Il Messico arresta il figlio del Chapo e i narcos scatenano l’inferno in città
  • Scene di guerra a Culiacan. Dopo la cattura di Ovidio Guzman il cartello della droga blocca le vie e circonda l’aeroporto: oltre 30 morti negli scontri e 100 voli cancellati. Il blitz sembra un regalo a Joe Biden, in arrivo lunedì.
  • Kevin McCarthy speaker: meta più vicina. Dopo 12 votazioni, il candidato repubblicano non riesce a conquistare la poltrona. La distanza però si riduce: mancano cinque voti. Lo stallo comunque favorisce i dem.

Lo speciale comprende due articoli.

Duro colpo ai cartelli della droga messicana. Nel corso di un’operazione, giovedì mattina le forze militari messicane hanno arrestato Ovidio Guzman Lopez. Soprannominato El Raton, il figlio trentaduenne del famigerato signore dei narcos, Joaquin Guzman, detto El Chapo. I fatti si sono verificati nella città di Culiacan: capoluogo di una vera e propria roccaforte dei narcotrafficanti, che è lo Stato di Sinaloa.

In particolare, la Guardia nazionale messicana ha circondato il quartiere cittadino Jesus Maria, dov’era stato individuato Guzman. Stando a quanto riferito dal segretario alla Difesa messicano Luis Cresencio Sandoval, l’arresto è avvenuto dopo un serrato scontro a fuoco tra militari e narcos. È anche per questo che giovedì le autorità avevano esortato i cittadini a rimanere nelle proprie abitazioni. Sempre secondo Sandoval, i narcotrafficanti avevano anche istituito diciannove posti di blocco all’aeroporto di Culiacan e nei vari punti di accesso della città. Ciononostante l’aviazione militare messicana è riuscita a trasportare Guzman a Città del Messico, dove è stato condotto negli uffici del procuratore speciale per la criminalità organizzata. Nel corso dell’operazione di arresto, secondo la Bbc, hanno perso la vita dieci militari e 19 sospetti.

I narcos hanno compiuto atti di vera e propria guerriglia: oltre ai posti di blocco, si sono mossi armati fino ai denti in colonne di suv. Vari quartieri della città sono stati messi a ferro e fuoco, mentre gli scontri con le forze messicane sono proseguiti. I trafficanti hanno anche sparato contro aerei militari e velivoli civili (due dei quali hanno dovuto interrompereil decollo, mentre i passeggeri si buttavano a terra in preda al panico). Non solo: violenti disordini sono scoppiati nelle ore successive all’arresto di Guzman. Secondo il governatore di Sinaloa, Ruben Rocha Moya, sarebbero morti almeno sette membri delle forze di sicurezza. In questo caos, sono oltre 100 i voli cancellati in tre aeroporti di Sinaloa. Sarebbe stato anche effettuato un tentativo di evasione dal penitenziario statale, mentre gli episodi di violenza si sarebbero estesi anche ad alcuni comuni limitrofi.

L’operazione che ha portato alla cattura di Guzman è l’esito di un lavoro durato circa sei mesi. Ricordiamo che il figlio di El Chapo era già stato catturato dalle forze messicane nell’ottobre 2019. Era tuttavia stato rilasciato quasi immediatamente, dopo che i narcos – pesantemente armati – avevano preso di fatto il controllo di Culiacan, minacciando di compiere delle stragi. Una circostanza che gettò il governo messicano nell’imbarazzo. I media d’oltreatlantico hanno sottolineato che l’arresto di giovedì scorso è avvenuto a pochi giorni dall’arrivo in Messico – previsto per lunedì – del presidente americano, Joe Biden, che prenderà parte al decimo vertice dei leader dell’America settentrionale, insieme all’omologo messicano, Manuel Lopez Obrador, e al premier canadese, Justin Trudeau.

Vale a tal proposito la pena ricordare che gli Stati Uniti erano alla ricerca di Ovidio Guzman almeno dal 2008. Inoltre, nel dicembre 2021, il Dipartimento di Stato americano aveva messo su di lui una taglia da 5 milioni di dollari, sostenendo che «i fratelli Guzman Lopez stanno attualmente supervisionando circa undici laboratori di metanfetamine nello Stato di Sinaloa, producendo circa 3.000-5.000 libbre di metanfetamine al mese».

«Questo è un duro colpo per il cartello di Sinaloa e una grande vittoria per lo Stato di diritto. Tuttavia, non ostacolerà il flusso di droga negli Usa», ha detto l’ex capo delle operazioni internazionali della Dea, Mike Vigil, auspicando che Washington richieda celermente l’estradizione di Guzman. Era gennaio 2017, quando suo padre fu estradato negli Stati Uniti, dove è poi stato condannato all’ergastolo nel 2019: attualmente è rinchiuso nell’Adx Florence, penitenziario di massima sicurezza situato in Colorado. Non è d’altronde un mistero che la frontiera meridionale degli Usa sia ogni anno letteralmente inondata dalla droga dei cartelli messicani.

Nbc News ha riferito che la pressione su El Raton è aumentata ultimamente a causa dell’incremento del traffico di fentanil: oppioide sintetico che ha prodotto un record di overdose negli Usa negli ultimi anni. La stessa testata giornalistica ha riportato che, secondo la Dea, proprio il cartello di Sinaloa risulterebbe il principale responsabile dei fiumi di fentanil entrati in territorio americano. È in questo quadro che Washington aveva esercitato pressioni su Città del Messico, affinché si impegnasse maggiormente nel contrasto ai signori della droga. Senza dimenticare gli aspetti internazionali. Alcuni componenti usati dai narcos per il fentanil sono infatti provenienti dalla Repubblica popolare cinese: un fattore che ha contribuito, già ai tempi dell’amministrazione Trump, a peggiorare i rapporti tra Washington e Pechino.


Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».