Conte: parole, parole, parole

Per spiegare che cosa ha detto Giuseppe Conte ieri in Senato credo che non ci sia nulla di meglio di una vecchia canzone di Mina: «Parole, parole, parole». A differenza della tigre di Cremona, il volpone di Volturara Appula con le sue parole non ci ha però trasmesso alcuna emozione, perché il suo discorso in giuridichese ci è parso scontato. Il principe del cavillo, l'esperto di diritto e di rovescio (tanto da riuscire a fare il premier di una maggioranza ma anche di quella contraria), ha confermato ancora una volta di essere un campione del nulla, capace di parlare a lungo senza dire niente di significativo, soprattutto senza prendere un impegno preciso con il Paese nell'«ora più buia» (la citazione è sua, perché il premier si sente un po' Winston Churchill, al quale lo accomuna la pochette).

Matteo Del Fante (Ansa)
Occhi puntati su Cdp e Poste. I renziani guardano a Ferrovie e rete unica. E in estate andrà rinnovato il cda della Rai.
Giuseppe Conte (Ansa)
Di sicuro c'è solo che questo Parlamento non vuole essere sciolto in anticipo e, dunque, gli onorevoli che ne fanno parte sono pronti a tutto pur di evitare che ciò accada. Il resto, almeno per loro, cioè per i rappresentanti della Casta, è secondario, compresi i vaccini che non arrivano, i ristori che non ci sono, la crisi economica e la cassa integrazione non pagata e, perfino, i morti di Covid.
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