2024-03-02
L’inchiesta del caso Crosetto s’allarga. Più di 15 indagati, compreso un pm
La Procura di Perugia ha iscritto pure il magistrato antimafia Antonio Laudati. Coinvolti anche diversi giornalisti. Tutto è partito da una denuncia del ministro della Difesa che sarebbe stato «attenzionato» illegalmente.Veleni e misteri. L’inchiesta sui presunti dossieraggi operati da parte di un ufficiale della Guardia di finanza sino all’anno scorso di stanza presso la Direzione nazionale antimafia potrebbe essere a un punto di svolta. Il procuratore di Perugia Raffaele Cantone ha convocato il tenente Pasquale Striano dopo avergli contestato decine di presunti accessi abusivi alle banche dati in uso presso la Dna, in particolare all’archivio delle segnalazioni di operazioni sospette dell’Antiriciclaggio e ai database dell’Agenzia delle entrate. L’uomo avrebbe ficcato il naso illecitamente negli affari del ministro della Difesa Guido Crosetto. Notizie che, in parte, sarebbero poi finite sul quotidiano Il Domani. Da qui la denuncia del politico e l’apertura dell’inchiesta che sembra aver scoperchiato un piccolo vaso di pandora.Il militare è accusato dalla Procura di accesso abusivo a sistema informatico, falso, abuso d’ufficio e diverse rivelazioni di segreto, non solo a giornalisti. Lui sostiene di essere un capro espiatorio e, per ora, dopo essere stato convocato per essere interrogato, si è avvalso della facoltà di non rispondere. «Io parlerò quando le indagini saranno chiuse come è previsto dalla legge. Voglio prima vedere tutto quello che hanno tirato fuori dal mio pc» ha fatto sapere. Poi ha lanciato un messaggio sibillino: «Ho un intero libro da aprire, che andrò a raccontare nell’aula processuale». Per più di un decennio ha combattuto la criminalità organizzata «senza gratificazioni e straordinari», solo per la sua «ossessione», la lotta alla mafia. Ma a un certo punto avrebbe iniziato a interessarsi a personaggi che con le cosche non hanno nulla a che fare, come Crosetto e Matteo Renzi. Ma anche molti altri. Lui sostiene che tutto sia partito dall’appunto che aveva preparato su alcuni soci in affari (incensurati, ma in passato indagati) di Crosetto, un’indagine in embrione consegnata alla Procura di Roma. «Quegli appunti riservati che ho scritto e le persone di cui mi sono occupato che fine hanno fatto? Hanno preferito colpire me per accontentare una classe politica?» si domanda.Renzi? «Le ricerche che ho fatto su di lui sono confluite in un appunto che mi ha chiesto la Procura nazionale, una segnalazione che riguardava gli emirati arabi». I presunti accessi abusivi attenzionati dalla Procura di Perugia partirebbero dal 2018-2019 e riguarderebbero molti soggetti sensibili. Come Silvio Berlusconi. «Mi è stato chiesto un appunto pure su di lui e sulle persone a lui vicine, per esempio su Marcello Dell’Utri, per capire che cosa uscisse dalle sos». Striano avrebbe preparato una nota anche su Giancarlo Foscale, ex sodale del Cavaliere. Accertamenti che sarebbero stati fatti soprattutto sotto la direzione di Federico Cafiero De Raho (non indagato), ma anche in tempi più recenti. Il capo della Dna, Giovanni Melillo, ha assicurato di aver preso provvedimenti per evitare investigazioni fuori controllo o, addirittura, dossieraggi.Il problema è che sino a pochi mesi fa alla Dna avevano carta bianca e le indagini potevano iniziare con mandati «all’orecchio». Pre-investigazioni che avvenivano senza contestazioni formali di reato, cosa impossibile in qualsiasi Procura. Persino i servizi segreti, per attivare le cosiddette intercettazioni preventive, hanno bisogno del visto di un magistrato. Alla Dna le regole d’ingaggio erano diverse e molte indagini partivano «di impulso», senza bisogno di particolari autorizzazioni. Risultato: sono state iscritte sul registro degli indagati a Perugia più quindici persone, tra cui diversi giornalisti. Per Striano alcuni dei soggetti sotto inchiesta erano persone a lui vicine che avevano suggerito dei target. Tra i novelli investigatori ci sarebbero persino un ristoratore e «l’amico della palestra».Striano, a cui è stato sequestrato il cellulare («se avessi avuto qualcosa da nascondere non lo avrei fatto trovare» ha spiegato al proprio avvocato), aveva una grande rete di informatori e molte conoscenze nel mondo del giornalismo. Proprio per questi rapporti borderline sono stati iscritti sul registro degli indagati diversi cronisti del Domani, giornale particolarmente informato sulle investigazioni di Striano. Certamente avevano rapporti con il tenente i due giornalisti del caso Metropol, Giovanni Tizian e Stefano Vergine e il direttore del quotidiano Emiliano Fittipaldi. La Procura ha riscontrato che parte delle scoperte di Striano sugli affari del ministro della Difesa Crosetto sono finite sul giornale di Carlo De Benedetti.Ma l’ufficiale avrebbe approfondito anche le segnalazioni sospette riguardanti moltissimi altri personaggi, soprattutto politici. In compenso, in questa storia, Francesco Totti, al contrario di quanto riportato da molti media, non c’entra assolutamente nulla. Il finanziere nega di aver fatto gli accessi per denaro, ma sostiene di essere stato guidato unicamente dalla sua ossessione, quella di pensare che a ogni angolo possa nascondersi la mafia. Ieri, due quotidiani nazionali hanno dato in anteprima la notizia dell’iscrizione del sostituto procuratore Antonio Laudati, sino a pochi mesi fa responsabile del servizio Sos (segnalazioni di operazioni sospette) della Dna, a cui vengono contestati quattro specifici e circoscritti episodi (che non c’entrano nulla con le «spiate» sui politici). Era lui il diretto superiore di Striano ai tempi dei fatti contestati. La notizia del coinvolgimento del magistrato ieri è stata data in modo enfatico e pasticciato, tanto che un noto sito internet è arrivato a questa sintesi: «Pm antimafia indagato: “spiava” Totti e La Russa».I titoli dei quotidiani erano un po’ allusivi: «Politici e vip spiati indagato pm antimafia. La spy story nata da una denuncia di Crosetto. Violati pure i conti bancari. Nei guai Antonio Laudati, l’ex procuratore di Bari che inquisì Berlusconi». Secondo giornale: «La denuncia di Crosetto e l’inchiesta sui dossier Indagato anche il pm della Procura antimafia. Perugia Laudati convocato da Cantone: ma sceglie il silenzio». Ma l’avvocato di Laudati, il professor Andrea R. Castaldo, ha prontamente smentito: «La circostanza che il dottor Laudati non si sarebbe presentato all’interrogatorio, intendendo avvalersi della facoltà di non rispondere, è del tutto falsa. Altrettanto falso che risponderebbe del reato di divulgazione di informazioni riservate. Si tratta di notizie intrinsecamente diffamatorie, che ledono la reputazione del mio assistito, motivo per il quale ci si riserva ogni azione nelle sedi competenti».Il legale ha anche aggiunto: «Si precisa come l’attuale vicenda processuale nasca proprio a seguito di una relazione di servizio a firma del dottor Laudati rivolta alla Procura della Repubblica di Roma, nella quale si circostanziavano irregolarità commesse da un ufficiale della Guardia di Finanza». La toga e il militare (che sono indagati per gli stessi reati) avrebbero effettuato ricerche considerate illecite su segnalazioni arrivate dall’esterno. Per esempio avrebbero acceso un faro su una speculazione edilizia avviata nelle vicinanze dell’abitazione di Laudati e che sarebbe risultata, dopo le prime verifiche, in odor di mafia. Un amministratore di condominio avrebbe denunciato storture sull’ecobonus consentendo di arrivare a telefoni di persone collegate alle ’ndrine.Un altro caso riguarda un’indicazione che sarebbe arrivata da un procuratore sportivo di Napoli, considerato amico di Laudati. In questo caso oggetto della soffiata sarebbero stati due magistrati, marito e moglie, che avrebbero portato in Austria mezzo milione di euro. Per Striano e le sue fonti ci sarebbe stato un collegamento con i clan. «C’era tutto per fare un’indagine» ha dichiarato il militare. Ma gli inquirenti umbri sembrano di tutt’altro avviso. Per la Procura di Perugia si tratterebbe di approfondimenti effettuati solo per motivi privati. Prossimamente i giudici dovranno decidere se Striano e Laudati fossero realmente mossi da fini personali o meno.