Rientrati in Italia i 200 studenti. Tajani: «Al lavoro per chi è bloccato»

Rimane molto complicato il rientro degli italiani che per lavoro o turismo si trovano negli Emirati Arabi. «Solo nell’area del Golfo sono al momento presenti oltre 70.000 nostri connazionali», ha spiegato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Circa 30.000 solo a Dubai e Abu Dhabi, migliaia tra Maldive, Seychelles, Thailandia, India, Sri Lanka che transitano per Dubai. «Stiamo lavorando senza sosta per assistere i nostri connazionali rimasti bloccati in Medio Oriente. C’è una situazione di blocco dei voli e stiamo cercando di trovare soluzioni», ha precisato il ministro. Le istruzioni per i trasferimenti sono inviate a chi si trova negli Emirati ed è registrato sull’app Viaggiare sicuri o sul sito Dovesiamonelmondo.it.
Ieri nel tardo pomeriggio sono arrivati a Malpensa i circa 200 studenti della World Students Connection, con i loro accompagnati. Ragazze e ragazzi tra i 16 e i 18 anni, partiti per una settimana di attività formative tra Dubai e Abu Dhabi nell’ambito del progetto «L’ambasciatore del futuro» promosso da Wsc e bloccati per giorni dopo l’attacco all’Iran. Sul volo partito da Abu Dhabi viaggiavano anche alcuni cittadini italiani in particolari condizioni di salute.
E sono atterrati due voli commerciali speciali da Muscat (Oman) verso Roma Fiumicino, con circa 300 persone; due voli Etihad da Abu Dhabi per l’Italia, uno su Milano e l’altro per Roma destinati a riproteggere i passeggeri che non erano potuti partire prima con la compagnia. Troppo poco, per le esigenze di chi rimane bloccato e teme i riflessi di una guerra sempre più vicina.
Abdulla bin Touq Al Marri, ministro dell’Economia e del Turismo degli Emirati Arabi Uniti, ha precisato che sono stati aperti corridoi aerei sicuri in coordinamento con i Paesi del Golfo, con una capacità di gestione attuale di 48 voli all’ora. Se pensiamo che solo l’aeroporto internazionale di Dubai, uno dei più trafficati al mondo, accoglie solitamente tra 2.000 e 2.500 voli al giorno operati da oltre 100 compagnie aeree, è evidente l’enorme difficoltà a prendere un aereo per rientrare nel proprio Paese. Il ministro ha assicurato che il governo ha accettato di coprire le spese di soggiorno e di vitto dei turisti bloccati. Tra i tanti, i 563 passeggeri italiani della Msc Euribia fermi a port Rashid. La crociera è stata cancellata ma la nave non può muoversi e non è ancora previsto il rientro dei quasi 6.000 turisti di diverse nazionalità che consumano la settimana di vacanza ancorati a Dubai, in un crescendo di apprensione. L’associazione di consumatori Codici, che sta raccogliendo le segnalazioni dei passeggeri a bordo per fornire assistenza legale in vista del rientro in Italia, chiede rapidi aggiornamenti. «Comprendiamo che la situazione è in continua evoluzione, ma Msc deve capire lo stato d’animo di chi si trova bloccato su una nave in un porto coinvolto in una guerra», ha dichiarato Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici.
Non se l’è sentita di aspettare Michela Marchi, 51 anni, architetto di Vicenza. Dopo aver tentato inutilmente di mettersi con contatto con ambasciata e consolato generale, non ricevendo risposta dalla Farnesina con due amici ha lasciato la nave e raggiunto l’Oman. «A Dubai abbiamo trovato un’agenzia che ci ha fornito il servizio taxi fino a Muscat al costo di 1.000 euro». Ieri c’era stata la partenza, ma dopo lunghi controlli, al secondo varco il conducente di Dubai è dovuto tornare indietro e Michela con i due amici ha potuto raggiungere la frontiera con l’Oman su un bus umanitario e poi spostarsi di notte con un altro taxi, in direzione aeroporto.
«È stato tutto molto stressante, ore di viaggio senza avere la certezza di poter poi prendere il volo che ci è stato riservato per Istanbul», raccontava ieri sera alla Verità. Rientrare a tutti i costi, però, le sembra l’unica soluzione possibile. Tra le preoccupazioni, anche il rischio radiazioni come ha confermato alla Stampa Rafael Grossi, responsabile dell’Aiea, l’organismo di controllo nucleare delle Nazioni Unite: «Non possiamo escludere un possibile rilascio radioattivo con gravi conseguenze».






