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2018-07-21
Corbellini (Cnr) insulta ma sull’ossitocina rincara persino la dose
Alla fine, per chiarire la questione, basta riportare le semplici parole di Gilberto Corbellini, così come le ha pronunciate durante un'intervista con Giuseppe Cruciani alla Zanzara. Non serve altro, solo la libera espressione del suo pensiero: «Lei sa che cos'è l'ossitocina?», dice Corbellini al conduttore. «Sa che è un ormone naturale, spontaneo? [...] È l'ormone dell'allattamento, è l'ormone dell'attaccamento madre-bambino, quindi mica stiamo parlando di una droga, come ha detto qualcuno».
A questo punto, Cruciani interrompe e domanda: «Si può dare l'ossitocina?». Risposta di Corbellini: «E certo che si può dare! Pensi che Cameron aveva pensato di calmare i riots nelle periferie di Londra mettendo l'ossitocina dentro, appunto, i tubi dell'acqua potabile. Quindi qualcuno ci ha pure pensato». Queste frasi non sono una «fake news» o una bufala inventata dai cattivi populisti. Il direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Cnr le ha pronunciate una per una.
Per chi si fosse perso le puntate precedenti, facciamo un passo indietro. Giovedì, il nostro giornale ha dato conto di ciò che il professor Corbellini, autorevole storico della medicina e dirigente del Cnr, ha scritto sulla rivista Wired.
Nel suo articolo, lo studioso ha spiegato che «viviamo in un Paese profondamente egoista e xenofobo». Poi ha aggiunto che «Matteo Salvini è bravo a intercettare sentimenti largamente diffusi. È geniale lo slogan “prima gli italiani", che risuona nel cervello tribale di ognuno di noi come “la sopravvivenza del mio gruppo è minacciata da estranei e dobbiamo proteggere le nostre donne, i nostri figli, il nostro lavoro, le nostre case, etc"».
Quindi, Corbellini ha chiarito il motivo per cui - secondo lui - gli italiani sono così razzisti: «Probabilmente», ha scritto, «conta il fatto che siamo sempre più un Paese di anziani, e anche che l'80% della popolazione è funzionalmente analfabeta. Si devono temere derive illiberali? Sì».
Insomma: siamo xenofobi e razzisti, per lo più analfabeti funzionali, e Matteo Salvini è molto bravo a intercettare il consenso di questa massa idiota. Non pago, il professore ha citato una ricerca svolta nel 2017 dall'Università di Bonn, in cui si dimostrava che somministrando dosi di ossitocina combinate con una sorta di «condizionamento sociale» si può fare in modo che le persone diventino più favorevoli «all'accettazione e integrazione dei migranti nelle culture occidentali».
Ha scritto Corbellini: «Lo stimolo combinato di ossitocina e influenza dei pari sembra dunque diminuire le motivazioni egoistiche, potenziando il comportamento altruistico verso i migranti. Se le persone di cui ci fidiamo come supervisori, vicini di casa o amici assumessero un ruolo modello, esibendo atteggiamento positivo verso i rifugiati, molte più persone probabilmente si sentirebbero motivate ad aiutare. In tale contesto pro-sociale», prosegue lo studioso, «l'ossitocina contribuirebbe ad aumentare la fiducia e minimizzare l'ansia». Ma lo studioso non si è fermato qui. Nella conclusione dell'articolo ha scritto: «Che farne di queste scoperte? Ci si potrebbe ragionare, ma nessun politico ha mostrato interesse. Intanto viene in mente che alla fine del Settecento, nel mezzo di rivoluzioni sanguinarie, il conservatore irlandese Edmund Burke diceva che la solo cosa necessaria perché accada il male, è che le brave persone non facciano nulla».
Quando è uscito il nostro articolo, sul Web si è scatenato il putiferio. Da sinistra ci hanno accusato di scrivere stupidaggini e bugie, di inventare chissà quali complotti. In realtà, ci siamo limitati a far notare l'assurdità (e la faziosità) delle affermazioni di un dirigente del principale ente di ricerca italiano. Non abbiamo mai citato «oscuri piani» o chissà che altro.
Dopo l'uscita dell'articolo, la Zanzara ha chiamato il professore, il quale ha ulteriormente chiarito il suo pensiero. Prima, ha pensato bene di insultarci: «Io non l'ho neanche letto quell'articolo», ha detto, riferendosi al nostro pezzo. «Non sto a leggere articoli che sono delle mistificazioni e stravolgimenti di quello che penso. Ho altro da fare. Devo appunto lavorare al Cnr. Mi pagano per quello non per rispondere a dei cialtroni».
Già, noi siamo cialtroni. E perché, di grazia? In che modo avremmo pervertito il pensiero di Corbellini? Il dirigente del Cnr ci accusa di aver utilizzato a sproposito il termine «drogare». Bene, secondo la Treccani, drogare significa «somministrare, far prendere sostanze stupefacenti a una persona per alterarne le facoltà psichiche, oppure eccitanti, per potenziarne la capacità e il rendimento». Somministrare a qualcuno dosi di un ormone, per quanto naturale esso sia, al fine di influenzare i suoi comportamenti equivale a drogare.
Sarà pure naturale, l'ossitocina, ma quello che hanno fatto gli esperti di Bonn con la natura c'entra poco. E Corbellini sostiene che i bravi politici dovrebbero «ragionare» sulle scoperte dei tedeschi. Ragionare a che scopo? Siamo curiosi di saperlo.
Tra l'altro, il professore appare un po' confuso. Parlando con Giuseppe Cruciani, afferma: «Parliamo di un esperimento, non stiamo mica parlando di mettere l'ossitocina nei tubi dell'acqua».
Qualche minuto dopo, però, egli spiega che, in fondo, non sarebbe nemmeno una cosa così assurda: «Cameron aveva pensato di calmare i riots nelle periferie di Londra mettendo l'ossitocina dentro, appunto, i tubi dell'acqua potabile».
Delle due l'una: o l'ossitocina è un ormone naturale senza alcun effetto e somministrarla alla gente non serve a niente, oppure ha qualche effetto sugli individui tanto che qualcuno ha pensato di diffonderla tramite l'acqua potabile.
Chissà, magari Corbellini vorrà concederci un'intervista per spiegare che cosa intendesse dire davvero. Fino ad ora, però, si è limitato a insultare e a esporre argomentazioni sconclusionate. Si vede che il fastidio per Matteo Salvini e gli italiani che lo votano lo ha mandato un po' in crisi.
Ah, un'ultima notazione. Il professore, in un breve comunicato, ci ha spiegato che l'articolo su Wired è «del tutto svincolato dalla mia attività come direttore presso il Cnr». Ma allora come mai, sotto la sua firma, si legge: «Storico della medicina e bioeticista, Cnr e Sapienza Università di Roma»? Se il Cnr non c'entra, perché tirarlo in ballo? Mah...
Francesco Borgonovo
Intanto il suo dipartimento porta i ragazzini dai migranti
A inquietare davvero, nella vicenda che riguarda «Mister ossitocina» Gilberto Corbellini non sono tanto le sue idee sull'utilizzo combinato di ormoni e propaganda per spingere gli italiani ad aprirsi all'accoglienza. A far venire i brividi è il tasso di ideologia che egli esprime. Un'ideologia che, purtroppo, sembra influenzare anche l'attività del dipartimento di ricerca che dirige. Se si naviga sul sito del Dipartimento di scienze umane e sociali del Cnr, si trova facilmente la sezione che indica gli «obiettivi generali» dell'istituzione. È quasi tutta dedicata all'immigrazione. Il sito spiega che il dipartimento, «nel prossimo futuro», prevede «in particolare lo sviluppo delle tematiche dedicate ai Migration Studies e all'Open Science». Le migrazioni, del resto, «rivestono un ruolo fondamentale nel panorama socio-economico e culturale internazionale. La ricerca sulle migrazioni trova il suo posto alle frontiere della scienza in quanto fa interagire l'innovazione tecnologica con l'innovazione sociale e culturale, dando valore aggiunto ai cittadini di una comunità globale».
Ovviamente, l'atteggiamento da tenere nei confronti della migrazione è quello di apertura totale.
Facciamo un paio di esempi, giusto per chiarire. Dovete sapere che al Dipartimento di scienze umane e sociali diretto da Corbellini fanno capo vari istituti. Uno di questi è l'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali. Il quale, nel dicembre 2017 (Corbellini ha assunto l'incarico a maggio di quell'anno) ha presentato un volume intitolato Migrazioni e integrazioni nell'Italia di oggi curato da Corrado Bonifazi. Il quale si perita di spiegare che «immaginare un futuro dell'Europa e dell'Italia senza immigrazioni sia del tutto irrealistico», anche perché «a livello globale, l'aumento demografico e di popolazione lavorativa si contrappone al calo europeo e italiano». Chiaro: abbiamo bisogno degli immigrati perché non facciamo più figli. L'abbiamo già sentita questa... Non è un caso che il Dipartimento di scienze umane (Dsu) sia stato scelto «come National contact point dello European migration network (Emn), la rete internazionale che ha il compito di fornire a cittadini e istituzioni informazioni aggiornate sui temi delle migrazioni e dell'asilo».
Tra le tante iniziative di ambito migratorio, tuttavia, la più bella è quella che, nel febbraio scorso, ha organizzato l'Iliesi, un altro degli istituti che fanno capo al dipartimento di Corbellini. Nel comunicato stampa uscito il 16 febbraio si legge: «All'interno del progetto “Alternanza scuola-lavoro: filosofia e migrazioni" promosso dal Cnr attraverso l'Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee (Iliesi) e dalla Società filosofica romana, il Centro di accoglienza straordinaria di via Salorno, a Roma, ha ospitato e incontrato questa mattina gli studenti del liceo Enriques di Ostia». In pratica, nell'ambito di un progetto di alternanza scuola lavoro, il Cnr ha portato gli studenti del liceo in gita al centro di accoglienza gestito da una coop (che, fra l'altro, maneggia non pochi soldi per la gestione dei richiedenti asilo).
Sempre nel comunicato stampa, si legge che l'iniziativa - sponsorizzata pure dall'ex ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli - «prevede sia lezioni frontali al Cnr sia visite in alcuni luoghi che si occupano di migrazioni come centri di accoglienza, strutture della Caritas o giornali specializzati». A dirlo è Maria Eugenia Cadeddu, «responsabile del progetto Cnr migrazioni, plurilinguismo e trasmissione di saperi in area mediterranea».
«Obiettivi del corso», si legge ancora, «sono da una parte stimolare l'interesse degli alunni verso il fenomeno delle migrazioni, [...] dall'altra venire a conoscenza di alcuni lavori come il ricercatore, l'avvocato nei centri di accoglienza, l'operatore sociale, il giornalista, il bibliotecario. Professionalità che, all'interno del progetto, i ragazzi dovranno impersonare». Certo, li formiamo per diventare operatori dei centri di accoglienza. Prendiamoli giovani, così non corriamo il rischio che diventino xenofobi.
Curioso: ogni volta che si parla di studi sulle migrazioni, il punto di vista è sempre lo stesso, cioè favorevole all'accoglienza. Mai una volta che si prenda in considerazione una prospettiva diversa. L'8 marzo scorso - tanto per citare un altro caso - il dipartimento di Corbellini ha dato inizio a «un ciclo di seminari sui temi dell'accoglienza e dell'integrazione». Manco a dirlo, questi temi sono stati «affrontati principalmente dalla prospettiva dei migranti. In dialogo con i ricercatori Cnr, i migranti protagonisti degli incontri presenteranno esperienze, attività, idee per costruire una società multiculturale e inclusiva». Il 10 giugno, invece, un altro istituto (l'Ircres) ha organizzato un bell'incontro su come «costruire una comunità transnazionale di educatori per l'accoglienza dei giovani stranieri nella scuola».
No, il problema non è (solo) l'ossitocina. A intossicare le persone, qui, è l'ideologia. E per questo non c'è alcuna cura.
Francesco Borgonovo
Ci costa 44 milioni all’anno. Di cui circa 34 in stipendi
Quanto ci costa, Mr ossitocina? A quanto ammonta lo stipendio di Gilberto Corbellini, il direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale del Cnr, lo storico della medicina secondo il quale «lo stimolo combinato di ossitocina e influenza dei pari sembra diminuire le motivazioni egoistiche, potenziando il comportamento altruistico verso i migranti»? La risposta arriva direttamente dal sito del Cnr, dove è pubblicato il provvedimento di nomina di Corbellini. Il documento è del 2 maggio 2017. «A titolo di corrispettivo dell'incarico», si legge, «è prevista una retribuzione fissa lorda annua, comprensiva della tredicesima mensilità, pari a 112.272,27 euro, e una parte variabile non superiore a 28.068,07 euro, «che sarà attribuita in base ai criteri di cui alla deliberazione del Consiglio di amministrazione n. 16, del 30 gennaio 2014».
«L'incarico», si legge ancora nel provvedimento, «ha una durata di quattro anni a decorrere dal primo maggio 2017, è a tempo pieno e prevede lo svolgimento delle funzioni di cui all'articolo 4 del Regolamento di organizzazione e funzionamento del Cnr».
Vediamo ora, esaminando il rendiconto generale dell'esercizio finanziario 2017 del Cnr, quali sono le spese sostenute dal Dipartimento guidato da Corbellini, entrato in carica all'inizio di maggio. Il totale delle risorse impegnate nel 2017 per la gestione di competenza del Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale ammonta a 44.545.352 euro, i pagamenti a 43.627.274 euro. Vediamo le spese in dettaglio, riportando le voci e i relativi pagamenti. Sotto la voce redditi da lavoro dipendente si legge un totale di 34.475.277,75 euro mentre per acquistare beni e servizi sono stati sborsati lo scorso anno circa 5 milioni di euro. Se passiamo poi alla voce «rendiconto finanziario decisionale» si può ottenere qualche dettaglio in più. Per la ricerca di base sono stati messi a budget quasi 8 milioni di euro, mentre per la ricerca e sviluppo legata all'istruzione la somma è stata di 1,4 milioni di euro. Così a scendere fino 29.000 euro che è stato il budget legato alla voce «R&S per gli affari economici». Da segnalare anche la voce «ricerca e sviluppo per la protezione dell'ambiente» con 182.029 euro e «ricerca e sviluppo per abitazioni e assetto territoriale» con un budget 36.368 euro.
Questi dunque sono lo stipendio di Corbellini e il dettaglio del bilancio del Dipartimento che dirige. Corbellini, lo ricordiamo, pochi giorni fa sul sito Wired ha pubblicato un articolo che dai contenuti clamorosi. Secondo lo storico della medicina e direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale del Cnr, «il fenomeno migratorio dal Medioriente verso l'Europa ha generato un cambiamento culturale e morale nell'antico continente, creando una divisione tra chi è a favore e chi è contro l'immigrazione. Per l'ennesima volta nella storia umana siamo di fronte a un evento che scatena comportamenti innati e vede in lotta tra loro, nei cervelli umani, i naturali impulsi xenofobi e quelli altruisti. Le dinamiche neurobiologiche che negoziano il peso relativo di altruismo e xenofobia non sono del tutto chiare. Appunto, la stessa persona può comportarsi altruisticamente dato un contesto, ed esprimere sentimenti xenofobi o razzisti in un altro. Quali sono», si chiede Corbellini, «i fattori che influenzano questi switch?»
«Lo stimolo combinato», aggiunge Corbellini, «di ossitocina e influenza dei pari sembra dunque diminuire le motivazioni egoistiche, potenziando il comportamento altruistico verso i migranti. Se le persone di cui ci fidiamo come supervisori, vicini di casa o amici assumessero un ruolo modello, esibendo atteggiamento positivo verso i rifugiati, molte più persone probabilmente si sentirebbero motivate ad aiutare. In tale contesto pro-sociale», ha scritto ancora il professore, «l'ossitocina contribuirebbe ad aumentare la fiducia e minimizzare l'ansia. L'esperienza mostra che il livello di ossitocina nel sangue aumenta durante l'interazione sociale e le attività condivise. Date le giuste circostanze, cioè a fronte di comportamenti altruistici di innesco, elevare i livelli di ossitocina potrebbe quindi promuovere l'accettazione e l'integrazione dei migranti nelle culture occidentali».
Carlo Tarallo
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Il professore ci definisce «cialtroni» però ribadisce le sue tesi sull'ormone: «David Cameron voleva metterlo nell'acquedotto per calmare le rivolte di Londra». Nel febbraio scorso ha organizzato la visita degli studenti di un liceo di Roma al centro di accoglienza gestito da una cooperativa «per stimolare gli alunni». Il suo dipartimento in cifre: ci costa 44 milioni all'anno, di cui circa 34 in stipendi. Per l'epistemologo è prevista dall'ente pubblico una retribuzione fissa lorda annua pari a 112.272,27 euro. Lo speciale contiene tre articoli Alla fine, per chiarire la questione, basta riportare le semplici parole di Gilberto Corbellini, così come le ha pronunciate durante un'intervista con Giuseppe Cruciani alla Zanzara. Non serve altro, solo la libera espressione del suo pensiero: «Lei sa che cos'è l'ossitocina?», dice Corbellini al conduttore. «Sa che è un ormone naturale, spontaneo? [...] È l'ormone dell'allattamento, è l'ormone dell'attaccamento madre-bambino, quindi mica stiamo parlando di una droga, come ha detto qualcuno». A questo punto, Cruciani interrompe e domanda: «Si può dare l'ossitocina?». Risposta di Corbellini: «E certo che si può dare! Pensi che Cameron aveva pensato di calmare i riots nelle periferie di Londra mettendo l'ossitocina dentro, appunto, i tubi dell'acqua potabile. Quindi qualcuno ci ha pure pensato». Queste frasi non sono una «fake news» o una bufala inventata dai cattivi populisti. Il direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Cnr le ha pronunciate una per una. Per chi si fosse perso le puntate precedenti, facciamo un passo indietro. Giovedì, il nostro giornale ha dato conto di ciò che il professor Corbellini, autorevole storico della medicina e dirigente del Cnr, ha scritto sulla rivista Wired. Nel suo articolo, lo studioso ha spiegato che «viviamo in un Paese profondamente egoista e xenofobo». Poi ha aggiunto che «Matteo Salvini è bravo a intercettare sentimenti largamente diffusi. È geniale lo slogan “prima gli italiani", che risuona nel cervello tribale di ognuno di noi come “la sopravvivenza del mio gruppo è minacciata da estranei e dobbiamo proteggere le nostre donne, i nostri figli, il nostro lavoro, le nostre case, etc"». Quindi, Corbellini ha chiarito il motivo per cui - secondo lui - gli italiani sono così razzisti: «Probabilmente», ha scritto, «conta il fatto che siamo sempre più un Paese di anziani, e anche che l'80% della popolazione è funzionalmente analfabeta. Si devono temere derive illiberali? Sì». Insomma: siamo xenofobi e razzisti, per lo più analfabeti funzionali, e Matteo Salvini è molto bravo a intercettare il consenso di questa massa idiota. Non pago, il professore ha citato una ricerca svolta nel 2017 dall'Università di Bonn, in cui si dimostrava che somministrando dosi di ossitocina combinate con una sorta di «condizionamento sociale» si può fare in modo che le persone diventino più favorevoli «all'accettazione e integrazione dei migranti nelle culture occidentali». Ha scritto Corbellini: «Lo stimolo combinato di ossitocina e influenza dei pari sembra dunque diminuire le motivazioni egoistiche, potenziando il comportamento altruistico verso i migranti. Se le persone di cui ci fidiamo come supervisori, vicini di casa o amici assumessero un ruolo modello, esibendo atteggiamento positivo verso i rifugiati, molte più persone probabilmente si sentirebbero motivate ad aiutare. In tale contesto pro-sociale», prosegue lo studioso, «l'ossitocina contribuirebbe ad aumentare la fiducia e minimizzare l'ansia». Ma lo studioso non si è fermato qui. Nella conclusione dell'articolo ha scritto: «Che farne di queste scoperte? Ci si potrebbe ragionare, ma nessun politico ha mostrato interesse. Intanto viene in mente che alla fine del Settecento, nel mezzo di rivoluzioni sanguinarie, il conservatore irlandese Edmund Burke diceva che la solo cosa necessaria perché accada il male, è che le brave persone non facciano nulla». Quando è uscito il nostro articolo, sul Web si è scatenato il putiferio. Da sinistra ci hanno accusato di scrivere stupidaggini e bugie, di inventare chissà quali complotti. In realtà, ci siamo limitati a far notare l'assurdità (e la faziosità) delle affermazioni di un dirigente del principale ente di ricerca italiano. Non abbiamo mai citato «oscuri piani» o chissà che altro. Dopo l'uscita dell'articolo, la Zanzara ha chiamato il professore, il quale ha ulteriormente chiarito il suo pensiero. Prima, ha pensato bene di insultarci: «Io non l'ho neanche letto quell'articolo», ha detto, riferendosi al nostro pezzo. «Non sto a leggere articoli che sono delle mistificazioni e stravolgimenti di quello che penso. Ho altro da fare. Devo appunto lavorare al Cnr. Mi pagano per quello non per rispondere a dei cialtroni». Già, noi siamo cialtroni. E perché, di grazia? In che modo avremmo pervertito il pensiero di Corbellini? Il dirigente del Cnr ci accusa di aver utilizzato a sproposito il termine «drogare». Bene, secondo la Treccani, drogare significa «somministrare, far prendere sostanze stupefacenti a una persona per alterarne le facoltà psichiche, oppure eccitanti, per potenziarne la capacità e il rendimento». Somministrare a qualcuno dosi di un ormone, per quanto naturale esso sia, al fine di influenzare i suoi comportamenti equivale a drogare. Sarà pure naturale, l'ossitocina, ma quello che hanno fatto gli esperti di Bonn con la natura c'entra poco. E Corbellini sostiene che i bravi politici dovrebbero «ragionare» sulle scoperte dei tedeschi. Ragionare a che scopo? Siamo curiosi di saperlo. Tra l'altro, il professore appare un po' confuso. Parlando con Giuseppe Cruciani, afferma: «Parliamo di un esperimento, non stiamo mica parlando di mettere l'ossitocina nei tubi dell'acqua». Qualche minuto dopo, però, egli spiega che, in fondo, non sarebbe nemmeno una cosa così assurda: «Cameron aveva pensato di calmare i riots nelle periferie di Londra mettendo l'ossitocina dentro, appunto, i tubi dell'acqua potabile». Delle due l'una: o l'ossitocina è un ormone naturale senza alcun effetto e somministrarla alla gente non serve a niente, oppure ha qualche effetto sugli individui tanto che qualcuno ha pensato di diffonderla tramite l'acqua potabile. Chissà, magari Corbellini vorrà concederci un'intervista per spiegare che cosa intendesse dire davvero. Fino ad ora, però, si è limitato a insultare e a esporre argomentazioni sconclusionate. Si vede che il fastidio per Matteo Salvini e gli italiani che lo votano lo ha mandato un po' in crisi. Ah, un'ultima notazione. Il professore, in un breve comunicato, ci ha spiegato che l'articolo su Wired è «del tutto svincolato dalla mia attività come direttore presso il Cnr». Ma allora come mai, sotto la sua firma, si legge: «Storico della medicina e bioeticista, Cnr e Sapienza Università di Roma»? Se il Cnr non c'entra, perché tirarlo in ballo? Mah... Francesco Borgonovo <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/intanto-il-suo-dipartimento-porta-i-ragazzini-dai-migranti-2588487540.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="intanto-il-suo-dipartimento-porta-i-ragazzini-dai-migranti" data-post-id="2588487540" data-published-at="1768024582" data-use-pagination="False"> Intanto il suo dipartimento porta i ragazzini dai migranti A inquietare davvero, nella vicenda che riguarda «Mister ossitocina» Gilberto Corbellini non sono tanto le sue idee sull'utilizzo combinato di ormoni e propaganda per spingere gli italiani ad aprirsi all'accoglienza. A far venire i brividi è il tasso di ideologia che egli esprime. Un'ideologia che, purtroppo, sembra influenzare anche l'attività del dipartimento di ricerca che dirige. Se si naviga sul sito del Dipartimento di scienze umane e sociali del Cnr, si trova facilmente la sezione che indica gli «obiettivi generali» dell'istituzione. È quasi tutta dedicata all'immigrazione. Il sito spiega che il dipartimento, «nel prossimo futuro», prevede «in particolare lo sviluppo delle tematiche dedicate ai Migration Studies e all'Open Science». Le migrazioni, del resto, «rivestono un ruolo fondamentale nel panorama socio-economico e culturale internazionale. La ricerca sulle migrazioni trova il suo posto alle frontiere della scienza in quanto fa interagire l'innovazione tecnologica con l'innovazione sociale e culturale, dando valore aggiunto ai cittadini di una comunità globale». Ovviamente, l'atteggiamento da tenere nei confronti della migrazione è quello di apertura totale. Facciamo un paio di esempi, giusto per chiarire. Dovete sapere che al Dipartimento di scienze umane e sociali diretto da Corbellini fanno capo vari istituti. Uno di questi è l'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali. Il quale, nel dicembre 2017 (Corbellini ha assunto l'incarico a maggio di quell'anno) ha presentato un volume intitolato Migrazioni e integrazioni nell'Italia di oggi curato da Corrado Bonifazi. Il quale si perita di spiegare che «immaginare un futuro dell'Europa e dell'Italia senza immigrazioni sia del tutto irrealistico», anche perché «a livello globale, l'aumento demografico e di popolazione lavorativa si contrappone al calo europeo e italiano». Chiaro: abbiamo bisogno degli immigrati perché non facciamo più figli. L'abbiamo già sentita questa... Non è un caso che il Dipartimento di scienze umane (Dsu) sia stato scelto «come National contact point dello European migration network (Emn), la rete internazionale che ha il compito di fornire a cittadini e istituzioni informazioni aggiornate sui temi delle migrazioni e dell'asilo». Tra le tante iniziative di ambito migratorio, tuttavia, la più bella è quella che, nel febbraio scorso, ha organizzato l'Iliesi, un altro degli istituti che fanno capo al dipartimento di Corbellini. Nel comunicato stampa uscito il 16 febbraio si legge: «All'interno del progetto “Alternanza scuola-lavoro: filosofia e migrazioni" promosso dal Cnr attraverso l'Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee (Iliesi) e dalla Società filosofica romana, il Centro di accoglienza straordinaria di via Salorno, a Roma, ha ospitato e incontrato questa mattina gli studenti del liceo Enriques di Ostia». In pratica, nell'ambito di un progetto di alternanza scuola lavoro, il Cnr ha portato gli studenti del liceo in gita al centro di accoglienza gestito da una coop (che, fra l'altro, maneggia non pochi soldi per la gestione dei richiedenti asilo). Sempre nel comunicato stampa, si legge che l'iniziativa - sponsorizzata pure dall'ex ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli - «prevede sia lezioni frontali al Cnr sia visite in alcuni luoghi che si occupano di migrazioni come centri di accoglienza, strutture della Caritas o giornali specializzati». A dirlo è Maria Eugenia Cadeddu, «responsabile del progetto Cnr migrazioni, plurilinguismo e trasmissione di saperi in area mediterranea». «Obiettivi del corso», si legge ancora, «sono da una parte stimolare l'interesse degli alunni verso il fenomeno delle migrazioni, [...] dall'altra venire a conoscenza di alcuni lavori come il ricercatore, l'avvocato nei centri di accoglienza, l'operatore sociale, il giornalista, il bibliotecario. Professionalità che, all'interno del progetto, i ragazzi dovranno impersonare». Certo, li formiamo per diventare operatori dei centri di accoglienza. Prendiamoli giovani, così non corriamo il rischio che diventino xenofobi. Curioso: ogni volta che si parla di studi sulle migrazioni, il punto di vista è sempre lo stesso, cioè favorevole all'accoglienza. Mai una volta che si prenda in considerazione una prospettiva diversa. L'8 marzo scorso - tanto per citare un altro caso - il dipartimento di Corbellini ha dato inizio a «un ciclo di seminari sui temi dell'accoglienza e dell'integrazione». Manco a dirlo, questi temi sono stati «affrontati principalmente dalla prospettiva dei migranti. In dialogo con i ricercatori Cnr, i migranti protagonisti degli incontri presenteranno esperienze, attività, idee per costruire una società multiculturale e inclusiva». Il 10 giugno, invece, un altro istituto (l'Ircres) ha organizzato un bell'incontro su come «costruire una comunità transnazionale di educatori per l'accoglienza dei giovani stranieri nella scuola». No, il problema non è (solo) l'ossitocina. A intossicare le persone, qui, è l'ideologia. E per questo non c'è alcuna cura. 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Il documento è del 2 maggio 2017. «A titolo di corrispettivo dell'incarico», si legge, «è prevista una retribuzione fissa lorda annua, comprensiva della tredicesima mensilità, pari a 112.272,27 euro, e una parte variabile non superiore a 28.068,07 euro, «che sarà attribuita in base ai criteri di cui alla deliberazione del Consiglio di amministrazione n. 16, del 30 gennaio 2014». «L'incarico», si legge ancora nel provvedimento, «ha una durata di quattro anni a decorrere dal primo maggio 2017, è a tempo pieno e prevede lo svolgimento delle funzioni di cui all'articolo 4 del Regolamento di organizzazione e funzionamento del Cnr». Vediamo ora, esaminando il rendiconto generale dell'esercizio finanziario 2017 del Cnr, quali sono le spese sostenute dal Dipartimento guidato da Corbellini, entrato in carica all'inizio di maggio. Il totale delle risorse impegnate nel 2017 per la gestione di competenza del Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale ammonta a 44.545.352 euro, i pagamenti a 43.627.274 euro. Vediamo le spese in dettaglio, riportando le voci e i relativi pagamenti. Sotto la voce redditi da lavoro dipendente si legge un totale di 34.475.277,75 euro mentre per acquistare beni e servizi sono stati sborsati lo scorso anno circa 5 milioni di euro. Se passiamo poi alla voce «rendiconto finanziario decisionale» si può ottenere qualche dettaglio in più. Per la ricerca di base sono stati messi a budget quasi 8 milioni di euro, mentre per la ricerca e sviluppo legata all'istruzione la somma è stata di 1,4 milioni di euro. Così a scendere fino 29.000 euro che è stato il budget legato alla voce «R&S per gli affari economici». Da segnalare anche la voce «ricerca e sviluppo per la protezione dell'ambiente» con 182.029 euro e «ricerca e sviluppo per abitazioni e assetto territoriale» con un budget 36.368 euro. Questi dunque sono lo stipendio di Corbellini e il dettaglio del bilancio del Dipartimento che dirige. Corbellini, lo ricordiamo, pochi giorni fa sul sito Wired ha pubblicato un articolo che dai contenuti clamorosi. Secondo lo storico della medicina e direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale del Cnr, «il fenomeno migratorio dal Medioriente verso l'Europa ha generato un cambiamento culturale e morale nell'antico continente, creando una divisione tra chi è a favore e chi è contro l'immigrazione. Per l'ennesima volta nella storia umana siamo di fronte a un evento che scatena comportamenti innati e vede in lotta tra loro, nei cervelli umani, i naturali impulsi xenofobi e quelli altruisti. Le dinamiche neurobiologiche che negoziano il peso relativo di altruismo e xenofobia non sono del tutto chiare. Appunto, la stessa persona può comportarsi altruisticamente dato un contesto, ed esprimere sentimenti xenofobi o razzisti in un altro. Quali sono», si chiede Corbellini, «i fattori che influenzano questi switch?» «Lo stimolo combinato», aggiunge Corbellini, «di ossitocina e influenza dei pari sembra dunque diminuire le motivazioni egoistiche, potenziando il comportamento altruistico verso i migranti. Se le persone di cui ci fidiamo come supervisori, vicini di casa o amici assumessero un ruolo modello, esibendo atteggiamento positivo verso i rifugiati, molte più persone probabilmente si sentirebbero motivate ad aiutare. In tale contesto pro-sociale», ha scritto ancora il professore, «l'ossitocina contribuirebbe ad aumentare la fiducia e minimizzare l'ansia. L'esperienza mostra che il livello di ossitocina nel sangue aumenta durante l'interazione sociale e le attività condivise. Date le giuste circostanze, cioè a fronte di comportamenti altruistici di innesco, elevare i livelli di ossitocina potrebbe quindi promuovere l'accettazione e l'integrazione dei migranti nelle culture occidentali». Carlo Tarallo
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A Zahedan, nel Sud-Est dell’Iran, le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sui dimostranti e sparato gas lacrimogeni per disperdere la folla riunita dopo la preghiera del venerdì. Immagini di agenti della polizia che sparano sui civili circolano su Internet. Anche a Yazd vi sono stati scontri tra la folla e la polizia nella notte. Secondo l’organizzazione norvegese Iran Human Rights i morti sarebbero ora 45, tra cui otto minorenni. I media statali parlano di 21 morti, tra cui diversi membri delle forze di sicurezza.
Il leader supremo del Paese, l’imam Sayyid Ali Khamenei, ieri ha utilizzato ampiamente il social di Elon Musk, X, per diffondere una serie di messaggi minacciosi nei confronti degli Stati Uniti e dei manifestanti. «I nostri nemici non conoscono l’Iran. In passato, gli Stati Uniti hanno fallito a causa della loro pianificazione errata. Anche oggi, i loro piani sbagliati li porteranno al fallimento», si legge in un post. E poi, in un altro: «Oggi la nazione iraniana è ancora più equipaggiata e armata di quel giorno (prima della rivoluzione, ndr). Sia la nostra forza spirituale sia le nostre armi convenzionali non possono essere paragonate a quelle che avevamo prima». E ancora: «Tutti dovrebbero sapere che la Repubblica islamica dell’Iran, fondata con il sacrificio di diverse centinaia di migliaia di persone onorevoli, non si tirerà indietro di fronte a coloro che causano distruzione».
Il leader in esilio del People’s Mojahedin organization of Iran, Maryam Rajavi, molto coccolata in Europa, ha espresso il suo sostegno alle manifestazioni. L’Europa ha alzato timidamente il capino e ha detto qualcosa per bocca della presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che in un videomessaggio ha elogiato «una generazione che vuole liberarsi dal giogo dell’oppressione» e ha dichiarato che «l’Europa li ascolta».
A Metsola ha risposto a muso duro l’ambasciata iraniana su X, ancora una volta: «Respingiamo inequivocabilmente le dichiarazioni interventiste dei deputati al Parlamento europeo, inclusa il presidente, sugli affari interni dell’Iran. La loro ipocrisia e il loro approccio basato su doppi standard nei confronti di diritti e principi sono disgustosi». Dopo aver frenato nei giorni scorsi su un intervento militare americano a sostegno dei manifestanti, ieri l’erede dello scià Reza Pahlavi, ancora su X, ha lanciato un drammatico appello a Donald Trump: «Signor presidente, questo è un appello urgente e immediato alla sua attenzione, al suo sostegno e alla sua azione», dice Pahlavi nel suo post, «Ho chiamato la gente in piazza per lottare per la propria libertà e per sopraffare le forze di sicurezza con la forza dei numeri. Ieri sera ci sono riusciti. La sua minaccia a questo regime criminale ha anche tenuto a bada i suoi delinquenti. Ma il tempo è prezioso. La gente tornerà in piazza tra un’ora. Le chiedo aiuto. Lei ha dimostrato di essere un uomo di pace e di parola. Ti prego, sia pronto a intervenire per aiutare il popolo iraniano». Il sessantaquattrenne figlio del deposto scià Mohammad Reza Pahlavi vive negli Stati Uniti, è sostenuto dall’opposizione iraniana in esilio e ha molti estimatori anche all’interno del paese.
Durante le manifestazioni di questi giorni si sono viste molte bandiere dell’Iran risalenti a prima della rivoluzione del 1979 e cori sono stati indirizzati verso l’erede dello scià. Tuttavia, né i giovani né le scarse strutture politiche di opposizione esistenti in Iran lo vedono come possibile soluzione alla crisi del regime. Pahlavi si presenta, però, come possibile leader di un governo di transizione nel caso di una caduta della Repubblica islamica. Nei mesi scorsi ha reso pubblico un piano per la ricostruzione economica dell’Iran dopo la caduta del regime, delineando uno stato liberale e democratico aperto all’Occidente.
Il suo entourage ha fatto sapere che martedì prossimo Pahlavi sarà a Mar-a-Lago per un evento privato ma, al momento, non è fissato un appuntamento con Donald Trump.
Il quale, dal canto suo, ha confermato un’altra volta di essere pronto a intervenire in Iran. Si sprecano in queste ore le operazioni di guerra psicologica sui social, tra voci di attacchi congiunti di Usa e Israele, infiltrazioni del servizio segreto israeliano, il Mossad, tra i manifestanti e paventati, improbabili, attacchi preventivi degli iraniani su Israele. Da giorni ormai si susseguono voci incontrollate (e incontrollabili) di preparativi per un clamoroso abbandono del Paese da parte dei vertici del regime di Teheran. La situazione può, in effetti, precipitare da un momento all’altro. Potremmo essere molti vicini all’epilogo di un regime oscurantista e repressivo, ossessionato, come ha scritto Azar Nafisi, dal «potenziale sovversivo di una ciocca di capelli».
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Jacques e Jessica Moretti con i loro avvocati (Ansa)
L’interrogatorio di oggi, a quanto risulta, ha riguardato i beni della coppia e le loro (sempre meno chiare) attività imprenditoriali, mentre un nuovo confronto sull’incendio si dovrebbe tenere domani. Ma questo è bastato per far prendere alle autorità svizzere, finalmente, la decisione di applicare per i due, accusati di omicidio colposo, lesioni e incendio colposo, le misure cautelari che i parenti delle vittime si aspettavano già da giorni. Per quanto riguarda Jaques, la procuratrice Catherine Seppey ha ritenuto che la sua nazionalità francese e le sue abitudini di spostarsi frequentemente da un luogo all’altro per affari fossero elementi sufficienti per ipotizzare che l’uomo potesse lasciare la Svizzera per tornare in patria. Soprattutto perché la Francia è un Paese che non estrada i suoi cittadini. L’uomo, al termine dell’incontro in Procura, è stato visto salire su un mezzo della polizia per essere tradotto in carcere.
La signora Moretti, invece, è uscita dagli uffici della polizia scortata dai suoi legali ed è stata mandata a casa, dove la Procura avrebbe chiesto per lei le misure domiciliari: dovrà indossare un braccialetto elettronico e presentarsi ogni tre giorni per la firma. Nell’immensa tragedia che ha stravolto la vita di tante famiglie, questo è il primo momento di riallineamento alla realtà dell’inchiesta svizzera, che fino ad oggi - anche a fronte di evidenze gravissime, dagli abusi dei gestori ai mancati controlli da parte degli enti pubblici - aveva tenuto un approccio ritenuto da molti troppo blando.
Nelle prossime 48 ore, comunque, la decisione dell’arresto e delle misure cautelari dovrà essere confermata dal giudice che si occupa, a livello cantonale, dei provvedimenti coercitivi.
Jessica, dunque, si sarebbe risparmiata il carcere in quanto - secondo alcuni media francesi - sarebbe madre di un bambino di 10 mesi (oltre a un primo figlio più grande, presente la sera dell’incendio come capo staff del locale andato a fuoco). La donna era arrivata oggi mattina a Sion, sede della procura generale del Canton Vallese, mano nella mano con Jaques, accompagnata dagli avvocati che seguono la coppia e scortata dalla polizia. I due erano entrati da una porta laterale degli uffici e lei - che la notte dell’incendio era presente a Le Constellation - con gli occhialoni scuri calati sulla faccia non aveva risposto ai giornalisti che la sollecitavano a porgere le scuse alle vittime.
Una volta uscita dall’interrogatorio, invece, trovatasi sola e con il marito in partenza per il carcere, Jessica ha parlato: «I miei pensieri costanti vanno alle vittime e alle persone che lottano tutt’oggi. È una tragedia inimmaginabile e mai avremmo pensato che potesse accadere. Si è verificata nella nostra struttura e ci tengo a chiedere scusa», ha detto, piangendo. Parole che, però, nella mente di chi vive un lutto così enorme, non riescono a cancellare l’idea che lei, quella notte davanti al fuoco che divampava, sia fuggita senza prestare soccorsi, se non addirittura con l’incasso della serata stretto tra le braccia.
Oggi, in Svizzera, era lutto nazionale e durante la cerimonia commemorativa dedicata alle vittime il consigliere di Stato del Canton Vallese, Stéphane Ganzer, ha fatto una promessa: «Adesso arriva il tempo della giustizia», ha detto. «È chiaro che avremmo potuto evitare questo dramma. Avremmo dovuto evitarlo. Ma ora la giustizia agirà in maniera rigorosa e indipendente».
Sempre oggi, il premier Giorgia Meloni, intervenendo alla usuale conferenza stampa di inizio anno, ha dichiarato: «Quello che è successo a Crans-Montana non è una disgrazia, è il risultato di troppe persone che non hanno fatto il loro lavoro o che pensavano di fare soldi facili. Ora le responsabilità devono essere individuate e perseguite». Ma torniamo, per un momento, a Jessica e al marito con due particolari che, se confermati, dicono molto della coppia, riportati dal quotidiano svizzero Inside Paradeplatz. Innanzitutto i domiciliari: la signora Moretti li passerà in un ambiente particolarmente confortevole, ossia la villa da 500 metri quadrati, di cui 147 di giardino, acquistata appena un anno fa dai due nel Comune di Lens per oltre 400.000 franchi. Per quanto riguarda Jaques, invece, sempre lo stesso quotidiano, scavando meglio sugli arresti che l’uomo in passato aveva scontato, ha scoperto che già avevano a che fare con la Svizzera. Secondo quanto riportato, infatti, Jaques, allora trentenne, abitava in un paesino francese ai confini con la Svizzera e da lì inviava giovani donne francesi a Ginevra per fare le «accompagnatrici» nelle località di lusso. Nel 2005 i francesi allertarono la polizia, ma poiché in Svizzera la prostituzione non è illegale, Jaques fu condannato in Francia a 12 mesi di carcere, dei quali ne scontò appena quattro. Intanto spuntano nuove accuse per la coppia: la notte della strage tolsero dai social video e foto del locale. A riferirlo uno dei legali delle vittime, l’avvocato Romain Jordan.
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«Gomorra. Le Origini» (Sky)
Non sarebbe stato il futuro, hanno deciso infine, ma il passato a permettere loro di continuare a vivere di Gomorra e dei suoi personaggi. Così, a cinque anni dall’ultima puntata della serie televisiva, dopo un film che ha approfondito verticalmente l’esistenza di uno fra i suoi protagonisti, gli sceneggiatori hanno scelto di confezionare un prequel di Gomorra. E di farlo insieme a Roberto Saviano. La storia, infatti, è frutto di un guizzo estemporaneo, calato, però, all'interno del romanzo originale: riavvolgere il nastro e spiegare (o provare a) come si sia arrivati laddove tutto è cominciato, a Secondigliano e alle lotte per il potere.
Pietro Savastano, allora, non boss, ma ragazzino. Gomorra: Le Origini, su Sky dalla prima serata di venerdì 9 gennaio, torna al 1977, all'anno in cui don Pietro Savastano è solo Pietro: un adolescente di strada, figlio di una famiglia indigente, di una Secondigliano povera e priva di mezzi. Sogna un futuro migliore, come gli amici che lo circondano. Ma questo futuro non sa come costruirlo, né con quali strumenti. Di lì, dunque, la scelta di accodarsi ad Angelo, detto 'a Sirena, reggente di quel pezzo di Napoli che per Savastano e i suoi amici è un tutto senza confini. Di qui, il fascino subito, l'invidia, la voglia di detenere un giorno quello stesso potere, quella stessa ricchezza.
Lo show, in sei episodi, racconta l'ascesa di don Pietro, quel don Pietro che sarebbe diventato padre di Gennaro Savastano e, dunque, motore della Gomorra vera e propria. Pare un romanzo di formazione al contrario, un romanzo di corruzione, la storia di un ragazzino che ha scelto di non scegliere, rimanendo dentro quelle storture che la prossimità gli ha insegnato a conoscere e riconoscere. Pietro Savastano, andando appresso ad Angelo, 'a Sirena, viene introdotto tra le fila della Camorra, al modus operandi della criminalità. Diventa quel che avrebbe dovuto evitare di essere. Ed è in questa sua metamorfosi che germina il seme di Gomorra, così come sette anni di messa in onda televisiva ce l'hanno raccontata.
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La normativa europea ha previsto un sistema graduale: nel 2024 copertura del 40% delle emissioni prodotte, poi salita al 70% nel 2025 e al 100% quest’anno. Un report del Centro studi Confindustria Sardegna ha disegnato uno scenario degli impatti della direttiva Ets trasporto marittimo sulle imprese dell’isola. Nello studio si sottolinea che se per un verso l’imposta dovrebbe accelerare l’introduzione di «innovazioni tecnologiche in grado di fornire un contributo estremamente significativo nella transizione ecologica, per un altro, ad oggi, assistiamo a un incremento esorbitante delle tariffe delle navi a totale discapito del sistema produttivo e del mercato finale». Considerando le due tratte più battute, la Cagliari-Livorno e, viceversa, la Olbia-Livorno, nel primo caso, nel 2024 l’Ets costava 6 euro a metro lineare per mezzo imbarcato (la misura media è di 13,6 metri lineari), con un costo complessivo di 81,60 euro. Nel 2025 l’importo a metro è passato a 16 euro con un sovraccosto di 217,60 euro. Per il 2026 con l’Ets al 100% l’onere, come ipotizza Confindustria, sarà di 27,14 euro a metro lineare e una maggior spesa per mezzo imbarcato di 369,10 euro. Questi rincari si scaricano lungo la filiera fino al consumatore finale. Il sistema Ets sta portando a un aumento anche del costo dei biglietti per i passeggeri. Le compagnie di navigazione hanno inserito nei preventivi una voce specifica, spesso chiamata «Supplemento Ets» o «Eco-Surcharge». Non è una tariffa fissa, ma varia in base alla lunghezza della tratta (ad esempio, la Civitavecchia-Olbia costa meno di supplemento rispetto alla Genova-Porto Torres). Poiché nel 2026 le compagnie devono coprire il 100% delle loro emissioni l’impatto sul prezzo finale è ora più visibile. C’è una nota parzialmente positiva: l’Unione europea ha previsto una deroga (esenzione) per i contratti di Continuità Territoriale fino al 2030. Questo significa che sulle rotte soggette a oneri di servizio pubblico (quelle «statali» con tariffe agevolate per i residenti), l’aumento dovrebbe essere nullo o molto contenuto. Il problema però è che molte rotte per la Sardegna sono operate in regime di «libero mercato» (soprattutto in estate o su tratte non coperte dalla continuità). Su queste navi, il rincaro Ets viene applicato pienamente e pagato da tutti, residenti e turisti. Alcune compagnie stanno cercando di compensare questi costi viaggiando a velocità ridotta per consumare meno carburante e pagare meno tasse, allungando però i tempi di percorrenza. Le aziende sarde hanno problematiche da affrontare anche per rimanere competitive. Per chi vuole risparmiare vale la regola dei voli, ovvero prenotare prima possibile perché i last minute sono diventati sensibilmente più costosi rispetto al passato.
Confitarma, l’associazione degli armatori, ha stimato che l’impatto totale per il sistema Italia nel 2026 dagli Ets a pieno regime, supererà i 600 milioni di euro. Questo costo, avverte l’organizzazione, non può essere assorbito dagli armatori senza mettere a rischio la sopravvivenza delle rotte. È inevitabile, se ne deduce, che potrebbe essere scaricato sulle tariffe. Cifre ufficiali non ci sono.Non c’è solo l’Ets. La Fuel Eu, altro regolamento europeo per diminuire le emissioni di gas serra, crea un costo aggiuntivo in Europa nel 2025 almeno tra 250 e 300 euro a tonnellata. L’aumento dei costi dei traghetti potrebbe spingere alcune aziende a preferire il trasporto tutto su gomma, dove possibile o a delocalizzare, aumentando le emissioni. Pertanto l’imprenditoria sarda si trova a dover pagare una tassa ambientale che chi produce in Lombardia o in Francia, usando camion su strada, non deve pagare allo stesso modo, creando una disparità di mercato. Cna Fita Sardegna ha segnalato che gli aumenti incidono in modo particolare sulle piccole imprese artigiane, già penalizzate dall’assenza di economie di scala e dall’impossibilità di accedere a meccanismi di compensazione automatica.
Sulla Cagliari-Livorno il costo a metro lineare è salito recentemente a 28,50 euro, con un totale di 387,60 euro per semirimorchio. Confrontando i dati con l’ultimo trimestre del 2025, la crescita arriva al 50%. La tratta Olbia-Livorno registra 23,60 euro a metro lineare, con un incremento del 43% rispetto al trimestre precedente. Le tariffe rischiano di rendere insostenibile la logistica per le aziende e c’è il pericolo di una stangata sui prezzi dei beni che viaggiano via mare.Intanto i marittimi respingono l’idea che questi aumenti abbiano a che fare con il costo del lavoro. «Sulle navi si naviga con equipaggi sempre più ridotti», spiegano, «spesso al limite della sicurezza. Non solo non beneficiamo di questi rincari, ma ne subiamo le conseguenze». Secondo i rappresentanti dei lavoratori del mare, negli ultimi anni le compagnie hanno puntato al contenimento dei costi comprimendo il personale. «Si parla di sostenibilità ambientale, ma non di sostenibilità sociale», sottolineano.
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