- Francesco Greco nei guai per le confessioni di Piero Amara. Davanti al disciplinare del Csm le toghe dell’hotel Champagne.
- A Perugia Piercamillo Davigo oppose il segreto per fatti precedenti alla consegna «ufficiale».
Lo speciale contiene due articoli.
L’ultima scossa del terremoto che sta sconquassando la magistratura italiana sembra l’anticipazione della profetica frase «finiranno per arrestarsi fra loro». Nel tardo pomeriggio di ieri viene diffusa la notizia che il procuratore capo di Milano, Francesco Greco (il quale andrà in pensione il prossimo novembre, ieri è scaduto il termine per la presentazione delle candidature alla quinta commissione per la sua successione), è indagato dalla Procura di Brescia, competente ad inquisire i colleghi meneghini, per aver ritardato l’apertura dell’indagine nata della dichiarazioni rilasciate da Piero Amara. Nella procura guidata da Francesco Prete inoltre sono stati recentemente iscritti nel registro degli indagati il pm Paolo Storari e l’ex consigliere del Csm Piercamillo Davigo, entrambi con l’accusa di rivelazione di segreto di ufficio, i due sarebbero i protagonisti della diffusione dei verbali di interrogatorio del «pentito» Amara. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Greco non avrebbe avviato tempestivamente le indagini in seguito alle dichiarazioni rese nel dicembre del 2019 dal legale siciliano, interrogato per la vicenda del cosiddetto complotto Eni, su una fantomatica associazione segreta in grado di condizionare nomine in magistratura e in incarichi pubblici. Indagini poi aperte, solo 5 mesi dopo, con le iscrizioni il 12 maggio di Amara, del suo collaboratore Alessandro Ferraro e dell’ex socio Giuseppe Calafiore. La notizia dell’avvio del procedimento, come atto dovuto nei confronti anche di Greco, è trapelata a seguito della comunicazione, avvenuta una ventina di giorni fa, da parte della Procura bresciana al Csm, al pg della Cassazione Giovanni Salvi e al ministero della Giustizia per gli eventuali profili disciplinari. Il reato che il suo collega Francesco Prete e il pm Donato Greco gli hanno contestato è l’omissione d’atti d’ufficio (art. 328 del codice penale, 1° comma).
Ieri a surriscaldare un clima già teso ha contribuito pure l’udienza disciplinare dello stesso Storari di fronte al collegio del Csm. Per il pm milanese la procura generale della Cassazione, retta da Giovanni Salvi, ha chiesto il trasferimento di ufficio e di funzioni. Alla base del procedimento i dissidi che Storari ha avuto con i suoi superiori, in particolare con lo stesso Greco e con il procuratore aggiunto Laura Pedio, sulla gestione del fascicolo scaturito dalle dichiarazioni dell’ex consulente esterno di Eni Amara. Occorre tener presente che Storari ai suoi capi aveva chiesto l’arresto di Amara, con l’accusa di calunnia. Il confronto tra Storari e i membri del collegio disciplinare, composto dal presidente Emanuele Basile, Filippo Donati, Giovanni Zaccaro, Paola Braggion, Antonio D’Amato e Carmelo Celentano, è durato circa tre ore. Per scoprire se Storari verrà allontanato da Milano occorrerà aspettare ancora qualche giorno, dato che l’udienza disciplinare riprenderà il 3 agosto. Dunque il prossimo martedì, sempre a porte chiuse, Palazzo dei Marescialli stabilirà il futuro della toga milanese, ma la decisione verrà resa nota, tramite un’ordinanza, solo nei giorni successivi. Al termine dell’udienza bocca cucita per Storari, il suo legale Paolo Della Sala, ha invece concesso ai cronisti presenti solo una dichiarazione: «Greco indagato? Non commentiamo, prendiamo atto di quanto accade e ci difendiamo per quanto ci viene contestato». Ieri a Piazza Indipendenza è andata in scena un’altra udienza disciplinare molto attesa, quella nei confronti degli ex cinque consiglieri, (Corrado Criscuoli, Antonio Lepre, Paolo Cartoni, Gianluigi Morlini e Luigi Spina) presenti alla riunione dell’hotel Champagne, svoltasi nella notte fra l’8 e il 9 maggio 2019. Sono servite sei ore ai rappresentanti della Procura generale della Cassazione per completare la requisitoria nei confronti degli ex membri di Palazzo Marescialli: per tutti e cinque è stata richiesta la misura della sospensione dalla funzione (Spina, Lepre e Morlini due anni, pena massima, un anno per Criscuoli e Cartoni). Come detto, nonostante tutti fossero presenti alla riunione dell’hotel Champagne, tra l’8 e il maggio 2019 (alla quale parteciparono anche Luca Palamara, Luca Lotti e Cosimo Ferri), l’accusa ha modulato le richieste in base al ruolo ricoperto dagli incolpati all’epoca dei fatti.
Tra le novità di giornata occorre segnalare anche quella inerente la Procura di Roma. Il Consiglio di Stato ha rigettato la richiesta di sospensiva presentata dall’attuale procuratore capo, Michele Prestipino, che aveva impugnato la sentenza a lui sfavorevole dell’11 maggio scorso con cui si confermava la decisione del Tar del Lazio.
Dunque il Csm dovrà eseguire la sentenza che ha annullato la nomina del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma e accolto le censure proposte dal procuratore generale di Firenze, Marcello Viola. Come detto, i giudici amministrativi con i verdetti dello scorso maggio, avevano rigettato gli appelli presentati dal Csm e da Prestipino e confermato la valutazione del Tar del Lazio che aveva annullato la nomina dello stesso attuale capo dei pm romani.
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