamo le spese in dettaglio, riportando le voci e i relativi pagamenti. Sotto la voce redditi da lavoro dipendente si legge un totale di 34.475.277,75 euro mentre per acquistare beni e servizi sono stati sborsati lo scorso anno circa 5 milioni di euro. Se passiamo poi alla voce «rendiconto finanziario decisionale» si può ottenere qualche dettaglio in più. Per la ricerca di base sono stati messi a budget quasi 8 milioni di euro, mentre per la ricerca e sviluppo legata all'istruzione la somma è stata di 1,4 milioni di euro. Così a scendere fino 29.000 euro che è stato il budget legato alla voce «R&S per gli affari economici». Da segnalare anche la voce «ricerca e sviluppo per la protezione dell'ambiente» con 182.029 euro e «ricerca e sviluppo per abitazioni e assetto territoriale» con un budget 36.368 euro. Questi dunque sono lo stipendio di Corbellini e il dettaglio del bilancio del Dipartimento che dirige. Corbellini, lo ricordiamo, pochi giorni fa sul sito Wired ha pubblicato un articolo che dai contenuti clamorosi. Secondo lo storico della medicina e direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale del Cnr, «il fenomeno migratorio dal Medioriente verso l'Europa ha generato un cambiamento culturale e morale nell'antico continente, creando una divisione tra chi è a favore e chi è contro l'immigrazione. Per l'ennesima volta nella storia umana siamo di fronte a un evento che scatena comportamenti innati e vede in lotta tra loro, nei cervelli umani, i naturali impulsi xenofobi e quelli altruisti. Le dinamiche neurobiologiche che negoziano il peso relativo di altruismo e xenofobia non sono del tutto chiare. Appunto, la stessa persona può comportarsi altruisticamente dato un contesto, ed esprimere sentimenti xenofobi o razzisti in un altro. Quali sono», si chiede Corbellini, «i fattori che influenzano questi switch?» «Lo stimolo combinato», aggiunge Corbellini, «di ossitocina e influenza dei pari sembra dunque diminuire le motivazioni egoistiche, potenziando il comportamento altruistico verso i migranti. Se le persone di cui ci fidiamo come supervisori, vicini di casa o amici assumessero un ruolo modello, esibendo atteggiamento positivo verso i rifugiati, molte più persone probabilmente si sentirebbero motivate ad aiutare. In tale contesto pro-sociale», ha scritto ancora il professore, «l'ossitocina contribuirebbe ad aumentare la fiducia e minimizzare l'ansia. L'esperienza mostra che il livello di ossitocina nel sangue aumenta durante l'interazione sociale e le attività condivise. Date le giuste circostanze, cioè a fronte di comportamenti altruistici di innesco, elevare i livelli di ossitocina potrebbe quindi promuovere l'accettazione e l'integrazione dei migranti nelle culture occidentali». Carlo Tarallo
Ecco una preparazione co coniuga la Primavera con un classico della cucina di magro: il baccalà con i ceci. Se si afa in questo modo il piatto acquista freschezza e diventa saporito pur rimanendo nutriente e leggero. Si prepara in pochissimi minuti e il successo è garantito.
Ingredienti – 500 gr di baccalà già ammollato, 300 gr di ceci già lesati, 200 gr di fave, 5 o 6 foglie di salvia, almeno tre spicchi d’aglio, sale, pepe, olio extravergine di oliva qb.
Preparazione – In una capace padella scaldate in un generoso giro di olio extravergine di oliva gli spicchi d’aglio e la salvia. Andate a fuoco moderato perché si deve aromatizzare il grasso, ma non devono prendere colore le verdure. Versate in padella i ceci scolati e fate prendere sapore. Aggiustate di sale e di pepe. Nel frattempo mettete a sbollentare le fave che avrete sgusciato. Basta che prendano il bollore per un minuto. Ritiratele, ma non scolate l’acqua di cottura che vi sarà utile. Ora prendete i ceci e sistemateli in un bicchiere da frullatore con un po’ di acqua di cottura delle fave e un altro cucchiaio di extravergine. Con il frullatore a immersione riduceteli in crema. Nella padella dove sono rimasti aglio e salvia fate scottare a fuoco vivace il baccalà che avrete fatto in quattro pezzi per circa sei minuti dalla parte della pelle e quattro dalla parte della polpa. Nel frattempo freddate le fave e sbucciatele ulteriormente. E’ facilissimo: basta incidere la parte superiore del frutto e fare una leggerissima pressione; vedrete che “l’anima” uscirà da sola. Ora impiattate. Mettete a specchio sul piatto una generosa quantità di crema di ceci adagiatevi sopra un trancio di baccalà, fate cadere una manciata di fave e aggiustate di abbondante pepe e ancora un giro di olio extravergine a crudo.
Come far divertire i bambini – Date a loro il compito di sbucciare per due volte le fave.
Abbinamento – Certamente un bianco e ci siamo ispirati alle città del baccalà: Verdicchio dei Castelli di Jesi pensando ad Ancona, Vermentino della Costa degli Etruschi pensando a Livorno, Soave pensando a Venezia, una Biancolella d’Ischia pensando a Napoli.
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La nave «Mv Hondius» (Ansa)
Per loro, il ministero delle Salute ha attivato la «sorveglianza attiva». I recapiti dei quattro, sottolinea una nota, sono stati acquisiti e le informazioni trasmesse alle regioni di competenza affinché, appunto, fosse attivata la sorveglianza «nel principio di massima cautela», il che significa regime di quarantena precauzionale in attesa degli accertamenti clinici necessari per verificare l’eventuale contrazione del virus. Per la donna residente a Firenze è subito scattato non soltanto l’isolamento, ma anche il tracciamento dei contatti e il monitoraggio clinico, come annunciato dal premuroso presidente della Regione Eugenio Giani e dall’assessore alle politiche sociali Monia Monni: «Non sottovalutiamo alcun elemento e continueremo a informare tempestivamente la cittadinanza su ogni sviluppo», fanno sapere. Le prime notizie, comunque, è che stanno tutti bene e non presentano sintomi. Anche le altre Regioni, nel corso della giornata, hanno annunciato di aver attivato tutti i protocolli previsti in questi casi e confermato il quadro.
L’epicentro europeo della nuova emergenza, stavolta, non è più l’Italia ma la Spagna: è alle Canarie, infatti, che saranno sbarcati tutti i passeggeri della Hondius, come voluto dall’Organizzazione mondiale della sanità che, insieme con le istituzioni europee, ha chiesto al premier anti-trumpiano Pedro Sánchez di utilizzare Tenerife come base di supporto sanitario. Il governo centrale ha accettato, «in linea con gli impegni internazionali in materia di salute pubblica e assistenza umanitaria». Cinque aerei sono già stati predisposti per l’evacuazione dei passeggeri, in una complessa operazione sanitaria e logistica che prevedibilmente si concluderà domani; i velivoli saranno messi a disposizione da Regno Unito, Stati Uniti, Paesi Bassi, Spagna e da un consorzio europeo. Il Tribunale di Madrid ha inoltre predisposto la quarantena precauzionale sui passeggeri e membri spagnoli dell’equipaggio della Hondius: «È prevedibile che i primi a essere sbarcati siano loro», ha fatto sapere il ministro della salute Monica Garcia. Dopo lo sbarco, i 14 passeggeri spagnoli saranno trasferiti a bordo di un aereo militare alla base di Torrejon de Ardoz (Madrid), da dove saranno portati all’Ospedale Centrale della Difesa Gomez Ulla.
Riparte, insomma, il rullo di tamburi: su giornali e tv si ricomincia a parlare di «paziente zero», sebbene «le valutazioni condivise a livello internazionale dall’Oms e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie indichino attualmente un rischio basso per la popolazione generale a livello mondiale e molto basso in Europa», fanno sapere da Lungotevere Ripa, dove in queste ore il ministro Orazio Schillaci sta gestendo la nuova emergenza.
L’Oms è sulla plancia di comando con rinnovati bollettini giornalieri, come ai tempi del Coronavirus: a ieri, fanno sapere dall’Organizzazione, i casi di hantavirus confermati erano sei su otto sospetti, tutti a bordo della Hondius. E ripartono le solite notizie contraddittorie. Nei primi giorni, infatti, gli esperti dell’Oms avevano sottolineato che casi di trasmissione tra persone erano sporadici e isolati, ma ieri sono arrivate precisazioni diverse su un tasso di mortalità del 38% e su casi «identificati come dovuti al virus Andes, noto per essere trasmissibile tra esseri umani».
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Ghebreyesus, che da anni annuncia come una cassandra che «la storia ci insegna che la prossima pandemia non è una questione di “se”, ma di “quando”», ieri è giunto in Spagna a dirigere il traffico. Dopo l’incontro alla Moncloa con Sánchez, si recherà a Tenerife per coordinare l’operazione di sbarco dei passeggeri dalla nave, che arriverà già oggi con le luci dell’alba. Tedros vuole essere a tutti i costi alle Canarie per «gestire» le operazioni di sbarco. L’attitudine delle istituzioni, insomma, se a parole è rassicurante, nei fatti lo è un po’ di meno e fa pensare a quei due mesi tra gennaio e febbraio 2020, quando si passò in un batter d’occhio dalla scorpacciata di involtini primavera al lockdown nazionale. Tedros ha comunque rassicurato gli abitanti di Tenerife sul fatto che il rischio derivante dalla nave infetta sia «basso», spiegando in una lettera rivolta alla popolazione che non si tratta di «un altro Covid» e che i locali non avranno alcun contatto coni passeggeri.
«Accettare la richiesta dell’Oms e offrire un porto sicuro è un dovere morale e legale nei confronti dei nostri cittadini, dell’Europa e del diritto internazionale. La Spagna starà sempre al fianco di chi ha bisogno di aiuto. Perché ci sono decisioni che definiscono chi siamo come società», ha scritto invece Sánchez su X dopo il colloquio con la guida dell’Oms.
Ieri il professor Francesco Vaia, già direttore dell’Istituto nazionale per le malattie infettive dello Spallanzani di Roma, ha lanciato un appello: «L’esperienza del Covid sembra non aver insegnato nulla. Si continua a spaventare le persone con il “nuovo” virus di turno. Nuova pandemia? Certamente no. Abbiamo bisogno di vaccinarci? Certamente no. Abbiamo bisogno di rinverdire la nostra fama? Da parte di alcuni, sì. Tutto già visto. Evitiamo di dare spazio a chi la spara più grossa», ha chiesto l’ex direttore della Prevenzione del ministero della Salute rivolgendosi alla Rai ma anche alle tv commerciali. «La comunicazione è una cosa seria, in particolar modo per la salute».
Amen.
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Le proteste davanti alla Biennale di Venezia (Ansa)
Aperta ieri la Biennale della discordia. Non si respira aria di festa, ma di guerriglia, con calli blindate ed elicotteri per aria.
Le polemiche sulla presenza della Russia e di Israele tengono ancora banco. La più importante manifestazione d’arte contemporanea, che si chiuderà il 22 novembre, è funestata come non mai da controversie e imprevisti. Malgrado questo, lunghissime code si sono viste davanti all’ingresso dei Giardini e all’Arsenale, con migliaia di visitatori in attesa di entrare. La cerimonia d’apertura è saltata, così come l’assegnazione dei Leoni d’oro e d’argento a causa del fatto che, la settimana scorsa, la giuria si è dimessa in blocco (un fatto senza precedenti dalla fondazione nel 1895). I premi saranno assegnati attraverso una votazione del pubblico.
Il padiglione russo rimane chiuso e l’interno è visibile solo dall’esterno su grandi schermi. Venerdì sera 2.000 persone hanno manifestato contro la partecipazione di Israele e c’è stato uno scontro con la polizia. Venti padiglioni sono rimasti chiusi perché il personale ha scioperato contro la presenza dello Stato ebraico, in solidarietà, pure, degli attivisti della Flotilla imprigionati a Gaza: «Nessun artista o lavoratore dovrebbe essere obbligato a condividere spazi con chi è responsabile di genocidio», protestano i pro Pal. L’annuncio dello sciopero è arrivato dal canale Telegram Global Project. E in alto bandiere della Palestina, kefiah al collo e cartelloni con scritte come «Free Palestine, abolish Zionism».
Le ispezioni ministeriali, le richieste di chiarimento rivolte alla Fondazione e il fitto carteggio con ministero della Cultura, Farnesina e Palazzo Chigi non hanno fatto emergere irregolarità. Resta aperta una richiesta di chiarimenti dell’Ue sul rispetto del regime sanzionatorio nei confronti della Russia. La Biennale dovrà rispondere entro domani, pur avendo già anticipato che «tutto risulta conforme». La Commissione Ue in mancanza di una risposta convincente minaccia un taglio di due milioni di euro per progetti legati alla cinematografia.
Il vicepremier Matteo Salvini si è precipitato a Venezia per cercare di placare gli animi: «Penso che l’arte, come lo sport debbano essere esenti da conflitti». Visitando il padiglione russo dice: «Non penso che venendo qua si sostenga il conflitto o un governo di una parte o dell’altra. Penso, invece, che l’arte e la Biennale servano a riavvicinare». Salvini attacca poi l’intervento dell’Ue: «È volgare. Possiamo fare a meno dei loro 2 milioni».
Per il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, invece le proteste «sono legittime». Dal Pd si leva la voce di Piero De Luca, capogruppo in commissione Affari europei della Camera: «Palazzo Chigi ha definito quanto accaduto alla Biennale un pasticcio, ma i pasticci hanno sempre dei responsabili. Il governo aveva tutti gli strumenti per impedire che la propaganda russa sbarcasse in laguna». Prende la parola il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco e, subito, sfotte il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, assente all’inaugurazione. «Grazie al ministro che sostiene le nostre iniziative...». Giuli accetta la provocazione: «Ho scritto un messaggio a Buttafuoco, ma non mi risponde. Il 20 sarò alla Biennale, lui verrà?».
Intanto, ieri il suono delle sirene antiaeree che avvisa gli ucraini dei bombardamenti è stato riprodotto davanti al padiglione russo nel corso di un flash mob organizzato da +Europa. Presenti il segretario Riccardo Magi e l’ex ministro Cécile Kyenge. «La realtà non è quella raccontata da Salvini. La realtà è che in quel padiglione c’è arte di regime e non c’è arte libera perché l’arte libera viene perseguitata da Putin in Russia», dice Magi.
Quando la politica entra nell’arte non è mai cosa buona. Di certo questa sarà una Biennale che ci ricorderemo per molto tempo. E non solo per le polemiche: ieri sono stati 10.000 con un +10% sul 2024. Gli accreditati nei giorni di pre-apertura sono stati 27.935 (+4%) e 3.733 i giornalisti presenti (70% della stampa internazionale.
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Donald Trump (Ansa)
Ci fosse ancora Dante direbbe: «Stavvi Minòs orribilmente e ringhia: essamina le colpe ne l’intrata; giudica e manda secondo ch’avvinghia», perché il presidente degli Stati Uniti assolve e danna sentendosi giudice universale. Nella seconda telefonata improvvisa al Corriere della Sera ieri Donald Trump, ancora un po’ piccato con Giorgia Meloni, ha dettato: «Sto ancora prendendo in considerazione la possibilità di spostare le truppe dall’Italia». Poi il maestrone dal pennarello nero - quello con cui firma gli estemporanei e incisivi executive order - ci ha dato la pagella: «L’Italia non c’era quando avevamo bisogno di lei. E io ci sono sempre stato per l’Italia, e così il mio Paese». Viviana Mazza la corrispondente da Washington del Corriere che ha risposto alla Casa Bianca come già il 14 aprile quando Trump si disse scioccato da Gorgia Meloni ha provato a insistere: l’Italia potrebbe fornire utilissimi cacciamine per bonificare Hormuz, e Trump: «L’Italia non c’era quando ne avevamo bisogno e quanto a Hormuz sulla lettera di risposta dell’Iran non commento». Quello del presidente Usa è evidentemente uno «squillo» politico. Il 3 maggio alla vigila della visita di Marco Rubio in Italia - venerdì si è intrattenuto per un’ora e mezzo con Giorgia Meloni e giovedì il Segretario di Stato ha avuto un lungo colloquio con Leone XIV per ricucire le relazioni col Papa - il presidente americano aveva rilanciato su Truth, il suo social personale, un’intervista di Matteo Salvini al sito ultra conservatore Breitbart in cui tra l’altro ha affermato: «Il presidente Trump è il nostro alleato e il nostro amico e ogni malinteso sarà risolto molto presto», aggiungendo: «Siamo stati gli unici a sostenere apertamente il presidente Trump, sia nel primo che nel secondo mandato. È stata una bella conversazione quella che ho avuto con il vicepresidente J.D. Vance». A domanda di Viviana Mazza sul perché abbia ripostato quella intervista, il tycoon ha tagliato corto: «Lo ritenevo appropriato». Per avvertire silenziosamente Giorgia Meloni che ora il suo interlocutore più prossimo è Matteo Salvini dopo le critiche che la premier gli ha avanzato sulle frasi che Trump ha rivolto al Papa da lei definite «inaccettabili»? O per lanciare un messaggio a Marco Rubio avvertendolo: chi decide sono io. Non è un caso che la telefonata arrivi il giorno dopo l’incontro - «franco e costruttivo in una cornice di comune aderenza ai valori occidentali» - tra il Segretario di Stato americano e il presidente del Consiglio italiano. Meloni ha sintetizzato: «Entrambi comprendiamo quanto sia importante il rapporto transatlantico, ma entrambi comprendiamo quanto sia necessario per ciascuno difendere i propri interessi nazionali. Ed è bene che su questo ci si trovi d’accordo». Marco Rubio nulla ha detto di preciso sulla presenza delle truppe americane in Italia. Ben sapendo che Trump ci «sta ancora pensando» si è limitato a confermare che si è discusso «delle sfide alla sicurezza regionale, tra cui il Medio Oriente e l’Ucraina, e dell’importanza di una collaborazione transatlantica costante per affrontare le minacce globali in un quadro di rafforzamento della partnership strategica tra Usa e Italia». Insomma molto è appeso alle volontà di Trump, ma anche all’opera di ricucitura che Giorgia Meloni farà con la Casa Bianca. Peraltro Trump è ben consapevole che l’Italia resta il suo alleato più forte in Europa e infatti mentre ha maltrattato sia Friedrich Merz (le truppe dalla Germania le ritira sul serio) sia Pedro Sánchez (lo spagnolo ribelle a parole) con Meloni ha avuto toni duri, ma non di rottura. E se per Nicola Fratoianni (Avs) l’incontro con Rubio «è stato una farsa», Elly Schlein (Pd) che è alla corte di Barack Obama a Toronto, ha commentato: «Noi siamo alleati degli Usa, non di Trump». Peraltro si sa che la premier con Rubio si è «lamentata» della imprevedibilità e delle reazioni di Trump dicendo sostanzialmente che per l’alleanza con lui in Europa ha pagato un prezzo.
La lettura più «morbida» di queste ore l’ha data il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani che peraltro ha visto Rubio prima di Meloni suggerendo che non è alle viste un incontro della premier con Trump e così ha riassunto questi due giorni «americani»: «Gli Stati Uniti sono il nostro principale alleato. I rapporti transatlantici sono fondamentali e siamo sempre pronti ad avere un dialogo franco. Se ci sono delle cose che non condividiamo, le diciamo. Noi le abbiamo sempre dette. Questo perché siamo convinti che l’Italia e l’Europa hanno bisogno degli Stati Uniti, ma anche gli Usa hanno bisogno dell’Italia e dell’Europa».
Un po’ più deciso il ministro della Difesa Guido Crosetto che pone l’accento su un punto, la qualità delle relazioni: «Sono contento», ha detto il ministro, «di essere, il 4 luglio, a New York, a festeggiare con gli Stati Uniti i 250 anni di indipendenza. È un momento nel quale sembra che le relazioni tra Italia e Stati Uniti non siano buone. Noi ricordiamo però che le relazioni sono tra popoli».
Trump: «Aspetto presto risposte dall’Iran»
La tensione nel Golfo Persico continua a crescere mentre Stati Uniti, Iran e potenze internazionali cercano un equilibrio sempre più fragile tra diplomazia e pressione militare. Washington ha rivisto la propria proposta di risoluzione all’Onu sullo Stretto di Hormuz nel tentativo di evitare uno scontro diretto con Cina e Russia al Consiglio di Sicurezza. Secondo Reuters, la nuova bozza chiede all’Iran di interrompere gli attacchi e le attività di minamento nello Stretto, eliminando però il riferimento al Capitolo VII della Carta Onu che avrebbe potuto aprire formalmente la strada a sanzioni o azioni militari.
Nonostante il linguaggio più prudente, il testo resta duro contro Teheran. La risoluzione prevede infatti che, in caso di mancato rispetto, il Consiglio possa valutare «misure efficaci, comprese le sanzioni» per garantire la libertà di navigazione. Viene inoltre riaffermato il diritto degli Stati membri a difendere le proprie navi da minacce e attacchi nello Stretto di Hormuz. Sulle modifiche americane pesa soprattutto il fattore geopolitico: un veto cinese rappresenterebbe infatti un grave imbarazzo diplomatico per Donald Trump alla vigilia del suo viaggio a Pechino previsto la prossima settimana. Nel frattempo il Comando centrale americano ha annunciato di aver reindirizzato 57 navi commerciali e impedito ad altre quattro di entrare o uscire dai porti iraniani. Il Centcom ha inoltre confermato che i cacciatorpediniere Uss Truxtun, Uss Rafael Peralta e Uss Mason stanno operando nel Mar Arabico a sostegno del blocco navale contro Teheran.
La crisi rischia però di trasformarsi anche in un’emergenza ambientale. Una vasta chiazza di petrolio si sta espandendo al largo dell’isola iraniana di Kharg, terminale strategico per le esportazioni energetiche della Repubblica islamica. Il New York Times, citando immagini satellitari, riferisce che lo sversamento avrebbe già raggiunto oltre 52 chilometri quadrati e si starebbe spostando verso Sud, in direzione delle acque saudite.
Sul fronte interno iraniano cresce intanto il peso politico di Mojtaba Khamenei, figlio della storica Guida suprema, morta all’inizio della guerra. Secondo la Cnn, l’intelligence americana ritiene che Mojtaba stia assumendo un ruolo centrale nella strategia militare iraniana. Per la prima volta Teheran ha anche confermato che il nuovo leader ha riportato ferite alla rotula e alla schiena durante i bombardamenti. La situazione resta estremamente delicata anche all’interno del Paese. Domani il Parlamento iraniano tornerà a riunirsi in sessione plenaria per la prima volta dall’inizio della guerra, ma lo farà in videoconferenza per motivi di sicurezza. Il dibattito si concentrerà soprattutto sull’aumento dei prezzi e sulla crisi economica aggravata dal conflitto e dalle sanzioni.
Mentre la pressione militare continua, emergono segnali di stanchezza anche da parte americana. Secondo The Atlantic, Donald Trump sarebbe sempre più riluttante a riaprire le ostilità contro l’Iran. Il presidente statunitense teme di restare intrappolato in un nuovo conflitto mediorientale e vuole evitare nuove escalation almeno fino alla conclusione della visita in Cina. Trump ha inoltre dichiarato di attendere «molto presto» una risposta ufficiale di Teheran all’ultima proposta americana per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz.
Le mosse americane continuano però ad alimentare la diffidenza di Teheran. Il New York Times rivela che la Russia starebbe usando il Mar Caspio come corridoio strategico per rifornire l’Iran aggirando il blocco navale americano. Per questo il Caspio viene ormai definito da diversi analisti un «corridoio ombra» tra Mosca e Teheran. In quest’ottica va letto anche il recente attacco israeliano contro Bandar Anzali: non solo un raid contro una base navale iraniana, ma un colpo a una infrastruttura chiave per i collegamenti logistici e militari tra Russia e Iran.
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