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2025-05-21
In Spagna sequestrano i conti correnti. Maxi sanatoria per 470.000 immigrati
Pedro Sanchez (Ansa)
Nuova tegola per i cittadini spagnoli, che hanno verificato a proprie spese gli effetti di un blackout energetico durato fino a dodici ore, nell’impossibilità tra l’altro di effettuare pagamenti elettronici. Un regolamento di Hacienda, l’Agenzia delle entrate con sede centrale a Madrid, ha rafforzato i controlli sui movimenti di denaro contante.
Aziende e privati sono tenuti a comunicare in anticipo, almeno 24 ore prima, prelievi di 3.000 euro o più. Lo devono fare utilizzando i moduli disponibili sul sito web dell'Agenzia. In caso contrario si incorre in sanzioni che variano dal 50% al 150% dell’importo, come stabilito dalla Legge tributaria generale. Si possono arrivare a pagare anche 150.000 euro di multa.
Questa procedura può essere completata con un certificato digitale, una «chiave» o un documento d'identità elettronico. La normativa stabilisce che la notifica deve contenere informazioni quali l’importo, lo scopo del prelievo, l’identità del richiedente e del beneficiario finale del denaro se sono diversi. Una volta inviata la comunicazione, si riceve dall’agenzia una ricevuta da mostrare alla banca al momento del prelievo.
Se non si opera in autonomia, provvede l’istituto di credito a segnalare alla Banca di Spagna e ad Hacienda tutte le transazioni in contanti a partire dai 3.000 euro, nonché l’utilizzo di banconote da 500 euro, tramite una dichiarazione nota come «Modello 171». La banca deve bloccare temporaneamente le transazioni, qualora rilevi che non è stato rispettato l’obbligo di notifica preventiva, ed è tenuta a comunicare informazioni sulle società o sui lavoratori autonomi che effettuano i prelievi, sull’entità del conto e sul valore finanziario dell’operazione compiuta. Il modello 171 è poi un documento annuale che viene compilato nel primo trimestre.
In poche parole, se un abitante della Penisola Iberica decide di tenere in casa una piccola riserva di denaro, per far fronte a un acquisto o a un pagamento in caso di corto circuito di bancomat e carte di credito come avvenuto durante il mega blackout dello scorso 28 aprile, le nuove disposizioni vietano questa possibilità. Solo pochi spiccioli vanno tenuti nel salvadanaio, giusto per comprare il latte e un chilogrammo di patate.
Un inasprimento della normativa che genera malcontento. Malgrado venga sbandierato che l’accesso al contante è limitato, a favore dei metodi di pagamento digitale, gran parte della popolazione ancora gira con soldi in tasca per far fronte alle piccole spese. Per questo tiene banconote in casa e vede male le restrizioni nei prelievi.
Il governo si è affrettato a spiegare che in caso di inosservanza dell’obbligo non scatta un’accusa diretta di frode, ma che si tratta di un punto di partenza per il Tesoro nel suo processo di controllo fiscale. Capirai che consolazione. La giustificazione ufficiale è che l’aumento delle transazioni digitali e i sospetti di riciclaggio spingono a rafforzare la vigilanza sul denaro contante nel timore che possa essere utilizzato per attività illegali, a causa della difficoltà di rintracciarne la provenienza.
Non è finita, sul fronte nuovi regolamenti. Anche le transazioni ripetute di importi ridotti, come prelievi frequenti di 800 o 900 euro, possono destare sospetti se non sono adeguatamente giustificate.
Allo stesso modo, quando si deposita denaro contante su un conto bancario, il limite senza giustificazione è di 3.000 euro, indipendentemente dal fatto che si tratti di un deposito una tantum o ricorrente. Nel mirino del controllo fiscale sono finiti pure i trasferimenti di denaro tra componenti della stessa famiglia. Ad esempio, contributi dei genitori per il pagamento di un’auto, dell’affitto o della ristrutturazione di una casa e altre forme di aiuto per le spese più ingenti di figli con scarse entrate o senza un reddito fisso, possono essere oggetto di accertamenti se non documentati.
Secondo la legge, quando l’importo supera i 6.000 euro, viene attivata una segnalazione all’Agenzia delle Entrate che esaminerà l’operazione per verificare che tutto sia stato eseguito nel rispetto delle normative. Nel caso in cui i beneficiari non riuscissero a dimostrare l’origine del denaro ricevuto, rischiano un’ispezione che comporta sanzioni fiscali.
Le autorità dispongono degli strumenti per rilevare questi movimenti e valutare se vi sia una giustificazione. Niente più causali generiche, dunque, per non mortificare il giovane che riceve l’aiuto da mamma e papà o dai nonni: tutto va sbandierato con pezze d’appoggio, improbabili quanto impietose che vanno conservate per non meno di cinque anni.
Le transazioni commerciali di importo superiore a 1.000 euro non possono essere pagate in contanti, così pure i pagamenti tra professionisti e imprese. Per le persone fisiche, il limite del pagamento cash è di 2.500 euro. Alle frontiere, in uscita o entrata si possono portare fino a 9.999 euro senza dover darne comunicazione. Movimenti all’interno del territorio nazionale di importi pari o superiori a 100.000 vanno dichiarati.
Se quest’ultimo obbligo riguarda un numero limitato di persone, l’imposizione di una soglia di sbarramento così bassa per avere accesso indisturbato ai tuoi soldi in banca risulta un vero sopruso.
Dopo averli presi a pistolettate, Madrid vuole regolarizzare 470.000 clandestini
Pedro Sánchez, premier spagnolo di un governo socialista, spinge per la regolarizzazione di 470.000 immigrati con l’unico requisito di essere arrivati entro il 31 dicembre del 2024. Ha sostenuto che questa sarebbe una priorità per il mercato. Non è ricorso neanche a retoriche più o meno farisee di tipo umanitario, lo fa perché l’economia ne ha bisogno. Peccato che la Spagna abbia il tasso di disoccupazione più alto d’Europa, all’11,36% nel primo trimestre del 2025 in aumento rispetto al 10,61% del trimestre precedente.
Molti affermano che, in questo mondo, tutti i parametri a cui eravamo normalmente abituati stanno saltando, ma è veramente difficile capire quale sia la logica con la quale, girando di fatto le spalle ai disoccupati spagnoli - tra i quali, tra l’altro, vi sono parte di immigrati regolari -, si apre indiscriminatamente agli immigrati che sono arrivati irregolarmente e, quindi, con un atto discriminatorio nei confronti di coloro che si sono fatti regolarmente tutta la trafila per divenire regolari. Non sarebbe giustificabile, in un certo senso, e anche dal punto di vista umanitario, perché il diritto, in questo caso, va a farsi fottere.
In più c’è da considerare il fatto, a tutti noto, che, al contrario dell’Italia, gli immigrati che arrivano via mare in Spagna non solo non vengono accolti ma è cronaca che spesso gli viene sparato mentre ancora sono al largo sui gommoni o barconi della speranza.
Si può capire che Sánchez, in questo momento, abbia bisogno di rinsaldare il suo governo perché le cose per gli spagnoli non vanno affatto bene, ma ci sarà pure un limite di ragionevolezza, e prima ancora di decenza, da rispettare nei provvedimenti che si adottano, oppure tutto questo non conta più nulla e ognuno agisce a capocchia?
Altra questione. Da una parte le forze dell’ordine sparano alle imbarcazioni che tentano di approdare sulle coste spagnole, dall’altra quando coloro che lo vogliono fare sapranno di questa regolarizzazione, evidentemente, saranno invogliati a provarci e cercheranno ogni modo, via mare o via terra, sperando che prima o poi ci sarà un’altra regolarizzazione. Quindi, da una parte sparo agli immigrati clandestini e dall’altra accolgo quelli che per evidente incompetenza dei tiratori spagnoli non sono stati presi. A me sembra che siamo in un mondo di matti. Lo dico con franchezza e con una punta di ironia, ma anche con sentimento di spaesamento e di angoscia perché la Spagna è un Paese europeo e ci doveva essere una ripartizione degli immigrati nei vari Paesi che non c’è stata e che, alla fine, ha convinto gli Stati, anche a guida di centrosinistra come la Germania o la Gran Bretagna (anche se non è più in Europa), a prendere provvedimenti per chiudere di fatto le frontiere.
L’Italia è stata criticata dai Paesi europei per la disumanità di alcuni provvedimenti tipo il decreto Salvini firmato insieme a Giuseppe Conte durante il periodo del governo gialloverde e, addirittura, prima delle elezioni vinte poi da Giorgia Meloni. Leader di Paesi europei, nonché della Ue, avevano sostenuto che avrebbero dovuto vigilare sulla democrazia in Italia. Tutto questo mentre in Spagna sparavano alle imbarcazioni, la Gran Bretagna voleva mandare immigrati a pagamento in Ruanda e la Francia menava, alla frontiera italofrancese di Ventimiglia, coloro che volevano varcare il confine con delle scariche di botte documentate che se avessimo osato farlo in Italia sarebbe scoppiato il finimondo.
Dicevamo sopra che il tasso di disoccupazione spagnolo è il più alto d’Europa. Tra l’altro, se si va a vedere il numero dei disoccupati per nazionalità, si vede che la disoccupazione è aumentata di 147.900 unità tra gli spagnoli e di 45.800 tra gli stranieri. Quindi, il signor Sánchez ha in casa quasi 50.000 stranieri (la maggior parte immigrati) cui non riesce il mercato spagnolo a dare lavoro e ne regolarizza più di 470.000, cioè dieci volte gli stranieri che sono già disoccupati. Come detto, non si può parlare di fatto umanitario perché altrimenti non si spiegherebbe il trattamento a fucilate che riserva a coloro che arrivano dal mare; è totalmente illogico, con questi numeri, parlare di fantomatiche esigenze del mercato. E allora perché lo fa? Problemi di politica interna, difficoltà a gestire il fenomeno migratorio, lisciare il pelo di coloro che in Spagna vorrebbero, come in Italia, una immigrazione indiscriminata? Per carità, ognuno, eletto democraticamente e governando legittimamente, può assumere i provvedimenti che crede ma, certamente, questo fatto costituisce un precedente negativo anzitutto per la Spagna ma poi per l’Europa in generale che dovrebbe far rispettare alcune regole comuni che, tra l’altro, già esistono e che dicono che l’accoglienza degli immigrati deve essere regolare e dovrebbe essere legata alla capacità per loro di avere un lavoro e una casa.
Va tutto bene così signora Von der Leyen? È vero che è impegnata sulla questione russo-ucraina e ha tanto da fare pur non ottenendo un fico secco, ma in qualche pausa di questo lavoro improduttivo dia un occhio a quel che fa Sánchez in Spagna e poi, magari, invece di preoccuparsi del fascismo in Italia, si preoccupi dei provvedimenti irragionevoli e negativi del governo spagnolo.
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Per ritirare da 3.000 euro in su è necessaria la comunicazione, almeno 24 ore prima, all’Agenzia delle entrate. Le sanzioni variano dal 50 al 150% dell’importo. Una lotta al contante senza precedenti nel Paese che il 28 aprile si è fermato per il blackout.Pedro Sánchez spinge per la maxi sanatoria, citando presunte ragioni economiche. Ne godrebbe chi è arrivato entro il 31 dicembre.Lo speciale contiene due articoliNuova tegola per i cittadini spagnoli, che hanno verificato a proprie spese gli effetti di un blackout energetico durato fino a dodici ore, nell’impossibilità tra l’altro di effettuare pagamenti elettronici. Un regolamento di Hacienda, l’Agenzia delle entrate con sede centrale a Madrid, ha rafforzato i controlli sui movimenti di denaro contante. Aziende e privati sono tenuti a comunicare in anticipo, almeno 24 ore prima, prelievi di 3.000 euro o più. Lo devono fare utilizzando i moduli disponibili sul sito web dell'Agenzia. In caso contrario si incorre in sanzioni che variano dal 50% al 150% dell’importo, come stabilito dalla Legge tributaria generale. Si possono arrivare a pagare anche 150.000 euro di multa. Questa procedura può essere completata con un certificato digitale, una «chiave» o un documento d'identità elettronico. La normativa stabilisce che la notifica deve contenere informazioni quali l’importo, lo scopo del prelievo, l’identità del richiedente e del beneficiario finale del denaro se sono diversi. Una volta inviata la comunicazione, si riceve dall’agenzia una ricevuta da mostrare alla banca al momento del prelievo. Se non si opera in autonomia, provvede l’istituto di credito a segnalare alla Banca di Spagna e ad Hacienda tutte le transazioni in contanti a partire dai 3.000 euro, nonché l’utilizzo di banconote da 500 euro, tramite una dichiarazione nota come «Modello 171». La banca deve bloccare temporaneamente le transazioni, qualora rilevi che non è stato rispettato l’obbligo di notifica preventiva, ed è tenuta a comunicare informazioni sulle società o sui lavoratori autonomi che effettuano i prelievi, sull’entità del conto e sul valore finanziario dell’operazione compiuta. Il modello 171 è poi un documento annuale che viene compilato nel primo trimestre. In poche parole, se un abitante della Penisola Iberica decide di tenere in casa una piccola riserva di denaro, per far fronte a un acquisto o a un pagamento in caso di corto circuito di bancomat e carte di credito come avvenuto durante il mega blackout dello scorso 28 aprile, le nuove disposizioni vietano questa possibilità. Solo pochi spiccioli vanno tenuti nel salvadanaio, giusto per comprare il latte e un chilogrammo di patate. Un inasprimento della normativa che genera malcontento. Malgrado venga sbandierato che l’accesso al contante è limitato, a favore dei metodi di pagamento digitale, gran parte della popolazione ancora gira con soldi in tasca per far fronte alle piccole spese. Per questo tiene banconote in casa e vede male le restrizioni nei prelievi.Il governo si è affrettato a spiegare che in caso di inosservanza dell’obbligo non scatta un’accusa diretta di frode, ma che si tratta di un punto di partenza per il Tesoro nel suo processo di controllo fiscale. Capirai che consolazione. La giustificazione ufficiale è che l’aumento delle transazioni digitali e i sospetti di riciclaggio spingono a rafforzare la vigilanza sul denaro contante nel timore che possa essere utilizzato per attività illegali, a causa della difficoltà di rintracciarne la provenienza. Non è finita, sul fronte nuovi regolamenti. Anche le transazioni ripetute di importi ridotti, come prelievi frequenti di 800 o 900 euro, possono destare sospetti se non sono adeguatamente giustificate. Allo stesso modo, quando si deposita denaro contante su un conto bancario, il limite senza giustificazione è di 3.000 euro, indipendentemente dal fatto che si tratti di un deposito una tantum o ricorrente. Nel mirino del controllo fiscale sono finiti pure i trasferimenti di denaro tra componenti della stessa famiglia. Ad esempio, contributi dei genitori per il pagamento di un’auto, dell’affitto o della ristrutturazione di una casa e altre forme di aiuto per le spese più ingenti di figli con scarse entrate o senza un reddito fisso, possono essere oggetto di accertamenti se non documentati. Secondo la legge, quando l’importo supera i 6.000 euro, viene attivata una segnalazione all’Agenzia delle Entrate che esaminerà l’operazione per verificare che tutto sia stato eseguito nel rispetto delle normative. Nel caso in cui i beneficiari non riuscissero a dimostrare l’origine del denaro ricevuto, rischiano un’ispezione che comporta sanzioni fiscali. Le autorità dispongono degli strumenti per rilevare questi movimenti e valutare se vi sia una giustificazione. Niente più causali generiche, dunque, per non mortificare il giovane che riceve l’aiuto da mamma e papà o dai nonni: tutto va sbandierato con pezze d’appoggio, improbabili quanto impietose che vanno conservate per non meno di cinque anni.Le transazioni commerciali di importo superiore a 1.000 euro non possono essere pagate in contanti, così pure i pagamenti tra professionisti e imprese. Per le persone fisiche, il limite del pagamento cash è di 2.500 euro. Alle frontiere, in uscita o entrata si possono portare fino a 9.999 euro senza dover darne comunicazione. Movimenti all’interno del territorio nazionale di importi pari o superiori a 100.000 vanno dichiarati. Se quest’ultimo obbligo riguarda un numero limitato di persone, l’imposizione di una soglia di sbarramento così bassa per avere accesso indisturbato ai tuoi soldi in banca risulta un vero sopruso.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/in-spagna-sequestrano-i-conti-correnti-maxi-sanatoria-per-470-000-immigrati-2672172486.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dopo-averli-presi-a-pistolettate-madrid-vuole-regolarizzare-470-000-clandestini" data-post-id="2672172486" data-published-at="1747772293" data-use-pagination="False"> Dopo averli presi a pistolettate, Madrid vuole regolarizzare 470.000 clandestini Pedro Sánchez, premier spagnolo di un governo socialista, spinge per la regolarizzazione di 470.000 immigrati con l’unico requisito di essere arrivati entro il 31 dicembre del 2024. Ha sostenuto che questa sarebbe una priorità per il mercato. Non è ricorso neanche a retoriche più o meno farisee di tipo umanitario, lo fa perché l’economia ne ha bisogno. Peccato che la Spagna abbia il tasso di disoccupazione più alto d’Europa, all’11,36% nel primo trimestre del 2025 in aumento rispetto al 10,61% del trimestre precedente. Molti affermano che, in questo mondo, tutti i parametri a cui eravamo normalmente abituati stanno saltando, ma è veramente difficile capire quale sia la logica con la quale, girando di fatto le spalle ai disoccupati spagnoli - tra i quali, tra l’altro, vi sono parte di immigrati regolari -, si apre indiscriminatamente agli immigrati che sono arrivati irregolarmente e, quindi, con un atto discriminatorio nei confronti di coloro che si sono fatti regolarmente tutta la trafila per divenire regolari. Non sarebbe giustificabile, in un certo senso, e anche dal punto di vista umanitario, perché il diritto, in questo caso, va a farsi fottere. In più c’è da considerare il fatto, a tutti noto, che, al contrario dell’Italia, gli immigrati che arrivano via mare in Spagna non solo non vengono accolti ma è cronaca che spesso gli viene sparato mentre ancora sono al largo sui gommoni o barconi della speranza. Si può capire che Sánchez, in questo momento, abbia bisogno di rinsaldare il suo governo perché le cose per gli spagnoli non vanno affatto bene, ma ci sarà pure un limite di ragionevolezza, e prima ancora di decenza, da rispettare nei provvedimenti che si adottano, oppure tutto questo non conta più nulla e ognuno agisce a capocchia? Altra questione. Da una parte le forze dell’ordine sparano alle imbarcazioni che tentano di approdare sulle coste spagnole, dall’altra quando coloro che lo vogliono fare sapranno di questa regolarizzazione, evidentemente, saranno invogliati a provarci e cercheranno ogni modo, via mare o via terra, sperando che prima o poi ci sarà un’altra regolarizzazione. Quindi, da una parte sparo agli immigrati clandestini e dall’altra accolgo quelli che per evidente incompetenza dei tiratori spagnoli non sono stati presi. A me sembra che siamo in un mondo di matti. Lo dico con franchezza e con una punta di ironia, ma anche con sentimento di spaesamento e di angoscia perché la Spagna è un Paese europeo e ci doveva essere una ripartizione degli immigrati nei vari Paesi che non c’è stata e che, alla fine, ha convinto gli Stati, anche a guida di centrosinistra come la Germania o la Gran Bretagna (anche se non è più in Europa), a prendere provvedimenti per chiudere di fatto le frontiere. L’Italia è stata criticata dai Paesi europei per la disumanità di alcuni provvedimenti tipo il decreto Salvini firmato insieme a Giuseppe Conte durante il periodo del governo gialloverde e, addirittura, prima delle elezioni vinte poi da Giorgia Meloni. Leader di Paesi europei, nonché della Ue, avevano sostenuto che avrebbero dovuto vigilare sulla democrazia in Italia. Tutto questo mentre in Spagna sparavano alle imbarcazioni, la Gran Bretagna voleva mandare immigrati a pagamento in Ruanda e la Francia menava, alla frontiera italofrancese di Ventimiglia, coloro che volevano varcare il confine con delle scariche di botte documentate che se avessimo osato farlo in Italia sarebbe scoppiato il finimondo. Dicevamo sopra che il tasso di disoccupazione spagnolo è il più alto d’Europa. Tra l’altro, se si va a vedere il numero dei disoccupati per nazionalità, si vede che la disoccupazione è aumentata di 147.900 unità tra gli spagnoli e di 45.800 tra gli stranieri. Quindi, il signor Sánchez ha in casa quasi 50.000 stranieri (la maggior parte immigrati) cui non riesce il mercato spagnolo a dare lavoro e ne regolarizza più di 470.000, cioè dieci volte gli stranieri che sono già disoccupati. Come detto, non si può parlare di fatto umanitario perché altrimenti non si spiegherebbe il trattamento a fucilate che riserva a coloro che arrivano dal mare; è totalmente illogico, con questi numeri, parlare di fantomatiche esigenze del mercato. E allora perché lo fa? Problemi di politica interna, difficoltà a gestire il fenomeno migratorio, lisciare il pelo di coloro che in Spagna vorrebbero, come in Italia, una immigrazione indiscriminata? Per carità, ognuno, eletto democraticamente e governando legittimamente, può assumere i provvedimenti che crede ma, certamente, questo fatto costituisce un precedente negativo anzitutto per la Spagna ma poi per l’Europa in generale che dovrebbe far rispettare alcune regole comuni che, tra l’altro, già esistono e che dicono che l’accoglienza degli immigrati deve essere regolare e dovrebbe essere legata alla capacità per loro di avere un lavoro e una casa. Va tutto bene così signora Von der Leyen? È vero che è impegnata sulla questione russo-ucraina e ha tanto da fare pur non ottenendo un fico secco, ma in qualche pausa di questo lavoro improduttivo dia un occhio a quel che fa Sánchez in Spagna e poi, magari, invece di preoccuparsi del fascismo in Italia, si preoccupi dei provvedimenti irragionevoli e negativi del governo spagnolo.
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
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Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».