Jeffrey Epstein (Ansa)
Il «Corsera» spara sul tycoon. Se solo ascoltasse la voce onesta di un suo editorialista...
Di solito non se ne occupano o se ne occupano distrattamente. Ma quando decidono di occuparsene, lo fanno con un tale livello di mistificazione da rendere tutto quasi dannoso. Fingere che lo scandalo Epstein non esista o sia soltanto un trastullo da complottisti non è più possibile nemmeno per i media mainstream assuefatti all’insabbiamento, soprattutto dopo le ultime notizie uscite, le rivelazioni sui nomi di alcuni compagni di perversioni di Esptein e le potenti scosse telluriche che scuotono Francia, Regno Unito e altre nazioni europee. Ma se non si può - per pigrizia o per altro - fare finta di nulla, come barcamenarsi? Semplice: si gira tutto su Donald Trump, il cattivo di sempre, il nemico numero uno.
Si attribuiscono a lui nefandezze e trame oscure, si racconta che al centro del tornado vi sarebbe il presidente americano con il suo circo di sodali fascistoidi. Si scrive a ripetizione che il nome di Trump compare un milione di volte negli Epstein files, anche se non significa nulla: un conto - come sa chiunque stia spulciando i faldoni - è essere citati, un altro è che sbuchino prove di questa o quella porcheria. E su Trump, per ora, nulla di grave è emerso. Se uscirà saremo i primi a scriverlo, come del resto abbiamo scritto dei sotterfugi attribuiti a Steve Bannon, ma per ora non ci sono elementi tali da giustificare l’insistenza su The Donald.
Anzi, a dirla tutta ci sono elementi a suo favore. Come ha scritto pure la Bcc, «secondo un documento dell’Fbi diffuso dal dipartimento di giustizia, un ex capo della polizia della Florida ha dichiarato di aver ricevuto una chiamata da Donald Trump nel 2006, in cui l’attuale presidente gli diceva che tutti erano a conoscenza del comportamento di Jeffrey Epstein. Il documento», dice la Bbc, «è una registrazione scritta di un’intervista dell’Fbi del 2019 con l’ex capo della polizia di Palm Beach, il quale sostiene che Trump lo abbia chiamato dopo che il dipartimento ha avviato un’indagine su Epstein e gli abbia detto: “Grazie al cielo lo state fermando, tutti sapevano che cosa stava facendo”». Insomma, The Donald avrebbe addirittura stimolato le autorità ad agire sul faccendiere. Eppure anche questa vicenda viene incredibilmente ribaltata. Fanpage ad esempio la vende così: «Trump sapeva tutto dal 2006». Come a dire: visto, era coinvolto.
Ma il Corriere della Sera riesce a fare persino di meglio. Ieri, nonostante fossero uscite rivelazioni sul businessman emiratino Sultan Ahmed bin Sulayem e sulle mail che si scambiava con Epstein in cui si discuteva di «video di torture», al centro di tutto il racconto di via Solferino c’era ancora lui, Donald, sempre lo stesso. Il Corriere ha dedicato al caso due pagine, la prima con un titolone sul fatto che «un ex poliziotto imbarazza Trump», la seconda - con articolo di una firma imponente quale Federico Fubini - interamente dedicata a Jared Kushner, genero del presidente. In sostanza Fubini cita un documento dell’Fbi in cui a parlare è una fonte anonima la quale afferma che Kushner avrebbe avuto strani legami con i russi, con annesso passaggio di soldi. Fubini stesso scrive che «il contenuto della deposizione, oggi impossibile da verificare, è controverso». Ma non importa: alla fonte anonima si dedica una paginata perché si può fare un titolo che mette in cattiva luce Trump e i suoi.
Il punto, vedete, non è difendere Trump, cosa di cui non ci importa un fico. Il punto è che lo scandalo Epstein travolge anche e in alcuni casi soprattutto una bella fetta delle élite occidentali liberal-progressiste, e su queste si tende sempre a sorvolare. Si scrive lo stretto indispensabile su Bill Gates, si evita di insistere sulla ipocrisia del guru antagonista Noam Chomsky che consigliava Epstein su come evitare gli assalti mediatici, si liquidano gli indizi su pedofilia, satanismo e barbarie assortite quali curiosità per dietrologi. E intanto si martella su Trump, così che ai lettori arrivi una visione distorta e parziale di tutta la faccenda.
Il bello è che proprio sulla versione digitale del Corriere della Sera, Federico Rampini - sempre intellettualmente onesto - ha pronunciato parole sacrosante: «Per ora, i fatti parlano chiaro: chi sperava di usare Jeffrey Epstein come arma letale contro Donald Trump viveva in un’illusione. Il finanziere, predatore sessuale e criminale finito giustamente in carcere, era parte integrante dell’élite newyorkese, storicamente legata al Partito democratico. [...] Al contrario, il fango Epstein sta colpendo i Clinton e i loro alleati: dall’ex ministro del Tesoro Larry Summers, consigliere di Obama e mecenate progressista, a Bill Gates. Lo scandalo lambisce persino il premier laburista britannico Keir Starmer». Al Corriere dovrebbero forse ascoltare meglio almeno i loro editorialisti.
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Riduci
Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell (Ansa)
L’indiscrezione viene da Lownie, autore di una biografia sull’ex principe Andrea, ma trova conferma in quanto svelato da un deputato americano: un rapporto Fbi proverebbe l’orgia con un «primo ministro britannico».
Pedofilia e sesso a tre in Inghilterra, prostitute giovani e giovanissime a Milano. Dall’enorme pentolone marcio degli Epstein files, che doveva solo servire ad azzoppare Donald Trump, esce di tutto e ogni gusto sessuale sembra ben rappresentato. Solo che qui il sesso serviva a compromettere, carpire informazioni segrete, comandare, cooptare e selezionare classi dirigenti ricattabili. E se il premier inglese Keir Starmer sembra aver salvato la poltrona, rispetto a pochi giorni fa, quando lo scandalo ha travolto Lord Mandelson, il leader laburista ha comunque i mesi contati perché fra tre mesi si vota e il suo partito è pronto a presentargli il conto. Intanto, sul lato italiano, spunta un giro di ragazze messe a disposizione dei personaggi che interessavano a Jeffrey Epstein.
Adesso il premier londinese nel mirino non è solo Starmer. C’è un suo predecessore, ancora senza volto, che sarebbe bellamente caduto nella rete del miliardario Usa, morto misteriosamente in carcere a New York nel 2019. Lo racconta Andrew Lownie, autore di una devastante biografia dell’ex principe Andrea, per il quale ci sarebbe un rapporto dell’Fbi in cui si parla di un rapporto sessuale a tre fra Ghislaine Maxwell, complice di Epstein, un ex (o futuro) premier britannico e una ragazza misteriosa. Ghislaine, passaporto britannico, è la figlia del discusso editore Robert Maxwell, nato in Ucraina, scampato ai nazisti e morto in disgrazia nel Regno Unito, ma sepolto in Israele nel 1991 con tutti gli onori. Sui tabloid inglesi è già partita la caccia al Premier X, ma siamo ancora agli indizi: i nomi di Tony Blair e David Cameron ricorrono più volte, per altri motivi, nei documenti desecretati dalla Giustizia Usa, ma Ghislaine conosceva bene anche Boris Johnson, con cui ha frequentato l’università di Oxford. Due giorni fa, del resto, uno dei deputati Usa autorizzati a leggere tutti i documenti, il repubblicano Thomas Massie, si era fatto scappare che nelle carte c’era anche un personaggio «di spicco in un governo estero». Il Paese coinvolto oggi sembra proprio essere il Regno Unito.
Ieri Starmer comunque è stato tenuto sotto scacco dai conservatori, ansiosi di recuperare terreno rispetto alle accuse mosse nei giorni scorsi dall’implacabile Nigel Farage, sempre più in testa in tutti i sondaggi. Nel question time, i deputati delle opposizioni hanno accusato Starmer di aver promosso intorno a sé «solo persone legate e pedofili». Di sicuro le femministe, anche laburiste, avevano già fatto notare che intorno al premier c’erano solo uomini e tutti amici personali. Nel mirino e al centro delle polemiche inglesi ci sono sempre l’ex portavoce Matthew Doyle, nominato dal premier-giudice nonostante avesse dato sostegno a Sean Morton, ex consigliere locale laburista condannato per pedopornografia nel 2018, e Lord Peter Mandelson, mamma santissima del New Labour. Mandelson è stato silurato come ambasciatore negli Usa e costretto a dimettersi dalla Camera dei Comuni, perché legato a doppio filo con Epstein. Intervistato lo scorso 11 gennaio dalla Bbc, Lord Mandelson ha sostenuto di non sapere nulla di ragazze minorenni abusate con questo argomento: «Non ne ho mai vista una. Forse perché sapevano che sono gay. Nelle case (di Epstein) in cui ho dormito ho visto solo personale di servizio». Con sterlina e Borsa che ieri si sono ripresi, Starmer per ora si è salvato. Ma il prossimo 7 maggio ci sarà il rinnovo di 32 consigli in altrettanti distretti e i sondaggi sono catastrofici per il partito laburista. Non a caso, scalpita già Angela Rayner, 45 anni, sindacalista ed ex vice di Starmer. È molto più a sinistra di lui ed è questo che terrorizza i mercati inglesi.
Se il governo inglese per ora è l’unico che traballa ufficialmente sullo scandalo del finanziere pedofilo, il coinvolgimento italiano al momento sembra di una banalità assoluta. Anche se la storia è tragica. Negli ultimi file resi noti dal Dipartimento di giustizia Usa, negli hotel di Milano ci sarebbe stata una rete di ragazze più o meno giovani a disposizione di uomini d’affari che interessavano a Epstein e ai suoi maneggi. Ogni ragazza aveva una sua carta di credito, ricaricata periodicamente dal finanziare pedofilo, e a gestirle c’era il suo braccio destro francese Jean Luc Brunel, detto «Le fantome», finito indagato e morto anche lui suicida in carcere il 19 febbraio 2022, a 75 anni. Nel suo libro di memorie Nobody's Girl, Virginia Giuffré, una delle vittime di Epstein, ha scritto che «Il Fantasma» una volta «regalò» al finanziere tre gemelle minorenni per il suo compleanno.
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Riduci
Roberto Vannacci (Ansa)
Debutto in aula di Futuro nazionale con mossa di palazzo: sì alla fiducia ma no al decreto Ucraina. La prima mossa politica del generale segnala la volontà di stare in coalizione. Il campo largo si divide ancora: Pd a favore degli aiuti, M5s contrario.
Fuori dalla Lega, ma sempre dalla parte del governo. Così si posiziona Futuro nazionale, il partito fondato appena pochi giorni fa dal generale Roberto Vannacci. I vannacciani alla fine sulla fiducia posta dall’esecutivo nel voto sulle armi ucraine hanno votato sì. Un sì con riserva si può dire, perché poi, per precisare la loro posizione, hanno stabilito di non votare il testo del provvedimento. «Non ci prestiamo ai giochini di chi vorrebbe addossarci l’etichetta di essere insieme ai Bonelli, Fratoianni, Renzi, Conte e Schlein di turno, ma, al contempo, non rinunciamo alla nostra identità», ha spiegato il leader di Futuro nazionale Vannacci annunciando il sì alla fiducia dei tre deputati Rossano Sasso, Edoardo Ziello ed Emanuele Pozzolo e il no al decreto. L’obiettivo è collocarsi chiaramente a destra e per farlo Vannacci usa un metodo che si può definire cerchiobottista.
La fiducia è passata come previsto con 207 voti favorevoli e 119 contrari. Dopo il voto sulla fiducia posta dal governo sono stati presentati 19 ordini del giorno: tre di Futuro nazionale; otto del M5s; quattro di Azione; quattro di Avs. Il tema centrale resta lo stop all’invio di armi, sostenuto da Futuro nazionale e rilanciato anche da M5s e Avs. La maggioranza si è mossa compatta a sostegno della fiducia e del decreto, ma l’opposizione invece continua a procedere divisa. Se era scontato il no alla fiducia, Avs e M5s restano contrari al provvedimento, mentre Pd, Azione e Italia Viva lo appoggiano. «Futuro nazionale oggi ha dimostrato di essere un interlocutore serio e attendibile per il centrodestra. Futuro nazionale però è coerente: noi ribadiamo il nostro no a un decreto che invia per la tredicesima volta armi e soldi a Zelensky», ha detto Sasso in un punto stampa alla Camera, insieme ai colleghi Ziello e Pozzolo. Le ragioni sono «negli ordini del giorno che rimangano in piedi. Sul voto di fiducia, sottolinea, «noi abbiamo votato convintamente sì perché non vogliamo dare alibi a nessuno. Né a chi adesso definisce il suo partito post ideologico e abbandona le posizioni sovraniste identitarie né a chi è moderato, reputa difficile ma non impossibile una interlocuzione con noi. Noi ci siamo, vogliamo rendere il centrodestra attuale, che per noi è morbido, più forte, sicuro, identitario ma è chiaro che ora questo centrodestra ci deve ascoltare. Noi rappresentiamo la voce di tanti italiani di destra, delusi, che magari non vanno più a votare».
Pare chiaro che Futuro nazionale ancora non sappia bene cosa essere, che strada voglia prendere. Un progetto embrionale che però intanto piano piano continua ad allargarsi. Due esponenti della Lega di Firenze, il consigliere Salvatore Sibilla, e il dirigente provinciale del Carroccio, Vito Poma, hanno annunciato di passare dalla Lega a Futuro nazionale. Sarebbero «52 sindaci e circa 300 consiglieri comunali» ad aver chiesto di passare a Fn, ma resta ancora tutto «da valutare».
Fn, la sigla, evoca altri due partiti. Uno francese, il Front National e uno nazionale, Forza Nuova. A quest’ultimo Vannacci si è anche rivolto rispondendo a chi gli chiedeva se terrebbe dentro Forza Nuova e CasaPound: «Non mi piace categorizzare. Questi signori, che sono liberi cittadini e non hanno commesso reati, per quanto rappresentano principi che possono essere criticati, devono poter proporre idee e devono essere aperte tutte le porte». E su Afd: «Vedremo. Per ora sono nel gruppo misto».
Vannacci poi è di nuovo severo con il leader della Lega Matteo Salvini: «Era quello che non avrebbe mai lavorato con i cinque stelle e con Giuseppe Conte, poi ci ha fatto un governo insieme. Io (invece) vorrei essere quello squillo di tromba che richiami l’attenzione e dica: “Signori, abbiamo sbagliato strada”. Dobbiamo tornare sulla direzione vera della destra, in modo da riportare al voto quel 52% di italiani che si astengono; molti di loro sono di destra e non si riconoscono più in questa versione “slavata”. “A sinistra risponde uno squillo”: lo aspettiamo quello della sinistra. Io vado in quella direzione».
Insomma, l’intenzione è chiara ed espressa dallo stesso Sasso: «Sappiamo di non essere gli unici a destra a pensarla così ma noi siamo gli unici a metterci la faccia, a dire basta armi per cui noi saremo consequenziali e voteremo no. Ma non consentiremo mai alle sinistre di andare al governo per cui abbiamo votato la fiducia segnando un perimetro e diamo un segnale: è arrivata la destra, quella vera, che mantiene la parola».
Ieri a Montecitorio questo gioco delle tre carte (votare la fiducia ma non il decreto) ha funzionato. Ma è giusta e puntuale l’osservazione di Luigi Marattin, ex Italia Viva e leader del Partito liberale che suggerisce: «Al Senato, tra pochi giorni, il regolamento è diverso: la votazione è unica. Con un solo voto, esprimi il tuo parere sul provvedimento E sulla fiducia al governo». Come faranno?
Ieri in Aula sono volati gli stracci soprattutto con la sinistra. «Voi pensate che la politica sia un autobus, non lo accettiamo. I nostri odg sono molto chiari e la nostra posizione viene da lontano, voteremo in maniera convinta e forte contro quelli dei “vannacciani”», ha attaccato Angelo Bonelli di Avs. Segno che Futuro nazionale non dà fastidio solo al centrodestra, ma anche a chi, come Avs e M5s, tiene posizioni simili e rischia di farsi erodere consensi.
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