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2025-05-21
In Spagna sequestrano i conti correnti. Maxi sanatoria per 470.000 immigrati
Pedro Sanchez (Ansa)
Nuova tegola per i cittadini spagnoli, che hanno verificato a proprie spese gli effetti di un blackout energetico durato fino a dodici ore, nell’impossibilità tra l’altro di effettuare pagamenti elettronici. Un regolamento di Hacienda, l’Agenzia delle entrate con sede centrale a Madrid, ha rafforzato i controlli sui movimenti di denaro contante.
Aziende e privati sono tenuti a comunicare in anticipo, almeno 24 ore prima, prelievi di 3.000 euro o più. Lo devono fare utilizzando i moduli disponibili sul sito web dell'Agenzia. In caso contrario si incorre in sanzioni che variano dal 50% al 150% dell’importo, come stabilito dalla Legge tributaria generale. Si possono arrivare a pagare anche 150.000 euro di multa.
Questa procedura può essere completata con un certificato digitale, una «chiave» o un documento d'identità elettronico. La normativa stabilisce che la notifica deve contenere informazioni quali l’importo, lo scopo del prelievo, l’identità del richiedente e del beneficiario finale del denaro se sono diversi. Una volta inviata la comunicazione, si riceve dall’agenzia una ricevuta da mostrare alla banca al momento del prelievo.
Se non si opera in autonomia, provvede l’istituto di credito a segnalare alla Banca di Spagna e ad Hacienda tutte le transazioni in contanti a partire dai 3.000 euro, nonché l’utilizzo di banconote da 500 euro, tramite una dichiarazione nota come «Modello 171». La banca deve bloccare temporaneamente le transazioni, qualora rilevi che non è stato rispettato l’obbligo di notifica preventiva, ed è tenuta a comunicare informazioni sulle società o sui lavoratori autonomi che effettuano i prelievi, sull’entità del conto e sul valore finanziario dell’operazione compiuta. Il modello 171 è poi un documento annuale che viene compilato nel primo trimestre.
In poche parole, se un abitante della Penisola Iberica decide di tenere in casa una piccola riserva di denaro, per far fronte a un acquisto o a un pagamento in caso di corto circuito di bancomat e carte di credito come avvenuto durante il mega blackout dello scorso 28 aprile, le nuove disposizioni vietano questa possibilità. Solo pochi spiccioli vanno tenuti nel salvadanaio, giusto per comprare il latte e un chilogrammo di patate.
Un inasprimento della normativa che genera malcontento. Malgrado venga sbandierato che l’accesso al contante è limitato, a favore dei metodi di pagamento digitale, gran parte della popolazione ancora gira con soldi in tasca per far fronte alle piccole spese. Per questo tiene banconote in casa e vede male le restrizioni nei prelievi.
Il governo si è affrettato a spiegare che in caso di inosservanza dell’obbligo non scatta un’accusa diretta di frode, ma che si tratta di un punto di partenza per il Tesoro nel suo processo di controllo fiscale. Capirai che consolazione. La giustificazione ufficiale è che l’aumento delle transazioni digitali e i sospetti di riciclaggio spingono a rafforzare la vigilanza sul denaro contante nel timore che possa essere utilizzato per attività illegali, a causa della difficoltà di rintracciarne la provenienza.
Non è finita, sul fronte nuovi regolamenti. Anche le transazioni ripetute di importi ridotti, come prelievi frequenti di 800 o 900 euro, possono destare sospetti se non sono adeguatamente giustificate.
Allo stesso modo, quando si deposita denaro contante su un conto bancario, il limite senza giustificazione è di 3.000 euro, indipendentemente dal fatto che si tratti di un deposito una tantum o ricorrente. Nel mirino del controllo fiscale sono finiti pure i trasferimenti di denaro tra componenti della stessa famiglia. Ad esempio, contributi dei genitori per il pagamento di un’auto, dell’affitto o della ristrutturazione di una casa e altre forme di aiuto per le spese più ingenti di figli con scarse entrate o senza un reddito fisso, possono essere oggetto di accertamenti se non documentati.
Secondo la legge, quando l’importo supera i 6.000 euro, viene attivata una segnalazione all’Agenzia delle Entrate che esaminerà l’operazione per verificare che tutto sia stato eseguito nel rispetto delle normative. Nel caso in cui i beneficiari non riuscissero a dimostrare l’origine del denaro ricevuto, rischiano un’ispezione che comporta sanzioni fiscali.
Le autorità dispongono degli strumenti per rilevare questi movimenti e valutare se vi sia una giustificazione. Niente più causali generiche, dunque, per non mortificare il giovane che riceve l’aiuto da mamma e papà o dai nonni: tutto va sbandierato con pezze d’appoggio, improbabili quanto impietose che vanno conservate per non meno di cinque anni.
Le transazioni commerciali di importo superiore a 1.000 euro non possono essere pagate in contanti, così pure i pagamenti tra professionisti e imprese. Per le persone fisiche, il limite del pagamento cash è di 2.500 euro. Alle frontiere, in uscita o entrata si possono portare fino a 9.999 euro senza dover darne comunicazione. Movimenti all’interno del territorio nazionale di importi pari o superiori a 100.000 vanno dichiarati.
Se quest’ultimo obbligo riguarda un numero limitato di persone, l’imposizione di una soglia di sbarramento così bassa per avere accesso indisturbato ai tuoi soldi in banca risulta un vero sopruso.
Dopo averli presi a pistolettate, Madrid vuole regolarizzare 470.000 clandestini
Pedro Sánchez, premier spagnolo di un governo socialista, spinge per la regolarizzazione di 470.000 immigrati con l’unico requisito di essere arrivati entro il 31 dicembre del 2024. Ha sostenuto che questa sarebbe una priorità per il mercato. Non è ricorso neanche a retoriche più o meno farisee di tipo umanitario, lo fa perché l’economia ne ha bisogno. Peccato che la Spagna abbia il tasso di disoccupazione più alto d’Europa, all’11,36% nel primo trimestre del 2025 in aumento rispetto al 10,61% del trimestre precedente.
Molti affermano che, in questo mondo, tutti i parametri a cui eravamo normalmente abituati stanno saltando, ma è veramente difficile capire quale sia la logica con la quale, girando di fatto le spalle ai disoccupati spagnoli - tra i quali, tra l’altro, vi sono parte di immigrati regolari -, si apre indiscriminatamente agli immigrati che sono arrivati irregolarmente e, quindi, con un atto discriminatorio nei confronti di coloro che si sono fatti regolarmente tutta la trafila per divenire regolari. Non sarebbe giustificabile, in un certo senso, e anche dal punto di vista umanitario, perché il diritto, in questo caso, va a farsi fottere.
In più c’è da considerare il fatto, a tutti noto, che, al contrario dell’Italia, gli immigrati che arrivano via mare in Spagna non solo non vengono accolti ma è cronaca che spesso gli viene sparato mentre ancora sono al largo sui gommoni o barconi della speranza.
Si può capire che Sánchez, in questo momento, abbia bisogno di rinsaldare il suo governo perché le cose per gli spagnoli non vanno affatto bene, ma ci sarà pure un limite di ragionevolezza, e prima ancora di decenza, da rispettare nei provvedimenti che si adottano, oppure tutto questo non conta più nulla e ognuno agisce a capocchia?
Altra questione. Da una parte le forze dell’ordine sparano alle imbarcazioni che tentano di approdare sulle coste spagnole, dall’altra quando coloro che lo vogliono fare sapranno di questa regolarizzazione, evidentemente, saranno invogliati a provarci e cercheranno ogni modo, via mare o via terra, sperando che prima o poi ci sarà un’altra regolarizzazione. Quindi, da una parte sparo agli immigrati clandestini e dall’altra accolgo quelli che per evidente incompetenza dei tiratori spagnoli non sono stati presi. A me sembra che siamo in un mondo di matti. Lo dico con franchezza e con una punta di ironia, ma anche con sentimento di spaesamento e di angoscia perché la Spagna è un Paese europeo e ci doveva essere una ripartizione degli immigrati nei vari Paesi che non c’è stata e che, alla fine, ha convinto gli Stati, anche a guida di centrosinistra come la Germania o la Gran Bretagna (anche se non è più in Europa), a prendere provvedimenti per chiudere di fatto le frontiere.
L’Italia è stata criticata dai Paesi europei per la disumanità di alcuni provvedimenti tipo il decreto Salvini firmato insieme a Giuseppe Conte durante il periodo del governo gialloverde e, addirittura, prima delle elezioni vinte poi da Giorgia Meloni. Leader di Paesi europei, nonché della Ue, avevano sostenuto che avrebbero dovuto vigilare sulla democrazia in Italia. Tutto questo mentre in Spagna sparavano alle imbarcazioni, la Gran Bretagna voleva mandare immigrati a pagamento in Ruanda e la Francia menava, alla frontiera italofrancese di Ventimiglia, coloro che volevano varcare il confine con delle scariche di botte documentate che se avessimo osato farlo in Italia sarebbe scoppiato il finimondo.
Dicevamo sopra che il tasso di disoccupazione spagnolo è il più alto d’Europa. Tra l’altro, se si va a vedere il numero dei disoccupati per nazionalità, si vede che la disoccupazione è aumentata di 147.900 unità tra gli spagnoli e di 45.800 tra gli stranieri. Quindi, il signor Sánchez ha in casa quasi 50.000 stranieri (la maggior parte immigrati) cui non riesce il mercato spagnolo a dare lavoro e ne regolarizza più di 470.000, cioè dieci volte gli stranieri che sono già disoccupati. Come detto, non si può parlare di fatto umanitario perché altrimenti non si spiegherebbe il trattamento a fucilate che riserva a coloro che arrivano dal mare; è totalmente illogico, con questi numeri, parlare di fantomatiche esigenze del mercato. E allora perché lo fa? Problemi di politica interna, difficoltà a gestire il fenomeno migratorio, lisciare il pelo di coloro che in Spagna vorrebbero, come in Italia, una immigrazione indiscriminata? Per carità, ognuno, eletto democraticamente e governando legittimamente, può assumere i provvedimenti che crede ma, certamente, questo fatto costituisce un precedente negativo anzitutto per la Spagna ma poi per l’Europa in generale che dovrebbe far rispettare alcune regole comuni che, tra l’altro, già esistono e che dicono che l’accoglienza degli immigrati deve essere regolare e dovrebbe essere legata alla capacità per loro di avere un lavoro e una casa.
Va tutto bene così signora Von der Leyen? È vero che è impegnata sulla questione russo-ucraina e ha tanto da fare pur non ottenendo un fico secco, ma in qualche pausa di questo lavoro improduttivo dia un occhio a quel che fa Sánchez in Spagna e poi, magari, invece di preoccuparsi del fascismo in Italia, si preoccupi dei provvedimenti irragionevoli e negativi del governo spagnolo.
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Per ritirare da 3.000 euro in su è necessaria la comunicazione, almeno 24 ore prima, all’Agenzia delle entrate. Le sanzioni variano dal 50 al 150% dell’importo. Una lotta al contante senza precedenti nel Paese che il 28 aprile si è fermato per il blackout.Pedro Sánchez spinge per la maxi sanatoria, citando presunte ragioni economiche. Ne godrebbe chi è arrivato entro il 31 dicembre.Lo speciale contiene due articoliNuova tegola per i cittadini spagnoli, che hanno verificato a proprie spese gli effetti di un blackout energetico durato fino a dodici ore, nell’impossibilità tra l’altro di effettuare pagamenti elettronici. Un regolamento di Hacienda, l’Agenzia delle entrate con sede centrale a Madrid, ha rafforzato i controlli sui movimenti di denaro contante. Aziende e privati sono tenuti a comunicare in anticipo, almeno 24 ore prima, prelievi di 3.000 euro o più. Lo devono fare utilizzando i moduli disponibili sul sito web dell'Agenzia. In caso contrario si incorre in sanzioni che variano dal 50% al 150% dell’importo, come stabilito dalla Legge tributaria generale. Si possono arrivare a pagare anche 150.000 euro di multa. Questa procedura può essere completata con un certificato digitale, una «chiave» o un documento d'identità elettronico. La normativa stabilisce che la notifica deve contenere informazioni quali l’importo, lo scopo del prelievo, l’identità del richiedente e del beneficiario finale del denaro se sono diversi. Una volta inviata la comunicazione, si riceve dall’agenzia una ricevuta da mostrare alla banca al momento del prelievo. Se non si opera in autonomia, provvede l’istituto di credito a segnalare alla Banca di Spagna e ad Hacienda tutte le transazioni in contanti a partire dai 3.000 euro, nonché l’utilizzo di banconote da 500 euro, tramite una dichiarazione nota come «Modello 171». La banca deve bloccare temporaneamente le transazioni, qualora rilevi che non è stato rispettato l’obbligo di notifica preventiva, ed è tenuta a comunicare informazioni sulle società o sui lavoratori autonomi che effettuano i prelievi, sull’entità del conto e sul valore finanziario dell’operazione compiuta. Il modello 171 è poi un documento annuale che viene compilato nel primo trimestre. In poche parole, se un abitante della Penisola Iberica decide di tenere in casa una piccola riserva di denaro, per far fronte a un acquisto o a un pagamento in caso di corto circuito di bancomat e carte di credito come avvenuto durante il mega blackout dello scorso 28 aprile, le nuove disposizioni vietano questa possibilità. Solo pochi spiccioli vanno tenuti nel salvadanaio, giusto per comprare il latte e un chilogrammo di patate. Un inasprimento della normativa che genera malcontento. Malgrado venga sbandierato che l’accesso al contante è limitato, a favore dei metodi di pagamento digitale, gran parte della popolazione ancora gira con soldi in tasca per far fronte alle piccole spese. Per questo tiene banconote in casa e vede male le restrizioni nei prelievi.Il governo si è affrettato a spiegare che in caso di inosservanza dell’obbligo non scatta un’accusa diretta di frode, ma che si tratta di un punto di partenza per il Tesoro nel suo processo di controllo fiscale. Capirai che consolazione. La giustificazione ufficiale è che l’aumento delle transazioni digitali e i sospetti di riciclaggio spingono a rafforzare la vigilanza sul denaro contante nel timore che possa essere utilizzato per attività illegali, a causa della difficoltà di rintracciarne la provenienza. Non è finita, sul fronte nuovi regolamenti. Anche le transazioni ripetute di importi ridotti, come prelievi frequenti di 800 o 900 euro, possono destare sospetti se non sono adeguatamente giustificate. Allo stesso modo, quando si deposita denaro contante su un conto bancario, il limite senza giustificazione è di 3.000 euro, indipendentemente dal fatto che si tratti di un deposito una tantum o ricorrente. Nel mirino del controllo fiscale sono finiti pure i trasferimenti di denaro tra componenti della stessa famiglia. Ad esempio, contributi dei genitori per il pagamento di un’auto, dell’affitto o della ristrutturazione di una casa e altre forme di aiuto per le spese più ingenti di figli con scarse entrate o senza un reddito fisso, possono essere oggetto di accertamenti se non documentati. Secondo la legge, quando l’importo supera i 6.000 euro, viene attivata una segnalazione all’Agenzia delle Entrate che esaminerà l’operazione per verificare che tutto sia stato eseguito nel rispetto delle normative. Nel caso in cui i beneficiari non riuscissero a dimostrare l’origine del denaro ricevuto, rischiano un’ispezione che comporta sanzioni fiscali. Le autorità dispongono degli strumenti per rilevare questi movimenti e valutare se vi sia una giustificazione. Niente più causali generiche, dunque, per non mortificare il giovane che riceve l’aiuto da mamma e papà o dai nonni: tutto va sbandierato con pezze d’appoggio, improbabili quanto impietose che vanno conservate per non meno di cinque anni.Le transazioni commerciali di importo superiore a 1.000 euro non possono essere pagate in contanti, così pure i pagamenti tra professionisti e imprese. Per le persone fisiche, il limite del pagamento cash è di 2.500 euro. Alle frontiere, in uscita o entrata si possono portare fino a 9.999 euro senza dover darne comunicazione. Movimenti all’interno del territorio nazionale di importi pari o superiori a 100.000 vanno dichiarati. Se quest’ultimo obbligo riguarda un numero limitato di persone, l’imposizione di una soglia di sbarramento così bassa per avere accesso indisturbato ai tuoi soldi in banca risulta un vero sopruso.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/in-spagna-sequestrano-i-conti-correnti-maxi-sanatoria-per-470-000-immigrati-2672172486.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dopo-averli-presi-a-pistolettate-madrid-vuole-regolarizzare-470-000-clandestini" data-post-id="2672172486" data-published-at="1747772293" data-use-pagination="False"> Dopo averli presi a pistolettate, Madrid vuole regolarizzare 470.000 clandestini Pedro Sánchez, premier spagnolo di un governo socialista, spinge per la regolarizzazione di 470.000 immigrati con l’unico requisito di essere arrivati entro il 31 dicembre del 2024. Ha sostenuto che questa sarebbe una priorità per il mercato. Non è ricorso neanche a retoriche più o meno farisee di tipo umanitario, lo fa perché l’economia ne ha bisogno. Peccato che la Spagna abbia il tasso di disoccupazione più alto d’Europa, all’11,36% nel primo trimestre del 2025 in aumento rispetto al 10,61% del trimestre precedente. Molti affermano che, in questo mondo, tutti i parametri a cui eravamo normalmente abituati stanno saltando, ma è veramente difficile capire quale sia la logica con la quale, girando di fatto le spalle ai disoccupati spagnoli - tra i quali, tra l’altro, vi sono parte di immigrati regolari -, si apre indiscriminatamente agli immigrati che sono arrivati irregolarmente e, quindi, con un atto discriminatorio nei confronti di coloro che si sono fatti regolarmente tutta la trafila per divenire regolari. Non sarebbe giustificabile, in un certo senso, e anche dal punto di vista umanitario, perché il diritto, in questo caso, va a farsi fottere. In più c’è da considerare il fatto, a tutti noto, che, al contrario dell’Italia, gli immigrati che arrivano via mare in Spagna non solo non vengono accolti ma è cronaca che spesso gli viene sparato mentre ancora sono al largo sui gommoni o barconi della speranza. Si può capire che Sánchez, in questo momento, abbia bisogno di rinsaldare il suo governo perché le cose per gli spagnoli non vanno affatto bene, ma ci sarà pure un limite di ragionevolezza, e prima ancora di decenza, da rispettare nei provvedimenti che si adottano, oppure tutto questo non conta più nulla e ognuno agisce a capocchia? Altra questione. Da una parte le forze dell’ordine sparano alle imbarcazioni che tentano di approdare sulle coste spagnole, dall’altra quando coloro che lo vogliono fare sapranno di questa regolarizzazione, evidentemente, saranno invogliati a provarci e cercheranno ogni modo, via mare o via terra, sperando che prima o poi ci sarà un’altra regolarizzazione. Quindi, da una parte sparo agli immigrati clandestini e dall’altra accolgo quelli che per evidente incompetenza dei tiratori spagnoli non sono stati presi. A me sembra che siamo in un mondo di matti. Lo dico con franchezza e con una punta di ironia, ma anche con sentimento di spaesamento e di angoscia perché la Spagna è un Paese europeo e ci doveva essere una ripartizione degli immigrati nei vari Paesi che non c’è stata e che, alla fine, ha convinto gli Stati, anche a guida di centrosinistra come la Germania o la Gran Bretagna (anche se non è più in Europa), a prendere provvedimenti per chiudere di fatto le frontiere. L’Italia è stata criticata dai Paesi europei per la disumanità di alcuni provvedimenti tipo il decreto Salvini firmato insieme a Giuseppe Conte durante il periodo del governo gialloverde e, addirittura, prima delle elezioni vinte poi da Giorgia Meloni. Leader di Paesi europei, nonché della Ue, avevano sostenuto che avrebbero dovuto vigilare sulla democrazia in Italia. Tutto questo mentre in Spagna sparavano alle imbarcazioni, la Gran Bretagna voleva mandare immigrati a pagamento in Ruanda e la Francia menava, alla frontiera italofrancese di Ventimiglia, coloro che volevano varcare il confine con delle scariche di botte documentate che se avessimo osato farlo in Italia sarebbe scoppiato il finimondo. Dicevamo sopra che il tasso di disoccupazione spagnolo è il più alto d’Europa. Tra l’altro, se si va a vedere il numero dei disoccupati per nazionalità, si vede che la disoccupazione è aumentata di 147.900 unità tra gli spagnoli e di 45.800 tra gli stranieri. Quindi, il signor Sánchez ha in casa quasi 50.000 stranieri (la maggior parte immigrati) cui non riesce il mercato spagnolo a dare lavoro e ne regolarizza più di 470.000, cioè dieci volte gli stranieri che sono già disoccupati. Come detto, non si può parlare di fatto umanitario perché altrimenti non si spiegherebbe il trattamento a fucilate che riserva a coloro che arrivano dal mare; è totalmente illogico, con questi numeri, parlare di fantomatiche esigenze del mercato. E allora perché lo fa? Problemi di politica interna, difficoltà a gestire il fenomeno migratorio, lisciare il pelo di coloro che in Spagna vorrebbero, come in Italia, una immigrazione indiscriminata? Per carità, ognuno, eletto democraticamente e governando legittimamente, può assumere i provvedimenti che crede ma, certamente, questo fatto costituisce un precedente negativo anzitutto per la Spagna ma poi per l’Europa in generale che dovrebbe far rispettare alcune regole comuni che, tra l’altro, già esistono e che dicono che l’accoglienza degli immigrati deve essere regolare e dovrebbe essere legata alla capacità per loro di avere un lavoro e una casa. Va tutto bene così signora Von der Leyen? È vero che è impegnata sulla questione russo-ucraina e ha tanto da fare pur non ottenendo un fico secco, ma in qualche pausa di questo lavoro improduttivo dia un occhio a quel che fa Sánchez in Spagna e poi, magari, invece di preoccuparsi del fascismo in Italia, si preoccupi dei provvedimenti irragionevoli e negativi del governo spagnolo.
Friedrich Merz (Ansa)
Davanti a lui, a Berlino, i 400 delegati sindacali fremono, contestano e rimandano al mittente la ricetta; nessuna voglia di lacrime e sangue dopo 30 anni di benessere diffuso. La scena mai vista prima nella storia è il fulcro dello speech del cancelliere al congresso della Federazione dei Sindacati (Dgb) e segna due punti critici: il no alle riforme e il crollo della popolarità dopo solo un anno di governo.
«Aumentare la produttività, diminuire l’assenteismo, riformare la Sanità pubblica, tagliare le pensioni». Lo scenario molto italiano (do you remember la stagione Mario Monti?) fa sanguinare le orecchie di chi ascolta. Ma la verità di Merz non può aspettare oltre. «Abbiamo fallito nel modernizzare il nostro Paese, adesso ne paghiamo le conseguenze. La sfida più difficile sarà la riforma del sistema pensionistico obbligatorio. La commissione di esperti incaricata presenterà le sue proposte fra qualche settimana, le decisioni arriveranno in estate. Un lavoratore non può sostenere il costo di due pensionati. Nulla di tutto ciò è dovuto a cattiveria da parte mia o del governo federale, si tratta semplicemente di demografia e matematica. I problemi strutturali rimandati per anni si sono aggravati».
In una tumultuosa mattina di maggio la Germania scende definitivamente dal piedistallo. E scopre che le otto ore giornaliere di lavoro sono poche (la proposta è di arrivare a 12 con compensazioni settimanali), che la leggendaria produttività è crollata a livelli mediterranei. E che, come sottolinea un Merz sempre più in imbarazzo, «gli alti costi e la burocrazia stanno danneggiando le imprese mettendo a rischio i posti di lavoro e la prosperità delle generazioni future». Per i rappresentanti dei lavoratori è uno shock senza precedenti. Da sempre favorevoli alle riforme nei convegni, nei Paesi ad alto tasso di sviluppo i sindacati di ogni latitudine sono i garanti dell’immobilismo, del corporativismo, del privilegio. Così, dopo avere dormito sugli allori, fischiano, urlano e andranno in piazza.
Dopo due anni di recessione, gli indicatori hanno fatto segnare una crescita troppo flebile per essere rassicurante. E la prima conseguenza del giro di vite annunciato a Berlino è il crollo dei consensi. L’ultimo sondaggio Forsa, pubblicato dalla Bild, è una sentenza: dopo soli 12 mesi di governo la coalizione annaspa, con i conservatori di Cdu-Csu al 22% e i socialisti di Spd (responsabili del ballo sul Titanic) al 12%. Tutto ciò mentre Alternative für Deutschland vola al 27%. A livello personale Merz è al 13%. Commento dei sondaggisti: «Ci sono stati picchi negativi anche per i cancellieri precedenti, ma che qualcuno scendesse sotto il 15% non si era mai visto. I partiti di governo hanno perso un terzo della loro già risicata sostanza, un altro dato mai visto».
Sembra uno scherzo della nemesi. Qualche giorno fa il cancelliere, che a differenza di molti suoi colleghi ha il pregio di dire ciò che pensa (più o meno come Giancarlo Giorgetti), ha dichiarato con aria depressa: «Mi capita di svegliarmi la mattina e chiedermi se questo non sia solo un brutto sogno». La locomotiva si è fermata su un binario morto per quattro motivi sotto gli occhi di tutti, che riguardano anche la geopolitica internazionale.
Ecco i pilastri della prosperità che oggi vacillano. 1) La sovranità energetica è un ricordo, il gas russo a basso costo non c’è più e l’attentato angloamericano al Nordstream 2 (con manovalanza ucraina) ha dato il colpo di grazia; 2) l’ombrello militare americano sta sparendo per via del disimpegno di Donald Trump e gli investimenti sono concentrati sulla difesa (1.000 miliardi); 3) la potenza esclusivamente economica mostra la corda per il crollo delle esportazioni e dell’automotive; 4) la supremazia politica nei confronti dell’Unione europea con diktat di indirizzo (regole draconiane per gli altri, solo sviluppo per Berlino) è diventata un boomerang. A tal punto che il Bundestag ha dovuto sconfessare l’amato Patto di stabilità e iniziare la stagione del debito, sconfessando le strategie di Angela Merkel e del falco Wolfgang Schauble.
Gli errori a ripetizione sul Green deal alla base del suicidio energetico (rinnovabili) e di quello industriale (auto elettriche) hanno fatto il resto. Con l’ottusa complicità di Ursula von del Leyen, peraltro teleguidata da Berlino mentre si gettava dal balcone. Come va ripetendo da anni Alberto Bagnai, «i tedeschi non tornano indietro solo per non ammettere di avere sbagliato, esattamente come 85 anni fa». Questa volta hanno tagliato il ramo sul quale erano seduti. E le bordate di fischi dei sindacati a Merz hanno il rumore di un tonfo.
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Keir Starmer (Ansa)
Lui, per ora, resiste, attaccandosi a un cavillo: per farlo fuori da segretario serve che il 20% dei deputati lo sfiduci e candidino un altro leader. Come numeri ci siamo, ma formalmente non sarebbe stata ancora avviata la procedura formale prevista dallo statuto. E il soldato Keir, finché non lo mandano a casa dalla guida del partito, non esce neppure dal bunker del governo.
Starmer ha riunito il suo governo alle 10 del mattino e raccontano che sia stata una riunione tesa, con alcuni ministri che manco guardavano negli occhi il premier, arrabbiato perché anche i suoi alleati più fedeli da due giorni gli stavano consigliando di annunciare la data delle dimissioni, se non altro per placare le acque. Ma questa soluzione a Starmer non piace perché teme che gli sia concesso solo il tempo necessario a uno dei suoi possibili rivali di partito, il popolarissimo sindaco di Manchester Andy Burnham, per ottenere un seggio alle suppletive (basterebbe far dimettere un fedelissimo), tornare deputato (come da regolamento) e poi soffiargli la segreteria.
Mentre faceva tutti questi calcoli, il premier veniva mollato da quattro membri del governo: tre donne e un figlio di immigrati. Se ne sono andate Alex Davies-Jones, ministro per le Vittime e la violenza contro donne e ragazze, Jess Phillips, ministro per la Tutela dei minori, e Miatta Fahnbulleh, ministro per le Comunità. E a fine pomeriggio molla anche un pezzo da novanta come il vice della Salute, Zubir Ahmed, chirurgo, cinque figli, scozzese di nascita e figlio di un tassista pakistano. Ahmed era il simbolo del tentativo di rimettere in piedi la sanità pubblica, ma ieri se n’è andato scrivendo a Starmer: «È chiaro ormai da un po’ di giorni che la gente ha irrimediabilmente perso fiducia in te come primo ministero». Meno duro, ma comunque micidiale, l’addio per lettera di una fedelissima come Jess Phillips: «Sei una brava persona, ma ho toccato con mano che questo non basta». E poi gli spiega chiaramente che il suo tempo è finito quando aggiunge: «Non vedo quel cambiamento che volevo e quindi non posso continuare a fare il ministro sotto l’attuale leadership». Mentre l’ex collega Miatta Fahnbulleh, economista e liberiana di nascita, invitava il premier a «organizzare una transizione ordinata». Transizione che al momento il premier non ha nessuna intenzione di assecondare. Anche se l’Economist, per dire, ieri pomeriggio lo dava già per perso («Sir Starmer is on the way out») e il Guardian si divertiva a dedicare il suo approfondimento del giorno al seguente tema: «Perché tutti odiano Keir Starmer?».
Con i sondaggi che danno sempre il partito di Nigel Farage dieci punti sopra il Labour, si può provare a spiegare questa crisi, con il partito spaccato in due. Il motivo più immediato è la sconfitta elettorale rimediata la scorsa settimana, con i laburisti che hanno perso 1.500 consiglieri nelle elezioni locali in Inghilterra e che hanno ceduto il Galles, oltre ad aver registrato il peggior risultato di sempre al Parlamento scozzese. E poi c’è lo scandalo per la disgraziata nomina ad ambasciatore Usa di un vecchio arnese come Peter Mandelson, travolto dallo scandalo Epstein. Molti deputati laburisti, quando hanno scoperto i legami dell’ex ministro con il finanziere pedofilo, si sono rivoltati con Starmer. E forse non è un caso che tre ministri dimessi su quattro siano donne, più restie a perdonare certi comportamenti. La Phillips, ministro per la Tutela dei minori, non ci è passata sopra: «La saga di Mandelson quando è venuta a galla ha spinto il premier ad agire per renderci più credibili (su quei temi, ndr). Io non perderò mai l’occasione di una crisi per portare a casa progressi in favore delle donne e delle ragazze e quindi sono state fatte richieste e alcune sono state soddisfatte».
Se la giornata campale di Starmer e del suo governo non ha toccato più di tanto sterlina e Borsa, che hanno chiuso sostanzialmente invariate, i titoli pubblici a 10 anni sono saliti al 5,1% di rendimento, ovvero sui massimi dal luglio 2008, mentre i rendimenti delle obbligazioni trentennali sono schizzati al 5,8%, record dal lontano 1998. I mercati temono che un nuovo leader laburista non sappia fare a meno, per vincere, di promettere un aumento della spesa pubblica. Oppure che metta nuove tasse. Chi possa prendere il posto di Starmer, ammesso che non sia necessario mandargli il notaio del partito per schiodarlo dall’ufficio, non è ancora chiaro. Il rivale che teme di più è il sindaco di Manchester, Burnham (56 anni) , ma il premier si guarda le spalle anche dal rampante ministro della Salute Wes Streeting (43 anni), ala destra del partito e con un solo handicap: è anche lui vicino a Mandelson. Oggi Starmer e Streeting si incontreranno, dopo che ieri non si sono quasi rivolti la parola.
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(IStock)
Come quella di Marco Cavaleri, direttore del dipartimento rischi per la salute pubblica e della task force emergenze dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), pubblicata ieri su Repubblica. «I vaccini a mRna messi a punto contro il Covid stimolano meglio il sistema immunitario», ha sostenuto il già responsabile dell’area vaccini e prevenzione delle malattie infettive dell’agenzia europea.
Un’affermazione in netto contrasto con la ricerca di coorte pubblicata su The Lancet nel febbraio 2022 e basata sui registri dell’intera popolazione svedese, che dimostrò come l’efficacia pratica dei vaccini Covid contro l’infezione sintomatica fosse svanita nel tempo, passando dal 92% nei giorni da 15 a 30 dopo la 2° dose fino alla perdita di efficacia significativa a partire dai 7 mesi.
In Italia, una pubblicazione dell’Istituto superiore di sanità (Iss) sul British Medical Journal (BMJ) nel febbraio 2022, mostrava come nell’arco di 8-9 mesi anche nella media della popolazione italiana di età 40-59 anni la protezione dei vaccinati con 2 dosi scendeva appena sopra al livello dei non vaccinati, e dai 60 anni in poi addirittura sotto a quel livello. Un declino anche maggiore si è avuto nella popolazione ad alto rischio, con una discesa di un significativo -44% sotto al livello dei non vaccinati, a 8-9 mesi dalla 2° dose.
Nel Regno Unito, prendendo in esame le settimane dalla 36° del 2021 alla 13° 2022, la crescita di infezioni tra i vaccinati è stata impressionante, fino al +275% degli ultimi sette giorni resi disponibili. Poi, la Uk Health Security Agency comunicò di non pubblicare più questa tabella; però intanto, per chi voleva capire, era evidente che la protezione non solo calava ma diventava negativa.
La Commissione medico-scientifica indipendente (Cmsi) ha cercato di comprendere il perché di questa inversione, non certo addebitabile a un allentamento delle precauzioni individuali, e l’ipotesi ritenuta più plausibile è che sia dovuta a un deterioramento del sistema immunitario. Un deterioramento che «andrebbe incluso tra gli effetti avversi molto gravi di queste vaccinazioni ripetute», fa notare da anni la Cmsi.
Pure in Italia, secondo i dati dell’Iss, ad esempio con 3 dosi i vaccinati tra 40 e 59 anni si infettarono rapidamente di più, fino a superare le infezioni dei non vaccinati entro aprile 2022, e arrivare alla prima settimana del 2023 a +70% di casi positivi rispetto ai non vaccinati. Quindi, già a gennaio-marzo 2022 era chiaro che i vaccini non riducevano affatto la trasmissione, anzi. Dopo poche settimane dall’ultima dose trasmettevano l’infezione più dei non vaccinati. Altro che vaccinazione che riduce un po’ la trasmissione del virus, come ha dichiarato in audizione l’ex dg dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Nicola Magrini.
Quindi, come si fa a proporre oggi ancora la narrazione che «i vaccini a mRna messi a punto contro il Covid stimolano meglio il sistema immunitario»? Non solo. Nell’audizione in commissione parlamentare d’inchiesta di Eugenio Serravalle, presidente dell’Associazione di studi e informazioni sulla salute, il medico ha evidenziato i danni provocati alla popolazione in età pediatrica con la vaccinazione Covid.
Eppure, i segnali non mancavano. Nell’analisi retrospettiva nazionale su dati individuali di tutti i bambini italiani (3,6 milioni) pubblicata su The Lancet e relativa all’efficacia del vaccino BNT162b2 contro l’infezione da Sars-CoV-2 e il Covid-19 grave, con il monitoraggio dal 17 gennaio al 13 aprile 2022 si ammetteva che in fascia 5-11 anni i vaccini hanno efficacia pratica (Ve) inferiore rispetto ad altre età, e che la protezione dall’infezione scende al 38,7% tra 0 e 14 giorni dal completamento del ciclo primario, per calare al 21,2% «tra 43 e 84 giorni».
Serviva almeno a proteggere dal Covid grave? Niente affatto, si fermava al 41,1%. Invece, nel report esteso dell’Iss del 6 aprile 2022, i bambini tra 5-11 anni si infettavano il 21,6 % in più rispetto ai non vaccinati, non 21,2% in meno come si è fatto credere su Lancet. Se la vaccinazione Covid per i giovanissimi era inutile, mai abbastanza si parla degli eventi avversi che ha prodotto. Il dottor Serravalle ha citato diversi studi, ma soprattutto ha insistito sulla non attendibilità della farmacovigilanza passiva dell’Aifa che riporta una frequenza di segnalazioni più di 1.000 volte inferiore al sistema di monitoraggio v-safe gestito dai Cdc statunitensi.
«Serravalle ha spiegato che nelle persone in età pediatrica il rischio legato alla contrazione del virus era molto basso, ma nonostante ciò furono oggetto, dai 12 anni in su, della campagna vaccinale di massa impostata dall’allora governo», ha dichiarato Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid, ricordando che «attraverso il super green pass fu impedito a ragazzi molto giovani, “colpevoli” di non essere vaccinati, di poter svolgere attività sportive […] questa politica sproporzionata rispetto al beneficio atteso fu estremamente grave».
Intanto, il gup di Roma ha dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per l’ex numero due dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ed ex direttore generale del ministero della Salute Ranieri Guerra, per l’allora direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Giuseppe Ruocco e per la dirigente del ministero della Salute Maria Grazia Pompa. La decisione riguarda lo stralcio delle indagini, trasmesse dai pm di Bergamo e Brescia per competenza territoriale nella capitale, relative al piano pandemico e alla gestione dell’emergenza Covid.
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Barbara Berlusconi (Ansa)
La terzogenita di Silvio Berlusconi esce dalla compagine societaria della Cardi Gallery, storica galleria d’arte contemporanea con sedi a Milano e Londra. Continuerà a occuparsi di cultura attraverso la fondazione no profit che porta il suo nome.
Dopo diciassette anni, Barbara Berlusconi lascia la compagine societaria della Cardi Gallery, storica galleria d’arte contemporanea guidata dal gallerista Nicolò Cardi.
La terzogenita di Silvio Berlusconi era entrata nella società nel 2009, affiancando il progetto artistico della galleria fondata a Milano nel 1972 da Renato Cardi. Nel corso degli anni, la Cardi Gallery si è affermata nel panorama internazionale dell’arte contemporanea, partecipando alle principali fiere di settore in Asia, Europa e Nord America, oltre a organizzare mostre museali e attività espositive tra Milano e Londra. L’uscita di Barbara Berlusconi dalla società non segna però un allontanamento dal mondo culturale. Come spiegato in una nota, continuerà infatti a occuparsi di arte e cultura attraverso la fondazione no profit che porta il suo nome.
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