• La discussione sul contratto tra Lega e 5 stelle si sposta a Milano. Nel documento fissati 22 punti: l’accordo sulla flat tax e gli sbarchi tiene, spazio alla «rinegoziazione dei trattati europei». Oggi nuovo incontro.
  • Intanto, il capo dello Stato commemora Luigi Einaudi e lo usa come un bastone contro l’asse M5s-Lega: «Non usava la sua funzione in modo notarile: ha dato un incarico senza ascoltare i partiti e respingeva le leggi senza copertura». Un modo per mettere pressione sulla trattativa.
  • Le resistenze grilline sull’ingresso di Fratelli d’Italia nel governo restano, però il dialogo non si chiude. Grazie agli onorevoli di Giorgia Meloni, la maggioranza sarebbe più solida. E il leader 5 stelle, Luigi Di Maio, lo sa.

Lo speciale contiene tre articoli.

Trattativa lunga, con il pregio di mettere tutto nero su bianco. Anche se il contratto per il governo del cambiamento rischia una pericolosa tagliola già domani mattina, quando Matteo Salvini e Luigi Di Maio dovranno fornire al Colle il nome del premier.

Intanto mentre i due capi di Lega e 5 stelle viaggiano ancora nella totale diffidenza e pensano a come fronteggiare il ritorno alla candidabilità di Silvio Berlusconi, non scoprono le carte sui vertici del futuro governo. Tutto si concentra sul contratto che entro questo pomeriggio dovrebbe essere definito, anche se potrebbero volerci altri giorni per limarlo. Ieri sera prima di cena Salvini e Claudio Borghi, responsabile economico del Carroccio, hanno lasciato la sala del Pirellone nella quale sono stati chiusi per diverse ore. «Abbiamo trovato la quadra sui punti fondamentali di governo», ha dichiarato il numero uno leghista, confermando di non aver parlato di incarichi ma di temi perché «è meglio un governo che si impegni sulla base di un programma».

Al momento in cui è andato in stampa il presente articolo, i punti inseriti nella bozza di contratto erano 22 e stando alle indiscrezioni l’ultimo sarebbe quello legato al futuro dell’Ilva. Un punto che era stato chiesto con forza dai 5 stelle sul quale alla fine avrebbe prevalso la linea della Lega. I primi sono per la chiusura dello stabilimento, Salvini non ne vuol sapere. L’ipotesi è che venga stesa una dichiarazioni d’intenti sulla questione di Taranto che accontenti gli uni e gli altri, e quindi – di fatto – non dica nulla. Un rischio che vale anche per gli altri punti, visto che difficilmente il testo definitivo conterrà numeri esatti e stime di bilancio. Dall’immigrazione alla flat tax al reddito di cittadinanza alle norme sul conflitto di interessi, sono tutti i punti entrati nel possibile programma di governo.

E, dalle pensioni alle tasse, arrivano anche le prime simulazioni su costi ed effetti. L’introduzione del meccanismo di «quota 100», tra età anagrafica e contributi, per andare in pensione potrebbe costare 15 miliardi l’anno. La flat tax a due aliquote, con detrazioni decrescenti e cumulo dei redditi familiari, è l’altro pilastro, anche se nei fatti non potrebbe portare il nome di flat tax, avendo appunto due aliquote. Comunque, viste tutte le peculiarità progressive, il modello misto, come ieri ha calcolato il Sole 24 Ore potrebbe richiedere nel 2019 coperture per 50 miliardi. Malgrado la criticabilità tecnica, sarebbe un importante taglio di tasse: «A conti fatti i benefici, per una gran parte di contribuenti, potrebbero garantire un alleggerimento attorno al 40-50% per la maggior parte delle famiglie», si legge sul quotidiano di Confindustria. C’è poi il reddito di cittadinanza. Si lavora a una soluzione di compromesso ispirata al «reddito di autonomia» sperimentato dalla Regione Lombardia e in ogni caso l’ipotesi non supererebbe i due anni di durata.

In pratica, un allargamento dell’attuale reddito d’inclusione, approvato lo scorso anno dal governo di Paolo Gentiloni. La necessità di annullare l’aumento Iva da 12,5 miliardi che scatterebbe a gennaio in caso di mancate coperture è uno degli aspetti più delicati della trattativa. Venerdì mattina fonti vicine ai grillini avevano dichiarato apertamente di voler rispettare tutti i diktat europei. «Non ci saranno forzature», recitava più di una agenzia. «Un eventuale sforamento sarebbe comunque concordato con i partner europei, anche se l’obiettivo del prossimo esecutivo, che sarà razionale e ragionevole, è quello di rispettare il target dell’1,5%». Se dovesse essere necessario sforare, «a quel punto ne discuteranno nei consessi internazionali e con garbo», spiegava la principale agenzia di stampa italiana. Salvini è invece su una posizione più sostenuta. Chi l’ha incontrato l’ha definito infuriato per le dichiarazioni fatte trapelare da Di Maio. Non a caso la Lega punta a gestire le clausole di salvaguardia allargando la percentuale del deficit. Se il prossimo esecutivo non riuscisse a sterilizzarle ogni famiglia italiana – stando ai dati della Cgia di Mestre – subirà un incremento medio di imposta pari a 242 euro. E questa sarebbe stata la leva principale utilizzata dal Carroccio per convincere la controparte a sottoscrivere anche i punti aggiunti nel corso della giornata e tutti riguardanti i rapporti con l’Ue. Nel contratto di governo è quindi spuntato un impegno programmatico a rivedere i principali accordi con l’Europa (Salvini l’ha detto: «Rinegozieremo i trattati Ue») a cominciare dalle tematiche bancarie (che saranno affrontate a Bruxelles a partire dal 28 giugno prossimo) e quelle connesse alla revisione del trattato di Dublino.

Sulla gestione dell’immigrazione ci sono state infatti convergenze totali, in particolare sul contrasto ai clandestini e sul rafforzamento delle procedure per il rimpatrio forzato dei migranti irregolari presenti sul territorio nazionale. In qualche modo l’aria milanese (i due partiti hanno deciso di trovarsi nella sede del consiglio regionale della Lombardia e non a Roma) si è fatta sentire. E se Di Maio ieri sera si è detto soddisfatto definendo i punti di convergenza ampi, Salvini ha ribadito che se le congruenze arriveranno all’80% «il governo può partire». Il motto sarà, dunque, meno tasse e un’Europa più snella. Anche se il seme iniziale della trattativa rappresenta un paradosso di fondo. La bozza del contratto, anzi il template del documento, è stato fornita dai 5 stelle ed è letteralmente copiato dal contratto firmato in Germania dall’Spd, Csu e Cdu con notaio Angela Merkel. D’altronde Rocco Casalino, il portavoce, parla tedesco quasi meglio dell’italiano.

Claudio Antonelli


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